L'idea di dare alla luce un bambino in acqua, una pratica che affonda le sue radici negli anni '60 grazie al dottor Igor Charkovsky, sta guadagnando una crescente attenzione, pur rimanendo una scelta alternativa e minoritaria. Questo approccio al parto, che prevede l'immersione in una vasca d'acqua calda durante il travaglio e/o il parto, mira a offrire una transizione più delicata per il neonato, richiamando l'ambiente acquatico e protettivo dell'utero materno, e a sfruttare le proprietà analgesiche e rilassanti dell'acqua per la madre. Nonostante i suoi potenziali vantaggi, è fondamentale comprendere appieno in cosa consiste questa procedura, quali sono i suoi pro e contro, quando è consigliata e quando, invece, non può essere eseguita.

Cosa si Intende per "Parto in Acqua"?
Il parto in acqua si riferisce alla pratica di affrontare il travaglio e il parto immergendosi in una vasca riempita di acqua calda. L'obiettivo principale è duplice: da un lato, offrire al neonato un passaggio più morbido verso la vita extrauterina, evocando l'ambiente acquatico e sicuro dell'utero materno; dall'altro, sfruttare le proprietà naturali dell'acqua calda per alleviare il dolore e favorire il rilassamento della partoriente durante il travaglio.
La procedura si svolge generalmente in un ambiente caldo e accogliente, con un numero limitato di persone presenti. Le vasche dedicate sono costruite con precise specifiche tecniche, con una profondità di almeno 70-80 centimetri e realizzate in materiali resistenti che consentono una perfetta igienizzazione. La temperatura dell'acqua è attentamente regolata: nelle fasi iniziali del travaglio si mantiene tra i 33 e i 37°C, aumentando a 37-37,5°C quando il momento della nascita è imminente. È essenziale un ricambio costante dell'acqua per garantire la pulizia, dato che durante il travaglio e il parto possono verificarsi emissioni di liquidi come urine, feci, sangue e liquido amniotico.
L'ingresso in acqua avviene tipicamente durante la fase di travaglio attivo, quando la dilatazione del collo uterino è avanzata e le contrazioni sono efficaci e regolari. Questo per evitare un possibile effetto sedante o ritardante dell'acqua calda nelle fasi iniziali.
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Il Legame Profondo tra Acqua e Bambino
La proposta del parto in acqua per le donne in travaglio affonda le sue radici in una profonda connessione con l'esperienza prenatale del bambino. Nei primi nove mesi di vita, il feto vive immerso nel liquido amniotico, un ambiente acquatico e protettivo. Il concepimento stesso avviene in un ambiente fluido, all'interno delle tube di Falloppio, e il viaggio verso l'utero, della durata di circa una settimana, si svolge anch'esso in un mezzo acquatico.
Durante la gestazione, il feto è costantemente circondato dai fluidi materni e dal sangue che lo nutrono, fluttuando in quello che viene descritto come un "grande oceano senza tempo". La continua carezza dell'acqua sulla pelle del feto, il primo organo di senso a svilupparsi, fornisce le primissime sensazioni tattili. La stimolazione delle terminazioni nervose da parte del caldo liquido amniotico contribuisce alla formazione di un primitivo senso dell'Io, definendo i limiti del proprio corpo rispetto all'ambiente circostante.
Di conseguenza, per il neonato, il breve passaggio attraverso l'acqua della vasca viene considerato un elemento familiare. Questo rende meno traumatico il primo impatto con la gravità, l'atmosfera, la luce e i rumori esterni, facilitando la transizione dalla vita intrauterina a quella extrauterina.
Benefici del Parto in Acqua per la Madre
L'immersione in acqua durante il travaglio offre una serie di benefici significativi per la madre, che contribuiscono a rendere l'esperienza più confortevole e gestibile.
Riduzione del Dolore e Maggiore Rilassamento
L'acqua calda favorisce la produzione e il rilascio di endorfine, veri e propri antidolorifici naturali, promuovendo un profondo stato di rilassamento. Il clima caldo-umido dell'acqua riduce il tono catecolaminergico, un fattore che contribuisce ulteriormente alla diminuzione della percezione del dolore. Sebbene l'acqua non elimini il dolore, crea una condizione di rilassamento fisico, mentale ed emotivo che ne attenua la sensazione. Molte donne testimoniano di sentire un sollievo avvolgente, con l'acqua che culla, avvolge e protegge, rendendo le contrazioni più gestibili. Questo fenomeno è anche spiegato dal "gate control", per cui la percezione del dolore si riduce quando, parallelamente, si avvertono sensazioni tattili o termiche.
Rilassamento Muscolare
L'acqua calda permette un efficace rilassamento della muscolatura, con particolare beneficio per il pavimento pelvico. Questo rilassamento può contribuire a ridurre il rischio di lacerazioni nella zona vagino-perineale durante il parto.
Maggiore Libertà di Movimento
L'acqua riduce gli effetti della gravità e sostiene il peso del corpo della donna, facilitando i movimenti e aumentando la mobilità del bacino. Questa libertà di movimento può essere cruciale per favorire la correzione di eventuali malposizioni fetali e agevolare la discesa del feto nel canale del parto. La partoriente può assumere liberamente la posizione che ritiene più comoda, sia essa seduta, distesa, semi-reclina o inginocchiata, sfruttando anche supporti impermeabili o teli annodati sopra la vasca ("liana").
Accorciamento dei Tempi del Travaglio
L'immersione in acqua durante il primo stadio del travaglio è stata associata a una riduzione dei tempi di dilatazione e del travaglio stesso. Questo è attribuibile al rilassamento generale e a una maggiore efficacia delle contrazioni uterine, favorite dalla riduzione della pressione addominale.
Riduzione della Necessità di Analgesia Farmacologica
L'utilizzo dell'acqua come metodo antidolorifico naturale può diminuire la richiesta di farmaci analgesici, inclusa l'epidurale.
Miglioramento della Circolazione e dell'Ossigenazione
La spinta idrostatica dell'acqua e la diminuita compressione dei vasi sanguigni migliorano la circolazione feto-placentare e facilitano la respirazione materna. L'acqua tende a regolarizzare la pressione sanguigna, abbassandola durante il travaglio. Una migliore ossigenazione dei muscoli uterini si traduce in una minore percezione del dolore per la donna e in un maggiore apporto di ossigeno per il bambino, riducendo così i rischi di sofferenza fetale.
Maggiore Soddisfazione Materna e Senso di Controllo
L'immersione in acqua può aumentare la soddisfazione generale della madre e rafforzare il suo senso di controllo durante il parto. L'ambiente intimo e riservato della vasca permette alla partoriente di rilassarsi e di abbandonarsi alle contrazioni, riducendo inibizioni e paure. Una donna che si sente in controllo durante il parto sperimenta generalmente un maggiore benessere emotivo nel post-parto.
Vantaggi per il Neonato
Oltre ai benefici per la madre, il parto in acqua presenta diversi vantaggi anche per il neonato.
Nascita Più Dolce e Meno Traumatica
Come già accennato, il passaggio dal liquido amniotico all'acqua della vasca rappresenta un "continuum ideale" con l'ambiente intrauterino. Questo rende il primo contatto del bambino con la gravità, l'atmosfera, la luce e i rumori esterni meno traumatico. Il parto diventa così un'esperienza più dolce, attraverso un elemento familiare come l'acqua.
Transizione Graduale
Nascere in acqua costituisce un passaggio più graduale dalla vita intrauterina a quella extrauterina.
Migliore Circolazione Fetale
L'immersione della madre in acqua favorisce una migliore circolazione feto-placentare, contribuendo a una maggiore ossigenazione del feto durante il travaglio.
Mantenimento della Temperatura
L'acqua calda aiuta a mantenere la temperatura corporea del neonato, prevenendo l'ipotermia. Dopo la nascita, il corpo del bambino viene generalmente mantenuto immerso nell'acqua fino alle spalle per limitare la dispersione di calore.
Facilitazione dei Primi Sforzi Respiratori
L'umidità dell'ambiente acquatico può facilitare i primi sforzi respiratori del neonato. La respirazione spontanea si avvia solo al primo contatto dei recettori facciali intorno al naso e alla bocca con l'aria.
Nessuna Necessità di Manovre Particolari
L'espulsione del feto in acqua non richiede particolari manovre e avviene in modo naturale.
Aspetto Più Tranquillo
I neonati che nascono in acqua appaiono generalmente più tranquilli rispetto a quelli nati in altri contesti, e il pianto compare solitamente dopo alcuni minuti.
Ridotto Rischio di Infezioni (con precauzioni)
Diversi studi e revisioni sistematiche non hanno riscontrato un aumento del rischio di infezione per il feto/neonato in caso di parto in acqua, a condizione che vengano seguite rigorose procedure di pulizia delle vasche e precauzioni universali. Anzi, alcuni studi hanno rilevato una percentuale inferiore di nati in acqua con segni di sospetta infezione rispetto ai nati con parto convenzionale.
Nessun Aumento di Esiti Negativi
La letteratura scientifica non ha dimostrato un aumento dei rischi associati al parto in acqua per quanto riguarda il basso punteggio Apgar a 5 minuti, i ricoveri in terapia intensiva neonatale (TIN) o la mortalità.
Protezione dall'Aspirazione
Durante l'immersione in vasca, il bambino non respira ancora. Il cosiddetto "diving reflex" (o risposta all'immersione) si attiva quando l'acqua entra in contatto con i recettori cutanei del volto, determinando un'apnea e una chiusura della laringe, prevenendo così l'inalazione o l'ingestione di acqua. Il primo respiro avviene solo quando il volto del bambino emerge dall'acqua.

In sintesi, il parto in acqua sembra offrire al bambino un'esperienza di transizione meno traumatica rispetto ad altre procedure.
Controindicazioni e Rischi Associati al Parto in Acqua
Nonostante i numerosi benefici, il parto in acqua non è una procedura priva di potenziali rischi e svantaggi, e soprattutto non è adatta a tutte le donne. Una selezione accurata delle candidate è fondamentale per garantire la sicurezza.
Evidenze Limitate per la Seconda Fase del Travaglio
La maggior parte degli studi condotti sull'argomento si è concentrata sull'immersione in acqua durante il primo stadio del travaglio. Le evidenze relative all'immersione durante la seconda fase del travaglio (il periodo espulsivo) sono più limitate e non mostrano differenze chiare per madre e bambino. Alcuni studi osservazionali sulla seconda fase sono condotti su campioni di popolazione ridotti e non sono sufficienti per affermare con certezza l'efficacia e la sicurezza del parto in acqua durante questa fase. Per questo motivo, l'American College of Obstetricians and Gynecologists supporta l'immersione nel primo stadio ma raccomanda fortemente l'uscita dalla vasca al momento del periodo espulsivo.
Assenza di Differenze Significative in Alcuni Esiti
Diverse analisi non hanno mostrato differenze significative tra il parto in acqua e il parto tradizionale per alcuni esiti specifici, quali:
- Tasso di episiotomia (incisione chirurgica del perineo e della vagina)
- Necessità di accelerare il travaglio
- Lacerazioni perineali
- Perdite ematiche durante il travaglio
- Distocia di spalla (difficoltà nell'espulsione delle spalle del neonato)
- Ricoveri neonatali in terapia intensiva neonatale
- Casi di rianimazione neonatale o distress respiratorio
- Successo dell'allattamento al seno
- Tasso di perdite ematiche post-parto
Condizioni che Richiedono l'Uscita dalla Vasca
Esistono diverse condizioni che impongono l'uscita dalla vasca, sia durante il travaglio che durante il parto. Tra queste si annoverano:
- Esplicita richiesta della partoriente.
- Difficoltà di comunicazione.
- Tracciato cardiotocografico dubbio (monitoraggio del battito cardiaco fetale).
- Liquido amniotico tinto di meconio (il primo feci del feto).
- Rallentamento del travaglio.
- Sanguinamento vaginale.
- Iperpiressia (innalzamento della temperatura corporea oltre i 40°C).
- Difficoltà al disimpegno delle spalle del neonato.
- Comparsa di qualsiasi anomalia o complicanza.
In ogni caso, la permanenza continua in acqua è generalmente limitata a circa due ore, anche in assenza di controindicazioni.
Possibili Complicanze (anche se Rare)
Sebbene gli studi non abbiano mostrato un aumento significativo dei rischi, teoricamente esistono possibili complicanze, tra cui:
- Ipotermia nel neonato: se non gestita correttamente, l'esposizione prolungata all'acqua, anche se calda, può portare a una diminuzione della temperatura corporea del neonato.
- Aspirazione di acqua: sebbene il diving reflex lo prevenga nella maggior parte dei casi, esiste un teorico rischio di aspirazione di acqua, soprattutto se il bambino non viene sollevato delicatamente in superficie o se il riflesso non è pienamente sviluppato.
- Infezioni: questo rischio è legato principalmente a una scarsa igiene della vasca e al mancato rispetto delle precauzioni universali.

Criteri di Esclusione e Indicazioni
Il parto in acqua è una procedura che richiede un'attenta valutazione della storia clinica della gestante e dell'andamento della gravidanza. Non tutte le future mamme sono candidate ideali per questa modalità di parto.
Gravidanza Fisiologica e a Termine
Il prerequisito fondamentale per considerare il parto in acqua è che la gravidanza sia fisiologica, ovvero a basso rischio e a termine. Questo significa che non devono esserci state complicazioni significative durante i nove mesi.
Travaglio Spontaneo
Il travaglio deve essere iniziato spontaneamente e non indotto farmacologicamente. L'induzione farmacologica può alterare la dinamica del travaglio e rendere l'immersione in acqua meno sicura.
Benessere Fetale Monitorato
Il benessere fetale è costantemente monitorato durante tutto il travaglio e il parto, anche in acqua. Questo avviene grazie a sonde wireless appositamente progettate per l'uso subacqueo, che rilevano il battito cardiaco fetale. Il benessere fetale viene valutato grazie a sonde wireless.
Condizioni che Escludono il Parto in Acqua
Oltre alle condizioni che richiedono l'uscita dalla vasca durante il travaglio, esistono criteri di esclusione specifici che impediscono l'utilizzo della vasca per il parto:
- Gravidanza gemellare o multipla.
- Presentazione anomala del feto (es. podalica).
- Preeclampsia o altre patologie ipertensive della gravidanza.
- Diabete gestazionale non ben controllato.
- Infezioni attive della madre (es. herpes genitale).
- Rottura prematura delle membrane (rottura delle acque prima dell'inizio del travaglio attivo) se prolungata oltre un certo tempo o con liquido tinto.
- Placenta previa o basso inserimento placentare.
- Qualsiasi condizione che comporti un aumento del rischio di sanguinamento.
- Necessità di monitoraggio fetale continuo e invasivo.
L'Importanza dell'Informazione e della Scelta Consapevole
Il parto in acqua rappresenta un'opzione che, sebbene minoritaria, offre benefici tangibili sia per la madre che per il neonato, principalmente legati al rilassamento, alla gestione del dolore e a una transizione più dolce per il bambino. Tuttavia, è fondamentale che la decisione di intraprendere questa strada sia frutto di un'informazione completa e di una scelta consapevole.
Le future mamme interessate al parto in acqua devono esprimere il loro desiderio all'ostetrica che le seguirà durante il travaglio. Sarà compito dell'ostetrica, in collaborazione con il medico, valutare attentamente la possibilità di utilizzare la vasca, considerando tutti i criteri di inclusione ed esclusione. La discussione aperta sui potenziali benefici, sui rischi e sulle alternative disponibili è essenziale per garantire che ogni donna possa vivere il proprio parto nel modo più sicuro e soddisfacente possibile.
Le notizie e le informazioni utili provenienti da strutture come l'U.O. Olbia, dove ostetriche accolgono nuovi nati in sale parto attrezzate per il parto in acqua, sottolineano l'importanza di queste pratiche e la professionalità con cui vengono gestite. Ricordiamo che il benessere fetale viene valutato grazie a sonde wireless, garantendo un monitoraggio costante anche in ambiente acquatico.
Il viaggio nell'acqua, che inizia nei primi nove mesi di vita e prosegue idealmente nel momento della nascita, rappresenta un'esperienza che può arricchire il legame tra madre e bambino, offrendo un approccio al parto più naturale e rispettoso dei ritmi fisiologici.

