Il 18 gennaio 2020, la cittadina balneare di Villa Gesell, in Argentina, è stata teatro di un evento tragico che ha scosso profondamente la nazione e attirato l'attenzione internazionale: l'omicidio di Fernando Báez Sosa, un giovane studente di legge di soli 18 anni. La sua morte brutale, avvenuta per mano di un gruppo di otto giovani, identificati come giocatori di rugby, ha sollevato interrogativi pressanti sulla violenza giovanile, sul ruolo della premeditazione e sull'efficacia del sistema giudiziario. Questo articolo esplorerà in dettaglio i fatti che hanno portato alla morte di Fernando, il processo che ne è seguito e le implicazioni più ampie di questo caso straziante.

Una spiaggia a Villa Gesell

La Vittima: Fernando Báez Sosa

Fernando José Báez Sosa nacque a Buenos Aires il 2 marzo 2001. Figlio unico di Silvino Báez, un portiere, e Graciela Sosa, un'operatrice ospedaliera, entrambi immigrati paraguaiani originari della città di Carapeguá, Fernando crebbe nel quartiere Recoleta della capitale argentina. Nonostante le difficoltà economiche della famiglia, che non poteva permettersi le spese di una scuola privata, Fernando frequentò il liceo Marianistas de Caballito grazie a una borsa di studio, dimostrando fin da giovane la sua determinazione e il suo desiderio di costruirsi un futuro. Era uno studente di giurisprudenza e aveva una relazione sentimentale con Julieta Rossi, una sua collega.

Ritratto di Fernando Báez Sosa

La Notte della Tragedia a Villa Gesell

Fernando Báez Sosa giunse a Villa Gesell, una rinomata meta turistica sulla costa atlantica della provincia di Buenos Aires, giovedì 16 gennaio 2020. Intendeva trascorrere qualche giorno nella località balneare con un gruppo di amici del liceo e la sua ragazza, Julieta. La sera di sabato 18 gennaio, intorno all'1:30, Fernando e i suoi amici raggiunsero il locale notturno Le Brique, situato all'angolo tra Avenida 3 e Calle 102.

Alle 4:30 del mattino, a causa del sovraffollamento del locale, uno degli amici di Fernando urtò involontariamente uno dei giovani aggressori. Questo incidente scatenò una discussione verbale tra i due gruppi. Secondo le ricostruzioni, i giocatori di rugby avrebbero incitato gli amici di Fernando a combattere. Dopo essere usciti dal club, Fernando rimase con altri sette amici fuori dal locale, in attesa che il resto del gruppo uscisse.

Esterno del nightclub Le Brique a Villa Gesell

L'Aggressione Brutale

Alle 4:44, due dei giocatori di rugby, identificati come Enzo Comelli e Ciro Pertossi, attaccarono Fernando e i suoi amici. Si ritiene che otto dei dieci giovani coinvolti nel gruppo abbiano preso parte al pestaggio. Il loro obiettivo primario divenne Fernando, che fu colpito ripetutamente con pugni e calci fino a perdere conoscenza. Le percosse gli causarono un trauma cranico contusivo. Il gruppo aggredì anche gli amici di Fernando, impedendo loro di avvicinarsi per prestare soccorso.

Secondo il procuratore incaricato del caso, Verónica Zamboni, vi fu una premeditata cooperazione tra i rugbisti per organizzare l'attacco. Alcuni membri del gruppo si concentrarono sull'aggressione a Fernando, mentre altri fungevano da "guardie" per impedire qualsiasi intervento esterno. Lucas Pertossi, uno degli aggressori, filmò parte dell'aggressione con il suo cellulare, per poi interrompere la registrazione e unirsi al pestaggio. Nel video, si può sentire Máximo Thomsen urlare a Báez Sosa di "alzarsi e combattere".

Effetto Notte - La puntata del 16 e del 18 gennaio 2015

Le Conseguenze Immediate e le Prove

Dopo l'aggressione, i rugbisti tornarono al loro ostello. Testimoni oculari, tra cui un impiegato di un hotel vicino, riferirono di aver sentito il gruppo vantarsi apertamente dell'attacco. L'attenzione dei media si concentrò sulla percepita mancanza di empatia da parte degli aggressori subito dopo l'omicidio. Circa venti minuti dopo il pestaggio, uno degli assalitori scattò un selfie con altri sette membri del gruppo, sorridendo alla fotocamera. Questa immagine, ampiamente diffusa sui social media, divenne un simbolo della brutalità e dell'insensibilità dimostrate.

Dopo essere stati fermati dalla polizia, i sospetti si rifiutarono inizialmente di parlare presso l'ufficio del procuratore di Villa Gesell. Cinque di loro furono trasferiti a Pinamar, mentre gli altri rimasero a Villa Gesell. Le autorità raccolsero prove cruciali dalle telecamere di sorveglianza, dalle testimonianze oculari e dall'appartamento preso in affitto dal gruppo, dove furono rinvenuti abiti macchiati di sangue.

L'autopsia rivelò che Fernando Báez Sosa era deceduto a causa di uno shock neurogeno, che aveva provocato un'emorragia interna derivante dai molteplici colpi subiti.

Il Ruolo dei Pertossi e degli Altri Aggressori

Il nome "Pertossi" appare più volte nelle cronache del caso, indicando il coinvolgimento di diversi membri della famiglia in questo tragico evento. Lucas Fidel Pertossi (all'epoca 20 anni) è stato uno degli aggressori, filmando parte dell'attacco prima di partecipare attivamente al pestaggio. Anche Ciro Pertossi (19 anni) e Luciano Pertossi (18 anni) sono stati identificati tra gli aggressori. Ciro e Luciano sono fratelli, mentre Lucas è loro cugino.

Oltre ai Pertossi, gli altri giovani condannati sono: Máximo Pablo Thomsen (20 anni), Enzo Tomás Comelli (19 anni), Matías Franco Benicelli (20 anni), Blas Cinalli (18 anni) e Ayrton Michael Viollaz (20 anni). Tutti loro erano nativi e residenti a Zárate, una città della provincia di Buenos Aires.

Mappa dell'Argentina con evidenziate Zárate e Villa Gesell

L'Accusa e il Processo

Sebbene inizialmente l'ufficio del pubblico ministero avesse ipotizzato l'accusa di "omicidio di gruppo", data la difficoltà nel determinare chi avesse sferrato il colpo fatale, tutti e otto i giovani furono infine accusati di "omicidio premeditato aggravato", un reato che prevede pene molto severe, inclusa la reclusione a vita. La premeditazione e l'agguato sono stati considerati aggravanti fondamentali nel caso.

Il processo contro Máximo Thomsen, Ciro Pertossi, Lucas Pertossi, Luciano Pertossi, Matías Benicelli, Blas Cinalli, Enzo Comelli e Ayrton Viollaz è iniziato il 2 gennaio 2023 presso il Tribunale Criminale N°1 di Dolores. I genitori di Báez Sosa sono stati rappresentati pro bono dal celebre avvocato Fernando Burlando. Si prevedeva la testimonianza di oltre 130 persone.

Tentativi di Depistaggio e Prove Digitali

Durante le indagini, i sospetti tentarono di scaricare la colpa su Pablo Ventura, un giovane vogatore di 21 anni di Zárate, conoscente del gruppo. Ventura aveva trascorso del tempo a Villa Gesell con la sua famiglia, ma era rientrato a Zárate prima dell'omicidio. Il pubblico ministero Verónica Zamboni ha rapidamente messo in dubbio questa versione. Ulteriori ispezioni sui telefoni cellulari degli imputati hanno rivelato meme e insulti rivolti a Ventura, suggerendo una preesistente animosità del gruppo nei suoi confronti.

Le prove digitali hanno giocato un ruolo cruciale nel processo. Oltre al video di Lucas Pertossi, le analisi dei telefoni hanno fornito elementi importanti per ricostruire la dinamica degli eventi e il coinvolgimento dei singoli.

Simulazione di un'analisi forense di un telefono cellulare

Il Verdetto e le Condanne

Il 6 febbraio 2023, il Tribunale Criminale N°1 di Dolores ha emesso il suo verdetto. Tutti gli otto imputati sono stati dichiarati colpevoli di omicidio aggravato. Cinque di loro - Máximo Thomsen, Ciro Pertossi, Luciano Pertossi, Matías Benicelli ed Enzo Comelli - sono stati riconosciuti come "co-autori" e condannati all'ergastolo. Gli altri tre - Lucas Pertossi, Blas Cinalli e Ayrton Viollaz - sono stati dichiarati "partecipanti secondari" e condannati a 15 anni di carcere.

La sentenza ha rappresentato un momento di giustizia per la famiglia Báez Sosa, ma ha anche evidenziato la gravità del crimine e la necessità di una risposta ferma da parte del sistema legale.

Reazioni e Implicazioni Sociali

L'omicidio di Fernando Báez Sosa ha suscitato un'ondata di indignazione e condanna in tutta la società argentina. I media hanno dedicato un'ampia copertura al caso, e anche i media paraguaiani hanno dato eco alla vicenda, data l'origine della vittima.

L'omicidio è stato etichettato da attivisti, studiosi e persino dal governo argentino come un atto di violenza razzista e classista. Questo aspetto ha aperto un dibattito più ampio sul razzismo e sulle disuguaglianze sociali in Argentina. La violenza legata al mondo del rugby non era un fenomeno nuovo nel paese, e il caso Báez Sosa ha riacceso le discussioni in merito.

I genitori di Fernando, Silvino Báez e Graciela Sosa, hanno ricevuto messaggi di cordoglio da figure di spicco come Papa Francesco e il presidente argentino Alberto Fernández. La Federazione argentina di rugby ha rilasciato una dichiarazione di rammarico, ma la sua formulazione generica ha suscitato critiche sui social media.

Una folla durante una marcia per la giustizia per Fernando Báez Sosa

La Lotta per la Giustizia e le Manifestazioni

La famiglia di Fernando Báez Sosa, con il supporto dell'avvocato Fernando Burlando, ha intrapreso un percorso legale e sociale per ottenere giustizia. Sono state organizzate numerose manifestazioni pubbliche per chiedere giustizia per l'omicidio. Un mese dopo la tragedia, il 18 febbraio 2020, i genitori di Fernando hanno indetto una manifestazione nazionale a Buenos Aires. Manifestazioni annuali si sono svolte negli anni successivi, in particolare a Villa Gesell, per commemorare l'anniversario della morte di Fernando.

Graciela Sosa ha continuato a essere una voce attiva nella lotta per la giustizia, guidando sit-in e partecipando a preghiere interreligiose in memoria del figlio. La sua determinazione ha rappresentato un faro di speranza e un monito contro l'impunità.

Effetto Notte - La puntata del 16 e del 18 gennaio 2015

La Prospettiva del Padre di Lucas Pertossi

In un momento di profondo dolore e clamore mediatico, il padre di Lucas Pertossi, Marcos Pertossi, ha rilasciato dichiarazioni significative, difendendo l'innocenza del figlio e criticando il sistema giudiziario. Ha affermato che suo figlio "non ha ucciso nessuno" e che è "imprigionato per qualcosa di ingiusto". Secondo la sua versione, Lucas era presente sul luogo dell'aggressione, ma solo per separare un amico che veniva picchiato e per filmare la scena con il cellulare. Ha definito disumana la situazione di suo figlio, che trascorre 21 ore al giorno in isolamento. Marcos Pertossi ha espresso empatia per i genitori di Fernando, affermando di provare lo stesso dolore. Ha descritto Lucas come un ragazzo tranquillo, con l'hobby di filmare, ma non un assassino.

Queste dichiarazioni, sebbene comprensibili dal punto di vista di un padre, contrastano con le prove e il verdetto del tribunale, che ha ritenuto Lucas Pertossi un partecipante secondario nel crimine.

Conclusioni Aperte

Il caso Fernando Báez Sosa rimane una ferita aperta nella società argentina. Al di là delle condanne, la vicenda solleva interrogativi cruciali sulla violenza di gruppo, sulla responsabilità individuale all'interno di un collettivo, sulla premeditazione e sulla giustizia. La storia di Fernando, un giovane con sogni e aspirazioni, spezzata in modo così brutale, continua a risuonare come un monito sulla fragilità della vita e sulla necessità di costruire una società più giusta e pacifica. Le implicazioni sociali, legali e morali di questo caso continueranno a essere oggetto di dibattito e riflessione per gli anni a venire.

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