L'espressione "bombardamento ormonale" è totalmente sbagliata e fuorviante, derivando da una percezione erroneamente catastrofica che alcune donne hanno del processo di stimolazione ovarica. Tale espressione, in parte, è dovuta alle fake news diffuse da alcuni media che, pur di fare notizia, divulgano informazioni false, tendenziose e fuorvianti. Purtroppo, è risaputo che i media possono essere una fonte tanto preziosa di informazioni quanto spregiudicata. La stimolazione ormonale è indispensabile per le tecniche di fecondazione in vitro. Le donne normalmente ovulano tutti i mesi formando un solo follicolo che contiene un solo ovocita. Per iniziare un percorso di fecondazione assistita è necessaria una super ovulazione. I farmaci utilizzati per stimolare l’ovaio si chiamano gonadotropine, e si tratta dell’FSH, ormone follicolo-stimolante, di sintesi di laboratorio o di alta purificazione urinaria.

Illustrazione di follicoli ovarici in via di sviluppo

La Stimolazione Ovarica: Un Processo Personalizzato e Monitorato

La stimolazione ovarica consiste nel somministrare medicinali che contengono ormoni che stimolano le ovaie a selezionare e sviluppare molteplici follicoli con lo scopo di permettere lo svolgimento della Fecondazione in vitro assistita. Al Instituto Bernabeu, personalizzano sempre il regime di trattamento, stabilendolo in base a vari fattori della paziente, come età, morfologia ovarica, massa corporea, analisi ormonale e risposta alla stimolazione nei cicli precedenti, tra gli altri. Inoltre, applicano test genetici (IBgen FIV per personalizzare i casi di bassa riserva ovarica o IBgen RIF per i casi di fallimento dell’impianto). La stimolazione è "confezionata" sulla persona e il grado di modulazione della dose del farmaco viene adattato in base alla sua evoluzione.

L'ovulazione, in cicli regolari, termina intorno al 14º giorno. L'iniezione sottocutanea è la modalità di somministrazione più utilizzata. Con la stimolazione ovarica, le dimensioni dell’ovaio aumentano a causa dello sviluppo di molteplici follicoli al suo interno.

Gestire le Aspettative e i Risultati nei Percorsi di PMA

La correlazione tra stimolazione ovarica e cancro rappresenta uno dei timori più frequenti delle donne che decidono di intraprendere la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Tuttavia, è importante sottolineare che gli effetti collaterali della stimolazione ormonale sono per lo più assenti. Il numero di follicoli stimolati non comporta un loro "esaurimento".

Ovviamente, in caso di fallimento, è necessario valutare le possibili cause. Comunque, un risultato negativo spesso non significa che si debba effettuare uno studio specifico per scoprirne il motivo. Non tutti gli embrioni si impiantano e il risultato negativo non ci obbliga a cercarne la causa. Una valutazione del vostro caso da parte del team medico (ginecologi, andrologi ed embriologi) permetterà di capire se è necessario eseguire ulteriori test specifici per ampliare la diagnosi della mancata implantazione.

Se è il vostro caso, è normale sentirsi giù di morale, ma anche se i trattamenti di procreazione assistita hanno un alto tasso di successo, spesso è necessario fare più di un tentativo per ottenere una gravidanza. Gli specialisti lo sanno e, infatti, un risultato negativo è considerato "normale" perché il tasso di gravidanza è solo un dato statistico. Pertanto, di fronte a un fallimento di un trattamento di procreazione assistita, le équipe mediche multidisciplinari cercano sempre di raccogliere il maggior numero di informazioni per evitare che il problema si ripeta in un nuovo tentativo.

"In generale, se l’équipe medica ritiene che non sia necessario effettuare esami complementari e la paziente dispone di embrioni congelati di qualità, si può organizzare immediatamente un nuovo trasferimento di embrioni. È diverso se si è verificato un aborto dopo una tecnica di riproduzione assistita; in tal caso, si può ricominciare il trattamento dopo tre mesi. Ovviamente, se è necessario effettuare qualche esame complementare per determinare la possibile causa dell’aborto, questo periodo potrebbe essere prolungato", spiega il Dott.

In sintesi: un primo risultato negativo non significa necessariamente un fallimento dell’impianto. Quindi, si può avviare una nuova procedura senza la necessità di nuovi esami o di aspettare un periodo di riposo.

Il percorso di fecondazione assistita della coppia deve essere separato ?

Abbandono del Trattamento: Fattori e Implicazioni

Le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) forniscono elevate probabilità cumulative di gravidanza, ma a dispetto di queste buone possibilità di realizzare il proprio progetto genitoriale, molte coppie, per una propria decisione, scelgono di non seguire il trattamento in maniera continuativa, quindi per ragioni che non sono di ordine medico né relative ai costi dei trattamenti stessi. Le principali ragioni di abbandono in PMA? Il dato è estremamente disomogeneo. Nell’ambito della letteratura scientifica può variare dal 7 all’80 per cento. In termini generali, le cause dell’abbandono possono essere raggruppate in tre fattori.

Uno dei motivi prevalenti per cui i pazienti abbandonano il trattamento non risiede tanto nel test di gravidanza negativo, ossia nel fatto che non abbia funzionato quel tentativo. Il vero deterrente è che quel tentativo può avere avuto un impatto importante sulla vita della donna, sul suo benessere fisico e mentale. Può avere aumentato lo stress al punto da creare delle problematiche di coppia, ad esempio.

Il dottor Alberto Revelli approfondisce le motivazioni che spingono le coppie al drop out, ovvero all’abbandono del trattamento del programma di fecondazione in vitro. “In questo senso, si guarda quanti pazienti che fanno un primo colloquio e chiedono un parere al medico, tornano per un secondo colloquio”, spiega Alberto Revelli, “si guarda quanti dei pazienti a cui viene consigliata una fecondazione in vitro tornano per effettuarla e, specialmente, si guarda quanti dei pazienti che dopo un trattamento non ottengono una gravidanza, desiderano riprovare. Quest’ultima parte è condizionata dalla modalità di esecuzione del trattamento, da quanto questo impatta sulla vita quotidiana dei pazienti e, in particolare, della donna che fa il 90% del lavoro.”

Bisogna cercare di fare in modo che la stimolazione ormonale dell’ovaio non dia dei disturbi fisici in grado di impedire il normale svolgimento delle attività della paziente e che non richieda dei controlli così serrati da interferire con l’attività lavorativa. Questi sintomi sono tutti legati, in generale, alle stimolazioni più violente, quelle che hanno un incremento degli estrogeni nel sangue, molto veloce e molto spiccato.

Ottenere più uova può corrispondere ad una maggiore incidenza di gravidanze, ma questo non è sempre un fattore positivo. “È necessario trovare un equilibrio perché ottenere più uova a prezzo di un disagio importante per la vita della paziente è qualche cosa che secondo noi, secondo il nostro modo di pensare, non è accettabile”, prosegue Revelli. “Quindi cerchiamo un equilibrio, cerchiamo di fare degli schemi di stimolazione individualizzati, cerchiamo di controllare il paziente il meno possibile, di creare dei modelli predittivi di come l’ovaio risponderà, in modo che siano sufficienti due ecografie in tutta la stimolazione per capire quando prelevare le uova e non si debba fare venire la paziente un giorno si e un giorno no a fare un’ecografia, magari aspettando anche un’ora prima di poterla fare. Ecco questo è molto importante."

Grafico che illustra le principali cause di abbandono dei trattamenti di PMA

L'Oncofertilità: Preservare la Fertilità in Caso di Patologie Oncologiche

Oggi esiste la possibilità in donne con patologie oncologiche di effettuare l’oncofertilità, ovvero di preservare la loro fertilità, gli ovociti, prima di affrontare la chemioterapia, al fine di poter avere figli un domani, dopo aver sconfitto la malattia. Le donne che si sottopongono a trattamenti di oncofertilità sono donne a cui è stata già diagnosticata una patologia oncologica e su cui il medico esperto in PMA, in linea con l’oncologo, deve intervenire con la massima urgenza.

Considerazioni sulla Salute della Donna Durante e Dopo i Trattamenti di PMA

Un trattamento di PMA e la successiva potenziale gravidanza possono causare cambiamenti significativi nel corpo di una donna. Per quanto riguarda la pelle, le fluttuazioni ormonali possono renderla sia più secca che più grassa; quindi, è bene scegliere delle creme per il viso adatte, possibilmente con formulazioni biologiche e naturali, che abbiano un alto fattore di protezione dai raggi solari anche nella stagione invernale per evitare la formazione di macchie.

Inoltre, un comune ma fastidioso effetto dell’assunzione di ormoni è il gonfiore. Esso può essere limitato con accorgimenti nutrizionali e camminate nell’acqua (anche in piscina). Possono aiutare, con le dovute cautele, anche massaggi che agiscano sulla circolazione linfatica, favorendo il drenaggio dei liquidi, alla sola zona degli arti.

In merito alla depilazione, vanno bene cerette a freddo, rasoio ed epilatore elettrico. Sono sconsigliate le creme depilatorie (che contengono sostanze chimiche aggressive) e la ceretta a caldo che stressa i capillari già potenzialmente fragili. Nel concedersi un trattamento e una meritata coccola per voi stesse, è fondamentale rivolgersi solo a professionisti qualificati e che garantiscano i migliori standard di igiene.

Interruzione Volontaria di Gravidanza: Procedure e Implicazioni

Non sempre la scoperta di una gravidanza è un momento felice per una donna; a volte può essere inaspettata e non voluta, altre volte ci possono essere complicanze anche gravi, come le malformazioni fetali.

L'Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) può essere effettuata entro i primi tre mesi (12+6 settimane). Come medico non obiettore, è possibile preparare in studio il certificato necessario per rivolgersi direttamente all’ospedale per la prenotazione dell’intervento. L’intervento chirurgico si chiama raschiamento e consiste nell’apertura del collo dell’utero con degli strumenti metallici, fino alle dimensioni per far passare la cannula di isterosuzione. L’intervento si completa con il curettage, che è il grattamento delle pareti uterine con un cucchiaio metallico. L’intervento viene fatto in sedazione.

Sì, se l’IVG è richiesta entro le 7 settimane (49 giorni), in questo caso è possibile praticare l’aborto medico tramite il mifepristone (o pillola RU486), un farmaco che blocca l’azione del progesterone.

L'Interruzione di gravidanza terapeutica (ITG) può essere effettuata entro il 180° giorno (sesto mese). In realtà, i progressi della neonatologia impongono un limite a 22 settimane, in quanto i feti nati dopo quest’epoca hanno una possibilità teorica di sopravvivere. L’ITG può essere richiesta per l’accertamento di malformazioni fetali, ma la legge non prevede una selezione eugenetica, per cui il certificato deve riportare che la madre avrebbe danni fisici o psicologici dal proseguimento della gestazione. L’ITG oltre le 22 settimane può essere richiesta solo all’estero, in paesi con una legislazione permissiva, come Francia e Inghilterra.

La paziente viene ricoverata in ospedale, ed è indotto il parto vaginale, tramite candelette di prostaglandine, applicate ogni 3 ore. L’anestesista provvede a somministrare un analgesico per via endovenosa, ma la donna rimane cosciente in tutte le fasi dell’espulsione, anche se non sente dolore. Dopo il parto, è possibile che ci sia necessità di effettuare un raschiamento (da addormentata), se la placenta non è stata espulsa completamente.

Generalmente, il periodo di recupero dura 7-10 giorni. Se il sanguinamento è persistente o compare febbre, è bene rivolgersi al pronto soccorso ginecologico di zona. La mestruazione dovrebbe comparire entro 30-40 giorni dall’intervento. Il recupero dell’attività ormonale è però variabile; ad esempio, situazioni di forte stress lo possono rallentare.

L’interruzione di gravidanza non compromette la fertilità della donna. A volte, dopo un raschiamento, possono crearsi aderenze che obliterano la cavità uterina (sindrome di Asherman). Una nuova gravidanza può essere cercata dopo un paio di cicli mestruali nel caso dell’IVG, e dopo almeno 5-6 mesi per un’ITG.

Schema che illustra le diverse fasi e tempistiche dell'interruzione volontaria di gravidanza

Farmaci Anti-infiammatori Non Steroidei (FANS) e Fertilità

I farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) hanno dimostrato di inibire l'ovulazione e ridurre i livelli di progesterone nelle donne giovani, e questo potrebbe ridurre la fertilità. Dopo l'interruzione dei FANS, tutte le donne "hanno ovulato normalmente durante il ciclo successivo", ha riferito il ricercatore. "Questo ci ha convinto che gli effetti anovulatori dei FANS sono reversibili. Tuttavia, questi risultati evidenziano gli effetti che i FANS possono avere sulla fertilità, e - ha aggiunto - potrebbero anche aprire la porta per la ricerca sulla nuova contraccezione d'emergenza con un profilo di sicurezza più favorevole di quella attualmente in uso".

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