Il mito di Erittonio, figura enigmatica e potente del pantheon ateniese, intreccia le sue radici nella terra stessa, emergendo come un eroe dalla natura primordiale e dall'aspetto mostruoso. In origine, la sua figura fu spesso confusa con quella di Eretteo, un altro sovrano leggendario di Atene, ma le narrazioni che lo riguardano rivelano una genealogia e un destino unici. La sua nascita e la sua infanzia sono avvolte nel mistero, testimoniando la complessità e la stratificazione del pensiero mitologico greco.
Le Origini Divine e Terrene di Erittonio
Le origini di Erittonio sono oggetto di diverse interpretazioni, riflettendo la molteplicità delle credenze e delle narrazioni che circolavano nell'antica Grecia. Secondo una delle versioni più diffuse, il mito lo riteneva figlio di Efesto, il dio della metallurgia e del fuoco, avuto da Attide, una figura femminile legata alla terra. Un'altra tradizione lo vede come frutto dell'unione tra Efesto e Atena, la dea della saggezza e della guerra, o addirittura come figlio diretto di Gea, la Terra stessa. Questa molteplicità di paternità divina e terrena sottolinea la sua natura eccezionale e il suo profondo legame con le forze cosmiche e terrestri.

La sua stessa conformazione fisica era straordinaria: si narrava che Erittonio avesse dei serpenti al posto dei piedi. Questa caratteristica, che lo rendeva un essere ibrido tra umano e animale, tra terrestre e divino, era un tratto distintivo che lo distingueva da ogni altro eroe o divinità. La sua connessione con i serpenti, creature spesso associate alla terra, alla fertilità, alla rigenerazione e al mondo sotterraneo, ne accentuava ulteriormente la natura arcaica e misteriosa.
L'Infanzia Custodita e il Tragico Segreto
La cura e l'educazione di Erittonio furono affidate ad Atena, la dea che ne riconobbe la natura eccezionale. La dea lo allevò in segreto, custodendolo in una cesta. Questa cesta, contenente il bambino e uno o più serpenti che fungevano da guardiani, fu affidata alle figlie di Cecrope, il primo re di Atene. Ad esse fu imposto un severo divieto: non aprire mai la cesta.

Tuttavia, la curiosità insaziabile delle fanciulle ebbe la meglio sulla loro obbedienza. Spinte dal desiderio di scoprire cosa celasse il misterioso contenitore, disobbedirono al divieto divino. Le conseguenze di questa disobbedienza furono tragiche. Secondo una versione del mito, le figlie di Cecrope furono uccise dai serpenti che sorvegliavano Erittonio. In un'altra variante, il terrore suscitato dalla vista del mostruoso bambino le spinse alla follia, portandole a gettarsi nel mare. Entrambe le narrazioni evidenziano il pericolo intrinseco nella natura di Erittonio e la punizione divina per la trasgressione.
Il Regno di Erittonio e le sue Invenzioni
Nonostante le sue origini oscure e la sua infanzia travagliata, Erittonio emerse come un sovrano capace e innovatore. Venne allevato nel tempio di Atena, il luogo sacro dedicato alla dea protettrice di Atene, e qui maturò fino a succedere a Cecrope sul trono. Alcuni autori, tuttavia, offrono una versione leggermente differente della sua ascesa al potere. Secondo questi, Cecrope era stato precedentemente scacciato da Anfizione, il quale fu a sua volta detronizzato da Erittonio. Questa variazione nella successione dinastica sottolinea le complesse dinamiche politiche e le dispute di potere che potevano caratterizzare il periodo mitico.
Erittonio è considerato l'inventore della quadriga, il carro da guerra trainato da quattro cavalli, un'innovazione tecnologica che rivoluzionò la guerra e il trasporto nell'antichità. Questa invenzione testimonia la sua ingegnosità e il suo contributo allo sviluppo della civiltà ateniese. Inoltre, gli viene attribuita l'istituzione delle Panatenee, le solenni feste religiose in onore di Atena, che divennero uno degli eventi più importanti della vita ateniese, caratterizzati da processioni, sacrifici, gare sportive e musicali.

La Doppia Natura del Mito: Umano o Serpentiforme?
Il mito si divide nel raffigurare Erittonio in due modi distinti, che riflettono una duplice interpretazione della sua natura.
Erittonio Umano con Guardiano Serpentino
In una versione, Erittonio viene descritto come un bambino umano sotto tutti gli aspetti. In questo caso, il serpente, o i serpenti, non sarebbero parte integrante del suo corpo, ma piuttosto guardiani incaricati da Atena di vegliare sulla sua incolumità. Questa interpretazione tende a umanizzare ulteriormente il personaggio, relegando il suo aspetto mostruoso a una protezione simbolica o a una minaccia esterna.
Erittonio Serpentiforme: La Versione Più Comune
La versione più diffusa e iconica del mito presenta Erittonio con la parte inferiore del corpo a forma di serpente. Questa caratteristica, derivante dalla sua nascita dalla terra (come suggerito dal suo nome, che evoca "terra" e "erice", un arbusto tipico del suolo), è ciò che avrebbe terrorizzato le figlie di Cecrope. Questa immagine potente e primordiale di un essere metà uomo e metà serpente è quella che più profondamente si è impressa nell'immaginario collettivo, simboleggiando la connessione indissolubile con la terra e le sue forze sotterranee.

Il Mito come Strumento di Conoscenza: La Prospettiva Platonica
Il filosofo Platone, nei suoi dialoghi, si avvale spesso del linguaggio mitologico per esplorare concetti complessi riguardanti la natura umana, l'organizzazione sociale e le origini della civiltà. Egli riconosce nel mythos una forma arcaica ma insuperata di trasmissione del sapere e dei precetti morali, uno strumento adeguato a ricostruire eventi originari, verosimilmente accaduti in un tempo remoto e separato dall'epoca attuale da catastrofi naturali.
Platone sostiene che, a causa dell'analfabetismo dei sopravvissuti a tali cataclismi e della perdita di testimonianze dirette, gli eventi primordiali della "storia" umana diventano oscuri e indeterminati, al di fuori della portata del discorso razionale (logos). Pertanto, per rappresentare questi accadimenti lontani, Platone ricorre al mythos, una forma di discorso che, pur non essendo rigorosamente vero (alethes), cerca di approssimarsi alla verità (to alethei) attraverso la finzione (to pseudos).
I miti, secondo Platone, appartengono alla categoria ontologica del divenire (gignesthai), una condizione intermedia tra il non essere e l'essere nella sua pienezza. Sospesi tra il mondo immutabile delle Idee e l'inconoscibile non essere, questi eventi possono essere conosciuti solo in maniera ipotetica e congetturale, attraverso l'eikasia, una forma di conoscenza intermedia tra l'ignoranza e il sapere scientifico (episteme).
Il mito, in quanto parte integrante del genere letterario dell'imitazione (mimesis), diventa così l'unico mezzo adeguato a raffigurare gli eventi originari della "storia dell'umanità" (Kulturgeschichte), sottraendoli al pericolo della totale dimenticanza. I mythoi platonici, sebbene finalizzati alla ricostruzione approssimativa delle vicende dei "primi uomini", assumono significati irriducibili alla sola analisi storica o archeologica, dando vita a orizzonti di senso dal valore teorico ed estetico autonomo.
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Platone utilizza il mito in diversi dialoghi, come il Politico, il Protagora, la Repubblica, il Timeo, il Crizia e le Leggi, per affrontare questioni gnoseologiche, metafisiche ed etiche. Il mito, pur essendo immaginifico e dotato di verosimiglianza, non si oppone al discorso dialettico-razionale, ma lo integra e lo arricchisce, offrendo una strada diversa (heteran odon) per risolvere problemi complessi. La sua capacità evocativa e la sua forma divertente (paidia), pur mantenendo la serietà (spoude) dell'argomentazione razionale, lo rendono uno strumento potente di comunicazione, comprensibile non solo ai filosofi ma anche al grande pubblico.
I Mythoi Antropologici e Sociogonici in Platone
Platone elabora una serie di mythoi che descrivono la situazione originaria del genere umano e gli sforzi compiuti dagli uomini per creare le prime forme di organizzazione sociale e politica. Questi racconti mitici, pur avendo un fascino letterario e un valore filosofico autonomo, sono strettamente legati al contesto dialogico in cui sono inseriti e forniscono risposte a problematiche specifiche.
Il Mito del Politico: Le Due Ere Cosmiche
Nel Politico, il mito delle due ere cosmiche - l'età di Crono e l'età di Zeus - viene introdotto per far progredire la ricerca sulla corretta definizione del termine "politico". L'età di Crono è descritta come un'epoca in cui il cosmo, governato dalla divinità, era armonicamente ordinato e la natura dispensava spontaneamente i suoi frutti. Questa era idilliaca, tuttavia, era caratterizzata dall'assenza della dimensione politica e culturale. La fine del governo divino lasciò l'uomo solo e indifeso, costretto a procurarsi il cibo con fatica e esposto ai pericoli naturali.
Il Mito del Protagora: La Genesi dell'Aggregazione Sociale
Nel Protagora, la descrizione della genesi dell'aggregazione sociale mira a gettare luce sul problema dell'insegnabilità della virtù (arete). Questo mito esplora come gli uomini, dopo essere stati dotati da Prometeo delle arti e del fuoco, ricevettero da Zeus l'arte politica, indispensabile per la sopravvivenza in comunità.
La Repubblica: L'Origine della Polis
Nella Repubblica, l'indagine sulle modalità attraverso cui la prima forma di organizzazione politica (prote polis) ha origine è finalizzata all'individuazione della corretta definizione di giustizia (to dikaion). Platone discute due teorie sull'origine della polis: quella di Glaucone, che la vede come risultato di un calcolo utilitaristico e di un patto di non aggressione basato sulla paura e sulla debolezza, e quella "socratica", che individua l'arche dell'aggregazione sociale nel bisogno e nella mancanza di autosufficienza economica. Platone sviluppa organicamente la teoria socratica, caratterizzata dall'idea dell'originaria socievolezza umana, più adatta a legittimare la concezione platonica della naturalità dell'articolazione del corpo sociale.
Il Timeo e il Crizia: L'Antica Atene e Atlantide
Il lungo discorso mitico sull'antica Atene e sulla leggendaria città di Atlantide, che occupa la prima parte del Timeo e la totalità del Crizia, ha lo scopo di mettere in evidenza il comportamento pratico della kallipolis (la città ideale) descritta nella Repubblica, che in quest'ultimo dialogo era stata delineata solo teoricamente.
Le Leggi: La Funzione Introduttiva del Mito
Nelle Leggi, il discorso platonico sulle prime forme di organizzazione socio-politiche esercita una funzione introduttiva nei confronti del momento teorico cruciale della fondazione di una nuova colonia cretese.
Unità e Complementarità dei Miti Platonici
Sebbene ogni mythos sia inserito in un particolare contesto dialogico e abbia un significato autonomo, essi sono legati tra loro da affinità di contenuto e da elementi strutturali costanti, come la cornice storico-evolutiva, il riferimento alle catastrofi naturali e il ruolo della divinità. Questa interconnessione permette una lettura complessiva e sinottica dei diversi mythoi antropologici e sociogonici, evidenziando non solo le differenze ma anche le corrispondenze, l'unità di fondo e la complementarità dei discorsi platonici sull'origine dell'organizzazione socio-politica.
La "scena primaria" può essere identificata nel racconto del Politico, con la descrizione della mitica età di Crono, un'epoca di armonia e abbondanza, ma priva di sviluppo politico e culturale. La successiva condizione di precarietà umana, secondo il mito del Protagora, spinse gli uomini a creare le prime forme di aggregazione sociale e le prime realizzazioni tecniche, con l'aiuto divino.
Il mito di Erittonio, con le sue origini terrene e divine, il suo aspetto mostruoso ma anche il suo ruolo di inventore e fondatore, si inserisce perfettamente in questa visione platonica del mito come strumento per comprendere le origini profonde della civiltà umana e le complesse dinamiche che hanno portato alla formazione delle società e delle istituzioni. La sua figura incarna la potenza primordiale della terra e la capacità umana di trasformarla attraverso l'ingegno e l'organizzazione sociale, temi centrali nella filosofia platonica.
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