Il latte in polvere, un prodotto che ha rivoluzionato l'alimentazione infantile, vanta una storia complessa e sfaccettata, intrecciata con innovazioni scientifiche, strategie di marketing aggressive e dibattiti etici. Dalle sue origini come soluzione salvavita per combattere la mortalità infantile, fino alle moderne classificazioni e alle controversie sulla sua promozione, il latte in polvere continua a essere un argomento di grande rilevanza.

Le Origini: Dalla Necessità all'Innovazione Scientifica

La storia del latte in polvere affonda le sue radici nella necessità di trovare alternative all'allattamento materno, specialmente in periodi di scarsità o quando le madri non potevano allattare per motivi di salute o sociali. Un momento cruciale fu l'anno "senza estate" del 1816, causato dall'eruzione del Monte Tambora, che stimolò la ricerca di soluzioni per combattere la fame. In questo contesto, il giovane Justus von Liebig, futuro chimico di fama mondiale, fu ispirato a cercare nuove strategie alimentari.

Ritratto di Justus von Liebig

Il primo vero sostituto commerciale del latte materno nacque nel 1865 grazie a Justus von Liebig. Il suo "Alimento Solubile per Neonati" era una polvere composta da latte di mucca, farina di grano, malto e bicarbonato. Questa innovazione, unita alla recente invenzione della tettarella in gomma, contribuì significativamente a ridurre la mortalità infantile. Il latte in polvere Liebig rappresentò una vera e propria democratizzazione sociale, permettendo alle donne di riprendere il lavoro più rapidamente senza compromettere la salute dei propri figli e segnando una rivoluzione economica.

Parallelamente, un altro protagonista della storia del latte in polvere fu Henri Nestlé. Farmacista di formazione, Nestlé si trasferì a Vevey, in Svizzera, dove inizialmente si dedicò a una vasta gamma di prodotti. La sua svolta avvenne intorno ai 53 anni, quando si rese conto dell'alto tasso di mortalità infantile e della necessità di un sostituto del latte materno sicuro e nutriente. Studiando le analisi del latte materno, Nestlé sviluppò una sua formula in polvere idrosolubile, sperimentandola su un neonato gravemente debilitato che si riprese rapidamente. La notizia si diffuse, portando a un successo immediato e a una produzione su larga scala.

Logo storico di Nestlé con il nido d'uccello

Il nome "Nestlé" e il suo iconico logo del nido d'uccello derivano dallo stemma della famiglia, evocando cura e protezione. Nonostante il successo, Henri Nestlé vendette la sua fabbrica nel 1875, lasciando un'eredità che si trasformò in un colosso alimentare globale.

La Classificazione e la Vendita del Latte in Polvere Oggi

Oggi, il latte in polvere per neonati e bambini è suddiviso in categorie distinte, riconoscibili da un numero stampato sulla confezione, che indica la fascia d'età per cui è destinato:

  • "Latti 1": Destinati ai neonati fino ai 6 mesi di vita. Questi latti sono formulati per essere facilmente digeribili e il più possibile simili al latte materno, arricchiti con sieroproteine, lattosio, oligosaccaridi, grassi vegetali, vitamine e sali minerali. La loro composizione è molto simile a quella del latte materno.
  • "Latti 2" (Latti di proseguimento): Indicati per i bambini tra i 6 e i 12 mesi. Differiscono dai "Latti 1" per il contenuto di lattosio e per una composizione proteica più vicina al latte vaccino.
  • "Latti 3" (Impropriamente chiamati Latti di crescita): Raccomandati per i bambini dopo il compimento del primo anno di vita. Questi prodotti non sostituiscono gli alimenti ma fanno parte dei prodotti dietetici.

Nel nostro Paese, la normativa italiana, in linea con le direttive europee, pone restrizioni sulla pubblicità. È proibita la pubblicità dei "Latti 1", mentre è permessa quella dei "Latti 2" e "Latti 3". Questa distinzione normativa deriva da una direttiva della Commissione europea (la 141 del 2006), che a sua volta riprende, seppur in parte, il "Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno" promosso nel 1981 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall'UNICEF.

Infografica che illustra le diverse categorie di latte in polvere per fasce d'età

Le Strategie di Marketing e le Controversie

Nonostante i divieti sulla pubblicità dei "Latti 1", la commercializzazione dei latti artificiali solleva questioni etiche e di salute pubblica. Ricerche condotte in Italia hanno evidenziato come la pubblicità dei "Latti 2" possa indirettamente favorire la promozione dei "Latti 1" attraverso la strategia del "line extension", ovvero promuovere un'intera linea di prodotti attraverso la pubblicità di uno di essi.

Uno studio ha intervistato donne alla prima gravidanza mostrando loro immagini pubblicitarie di latti artificiali. La maggioranza delle partecipanti è risultata confusa dalle immagini, incapace di valutare l'età del bambino a cui il prodotto era destinato o di comprendere il significato dei numeri sulla confezione. Molte hanno interpretato i messaggi pubblicitari come riferiti al latte artificiale in generale, piuttosto che a una specifica tipologia di prodotto. Interviste a mamme con bambini fino a 3 anni hanno rivelato che la maggior parte aveva visto pubblicità di "Latti 1" delle marche più vendute in Italia (Mellin, Nestlé, Plasmon, Aptamil, Hipp, Humana), nonostante questa fosse proibita.

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I messaggi pubblicitari, pur essendo tecnicamente legali secondo la legge italiana, violano il Codice internazionale dell'OMS/UNICEF. Le denunce all'Antitrust o al Giurì per pubblicità ingannevole o scorretta sono state spesso respinte, poiché la pubblicità non è stata ritenuta in violazione delle normative vigenti. Tuttavia, è evidente che danni alla promozione dell'allattamento al seno possano essere causati anche da pubblicità perfettamente lecite.

La Mancanza di Azioni Preventive e le Responsabilità Istituzionali

In Italia, si riscontra una carenza di azioni volte a proteggere e promuovere l'allattamento al seno. Molti operatori sanitari, pur occupandosi di promuovere l'allattamento, non comprendono appieno l'importanza di proteggerlo e conoscono poco gli strumenti disponibili. La responsabilità primaria ricade sulle istituzioni: il Ministero della Salute e il Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Anche le università sono chiamate in causa, poiché molti operatori sanitari si laureano con scarse conoscenze sull'allattamento e sul Codice internazionale. Le associazioni professionali, con rare eccezioni, tendono a schierarsi dalla parte delle aziende produttrici, beneficiando di sussidi e vantaggi, piuttosto che sostenere attivamente l'allattamento materno. I media, inoltre, hanno una responsabilità significativa, spesso dipendendo dagli introiti pubblicitari derivanti dalle aziende del settore.

Manifesto che promuove l'allattamento al seno

La Pratica dei Campioni Gratuiti e la Line Extension

Un'altra pratica diffusa, emersa dalle interviste, è la distribuzione di "campioni" di latte in polvere in farmacie, ospedali o studi pediatrici. Sebbene la consegna di campioni di "Latti 1" sia proibita per legge, essa continua a verificarsi, seppur in misura ridotta rispetto al passato. La consegna di campioni di "Latti 2" e "Latti 3" è invece permessa, purché non siano etichettati come "sotto i 6 mesi". Anche in questo caso, la strategia del "line extension" e la fidelizzazione del cliente sono strumenti di marketing potenti.

Il mercato del latte artificiale, pur non essendo enorme (stimato tra i 300 e i 400 milioni di euro all'anno), ha un alto valore aggiunto e si collega a un mercato più ampio dell'alimentazione infantile (778 milioni di euro nel 2014). La forza delle associazioni che promuovono l'allattamento è considerata vicina allo zero, anche a causa della mancanza di priorità da parte del Ministero della Salute e del SSN. Le aziende, inoltre, esercitano un'intensa attività di lobbying a livello europeo e nazionale per evitare limiti stringenti al marketing. Di conseguenza, i tassi di allattamento esclusivo fino a 6 mesi in Italia rimangono bassi, con poco più del 5% delle madri che lo praticano, e solo circa il 20% che continua ad allattare oltre l'anno di vita del bambino.

Il Mercato del Latte Artificiale: Prezzi e Differenze

Il prezzo del latte artificiale in Italia presenta differenze significative rispetto ad altri paesi europei, con aumenti che possono variare dal 96,7% al 190%. Anche considerando costi di produzione minori, queste disparità rimangono. Le sei principali aziende produttrici di latte artificiale in Italia (Mellin, Nestlé, Plasmon, Aptamil, Hipp, Humana) sembrano spartirsi il mercato, che include anche gare d'appalto per la fornitura agli ospedali.

L'Antitrust ha indagato su queste dinamiche, ma le spiegazioni sulle abissali differenze di prezzo finale rimangono spesso poco chiare. La donazione di latte, sebbene rappresenti un gesto di solidarietà, viene talvolta percepita dalle aziende come un semplice costo evitato, piuttosto che come un'opportunità per promuovere alternative più salutari e sostenibili.

Scandali e Criticità nei Sistemi di Allerta Rapida

La storia recente ha visto emergere gravi criticità nei sistemi di allerta rapida per i prodotti alimentari, come dimostrato dallo scandalo del latte in polvere contaminato della Lactalis in Francia nel 2017. Nonostante l'annuncio del ritiro di alcuni lotti, diverse catene di supermercati hanno continuato a vendere i prodotti, causando ritardi nell'informazione ai consumatori.

In Italia, la situazione non è dissimile. Il caso del ritiro di lotti di latte Granarolo per un difetto di produzione nel 2018 ha evidenziato un ritardo di quasi un mese nella comunicazione da parte del Ministero della Salute, nonostante l'azienda avesse diffuso l'avviso molto prima. Sebbene in quel caso il difetto non rappresentasse un pericolo immediato per la salute, le regole, i tempi e le procedure per i richiami di prodotti alimentari sono codificate dalla legge. Il sito del Ministero della Salute, nonostante un obbligo normativo di pubblicare i richiami alimentari ormai datato, risulta ancora poco efficace e lacunoso nell'informare i cittadini.

Immagine di un avviso di richiamo di un prodotto alimentare

Il libro "Scaffali in allerta", edito da Il Fatto Alimentare, analizza le criticità di questo sistema, evidenziando come ogni anno in Italia vengano ritirati almeno 1.000 prodotti alimentari, e in una percentuale significativa (10-20%) si tratti di cibo che può nuocere alla salute dei consumatori.

La Lotta per la Promozione dell'Allattamento al Seno

La promozione dell'allattamento al seno è una battaglia che vede impegnate associazioni di consumatori e sostenitori dell'allattamento in tutta Europa. La loro insoddisfazione verso le attuali direttive, che limitano le restrizioni alla pubblicità solo ai "Latti 1", spinge verso un'estensione del divieto di pubblicità anche ai "Latti 2" e "Latti 3".

La ricerca medica continua a sottolineare i benefici dell'allattamento al seno, inclusi un migliore sviluppo neuropsicologico e un quoziente intellettivo più elevato nei bambini allattati naturalmente. L'OMS e l'UNICEF, attraverso il "Codice internazionale dei sostituti del latte materno", promuovono linee guida per la nutrizione di neonati e bambini, incoraggiando i governi a diffondere informazioni accurate sull'allattamento materno e le aziende a rinunciare a tecniche di marketing ingannevoli. Tuttavia, la persistenza di pratiche commerciali aggressive e la mancanza di una piena adesione a queste direttive da parte di alcune aziende, come Nestlé, continuano a rappresentare una sfida significativa.

La storia del latte in polvere è quindi un monito costante sull'importanza di bilanciare l'innovazione scientifica con la tutela della salute pubblica, garantendo che le scelte alimentari dei neonati siano guidate da informazioni chiare e trasparenti, e che l'allattamento al seno, quando possibile, rimanga la scelta prioritaria e sostenuta.

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