La violenza contro le donne e le ragazze è una delle violazioni dei diritti umani più diffuse al mondo, un fenomeno che non conosce confini sociali, economici o nazionali. Questa forma di violenza mina la salute fisica e psicologica, la dignità, la sicurezza e l'autonomia delle sue vittime, rimanendo spesso avvolta da una cultura del silenzio che rende la denuncia un percorso estremamente complicato per le donne. La violenza di genere, definita dalla Commissione Europea come "la violenza diretta contro una persona a causa del suo sesso o la violenza che colpisce in modo sproporzionato le persone di un determinato sesso", è una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione delle donne.
La Natura Multiforme della Violenza di Genere
La violenza di genere si manifesta in una varietà di forme, spesso intrecciate tra loro, rendendo il riconoscimento e l'uscita dalla situazione di abuso un percorso complesso.

- Violenza fisica: Comprende aggressioni, percosse, spintoni, morsi, ustioni o qualsiasi atto che provochi danni fisici. Secondo i dati ISTAT del 2023, il 20,2% delle donne italiane ha subito almeno una volta violenza fisica.
- Violenza psicologica: Include minacce, umiliazioni, isolamento, controllo e manipolazione emotiva. È la forma più diffusa e spesso la più difficile da riconoscere, colpendo il 26,4% delle donne secondo gli stessi dati ISTAT.
- Violenza sessuale: Si riferisce a qualsiasi atto sessuale non consensuale, compresi lo stupro e le molestie. In Italia, il 21% delle donne ha subito violenza sessuale almeno una volta nella vita (ISTAT, 2023).
- Violenza economica: Consiste nel controllo delle risorse finanziarie, nell'impedire l'accesso al denaro o nel vietare di lavorare. Circa il 4,6% delle donne italiane ha dichiarato di aver subito questa forma di violenza (ISTAT, 2023).
- Violenza online: Comprende cyberstalking, revenge porn, minacce e molestie tramite internet o social media. Un report della Commissione Europea indica che una quota significativa di donne in Europa ha sperimentato forme di violenza e molestie online, con una prevalenza più elevata tra le più giovani.
Queste tipologie di violenza possono coesistere e aggravarsi reciprocamente, creando un ciclo di abuso che mina profondamente il benessere della vittima.
Le Cause Profonde: Una Matrice Socioculturale
Comprendere appieno la violenza di genere richiede un'analisi del contesto nel quale si è sviluppata e affonda le sue radici. La matrice socioculturale della violenza di genere si riferisce all'insieme di fattori sociali, culturali ed economici che si intrecciano e si influenzano reciprocamente, creando un terreno fertile per la sua manifestazione e persistenza.
Disuguaglianza di Genere e Norme di Mascolinità Tossica
Un fattore centrale nella perpetuazione della violenza di genere sono le disuguaglianze di potere, status e opportunità. Le norme sociali che attribuiscono ruoli e comportamenti di genere rigidi e stereotipati contribuiscono a una visione gerarchica dei sessi, in cui le donne sono considerate inferiori agli uomini. A ciò si aggiungono le norme socialmente costruite sulla mascolinità, che concetti come la supremazia maschile, il controllo delle donne e la violenza come mezzo di affermazione di sé possono incoraggiare comportamenti violenti come forma di dominio e controllo.
L'economista Thomas Piketty, figura di spicco nel panorama intellettuale progressista, ha personalmente fornito una cruda testimonianza di questa realtà. Nonostante il suo impegno per l'ugualitarismo, egli stesso ha ammesso di aver usato violenza contro la sua compagna, Aurélie Filippetti. Questo episodio, avvenuto dieci anni fa, ha dimostrato in modo inequivocabile che la violenza contro le donne non è un monopolio di uomini rudi, incivili, ignoranti o anti-sociali. Riguarda anche uomini colti, eleganti, di successo e progressisti.
Questo suggerisce l'esistenza di un "pericoloso grumo di pensieri e sentimenti comune a tutti gli uomini", di qualsiasi provenienza sociale e culturale, che li spinge a rivolgere contro mogli e compagne quel carico di violenza che non userebbero mai in altre relazioni sociali. La punizione, in questo contesto, è inflitta "in quanto donne".

La Colpa della Fine di una Relazione e il Possesso
Un aspetto cruciale che emerge è l'attribuzione della colpa del fallimento di una relazione alla donna. Gli uomini, in fondo al cuore, potrebbero recriminare su una mitica felicità perduta, basata sull'esclusività del rapporto di coppia e sul possesso della persona amata. Vorrebbero che le loro compagne non cambiassero mai, per poterle possedere "come il primo giorno". Al contrario, le donne desiderano che i loro uomini cambino, crescendo e evolvendo.
La donna è vista come colpevole della fine di una storia perché ha voluto essere "più e altro rispetto alla sua funzione di mero completamento della coppia", cercando di essere una persona completa, non solo un'entità legata al partner. Questo desiderio di realizzazione personale può essere percepito come un tradimento del suo ruolo materno, di generatrice e nutrice dei figli.
Quando una donna va al lavoro, esce di casa, guadagna, ha relazioni, incontra persone, vede amiche, espone il suo corpo in queste attività, lo esibisce socialmente. Per un italiano su quattro, la violenza sessuale è originata proprio dal modo in cui la donna si veste. La domanda "Com'eri vestita?" risuona come un'eco delle sopravvissute alla violenza sessuale, evidenziando una colpevolizzazione della vittima che affonda le sue radici in una cultura patriarcale.
L'Immaginario Maschile e la Morte come Possesso Eterno
L'omicidio di Ana Di Piazza, uccisa dal padre del suo amante, Antonio Borgia, offre un esempio agghiacciante di questa dinamica. Il padre di Borgia ha dichiarato in TV: "Chiedo scusa alla famiglia di Ana, sono cose che non si devono fare…, ma oggi le donne incitano con la parità, si permettono di dire delle cose, volere, pretendere. E così fanno andare l’uomo fuori di testa. È quello che è successo a mio figlio". Questa dichiarazione rivela un profondo risentimento verso l'emancipazione femminile, vista come una provocazione che porta l'uomo "fuori di testa". Ana è morta perché è una donna del suo tempo, che osa volere e pretendere.
Nell'immaginario maschile, la morte violenta della donna può rappresentare un tentativo di rendere eterno il possesso, ristabilendo un distorto equilibrio. Se non si può avere la donna come si desidera, la si annulla, rendendola "mia per sempre". Melania Mazzucco, in un suo romanzo, fa dire a un marito violento: "Io non lo posso accettare il divorzio… abbiamo fallito, allora il mio dovere è cancellare ogni traccia di me e di mia moglie da questa terra perché siamo un grandissimo sbaglio e tutti e due ci abbiamo colpa. Ma soprattutto lei, che è una donna egoista e ingrata… io però la perdono di tutto, e la affido all’amore di Dio".
È per questo motivo che è giusto parlare di femminicidi, e non di semplici omicidi di donne. Siamo di fronte a una questione sociale e a un conflitto culturale, non alla devianza di un gruppo di maschi estranei alla nostra cultura.
Il femminicidio: cause e conseguenze
Fattori di Rischio e Conseguenze
La violenza contro le donne è un problema di salute pubblica di proporzioni enormi. Secondo una stima, circa il 35% delle donne nel mondo ha subito violenza almeno una volta nella vita. Che sia sessuale o meno, perpetrata da uno sconosciuto o da un partner, il dato è impressionante: circa una donna su tre nel mondo ha subito violenza.
Più che di cause, sarebbe corretto parlare di fattori di rischio che possono rendere un uomo violento:
- Basso livello di istruzione
- Aver subito violenza da bambino/a
- Aver assistito a scene di violenza familiare
- Abuso di alcool
- Accettare la violenza come un fatto culturale
- Disparità di genere
Quando una o più di queste condizioni sono presenti, aumentano le probabilità che una donna possa subire violenza.
Le conseguenze della violenza sono devastanti:
- Omicidio: La conseguenza più estrema, che porta al fenomeno dei femminicidi.
- Suicidio: Molte donne decidono di porre fine alla propria vita perché non riescono più a sopportare la violenza subita.
- Ferite e lesioni permanenti: Il 42% delle donne oggetto di violenza ha riportato ferite o lesioni permanenti.
- Conseguenze sulla salute sessuale e riproduttiva: Gravidanze indesiderate, aborti indotti, malattie sessualmente trasmissibili.
- Conseguenze psicologiche: Depressione, disturbo da stress post-traumatico, difficoltà a dormire, disordini alimentari, tendenze suicide.
La Matrice Socioculturale della Violenza di Genere
Per comprendere appieno che cos'è la violenza di genere, è necessario analizzare il contesto nel quale si è sviluppata e affonda le sue radici. La matrice socioculturale della violenza di genere si riferisce all'insieme di fattori sociali, culturali ed economici che si intrecciano e si influenzano reciprocamente, contribuendo a creare un contesto in cui la violenza di genere può manifestarsi e persistere.
Alcuni elementi chiave che alimentano il fenomeno sono:
- Disuguaglianza di genere: Le disuguaglianze di potere, status e opportunità costituiscono un fattore centrale nella perpetuazione della violenza di genere. Le norme sociali che attribuiscono ruoli e comportamenti di genere rigidi e stereotipati possono contribuire a una visione gerarchica dei sessi, in cui le donne sono considerate inferiori agli uomini.
- Norme di mascolinità tossica: Le norme socialmente costruite sulla mascolinità e concetti come la supremazia maschile, il controllo delle donne e la violenza come mezzo di affermazione di sé possono incoraggiare comportamenti violenti come forma di dominio e controllo.
- Cultura dello stupro e dello sfruttamento sessuale: Una cultura che normalizza o giustifica lo stupro e lo sfruttamento sessuale contribuisce alla perpetuazione del fenomeno. Questa cultura può essere alimentata da stereotipi di vittimizzazione, colpevolizzazione delle vittime e mancanza di responsabilizzazione degli autori di violenza.
- Fattori socio-economici: La povertà, l'insicurezza economica e l'accesso limitato all'istruzione e all'occupazione possono aumentare la vulnerabilità delle donne. La disuguaglianza economica può creare dinamiche di potere sbilanciate e condizioni in cui la violenza è più diffusa.
- Sistema legale e istituzionale: La mancanza di leggi efficaci per prevenire e affrontare la violenza di genere, insieme a un sistema giudiziario e organi di applicazione della legge che non rispondono adeguatamente alle vittime, può perpetuare l'impunità per gli autori di violenza e scoraggiare le persone a denunciare.
L'Uomo come Detentore del Potere e la Violenza come Strumento di Controllo
Nella società patriarcale, l'uomo è storicamente il detentore del potere, ricoprendo posizioni di autorità e controllo basate su credenze e valori radicati nella cultura. L'uomo è considerato il capo della famiglia e della comunità, visto come naturalmente più forte, razionale e adatto a prendere decisioni importanti. Questo ruolo comporta il controllo sulle risorse economiche, politiche e sociali, nonché il diritto di prendere decisioni che riguardano la famiglia e la società, spesso a scapito delle donne.
L'accesso limitato all'istruzione e all'occupazione e la dipendenza economica rendono le donne più vulnerabili alla violenza e meno in grado di sfuggirne, dipendendo da partner, padri, fratelli o altri membri maschili della famiglia. In questo quadro, le donne sono spesso viste come emotive, deboli e dipendenti dagli uomini. Questo crea dinamiche di disuguaglianza di potere e limita l'autonomia e l'indipendenza delle donne.
La violenza rappresenta uno strumento di controllo e una delle manifestazioni più gravi delle dinamiche di potere presenti nella società patriarcale, con lo scopo di mantenere e rafforzare la gerarchia di genere. Può essere trasmessa da una generazione all'altra a causa di dinamiche familiari e culturali che, se vissute fin dall'infanzia, possono influenzare la percezione e il comportamento delle persone in età adulta. La violenza di genere si manifesta attraverso atti finalizzati a sottomettere, intimidire e controllare le donne, causando danni fisici, emotivi e psicologici, mettendo a rischio la loro sicurezza, salute e libertà personale.
Il Ruolo del Sessismo Benevolo
Il sessismo benevolo si manifesta attraverso atteggiamenti paternalistici, protezionisti o con complimenti basati sul genere, che possono sembrare positivi ma in realtà sottolineano la superiorità o l'inferiorità di un genere rispetto all'altro. Ad esempio, presumere che le donne siano più adatte a determinati ruoli o professioni perché considerate più empatiche o gentili, sottintende che debbano essere limitate a certi ambiti o che non siano in grado di affrontare sfide più impegnative. Questo tipo di pensiero, sebbene mascherato da buone intenzioni, contribuisce a perpetuare stereotipi e limitare le opportunità delle donne.
Dati Epidemiologici e Interventi
I dati sulla violenza di genere sono allarmanti. Nel 2022, circa 48.800 donne e ragazze in tutto il mondo sono state uccise dai loro partner intimi o da altri membri della famiglia, una media di oltre cinque ogni ora. A livello globale, circa 736 milioni di donne, quasi una su tre, sono state vittime di violenza fisica e/o sessuale.
In Europa, circa il 33% delle donne ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della vita. In Italia, i primi risultati dell'Indagine ISTAT 2025 indicano che il 31,9% delle donne tra i 16 e i 75 anni ha subìto almeno una forma di violenza. Recenti rilevazioni mostrano un aumento delle violenze subite dalle giovani donne e dalle studentesse.
La lotta contro la violenza di genere richiede un impegno collettivo. Sul piano sociale e comunitario, sono necessarie azioni volte a prevenire e garantire diritti attraverso misure legislative e istituzionali. Sul piano individuale, è fondamentale un lavoro terapeutico in cui l'individuo si assume la responsabilità delle proprie azioni e impara a riconoscere e gestire le dinamiche relazionali e i vissuti emotivi sottesi al comportamento violento.
La prevenzione svolge un ruolo centrale per sradicare le cause profonde della violenza di genere. Occorre lavorare con gli uomini e i ragazzi per sfidare gli stereotipi e promuovere una cultura del rispetto. È inoltre fondamentale garantire alle ragazze e alle donne gli strumenti necessari per riconoscere le situazioni di violenza e agire ai primi campanelli d'allarme, attraverso l'istruzione, la formazione e l'empowerment.

La campagna “…questo NON È AMORE”, promossa dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, si pone l'obiettivo di diffondere una nuova cultura di genere e aiutare le vittime a vincere la paura di denunciare. La Legge n. 69 del 9 agosto 2019, nota come “Codice Rosso”, ha ampliato il sistema di tutele per le donne vittime di violenza di genere, innovando la disciplina penale e processuale.
Tuttavia, i dati rivelano che c'è ancora molto da fare. L'insufficienza dell'offerta di centri antiviolenza rispetto agli obiettivi stabiliti dalla Legge di ratifica della Convenzione di Istanbul, unita a una percentuale ancora elevata di donne che non parlano con nessuno della violenza subita e che non la riconoscono come reato, evidenziano la persistenza di ostacoli significativi.
È un percorso lungo e complesso che richiede la consapevolezza e l'impegno di tutta la società per smantellare le strutture patriarcali, promuovere l'uguaglianza di genere e costruire un futuro in cui la violenza contro le donne diventi solo un triste ricordo.

