La storia della scienza è costellata di scoperte che hanno rivoluzionato la nostra comprensione del mondo e del corpo umano. Tra queste, spicca senza dubbio quella del Fattore di Crescita Nervosa (NGF), un viaggio affascinante che ha portato alla ribalta la figura di Rita Levi-Montalcini, scienziata italiana insignita del Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina nel 1986. La sua ricerca, iniziata in un contesto di apparente caos scientifico, ha aperto nuove frontiere nella comprensione della crescita cellulare, del differenziamento e delle patologie ad esso correlate, gettando luce su malattie che vanno dalle malformazioni dello sviluppo alle alterazioni degenerative, dalle malattie tumorali al ritardo nella guarigione delle ferite.

Le Origini di una Ricerca Rivoluzionaria
Il percorso che condusse Rita Levi-Montalcini alla scoperta dell'NGF ebbe inizio nel 1947, quando il dott. Viktor Hamburger la invitò a collaborare presso la Washington University di St. Louis. All'epoca, trentottenne, Rita possedeva già una solida formazione scientifica, frutto di un percorso accademico intrapreso controcorrente in un'epoca in cui le aspirazioni professionali femminili erano spesso limitate al ruolo di moglie e madre. Nata a Torino nel 1909 in una colta famiglia ebrea sefardita, aveva sfidato la contrarietà paterna per iscriversi alla facoltà di Medicina, laureandosi nel 1930 sotto la guida di Giuseppe Levi, figura di spicco nel campo dell'istologia e maestro di altri due futuri premi Nobel, Renato Dulbecco e Salvatore Luria, con cui Rita avrebbe mantenuto stretti legami di amicizia e collaborazione scientifica.
Tuttavia, il contatto diretto con la sofferenza dei pazienti la portò a una decisione cruciale: dedicarsi alla ricerca per "curare la malattia e non il malato". Le leggi razziali fasciste del 1938 interruppero bruscamente la sua carriera in Italia, costringendola all'esilio in Belgio. Rientrata a Torino nel 1940, le fu impedito di lavorare in università a causa delle sue origini ebraiche. Non si diede per vinta: allestì un laboratorio di fortuna in casa, dove, insieme al suo maestro Giuseppe Levi, iniziò a studiare lo sviluppo del sistema nervoso negli embrioni di pollo. L'invito di Hamburger a St. Louis rappresentò per lei un "salutare antidoto allo stato di sfiducia e di pessimismo", un'opportunità per riprendere con rinnovato vigore la sua indagine scientifica.
L'Osservazione Cruciale e la Collaborazione con Cohen
Il periodo trascorso alla Washington University si rivelò fondamentale. Partendo dall'osservazione di Elmer Bueker, un allievo di Hamburger che aveva notato come l'innesto di un frammento di tumore di topo negli embrioni di pollo promuovesse la crescita di fibre nervose, Rita Levi-Montalcini iniziò a formulare ipotesi innovative. Un soggiorno in Brasile tra il 1952 e il 1953, ospite nel laboratorio dell'amica Hertha Meyer, si rivelò decisivo. Utilizzando la tecnica della coltura in vitro, Rita riuscì a evidenziare che il tumore rilasciava un fattore di crescita solubile capace di stimolare la crescita di fibre dai gangli sensoriali di embrioni di pollo isolati.
Al suo ritorno a St. Louis, iniziò una preziosa collaborazione con il biochimico Stanley Cohen, che si era unito al gruppo di ricerca. Cohen, lavorando con estratti tumorali, riuscì a purificare una frazione proteica attiva nella crescita nervosa. La svolta avvenne quando, aggiungendo veleno di serpente - un potente agente degradatore di acidi nucleici - scoprirono con sorpresa che questo potenziò notevolmente la crescita delle fibre nervose. Questo suggerì che il fattore attivo fosse una proteina, e non un acido nucleico. Il gruppo di ricerca si concentrò quindi sull'identificazione di questa sostanza, battezzata ufficialmente NGF, scoprendo che era presente in abbondanti quantità nelle ghiandole salivari dei topi e in una vasta gamma di specie, dai pesci ai mammiferi.

L'NGF: Oltre la Crescita Nervosa
La scoperta dell'NGF non si limitò a spiegare la crescita delle cellule nervose. Gli studi successivi del gruppo di Levi-Montalcini chiarirono che questo fattore esercitava la sua funzione in tessuti diversi, controllando non solo la crescita e il differenziamento delle cellule nel sistema nervoso, ma anche in quello immunitario, endocrino ed epiteliale. La sua importanza si estese alla comprensione di molte patologie, aprendo la strada a nuove strategie terapeutiche.
La scoperta dell'NGF andava contro l'ipotesi scientifica dominante all'epoca, secondo cui il sistema nervoso fosse una struttura statica e rigidamente determinata dai geni. Rita Levi-Montalcini, con la sua acuta osservazione e tenacia, aveva dimostrato l'esistenza di meccanismi regolatori dinamici che influenzavano la crescita e lo sviluppo cellulare.
Dall'embrione di pulcino al cervello umano: vita della scienziata premio nobel Rita Levi-Montalcini
Un Percorso di Vita Tra Scienza, Etica e Impegno Sociale
Il Premio Nobel nel 1986, condiviso con Stanley Cohen, fu il culmine di una carriera straordinaria. Ma la vita di Rita Levi-Montalcini fu molto più di una sequenza di scoperte scientifiche. Dopo il rientro definitivo in Italia nel 1977, diresse il Laboratorio di Biologia cellulare del CNR a Roma, continuando le sue ricerche fino al 1995. Parallelamente, si dedicò con passione all'impegno sociale e politico, promuovendo l'alfabetizzazione delle donne africane attraverso borse di studio e partecipando attivamente al Movimento di Liberazione Femminile per la regolamentazione dell'aborto negli anni Settanta.
La sua figura intellettuale la portò a ricoprire ruoli di prestigio, come la presidenza dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana e la nomina a senatrice a vita nel 2001, riconoscimenti che sottolineano il suo vasto contributo non solo alla scienza, ma anche alla società. Fu anche la prima donna ad essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze, dimostrando una capacità unica di dialogo tra fede e ragione, tra scienza e etica.
Nonostante si dichiarasse atea, la sua vita fu guidata da un profondo senso etico e da un incrollabile credo nel bene. La sua visione sulla ricerca scientifica era pragmatica: riconosceva i suoi limiti e non la venerava come una panacea universale. Sostenne l'importanza della ricerca sugli embrioni per il progresso medico, argomentando che l'embrione, nelle prime fasi del suo sviluppo, è un insieme di cellule indifferenziate prive di un sistema nervoso formato e funzionante, e che pertanto il suo utilizzo nella ricerca, quando destinato a essere scartato, fosse eticamente giustificabile.
L'Eredità di una Visionaria
Rita Levi-Montalcini ci ha lasciato un'eredità inestimabile. La sua scoperta dell'NGF ha aperto la strada alla comprensione di numerose patologie e ha stimolato lo sviluppo di nuove terapie. Ma al di là dei meriti scientifici, la sua vita è un esempio di tenacia, coraggio e profondo umanesimo. Ha dimostrato che la passione per la conoscenza, unita a un forte senso etico e a un impegno costante per il progresso della società, può davvero cambiare il mondo. Il suo messaggio ai giovani è un invito a essere altruisti, a non temere il futuro, a credere nei valori e a lottare per i propri obiettivi, ricordando che "la vita merita di essere vissuta solo se crediamo nei valori, perché questi rimangono anche dopo la nostra morte."
La sua figura continua a ispirare generazioni di scienziati, donne e uomini, che vedono in lei un modello di eccellenza, integrità e dedizione alla causa del sapere e del benessere umano. La sua scomparsa, nel 2012, ha segnato la fine di un'era, ma il suo lascito intellettuale e morale risplende ancora oggi, illuminando il cammino della ricerca e dell'impegno civile.
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