Una doverosa premessa: nel corso della storia, la nostra specie ha selezionato gli animali che oggi conosciamo come “domestici” sulla base di tratti specifici, dalla produttività alla mansuetudine, dall’aspetto all’abilità di svolgere determinati lavori. Cani, gatti, galline, cavalli, pecore, conigli e molti altri hanno imparato a convivere con noi e, se tenuti in modo appropriato, ad adattarsi alla cattività. Come autrici di questa rubrica, crediamo che le specie selvatiche appartengano al loro ambiente naturale. Tuttavia riteniamo corretto parlare anche di animali che, pur non essendo andati incontro al processo di domesticazione (dunque “domestici”), sono oggi diffusi come pet, proprio perché la scelta di acquistare una specie esotica richiede la massima consapevolezza da parte dell’aspirante proprietario. Chi sceglie di convivere con un animale selvatico ed esotico deve assicurarsi che la sua detenzione sia effettivamente permessa e di acquistarlo da venditori autorizzati, che garantiscano la legalità della provenienza. Inoltre, deve essere in grado di garantirgli condizioni di vita idonee, curando il benessere psicofisico di specie adattate ad ambienti ben diversi dal nostro.

Un pitone reale in un terrario ben allestito

Di serpenti esistono svariate specie e moltissime sono commercializzate come pet. Provenienti da habitat diversi, originarie di aree del globo profondamente differenti tra loro, è indubbio che ciascuna abbia le proprie necessità. Anche quando si parla di alimentazione, sulla quale però un punto (quasi sostanzialmente) in comune, i serpenti, ce l’hanno: sono carnivori. Ciò non significa, però, che sia sufficiente lasciar loro un petto di pollo o un tocco di manzo. Abbiamo già accennato, in un articolo precedente, al fatto che molte delle malattie dei rettili in cattività possono essere ricondotte all’alimentazione.

Le Sfide dell'Alimentazione del Pitone Reale in Cattività

Da una parte possono insorgere problemi legati alla sovra-alimentazione che, unita alla carenza di attività fisica (i serpenti come i pitoni non sono particolarmente attivi, ma un terrario piccolo e povero dal punto di vista ambientale limita ulteriormente i movimenti), può portare all’obesità. Dall’altra, non è infrequente, in particolare nei pitoni, che si manifesti anoressia. Questo disturbo alimentare può avere cause molteplici, dalla gestione inadeguata dell'ambiente alla scelta della preda, fino a problemi di salute sottostanti. È fondamentale quindi approcciare l'alimentazione con attenzione e conoscenza.

Alcuni serpenti si nutrono di uova; altri preferiscono gli insetti; altri ancora prediligono lucertole e gechi o perfino altri serpenti; ci sono quelli, come Hetrodon nasicus, che amano gli anfibi; e quelli che mangiano piccoli pesci; quelli, infine, che si nutrono di piccoli mammiferi. Topi e ratti sono, in effetti, l’alimentazione principale per i serpenti più tenuti in cattività, come pitoni, boa e colubridi. «L’alimentazione dei serpenti in natura, dove possono mangiare un po’ di tutto, è ben distinta da quella dei serpenti allevati in cattività», spiega a OggiScienza Luca Re, fondatore e attuale vicepresidente dell’Associazione Veterinari Esotici di Milano. «In generale, topi e ratti possono fornire ai serpenti tenuti come pet tutti i nutrienti di cui hanno bisogno e sono di solito graditi ai serpenti; inoltre, è ormai piuttosto facile reperirli online o nei negozi specializzati.»

Illustrazione di un topo e un ratto di diverse dimensioni

La Dimensione della Preda: un Fattore Cruciale

«Un altro aspetto importante da tenere in considerazione è la loro dimensione», continua il veterinario. «Infatti, un altro tipo di problemi che osserviamo in clinica è quello dovuto alla costipazione, perché al serpente sono forniti alimenti troppo grossi.» La costipazione, ovvero l'incapacità di espellere le feci, può causare seri problemi di salute, tra cui blocchi intestinali e infezioni. È quindi imperativo scegliere prede di dimensioni adeguate alla stazza del serpente.

In commercio si possono trovare topi e ratti di diverse dimensioni: si va dai pinky, di pochi giorni di età e del peso di pochi grammi, a quelli di primo pelo, e via via fino agli individui più grandi. «I consigli che si trovano in giro, in rete o dati dagli allevatori, sono vari: c’è chi suggerisce di non dare prede più grandi di una volta oppure una volta e mezzo la testa del serpente, chi calcola la dimensione in rapporto al diametro del serpente… Ma ovviamente non tutte queste indicazioni sono affidabili ed è sempre bene rivolgersi a un veterinario specializzato.» La regola generale, sebbene con le dovute eccezioni e la necessità di una consulenza veterinaria specifica, è che la preda non dovrebbe superare il diametro più largo del corpo del serpente.

Se si escludono i topi pinky, tutti gli altri usati per alimentare i serpenti devono essere forniti (e sono venduti) completi di testa, pelliccia e zampe. Questi elementi sono fondamentali per fornire al serpente tutti i nutrienti essenziali, inclusi calcio e vitamine, che altrimenti rischierebbero di mancare.

Scegliere prede di dimensioni appropriate per i pitoni reali #ledimensionicontano

Frequenza di Alimentazione: un Ritmo Diverso dai Cani e Gatti

Anche per quanto riguarda la frequenza di alimentazione i parametri sono variabili in rapporto soprattutto all’età del serpente. Di certo, i serpenti sono ben diversi dagli altri pet: non lasceremmo mai un cane o un gatto (ma nemmeno un pappagallo, un ratto, un coniglio…) 15 giorni senza cibo; per i serpenti, invece, restare senza mangiare anche per periodi relativamente lunghi non è affatto strano. Questo è dovuto al loro metabolismo lento e alla loro capacità di digerire prede di grandi dimensioni in un unico pasto.

«I serpenti non mangiano quotidianamente. In termini molto generali, si può dire che per un pitone reale la frequenza di alimentazione va da una volta ogni cinque giorni per i serpenti più giovani, i cosiddetti baby, a una volta ogni 15 circa per gli adulti», spiega Re. I giovani serpenti, avendo un metabolismo più veloce e necessitando di maggiori nutrienti per la crescita, richiedono pasti più frequenti rispetto agli adulti, il cui metabolismo rallenta con l'età.

L'Importanza della Preda Decongelata e Scaldata

Dopo il pasto, il serpente non deve essere manipolato. Il processo digestivo è delicato e qualsiasi stress può causare rigurgito, che è dannoso per il serpente. È importante osservare il serpente da lontano durante e dopo il pasto per assicurarsi che tutto proceda per il meglio.

Abbiamo visto che il topo o il ratto, così come altri con i quali si può variare la dieta del serpente (secondo uno dei pochi studi al riguardo, i pulcini sono una possibile alternativa), devono essere “serviti” integri. Forniscono così tutti i nutrienti di cui il serpente ha bisogno, per cui, salvo specifiche condizioni patologiche e in seguito a visita con un veterinario specializzato, non sono di norma necessari integratori. «I serpenti, a differenza dei rettili vegetariani, ottengono il calcio e la vitamina D di cui hanno bisogno direttamente dall’alimentazione.»

In rete si trovano ancora numerosi video e alcuni articoli che mostrano o parlano dell’alimentazione con prede vive. «Questo tipo di alimentazione è sconsigliato da anni, e la comunità veterinaria è concorde nel consigliare vivamente l’alimentazione con prede decongelate», spiega Re. «Da una parte per ragioni etiche, nel senso che un topo o un ratto posti nella teca di un pitone possono essere sottoposti a un profondo stress e, a differenza di quanto avviene in natura, non hanno alcuna possibilità di fuga. Gli animali che vengono venduti nei negozi dovrebbero essere uccisi in modo indolore, di norma con l’anidride carbonica. Dall’altra per ragioni pratiche non di poco conto: il congelamento, per esempio, consente di abbattere i patogeni del roditore che possono infettare il serpente».

Grafico che illustra i benefici del congelamento delle prede

E non c’è solo l’aspetto sanitario: non è infrequente che la preda attacchi il predatore. Un roditore spaventato e in lotta per la sopravvivenza può infliggere morsi e graffi al serpente, causando ferite che possono infettarsi e portare a gravi complicazioni.

Come notava già un articolo del 1953, i serpenti non fanno di norma schizzinosi se, invece di dover uccidere la preda, la trovano servita. Questo è un vantaggio notevole quando si alleva in cattività, poiché elimina il rischio di predazione inversa e riduce lo stress per entrambi gli animali.

Importante però che sia a temperatura corporea. Il serpente percepisce infatti la preda grazie a fossette termosensibili poste sul muso e che, come ha rivelato uno studio del 2010, funzionano grazie a un particolare tipo di canale ionico che agisce come recettore dei raggi infrarossi. Prima di “servire” il ratto o il topo, quindi, questo dev’essere decongelato e in parte scaldato perché il serpente possa “vederlo”. Il metodo di scongelamento più consigliato è quello in frigorifero, seguito da un riscaldamento graduale a temperatura corporea (circa 30-32°C) utilizzando acqua tiepida. Evitare il microonde, che può creare punti surriscaldati e cuocere la preda internamente, rendendola inadatta e potenzialmente pericolosa.

La scelta di detenere un pitone reale come animale da compagnia implica una grande responsabilità. Comprendere a fondo le sue esigenze alimentari, ambientali e comportamentali è il primo passo per garantirgli una vita lunga, sana e felice. Rivolgersi sempre a veterinari specializzati in esotici è fondamentale per ricevere consigli personalizzati e affrontare qualsiasi dubbio o problema che possa sorgere nella gestione di questo affascinante rettile.

Leggi anche: 2020, come stanno le foreste? Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.

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