La sepoltura dei feti abortiti è un tema complesso e delicato che ha sollevato significative preoccupazioni a Roma, culminando in azioni legali e dibattiti pubblici. La vicenda emersa nel cimitero Flaminio, dove sono state scoperte croci con i nomi di donne che avevano interrotto la gravidanza, ha acceso i riflettori su una pratica che lede la privacy e i diritti delle donne, oltre a sollevare interrogativi sulla trasparenza e sull'etica delle procedure sanitarie e cimiteriali.

Cimitero con croci bianche

L'Azione Popolare e la Richiesta di Tutela

Un'azione popolare è stata promossa per impedire che altre donne a Roma vengano tenute all'oscuro della sepoltura dei feti abortiti. Questa iniziativa, descritta come un'azione giudiziaria in cui i cittadini "vestono la fascia della sindaca", mira a tutelare gli interessi della comunità cittadina, sostenendo che il trattamento in questione lede i diritti di Roma Capitale e di tutta la cittadinanza. L'azione chiede alla sindaca Virginia Raggi di intervenire nel processo che sta per iniziare, con l'auspicio che sia lei stessa a portare avanti la tutela contro quella che viene definita una "pratica medievale".

La Scoperta Shock e le Testimonianze

Francesca Tolino, promotrice di "Libera di Abortire" e candidata alle elezioni in Campidoglio, ha raccontato la sua esperienza personale. Dopo aver effettuato un aborto terapeutico, ha scoperto quasi un anno dopo una croce con il suo nome all'interno del cimitero Flaminio. "A Roma cambiano le generazioni, ma le storie sono sempre le stesse", ha affermato Tolino, sottolineando la difficoltà di abortire in modo civile nella città. Ha definito "scandaloso il silenzio della politica" e ha chiesto un pronunciamento chiaro da parte della sindaca.

Nastassja Habdank, consigliera uscente e candidata per un secondo mandato, ha presentato un ordine del giorno per chiedere alla sindaca e alla Regione di eliminare i nomi dalle croci e di rimuoverle completamente. Anche Nella Converti, candidata al consiglio comunale, ha insistito sul fatto che la sepoltura di un feto non debba essere un obbligo ma una scelta, chiedendo chiarezza normativa. Flavia Restivo, candidata all'assemblea capitolina, ha definito "vergognoso che nel 2021 ci sia una situazione di questo tipo", legando le lotte a cui partecipa alla laicità dello Stato.

Obiezione di Coscienza e Ostacoli all'Aborto

Alessandra Marchese, farmacista e candidata con la lista Sinistra Civica Ecologista, ha evidenziato il potenziale ruolo delle farmacie come luoghi di supporto per le donne. Isabella Borrelli, candidata all'assemblea capitolina, ha fornito dati sull'obiezione di coscienza del personale sanitario, che in alcune regioni raggiunge il 93% e in media si attesta al 73%. Questo dato solleva la questione di donne a cui viene richiesto di abortire all'estero per un diritto garantito per legge da 43 anni. Simone Sapienza, candidato al consiglio comunale, ha descritto le difficoltà nel sensibilizzare sul tema, notando come le critiche al servizio vengano talvolta percepite come accuse da coloro che hanno lottato per garantirlo in passato, in un clima di scarsa disponibilità da parte dei ginecologi.

Grafico sull'obiezione di coscienza in Italia

Violazione della Privacy e della Legge sull'Aborto

L'azione popolare promossa da Radicali e "Libera di Abortire" chiede un risarcimento al Comune per le "migliaia di donne umiliate e offese". Viene citato l'articolo 21 della legge sull'aborto, che punisce chiunque, per ragioni professionali o d'ufficio, riveli l'identità di chi ha fatto ricorso alla procedura. La violazione di questa legge e della privacy è contestata agli autori della procedura che ha portato alla creazione di lapidi per i feti al cimitero di Prima Porta senza il consenso delle mamme, che hanno invece scoperto il proprio nome e la data dell'interruzione di gravidanza sulle croci, rendendo pubblica una vicenda privata.

La presidente di "Differenza Donna", Elisa Ercoli, parla di "violenza istituzionale nei confronti delle donne, che vedono violati i loro diritti di cittadinanza e libertà di culto". L'associazione ha ricevuto contatti da un centinaio di donne, anche da fuori Roma. Nel solo settore del cimitero Flaminio visitato dalle esponenti di "Differenza Donna" sono state contate oltre duecento croci nel periodo 2017-2020, con la possibilità che il numero sia stato molto più alto negli anni, considerando le croci a terra.

La violazione della legge sull'aborto rimanda a quella del segreto professionale, con una pena massima prevista di un anno di reclusione. La vicenda ha messo in luce una prassi basata sull'interpretazione errata della legge di polizia mortuaria che disciplina la sepoltura dei feti. Il consenso della mamma, espressamente richiesto, viene aggirato interpretando un eventuale diniego come una mera volontà di non occuparsene personalmente. Su disposizione degli ospedali e via libera delle ASL, l'AMA viene incaricata della sepoltura.

Alessandro Capriccioli, capogruppo di +Europa Radicali, e Marta Bonafoni della Lista civica Zingaretti, hanno depositato una proposta di legge regionale per disciplinare in modo inequivocabile le modalità di sepoltura dei feti, stabilendo che possa avvenire solo su richiesta della donna che ha abortito e secondo le modalità da lei indicate.

La Vicenda Giudiziaria e l'Archiviazione

La vicenda dei feti sepolti a Roma, al Flaminio, si è chiusa con un'archiviazione. L'associazione "Differenza Donna" aveva sporto denuncia dopo che una donna aveva scoperto il caso a suo nome. Nonostante la gip del Tribunale di Roma abbia accertato i fatti, la mancanza della finalità di lucro ha portato all'archiviazione. Non ci sarebbe stato, secondo l'ordinanza, "alcun nocumento intenzionalmente voluto al fine di trarre a sé o ad altri ingiusto profitto". Si parla di "errore" piuttosto che di dolo, ma l'associazione mantiene la sua posizione, definendo la pratica una "inaccettabile violenza" e chiedendo chiarezza sui fatti che violano i diritti e la libertà delle donne.

L'associazione e le donne che hanno sporto denuncia contestano il fatto che la procedura, dagli ospedali alla sepoltura, sia stata definita "errata" e "contra legem", ma che nessuno sia chiamato a risponderne. Viene sollevato il dubbio sulla "giusta causa" dell'esposizione pubblica dei nomi delle donne e sull'assenza di indagine riguardo ai costi di smaltimento alternativo dei rifiuti sanitari o al prezzo di bare e croci.

La privacy #1 - Come e quando nasce il diritto alla privacy

La Legislazione e le Pratiche Esistenti

Il Regolamento di polizia mortuaria n. 285 del 1990 disciplina la sepoltura dei feti e dei prodotti del concepimento. La legge prevede una distinzione basata sull'età gestazionale:

  • Nati morti dopo la 28ª settimana: La sepoltura avviene sempre.
  • Feti tra la 20ª e la 28ª settimana: La sepoltura avviene con permessi rilasciati dall'autorità sanitaria competente.
  • Feti inferiori alla 20ª settimana: La sepoltura è facoltativa e deve avvenire su richiesta.

In caso di mancata richiesta da parte dei parenti entro 24 ore, i prodotti del concepimento vengono smaltiti dalla struttura ospedaliera tramite termodistruzione. Tuttavia, alcune associazioni, tramite accordi con ospedali e comuni, si occupano della sepoltura dei feti, specialmente quelli sotto le 20 settimane, qualora i parenti non facciano richiesta. Queste associazioni si fanno carico dei costi di autorizzazione, trasporto e sepoltura, sollevando gli ospedali da tale onere.

L'esposizione del nome della donna su una lapide pubblica senza il suo consenso costituisce una violazione di un dato sensibile, secondo l'articolo 9 del Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali. Il Garante della privacy ha aperto un'inchiesta in merito.

Il Ruolo delle Associazioni e le "Città a Favore della Vita"

Diverse associazioni, come "Difendere la vita con Maria" (Advm) e il movimento religioso "Armata bianca", si occupano dell'inumazione dei feti, spesso ispirate da principi religiosi. Advm, in particolare, si ispira al magistero secondo cui tutti i bambini non battezzati vanno sepolti per essere "spiritualmente raggiunti" dalla Chiesa. Queste associazioni operano nel rispetto della legge, ma la loro azione solleva interrogativi sull'affidamento dello smaltimento di quelli che sono a tutti gli effetti rifiuti sanitari pericolosi a un'associazione religiosa.

Le istituzioni di registri dei bambini mai nati e di cimiteri dei feti si inseriscono in una più ampia prospettiva delle "città a favore della vita", promosse da amministrazioni di centrodestra vicine ad ambienti antiabortisti. Queste iniziative, come quella approvata a Verona nel 2018, mirano a dichiarare pubblicamente il proprio comune "a favore della vita".

Mappa dell'Italia con evidenziate città con iniziative

Mancanza di Informazione e Trascuratezza Burocratica

Molte donne che interrompono una gravidanza non vengono adeguatamente informate sul destino del prodotto del concepimento. I moduli per l'interruzione volontaria di gravidanza, pur contenendo informazioni sull'operazione, raramente chiariscono le procedure relative alla sepoltura. Spesso le informazioni vengono date solo verbalmente o non vengono fornite affatto, portando i parenti a non sapere di dover fare richiesta entro 24 ore per seppellire un feto con meno di 20 settimane di età.

La Regione Veneto, dal 2018, ha introdotto l'obbligo di informare i parenti della possibilità di inumare il feto e, in caso contrario, se ne farà carico l'ASL anche al di sotto delle 20 settimane. Tuttavia, manca un'informativa ministeriale uniforme su tutto il territorio italiano, lasciando a ogni azienda ospedaliera la discrezionalità su come impostare la comunicazione con la donna/coppia.

La questione dei cimiteri dei feti non risiede nella loro esistenza, ma nel fatto che spesso avvengono nella totale inconsapevolezza delle persone interessate, con conseguenti violazioni della privacy. L'idea che la vita inizi dal concepimento, promossa da alcuni direttori di ospedali, rischia di dimenticare le esigenze e i diritti di chi resta, ovvero le donne e le coppie che hanno vissuto l'interruzione di gravidanza.

La lotta per la dignità e la privacy delle donne in relazione alla sepoltura dei feti abortiti è quindi un campo di battaglia aperto, che richiede chiarezza normativa, trasparenza nelle procedure e un pieno rispetto dei diritti individuali, in un contesto che dovrebbe essere caratterizzato da laicità e rispetto per le scelte personali.

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