L'introduzione della legge sull'aborto in Italia, avvenuta quarant'anni fa, ha segnato un punto di svolta nella disciplina della interruzione volontaria di gravidanza, sollevando questioni etiche, giuridiche e sociali di profonda rilevanza. In questo contesto, il Centro Studi Rosario Livatino ha organizzato nel novembre 2018 a Roma un convegno dal titolo "La tutela della vita nell'ordinamento giuridico italiano. Sfide, problemi e prospettive posti dai ‘nuovi diritti’", evento che ha visto la partecipazione di autorevoli figure del mondo giuridico e accademico, tra cui il Primo Presidente della Corte di Cassazione, Giovanni Mammone. Le relazioni presentate in quell'occasione, tra cui quelle di Mauro Ronco, Giacomo Rocchi e Paola Braggion, mettono in luce come la pratica abortiva sia ormai data per scontata nel sentire diffuso, sollevando interrogativi sull'obiezione di coscienza del medico e stimolando un rinnovato dibattito sui profili giuridici della questione.
L'Aborto: Un Diritto o una Scelta Condizionata?
Il dibattito sull'aborto si arricchisce di nuove prospettive analizzando le esperienze di paesi che hanno introdotto normative in materia con largo anticipo rispetto all'Italia. La riflessione di Marianna Orlandi sul volume "Unborn Human Life and Fundamental Rights", curato da Pilar Zambrano e William L. Saunders, offre un prezioso aggiornamento su questo fronte. In Italia, il 2019 è stato caratterizzato da accese polemiche sul funzionamento dei Tribunali per i minorenni e dei servizi sociali ad essi collegati. La pubblicazione di documenti di rilievo, tra cui le conclusioni del Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, alimenta ulteriormente la discussione.
Il Movimento per la vita di Casale ha proposto, nel novembre 2019, un convegno intitolato "Diritto di aborto o diritto al consenso informato? Per una informazione corretta e aggiornata". L'evento, diretto da padre Giorgio Maria Carbone, si è articolato in diverse sessioni, con interventi di psicologi, un docente universitario, un medico e docente universitario, il magistrato Giacomo Rocchi e madre Agnes Donovan.
Il dibattito sull'aborto - utalk
Il magistrato Giacomo Rocchi, Giudice in Cassazione dal 2012 e Presidente del Comitato Verità e Vita, ha tenuto una conferenza sulle strategie per una difesa della vita "efficace e senza compromessi". Rocchi ha analizzato il "sostanziale fallimento" delle strategie finora adottate dal mondo cattolico ufficiale per la difesa della vita, un fallimento reso evidente dalle vicende legate alla Legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Quest'ultima, pur voluta da politici "pro life", è stata progressivamente svuotata dalla giurisprudenza, rendendo più complesso il concetto che la fecondazione artificiale sia una pratica disumana. Rocchi sottolinea come questa pratica sia mutuata dalla zootecnia e utilizzata per la selezione delle razze animali, evidenziando l'enorme perdita di vite umane innocenti, con oltre l'80% di embrioni sacrificati.
Il dott. Rocchi ha posto l'accento sull'influenza profonda che le leggi esercitano sulla cultura e sull'interpretazione della realtà, al punto che la procreazione in laboratorio è ormai considerata un atto "buono e giusto". Le strategie volte a "limitare i danni" o a condurre "battaglie politiche di retroguardia" si sono rivelate inefficaci, poiché le conseguenze socio-culturali di norme inique portano a un "progressivo imbarbarimento della coscienza collettiva". Il magistrato suggerisce che i politici "pro life" dovrebbero abbandonare l'idea di intervenire sulla fecondazione eterologa, ormai "sdoganata", concentrando invece energie nel "recuperare il terreno perduto", prendendo esempio dalla Marcia Nazionale per la Vita, che ha riportato al centro del dibattito la figura dell'innocente "eliminato con l'aborto". La "verità tutta intera", proclamata senza cedimenti, deve essere la cifra della battaglia per la vita.
Obiezione di Coscienza e la Tutela della Vita nel Contesto Giuridico
Un aspetto cruciale del dibattito sull'aborto riguarda l'obiezione di coscienza dei medici. Il commento alla sentenza, fortemente limitativa del diritto di obiezione, del consigliere Giacomo Rocchi, pubblicato su "La Nuova Bussola Quotidiana" nel 2016, solleva interrogativi fondamentali. Il decreto Zingaretti, in particolare, imponeva ai medici obiettori di coscienza nei consultori di attestare lo stato di gravidanza e di prescrivere contraccettivi ormonali e meccanici.

La sentenza del TAR del Lazio, che affermava la mancanza di una nozione certa sul momento iniziale della vita umana, è stata criticata da Rocchi per la sua apparente ignoranza scientifica. La sentenza imponeva al medico di rilasciare un certificato che attestasse la gravidanza e la richiesta di interruzione, pena l'impossibilità per la donna di abortire nei primi novanta giorni. Rocchi critica l'idea che un giudice possa sostenere che, nel 2016, non si sappia ancora se la vita umana inizi al concepimento, definendo la frase "terribile" per un altro motivo: la negazione della "coscienza" come principio etico fondamentale.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica viene citato per definire la coscienza come la scoperta di una legge interiore, donata da Dio, che chiama all'amore e al bene. Rocchi contesta l'idea che le fissazioni religiose siano alla base di queste posizioni, ricordando la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione. I giudici del TAR, secondo Rocchi, non avrebbero considerato la consapevolezza dei medici riguardo all'inizio della vita al concepimento e al fatto che l'aborto uccida un essere umano.
La sentenza è vista come l'espressione di una "verità di Stato" che teme il confronto di idee e la ricerca scientifica, entrando nella coscienza degli individui e minacciando chi non si conforma. Rocchi sottolinea come questo sia un problema di democrazia, richiamando l'insegnamento della Corte Costituzionale sulla protezione della coscienza individuale come parte delle libertà fondamentali. La tendenza del potere amministrativo e politico a prevaricare gli individui, e la dimenticanza dei giudici di questa realtà, sono criticate aspramente.
Procreazione Medicalmente Assistita: Tra Libertà Individuale e Responsabilità Sociale
Un'altra area di profonda riflessione giuridica e bioetica riguarda la procreazione medicalmente assistita (PMA). Un'analisi di un disegno di legge a San Marino, presentato da Giacomo Rocchi, Consigliere della Corte di Cassazione, evidenzia criticità significative. La proposta sanmarinese, pur ispirandosi alla legge italiana 194/1978, ne elimina alcuni elementi chiave, come il "valore sociale della maternità" e la "tutela della vita umana fin dal suo inizio". Rocchi critica la visione "individualista e libertaria" della proposta, che privilegia la scelta della donna a scapito dell'aspetto sociale e della prevenzione.

La proposta di legge sanmarinese cancella la tutela della vita umana fin dal concepimento, parlando esclusivamente di "feto" in casi specifici di aborto tardivo. Rocchi sottolinea come questa cancellazione renda "qualsiasi 'paletto', qualsiasi limitazione alla sua soppressione" inefficace. La proposta è definita un "manifesto ideologico libertario" che cancella il ruolo del padre, promuovendo una visione individualistica e irresponsabile. L'educazione sessuale, come concepita nella proposta, è vista come eccessivamente "tecnica" e priva di riferimenti all'amore vero, promuovendo un'attività sessuale libera e l'accesso alla contraccezione d'emergenza, e permettendo l'aborto libero anche alle minorenni.
La proposta vieta le "pressioni di carattere morale o religioso", ma Rocchi evidenzia come ciò nasconda un indottrinamento che impedisce ogni richiamo alla responsabilità personale e alla gravità dell'aborto. Viene criticata la "libertà" della donna, sganciata da ogni rapporto umano e da parole "vere" che la aiutino a comprendere il peso della scelta. La normativa sull'obiezione di coscienza è anch'essa criticata per la sua ambiguità e per la potenziale discriminazione nei confronti degli obiettori.
L'equiparazione della contraccezione d'emergenza a metodo contraccettivo, definendola "criptoabortiva", è un altro punto sollevato. Rocchi critica l'autodeterminazione assoluta per le minorenni e l'accesso ai contraccettivi, mettendo in dubbio la capacità della proposta di attuare politiche di prevenzione delle gravidanze indesiderate. L'aborto, in questa prospettiva, rischia di essere utilizzato come "strumento per il controllo delle nascite".
L'aborto dopo le prime dodici settimane è anch'esso lasciato all'autodeterminazione della donna, con una divisione della gravidanza considerata illogica. I "pericoli per la salute fisica e psicologica della donna" vengono sottovalutati, così come le anomalie o malformazioni del nascituro, che conducono a una "guerra nei confronti dei bambini malati". La libertà di aborto in caso di stupro o incesto non tiene conto della vita del bambino.
Le sanzioni penali previste sono ritenute coerenti con il dettato della legge, ma Rocchi solleva dubbi sulla loro efficacia e sulla potenziale lieve entità delle pene in casi estremi. Il medico viene visto ridotto a un mero esecutore, privato della sua capacità di giudizio etico.
In conclusione, il progetto di legge viene definito come interamente da rigettare, poiché l'aborto libero e gratuito non è una risposta ai problemi delle gravidanze indesiderate. Ogni soluzione legislativa deve partire dalla consapevolezza che ogni concepito è una vita umana e che il concepimento avviene con il concorso di uomo e donna, ai quali devono essere riconosciuti diritti e doveri. La proposta sanmarinese viene vista come una manifestazione di "concezione totalitaria dello Stato", che viola i diritti dei genitori e impedisce ogni richiamo alla verità sulla gravidanza e sull'aborto.
Il dibattito sulla Legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita in Italia, invece, evidenzia come il legislatore abbia cercato di impedire il ricorso alle tecniche da parte di single e coppie omosessuali, privilegiando la famiglia tradizionale. Tuttavia, la legge presenta lacune, come la verifica dell'infertilità della coppia, lasciata alla certificazione dello stesso specialista che opera nella struttura, potenzialmente in conflitto di interessi. La possibilità di aggirare il principio che le tecniche siano riservate a coppie sterili è stata intuita da esperti, che segnalano come coppie fertili con problemi genetici possano accedere alle tecniche, in violazione del divieto di legge.
La questione dell'età "potenzialmente fertile" è un altro limite vago della legge, che favorisce l'accesso alle tecniche da parte di donne in età avanzata, con risultati spesso deludenti in termini di gravidanze e aborti spontanei. I dati statistici sull'applicazione delle tecniche in classi di età avanzate rivelano percentuali di successo molto basse, sollevando interrogativi sulla liceità di tali procedure come mera sperimentazione a spese della vita di embrioni e della salute delle donne.
Inoltre, la legge non prevede sanzioni per le coppie che ricorrono alla fecondazione eterologa contro il divieto, sollevando interrogativi sulla loro capacità educativa e sulla (dis)educativa dello Stato che le incentiva a violare la legge. La non punibilità, combinata con le norme sullo stato giuridico del nato, produce un effetto paradossale, in cui il bambino nato da fecondazione eterologa viene riconosciuto come figlio della coppia che ha espresso la volontà, nonostante la violazione del divieto.

