Le ninna nanne, melodie che evochiamo per cullare l'arrivo di un nuovo nato, associate a momenti di serenità e gioia, celano in realtà una profondità inattesa, un lato più oscuro e complesso della maternità. Questi canti, tramandati di generazione in generazione, semplici e facili da imparare, erano per le madri un veicolo per esprimere il dolore vissuto a causa del distacco del proprio bambino dal corpo e delle fatiche del parto.

Il Lamento Nascosto nelle Ninna Nanne

Le ninna nanne, pur essendo apparentemente legate a un momento felice come la nascita di un bambino, possiedono una struttura e un'emotività che le avvicinano a veri e propri lamenti funebri. Questa somiglianza non è casuale: le madri, con il proprio bimbo tra le braccia, potevano finalmente concedersi di "gemere" per un evento che, sebbene descritto come roseo e meraviglioso, provocava un dolore fortissimo. La professoressa ordinaria di psicologia Ines Testoni, direttrice del master in "Death studies and the end of life" presso l'Università di Padova, spiega questo fenomeno: "Questo bimbo a chi lo do? All'uomo nero forse, ecco che emerge la paura di mettere al mondo il proprio bambino in un mondo crudele, in pasto alla morte".

Il primo elemento caratteristico delle ninna nanne si riferisce alla sfera psico-sociale. La loro similitudine con i lamenti funebri non è solo una questione di melodia, ma nasconde impliciti profondi. Indica che la gravidanza e il parto possono essere intesi non solo come eventi lieti e occasioni di estrema gioia, ma anche come un lutto o una perdita.

Madre che culla un neonato

La Dimensione Intrapsichica Materna: Moltiplicazione e Divisione

Per comprendere appieno questo aspetto, è necessario analizzare il parto dal punto di vista della dimensione intrapsichica materna. La gravidanza rappresenta una "moltiplicazione all'interno", un attaccamento intimo e radicale tra la mamma e il feto. Durante questo periodo, madre e bambino condividono ritmi circadiani e biologici simili, e la donna sviluppa una comprensione profonda dello stato del bambino basata sulle sue propriocezioni. Si tratta di un legame unico, un attaccamento che mai si proverà allo stesso modo nella vita, poiché la madre non sarà mai più legata al suo bambino come quando era nel grembo materno.

Il parto, al contrario, segna una "divisione", una perdita di unità. Questo evento è intrinsecamente traumatico. Trattare la madre come un'eroina che deve subire in silenzio, mentre sta vivendo una sofferenza fisica devastante e il distacco dal proprio figlio, rappresenta una violenza di tipo ostetrico.

Il Trauma della Nascita: Una Prospettiva Bi-Direzionale

Il parto non è traumatico solo per la madre. Otto Rank parlava della nascita come di un "trauma mortale", e Melania Klein sottolineava come il pianto apparentemente inspiegabile e costante del neonato sia la sua percezione della separazione dalla madre, vissuta come un trauma mortale. Dopo essere stato al sicuro nel grembo materno, il bambino si trova ad affrontare un mondo di stimoli intensi che nulla può compensare come quel luogo protetto. Si sente costantemente minacciato, terrorizzato.

È in questo contesto che intervengono le ninna nanne, con il loro intento di porre un freno a quel terrore. La madre, che ha vissuto il trauma del parto e della divisione dal suo bambino, e che sente costantemente il pianto del piccolo per il terrore, si ritrova spesso sola. La società impone l'idea che le madri debbano essere immediatamente pronte a reagire. Il neonato viene posto sul petto della madre per essere allattato, ma essa si trova con un esserino fragilissimo tra le braccia che grida per il terrore. In questo scenario di dolore e solitudine si innesta il lamento della ninna nanna, che permette alla donna di esprimere il proprio vissuto. Proprio per questo, le ninna nanne non hanno un ritmo allegro tipico delle canzonette, perché non riuscirebbero a veicolare l'autentico vissuto materno.

Ninna Nanna Ninna Oh - Canzoni per bambini di Coccole Sonore

Radici Archetipiche e Psico-Sociali delle Ninna Nanne

Le ninna nanne non raccontano solo il dolore immediato delle madri. Esse portano con sé un aspetto archetipico culturale e psico-sociale che caratterizza le donne. Sebbene in Occidente, dagli anni Cinquanta, si sia costruita una società basata sulla pace, abbiamo ereditato queste melodie, simili a lamentazioni funebri, da donne che mettevano al mondo i figli mentre i loro compagni erano in guerra, senza sapere se sarebbero sopravvissuti.

Queste madri consolavano i propri bambini, ma al contempo pensavano all'amato lontano, affrontando sentimenti di solitudine e paura nel lasciare il proprio figlio a un mondo crudele, fatto di morte e violenza. Non a caso, una delle ninna nanne più famose recita: "questo bimbo a chi lo do?".

L'Interrogativo sulla Sopravvivenza: "Questo Bimbo a Chi lo Do?"

L'espressione "ninna nanna, ninna oh questo bimbo a chi lo do?" va intesa come un interrogativo profondo sulla persona a cui il bambino verrà affidato nel caso in cui il padre muoia in guerra e la madre, per esempio, si ammali. La risposta immediata, "lo darò all'uomo nero", simboleggia la morte. Il bambino verrebbe lasciato nelle grinfie di un mondo malsano e violento.

Le Ninna Nanne Oggi: Echi del Passato nel Presente

Con che spirito le madri di oggi cantano le ninna nanne? Da un lato, lo spirito è diverso. Il ritmo è spesso meno funebre, specialmente per le madri che vivono in contesti pacifici. Tuttavia, nelle parole di queste antiche melodie, vive ancora oggi il dolore della separazione del parto e la solitudine che molte puerpere sperimentano.

Una madre, soprattutto se primipara, non può essere lasciata sola con il suo bambino; è una violenza inaudita. Per ovviare a questa solitudine, oggi esistono figure professionali come le doule della nascita, che si prendono cura dell'intera triade (mamma, partner e bambino) per aiutare la donna a riprendersi dal parto e l'intera famiglia a trovare un nuovo equilibrio.

La Malinconia del Lontano: Lettere di un Musicista in Viaggio

Le lettere di un musicista in viaggio offrono uno spaccato della vita artistica e personale, spesso segnata da fatiche, frustrazioni e un profondo desiderio di casa. Le descrizioni dei concerti, delle prove, degli incontri con altri artisti come Ysaye, Saint-Saëns, Nikisch e Weingartner, dipingono un quadro vivido delle sfide e delle gioie della vita itinerante.

Le parole rivelano un artista profondamente sensibile, che soffre per le meschinità e le ingiustizie, ma che trova anche momenti di grande ispirazione e soddisfazione nel suo lavoro. La musica, in particolare la composizione, diventa un rifugio e un mezzo per esprimere emozioni complesse.

Le frequenti esecuzioni delle sue composizioni, come la "Sonata", lo incoraggiano, mentre la prospettiva di nuovi lavori, come "Aladino" o il "Concerto per pianoforte", testimonia una fervida attività creativa. Nonostante i successi e i riconoscimenti, emerge un costante senso di stanchezza e malinconia, un desiderio di quiete e di affetti familiari.

Le descrizioni dei viaggi, spesso estenuanti, e delle città visitate, come Londra, Birmingham, Sheffield, Manchester, Venezia, Trieste e Fiume, rivelano un occhio attento ai dettagli, capace di cogliere sia la bellezza che la desolazione dei luoghi. La nostalgia di casa è un tema ricorrente, così come il pensiero affettuoso rivolto ai propri cari.

Manoscritto musicale

La Creazione Artistica: Tra Ispirazione e Disciplina

Il processo creativo viene descritto con grande intensità. La composizione di un "Concerto per pianoforte" è un'impresa che assorbe completamente l'artista, richiedendo un lavoro "intenso" e una "febbre del lavoro". La struttura dell'opera viene immaginata in forme architettonico-paesaggistico-simboliche, con i vari tempi che evocano immagini naturali e urbane, come un fiore, un uccello fantastico, il Vesuvio e i cipressi.

La "Tarantella", in particolare, viene descritta come un brano che deve evocare "Napoli stessa", con la sua energia vibrante e popolare, pur mantenendo una certa pulizia formale. La composizione di brani come questa, che seguono un "Adagio", dà l'impressione di un'immersione totale, di una danza frenetica che ricorda le feste popolari romane.

L'artista si confronta con le difficoltà tecniche e concettuali, come la strumentazione che "deve essere degna dell'opera". La critica musicale, a volte severa e nazionalista, come quella di Remy, viene affrontata con lucidità, pur riconoscendo la superficialità e l'impulsività di alcuni critici.

La Solitudine dell'Artista e il Desiderio di Connessione

La vita da artista in tour è spesso solitaria. I pasti sono descritti come "tristi", e la mancanza di un ambiente familiare si fa sentire. Le lettere dei propri cari sono un raggio di luce, capaci di illuminare l'intera giornata. Il desiderio di essere a casa, tra le persone amate, è un sentimento potente e ricorrente.

La collaborazione con altri musicisti, pur portando a momenti di intesa e scambio, può anche essere fonte di frustrazione, come nel caso dell'episodio con Ysaye. Tuttavia, emergono anche incontri positivi, come quello con il giovane musicista Percy Grainger, australiano, descritto come "un ragazzo caro, pulito, pieno di talento e che pensa".

L'artista riconosce l'importanza di un supporto costante, sia esso professionale (come l'accordatore Bartusch) o affettivo. La decisione di disdire concerti per preservare la propria salute mentale ed emotiva, come nel caso della cancellazione dei concerti a Londra, dimostra una crescente consapevolezza dei propri limiti e della necessità di prendersi cura di sé.

L'Arte come Rifugio e come Espressione di Verità Profonde

Nonostante le difficoltà, l'arte rimane il fulcro della vita del musicista. La composizione del "Concerto" è un progetto che richiede dedizione assoluta, al punto da sentirsi in dovere di interrompere ogni altra attività per completarlo. La sensazione che, se interrotto, non potrebbe mai più essere finito, sottolinea la sua importanza vitale.

Le lettere offrono anche uno sguardo su riflessioni filosofiche e artistiche più ampie. Il confronto con opere letterarie, come "Aladino" di Oehlenschläger o il testo di Ernia, e la riflessione sulla natura della creazione artistica, rivelano un animo complesso e indagatore.

La capacità di lavorare con regolarità, "à la Zola", e di trovare soddisfazione in questo processo, evidenzia la disciplina e la passione che guidano l'artista. Le sue composizioni, come la "Tarantella" o il "Concerto", sono il risultato di un profondo lavoro interiore, un tentativo di dare forma a idee e sentimenti complessi.

La Critica Sociale nel Testo di Ernia: L'Aborto e il Dolore Silenzioso

Il brano "Buonanotte" di Ernia, analizzato dal professore di latino Davide Misiano, offre una prospettiva toccante e inaspettata sull'aborto, vista attraverso gli occhi di un padre. La canzone affronta un tema solitamente narrato dalla prospettiva femminile, dando voce al dolore e alla complessità emotiva vissuta dall'uomo in questa circostanza.

Ernia canta a un figlio mai avuto, come se fosse presente, narrando la sua storia e il suo percorso, senza cercare giustificazioni. Questa narrazione straniante crea una sorta di compensazione mentale, rendendo la paternità ancora possibile nel regno dell'immaginazione.

Copertina album

La Paternità Negata e l'Oscillazione tra Realtà e Illusione

La canzone inizia con il padre che si presenta a un figlio che non lo ha mai conosciuto, ammettendo la difficoltà nell'esprimere i propri sentimenti, forse a causa di una "tara ereditaria". Eppure, si apre senza freni, utilizzando una formula che evoca un vero inizio: "Quando non sei nato…".

Il ritornello è un gioco sottile tra realtà e illusione, dove la mente rende possibile nel sogno ciò che è stato negato nella realtà. Il padre, pur sapendo che il figlio non ci sarà, lo invita in un luogo immaginario dove è possibile cercarsi e trovarsi. Le parole sono "minime", cantate con una metrica larga ed elementare, ma cariche di giochi retorici e chiasmi che intensificano la delicatezza del momento.

Lo Stigma Sociale e la Verità delle Scelte

La seconda strofa affronta l'apertura sociale, descrivendo lo stigma come frutto di ignoranza, scarsa compassione e presunzione nel giudicare la vita altrui. Tuttavia, il padre ritorna al suo intimo, cercando le ragioni nel suo cuore. La verità che emerge è che le scelte, sebbene dolorose, sono spesso le uniche possibili in determinate circostanze, e la loro validità dipende dalla capacità di assumersele.

Il padre parla della compagna, dei suoi cedimenti, ma il suo dolore di padre non è meno grande, poiché gravido anche della responsabilità di doverla curare da una ferita più profonda. La frase "Lo terrei perché non vorrei rivederla soffrire" rivela una sincera volontà di cambiare la scelta per lei, ammettendo che le cose non potevano andare diversamente, e che questa verità fa male a tutti.

La Buonanotte Surreale: Una Ninna Nanna per Chi Non Ha Mai Visto la Luce

La notte offre una possibilità di incontro mancato. L'invito "Ora fai la buonanotte" trasforma l'intera canzone in una surreale ninna nanna per chi non ha mai aperto gli occhi. Il titolo della canzone risuona nella coscienza come un augurio di pace per coloro che portano un dolore da sopire.

"Buonanotte" è una canzone potente non solo per il tema trattato, ma perché ricorda che da una scelta complessa si esce sempre lacerati, ma anche capaci di trovare un modo per affrontare il dolore e offrire un ultimo, tenero saluto a chi non c'è mai stato.

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