L'Europa, pur essendo il continente che maggiormente tutela il diritto all'aborto, presenta ancora significative disomogeneità legislative. L'Unione Europea, consapevole di questa disparità, sta attivamente promuovendo un maggiore allineamento tra i suoi Stati membri in materia di interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Questa spinta verso una maggiore uniformità normativa è evidente nelle recenti iniziative politiche e legislative che hanno interessato anche il Regno Unito, con particolare attenzione alle vicende dell'Inghilterra e del Galles.

L'Evoluzione Legislativa in Europa e l'Impegno dell'UE

Nel 2022, il Parlamento Europeo ha esortato i Paesi dell'Unione a depenalizzare l'aborto, eliminando le restrizioni giuridiche, finanziarie, sociali e pratiche ancora presenti in alcuni Stati. Già nel gennaio dello stesso anno, il presidente francese Emmanuel Macron aveva sottolineato l'importanza di integrare esplicitamente il diritto all'aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, definendolo un passo necessario per affermare l'UE come una "potenza nel futuro". Questa visione è stata ribadita nel marzo 2024, quando il Parlamento europeo ha nuovamente espresso il suo sostegno al diritto universale all'aborto, chiedendone l'inserimento nella Carta dei diritti fondamentali.

La risoluzione europea invita gli Stati membri a "depenalizzare completamente" l'aborto, in linea con le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità del 2022, e a "rimuovere e combattere gli ostacoli all'aborto". Particolare attenzione è stata rivolta a Paesi come Polonia e Malta, dove le leggi sull'aborto sono particolarmente restrittive. In Ungheria, inoltre, le donne incinte sono soggette a procedure obbligatorie, come l'ascolto del battito cardiaco fetale. Anche l'Italia è stata oggetto di critiche da parte dell'UE per l'"erosione" nell'accesso all'assistenza all'aborto, dovuta all'elevato numero di medici obiettori di coscienza che rende difficile l'accesso ai servizi in alcune regioni.

Mappa dell'Europa con le leggi sull'aborto

Le "Safe Access Zones" nel Regno Unito: Una Risposta alle Restrizioni

In questo contesto europeo, il Regno Unito ha introdotto misure significative per garantire un accesso più sicuro ai servizi di interruzione di gravidanza. Il governo laburista di Sir Keir Starmer, in Inghilterra e Galles, ha implementato le "Safe Access Zones" (Zone di Accesso Sicuro). Queste zone mirano a proteggere le donne che accedono alle cliniche per l'aborto da proteste, volantinaggio e altre forme di intimidazione.

Come spiegato dall'Home Office, ogni clinica per l'interruzione di gravidanza sarà dotata di una "Safe Access Zone" entro un raggio di 150 metri dall'ingresso. All'interno di queste aree, saranno vietati abusi verbali e psicologici, così come qualsiasi pratica volta a influenzare la decisione della donna. Sarà considerato un reato, intenzionale o meno, "influenzare la decisione di una donna mentre si dirige in una clinica per l’interruzione di gravidanza", "cercare di limitarne i movimenti", o "causare ansia, molestie psicologiche e verbali, angoscia". È vietato anche urlare contro coloro che accedono ai servizi sanitari per l'interruzione di gravidanza. La violazione di queste norme può comportare una multa potenzialmente illimitata.

Le nuove linee guida del Crown Prosecution Service (CPS) rafforzano ulteriormente queste disposizioni, menzionando esplicitamente come proibito "tenere una veglia o pregare, anche in silenzio". Kerry Abel, presidente della campagna nazionale pro-choice Abortion Rights, ha definito queste misure un "cambiamento di scenario", accogliendo con favore la menzione della preghiera silenziosa tra le azioni vietate, che a suo dire era stata finora utilizzata come "copertura" per l'intimidazione.

The doctor helping provide safe access to abortions around the world

L'Implementazione delle "Safe Access Zones" e le Reazioni

La legge che istituisce zone cuscinetto attorno alle cliniche per l'aborto è già entrata in vigore in Scozia e in Irlanda del Nord. Nonostante ciò, persistono preoccupazioni riguardo alla possibilità che i manifestanti anti-aborto continuino a esercitare pressioni, anche se in modo meno diretto. Testimonianze raccolte indicano che alcuni manifestanti si allontanano strategicamente per rimanere al di fuori del raggio di 150 metri, continuando a esercitare una forma di vigilanza.

Le linee guida del CPS riconoscono la delicatezza di alcune questioni fattuali che potrebbero sorgere nella valutazione di determinate condotte, sottolineando che una persona che svolge attività all'interno di una Safe Access Zone non commetterà necessariamente un reato penale. I procuratori dovranno considerare tutti i fatti e le circostanze specifiche, nonché il contesto in cui la condotta si verifica.

Nonostante queste sfumature, Ailish McEntee, ostetrica, ha accolto con favore le nuove normative, affermando che esse "respingono la narrazione secondo cui stiamo parlando di qualcosa di diverso da una procedura medica". La definizione di "buffer zone" o "zona cuscinetto" sottolinea la volontà di tutelare la libertà di decidere del proprio corpo.

Heidi Stewart, responsabile del British Pregnancy Advisory Service, ha dichiarato alla BBC che era ora che le "buffer zone" venissero istituite, descrivendo come il personale e le donne assistite abbiano dovuto "sopportare fanatici antiabortisti che restavano in piedi fuori dalle cliniche per ore e ore a fissarle mentre entravano, fermandole all'uscita e dicendo loro che l'aborto è un omicidio".

Queste misure rappresentano una netta contrapposizione alle tendenze osservate in Italia, dove le associazioni pro-life ricevono finanziamenti pubblici, hanno accesso a ospedali e consultori per esercitare pressioni e ottengono sportelli dedicati.

La Questione dell'Accesso Gratuito per le Donne Nordirlandesi

Un aspetto complesso riguarda l'accesso ai servizi di aborto per le donne residenti in Irlanda del Nord. La Corte Suprema del Regno Unito ha rigettato il ricorso di una donna nordirlandese che lamentava una violazione dei propri diritti a causa dell'impossibilità di accedere gratuitamente al servizio nelle strutture pubbliche in Inghilterra.

In Irlanda del Nord, l'accesso all'aborto è più restrittivo rispetto all'Abortion Act del 1967, che si applica in Inghilterra e Galles. Di conseguenza, le donne nordirlandesi spesso si rivolgono a cliniche private in Inghilterra, poiché le norme locali non consentono loro di ottenere il servizio tramite il servizio sanitario pubblico (NHS).

Nel caso esaminato dalla Corte Suprema, la ricorrente, all'epoca minorenne, aveva interrotto la gravidanza in una clinica privata a Manchester, sostenendo che il rifiuto delle autorità sanitarie inglesi di consentirle l'accesso gratuito costituisse una violazione dei diritti tutelati dalla CEDU. La Corte, pur riconoscendo la drammaticità della situazione, ha rigettato le questioni relative alla violazione degli obblighi legislativi, attribuendo le limitazioni al riparto di competenze delineato dalla devolution.

La Corte ha sottolineato che l'accesso all'aborto può essere regolato diversamente nelle quattro aree del Regno Unito e che il NHS inglese non è tenuto a garantire l'accesso gratuito alle donne residenti in Irlanda del Nord che si sottopongono al trattamento in Inghilterra. La differenza di trattamento non è stata considerata una violazione del principio di non discriminazione, essendo giustificata dall'intenzione di rimanere fedeli a uno schema legittimo per i servizi sanitari, devoluti per garantire la fornitura locale ai residenti di ciascun paese.

Le opinioni dissenzienti hanno invece evidenziato che, pur rispettando la discrezionalità dell'Assemblea nordirlandese, il NHS potrebbe comunque prevedere l'accesso gratuito a determinati servizi sanitari per cittadini britannici residenti in altre aree del Regno Unito.

Depenalizzazione dell'Aborto e Nuove Leggi a Westminster

Nel 2025, i deputati inglesi sono stati chiamati a votare su temi etici di grande importanza, tra cui la depenalizzazione dell'aborto. Un emendamento al Crime and Policing Bill, approvato con una forte maggioranza, ha depenalizzato l'aborto in Inghilterra e Galles, introducendo il cambiamento più radicale da quasi 60 anni.

Dal 1967, l'aborto era illegale ma permesso entro le 24 settimane di gestazione e in casi eccezionali. Ora, con l'approvazione dell'emendamento, l'aborto è depenalizzato e la polizia non potrà più intervenire. Questo cambiamento è supportato da una larga maggioranza della popolazione.

Parallelamente, è stato approvato un disegno di legge che concede il diritto alla morte assistita nel Regno Unito per la prima volta, sebbene con una maggioranza più ristretta.

Illustrazione di un dibattito parlamentare

Aborti Selettivi e il Fallimento del Multiculturalismo

Un aspetto preoccupante emerso riguarda gli aborti selettivi, praticati per determinare il sesso del nascituro. Dati del censimento del 2011 indicavano circa 5.000 aborti dovuti al sesso, legati a tradizioni di alcune comunità immigrate che preferiscono i figli maschi. Il Ministero della Salute ha istituito una commissione per indagare, poiché la legge sull'aborto vieta l'interruzione di gravidanza basata sul sesso.

Tuttavia, si sottolinea che il problema di fondo è l'aborto stesso. In Inghilterra, la maggior parte degli aborti (circa il 98%) si basa sulla dichiarazione di "incapacità mentale" della donna a portare a termine la gravidanza, una giustificazione che permette di ignorare le vere cause, spesso più banali. Questo sistema rende molto facile ottenere un aborto, anche per motivi che non rientrano nelle poche eccezioni previste dalla legge, come seri problemi di salute del feto o della madre.

La discussione sugli aborti selettivi implica quindi una riflessione sull'intero sistema legato all'aborto. Si evidenzia come ogni vita umana abbia lo stesso valore, indipendentemente dal sesso o da eventuali disabilità del nascituro. L'ipocrisia di fondo risiede nel fatto che la legge non permette l'aborto selettivo, ma di fatto esso viene ottenuto.

Questo fenomeno solleva interrogativi sul fallimento del multiculturalismo inglese, quando società e leggi non riescono a impedire pratiche dannose, permettendo a individui di seguire tradizioni terribili anche all'interno del contesto britannico. Si evidenzia come, se la legge sull'aborto fosse applicata come scritta, ci sarebbero comunque molti meno aborti, dato che spesso basta il parere di un solo medico anziché due, come previsto dalla legge.

Nuove Linee Guida della Polizia e Preoccupazioni sulla Privacy

Nel gennaio 2025, sono entrate in vigore nuove linee guida del National Police Chief’s Council (NPCC) che consentono alla polizia di perquisire telefoni e abitazioni di persone che hanno avuto un aborto in circostanze sospette o potenzialmente criminali. Queste nuove disposizioni sostituiscono quelle del 2014, che non prevedevano indagini in caso di aborti o morte in utero.

Queste linee guida hanno suscitato preoccupazione, soprattutto considerando che la legge sull'aborto in Inghilterra e Galles è ancora basata sull'Offences Against the Person Act del 1861, sebbene modificata dall'emendamento del 1967. La stragrande maggioranza degli aborti avviene entro le 10 settimane di gestazione, ma casi come quello di Nicola Packer, arrestata dopo aver assunto pillole abortive prescritte dal medico e che si è rivelata incinta di 26 settimane, evidenziano le potenziali complicazioni.

Il caso di Packer solleva interrogativi sul diritto alla privacy tra medico e paziente, poiché l'ostetrica ha chiamato la polizia, violando apparentemente questo principio. L'ospedale, che dovrebbe essere un luogo sicuro, si rivela spesso non esserlo per le donne, in particolare per quelle appartenenti a minoranze, persone trans o con disabilità, che temono ulteriori discriminazioni e difficoltà nell'accesso alle cure.

Il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists ha raccomandato al personale medico di non segnalare alla polizia le interruzioni di gravidanza, considerate una decisione privata e non di pubblico interesse. Tuttavia, l'introduzione di linee guida così "draconiane" senza consultare cliniche, medici e pubblico dimostra, secondo Louise McCudden di MSI Reproductive Choices UK, un'allarmante volontà di ignorare le reali conseguenze per le donne.

Si pone anche la questione dell'accesso ai dati delle app di monitoraggio del ciclo mestruale. Sebbene il NPCC abbia dichiarato che le indagini verrebbero avviate solo in presenza di informazioni credibili su attività illegali, principalmente provenienti da medici, la mancanza di chiarezza sul dovere di adempiere alle richieste di dati da parte della polizia lascia incertezze.

La situazione attuale nel Regno Unito, con le nuove linee guida e le continue discussioni legislative, riflette una tendenza globale di crescente polarizzazione sui diritti riproduttivi e solleva interrogativi sul futuro dell'accesso all'aborto e alla privacy delle donne.

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