L'arte, in ogni sua forma, ha il potere di gettare luce su realtà spesso trascurate, di dare voce a chi non ne ha e di stimolare una riflessione profonda su questioni sociali scottanti. La graphic novel "Ninna Nanna a Teheran" di Nassim Honaryar, iraniana trapiantata in Italia da 14 anni, emerge come un esempio potente di questo potenziale, offrendo un ritratto commovente e al contempo crudo della condizione dei bambini nella periferia dell'Iran contemporaneo. L'opera, pubblicata da Rizzoli, non è una semplice narrazione, ma un grido di denuncia, un atto di compassione che va oltre le festività e si radica nella realtà tangibile della povertà, del disagio e dell'indifferenza statale.

Copertina del libro

Un Ponte tra Finzione e Realtà: L'Ispirazione dietro "Ninna Nanna a Teheran"

Il colloquio con Nassim Honaryar rivela la genesi del suo lavoro: "Ho raccontato ciò che ho visto, cose che spesso non corrispondono a ciò che vorremmo vedere: la povertà, il disagio, l’indifferenza dello Stato". Questa affermazione pone immediatamente l'accento sull'autenticità e sulla volontà dell'autrice di affrontare temi scomodi. L'ispirazione, come suggerisce il paragone con "I bambini del paradiso" di Majid Majidi, un film del 1999 candidato all'Oscar, si muove su un terreno di profonda empatia verso l'infanzia. Tuttavia, Honaryar distingue nettamente i suoi personaggi da quelli di Majidi. Se i fratellini Ali e Zahra del film sono fragili, deboli e indifesi, i bambini di "Ninna Nanna a Teheran" sono descritti come scaltri, smaliziati e delusi dalla vita. Questa differenza non è un dettaglio trascurabile, ma sottolinea un cambiamento nel contesto sociale e nelle conseguenze che esso ha sullo sviluppo psicologico dei bambini.

L'incredibile voglia di farcela che spinge i bambini di Majidi a cercare un paio di scarpe perdute si ritrova, in una forma più disperata e resiliente, nei giovani protagonisti di Honaryar. Essi inventano qualsiasi espediente per sbarcare il lunario e resistere all'oppressione degli sfruttatori. La loro è una lotta per la sopravvivenza quotidiana, una dimostrazione di una forza interiore forgiata dalle avversità. Le loro parole risuonano con un'amarezza profonda: "Vorrei avere le ali per volare sopra tutti i casini", dice uno di loro, mentre pianifica una fuga dal luogo dove i "protettori" li tengono chiusi per la notte. Questa frase incapsula la disperazione e il desiderio di evasione di chi si sente intrappolato in un ciclo di sfruttamento e negligenza.

La Periferia di Teheran: Un Mondo a Parte

Nassim Honaryar dedica un'attenzione meticolosa alla descrizione della periferia di Teheran, dipingendola come una realtà quasi aliena rispetto al centro della città. "Sembra addirittura una città diversa dal centro," osserva l'autrice. Le differenze sono marcate e inquietanti: un tasso di delinquenza e povertà esponenzialmente più alto si accompagna a una decrescita impressionante della percentuale di bambini scolarizzati man mano che ci si allontana dai quartieri più agiati. Questo dato è cruciale, poiché mette in luce un circolo vizioso di esclusione sociale. L'accesso limitato all'istruzione non solo compromette il presente delle giovani generazioni, ma ipoteca irrevocabilmente il loro futuro, condannandoli a diventare "i poveri di domani, gli indigenti di cui lo Stato non si occupa".

L'indignazione di Nassim Honaryar traspare chiaramente quando afferma: "È incredibile che situazioni simili accadano tutt’oggi senza che il governo faccia qualcosa. Non stiamo parlando di cento anni fa, ma di ieri". Questa dichiarazione sottolinea l'urgenza e la contemporaneità del problema. Non si tratta di un retaggio storico da analizzare con distacco, ma di una realtà viva e presente che richiede un intervento immediato. L'autrice sceglie di raccontare questa vita, e di farlo attraverso le esperienze dei bambini, perché "mi sembrava il modo più efficace". Questa scelta narrativa è strategica: i bambini, con la loro innocenza ferita e la loro resilienza innata, diventano il veicolo perfetto per trasmettere l'impatto devastante della povertà e dell'abbandono.

Mappa concettuale che illustra le cause e gli effetti della povertà infantile in aree urbane

L'Indifferenza Statale: Un Assente Inquietante

Uno dei temi centrali e più dolorosi trattati in "Ninna Nanna a Teheran" è l'indifferenza, se non l'impotenza, dello Stato. Honaryar descrive questa assenza non con argomentazioni politiche, ma attraverso le vite spezzate dei suoi personaggi, le loro lotte quotidiane e la mancanza di prospettive. La periferia di Teheran diventa così il simbolo di un'intera nazione dove le disuguaglianze sociali sono acuite da un disinteresse istituzionale che lascia ampie fasce della popolazione, e in particolare i bambini, in uno stato di abbandono.

Questo disinteresse si manifesta in molteplici forme: dalla carenza di servizi essenziali alla mancanza di opportunità educative e lavorative, fino alla tolleranza, o addirittura alla complicità, verso forme di sfruttamento. I "protettori" menzionati dall'autrice sono una chiara allusione a figure che, anziché offrire protezione, perpetuano un sistema di sfruttamento, approfittando della vulnerabilità dei bambini. La loro condizione di marginalità li rende facili prede per chi opera al di fuori della legalità, in un limbo dove i diritti umani sono sistematicamente violati.

La città che si prende cura

Oltre i Confini Nazionali: Un Messaggio Universale

La questione della traduzione e della distribuzione del libro in Iran rimane un'incognita per Nassim Honaryar. Tuttavia, il valore universale del suo messaggio trascende i confini geografici e culturali. Le tematiche affrontate - povertà, sfruttamento minorile, indifferenza delle istituzioni - sono purtroppo presenti in molte parti del mondo. La graphic novel offre uno spaccato specifico, ma le sue implicazioni sono globali.

Il contrasto tra la realtà descritta in "Ninna Nanna a Teheran" e l'immaginario spesso associato all'Iran, o più in generale ai paesi mediorientali, è significativo. L'opera di Honaryar smonta stereotipi e pregiudizi, mostrando un volto dell'Iran fatto di sfide sociali complesse, di resilienza umana e di un urgente bisogno di attenzione e intervento. La scelta di utilizzare il formato della graphic novel, con le sue potenzialità espressive e la sua capacità di raggiungere un pubblico ampio, è un ulteriore punto di forza dell'opera.

Un Parallelo Inaspettato: La Ninna Nanna Elettrica di Nissan

In un contesto apparentemente distante, emerge un parallelo curioso e illuminante con l'iniziativa di Nissan e la sua "Nissan Leaf Dream Drive". Questa playlist di ninne nanne, creata per bambini e integrata nelle tecnologie dell'auto elettrica Leaf, si ispira ai suoni percepibili e non percepibili del veicolo, unendo ricerca sullo sviluppo uditivo infantile e creatività. Tom Middleton, il sound designer coinvolto, la definisce "la prima collaborazione al mondo con un’auto nel ruolo di artista musicale".

Sebbene le intenzioni e i contesti siano radicalmente diversi - una narrazione di denuncia sociale contro una strategia di marketing innovativa - entrambi gli esempi mettono in luce l'importanza del suono e della narrazione per l'infanzia. La "ninna nanna a zero emissioni di Nissan" offre un'esperienza sonora studiata per il benessere dei più piccoli, mentre "Ninna Nanna a Teheran" usa la narrazione, seppur in un contesto di grave disagio, per dare voce e visibilità a bambini che altrimenti rimarrebbero inascoltati. Il contrasto tra queste due "ninne nanne" - una creata per cullare e l'altra per svegliare le coscienze - evidenzia la poliedricità con cui il tema dell'infanzia può essere affrontato attraverso diversi media e con intenti differenti, ma sempre con un impatto potenziale profondo.

Illustrazione di bambini che giocano in una periferia urbana

La Voce dei Bambini: Tra Resilienza e Disillusione

I bambini di "Ninna Nanna a Teheran" non sono angeli innocenti ignari delle brutture del mondo. Sono bambini che hanno dovuto crescere in fretta, imparando a navigare in un ambiente ostile. La loro scaltrezza non è un tratto negativo, ma una strategia di sopravvivenza. La loro delusione dalla vita è una conseguenza diretta della realtà che vivono, una realtà priva di quelle sicurezze e opportunità che dovrebbero essere un diritto fondamentale di ogni bambino.

La graphic novel di Honaryar non offre facili soluzioni o lieti fine consolatori. Offre invece uno sguardo onesto e senza filtri sulla complessità della condizione umana in contesti di marginalità. Attraverso le loro storie, i bambini di Teheran ci insegnano la forza della resilienza, la capacità di trovare speranza anche nelle situazioni più difficili, ma ci ricordano anche la responsabilità che abbiamo come società nel garantire un futuro migliore a tutte le generazioni, un futuro libero dalla povertà, dallo sfruttamento e dall'indifferenza. L'opera è un invito a guardare oltre ciò che spesso vorremmo vedere, ad ascoltare le ninne nanne sussurrate nelle periferie del mondo, e a non rimanere indifferenti.

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