La pandemia di COVID-19 ha messo a dura prova le capacità logistiche e produttive di molte regioni italiane, e la Lombardia non ha fatto eccezione. In un momento di estrema carenza di dispositivi di protezione individuale (DPI), la Regione ha cercato soluzioni innovative e rapide, rivolgendosi anche ad aziende non specializzate nel settore medicale. Tra queste, spicca la vicenda della Fippi S.p.A., un'azienda nota per la produzione di pannolini, che ha riconvertito parte della sua linea produttiva per realizzare mascherine. Questi dispositivi, soprannominati "mascherine-mutande" per la loro forma e il materiale elastico simile a quello dei pannolini, sono diventati oggetto di un'accesa controversia, culminata in un esposto alla Procura di Milano e in un'indagine che, tuttavia, sembra volgere verso l'archiviazione.

Immagine di un operatore sanitario che indossa una mascherina chirurgica standard

La Necessità di Risposta Rapida e la Conversione Produttiva

Nei primi mesi del 2020, con l'epidemia di COVID-19 che dilagava in Lombardia, la domanda di mascherine chirurgiche e altri DPI era insostenibile per i produttori tradizionali. La Regione Lombardia, guidata all'epoca dal Presidente Attilio Fontana, ha istituito una task force per reperire urgentemente questi materiali. In questo contesto, la Fippi S.p.A. di Rho (Milano), con la consulenza del Politecnico di Milano e il successivo parere favorevole dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), ha avviato la produzione di circa 900.000 mascherine al giorno, per un ordine complessivo dal valore di diversi milioni di euro. L'obiettivo era fornire una risposta immediata alla penuria di dispositivi di protezione.

L'assessore all'Ambiente e Clima Raffaele Cattaneo, coordinatore della task force, ha sottolineato come le mascherine Fippi fossero state confezionate con un tessuto testato presso il Politecnico di Milano, che "ha superato tutte le prove richieste dall’ISS, che sono le stesse previste per la certificazione con marchio CE". Cattaneo ha aggiunto che il tessuto aveva un "potere filtrante alla dimensione del virus superiore a quello di molte mascherine certificate", garantendo quindi una protezione efficace. Inoltre, al momento dell'autorizzazione, Fippi era "l’unica impresa lombarda che l’ISS ha autorizzato a produrre e commercializzare mascherine in deroga", data la rarità di autorizzazioni in quel periodo di emergenza.

Schema che illustra il processo di approvazione dei dispositivi medici durante l'emergenza

Le Critiche e l'Esposto del Sindacato Adl Cobas

Nonostante le rassicurazioni sulla qualità del materiale e la necessità di rispondere all'emergenza, le mascherine Fippi hanno presto sollevato proteste. Il sindacato Adl Cobas Lombardia - Associazione diritti lavoratori - è stato tra i primi a denunciare le criticità di questi dispositivi. Secondo il sindacato, le mascherine erano "inutilizzabili" e "nessuno le usa". L'esposto, firmato dal portavoce Riccardo Germani e allegato a una foto che mostrava centinaia di scatoloni accatastati in un padiglione logistico, chiedeva conto delle "procedure, modalità e costi" dell'operazione.

Le critiche mosse dall'Adl Cobas riguardavano principalmente l'idoneità e la sicurezza dei dispositivi. Germani ha spiegato che le mascherine, presentandosi come "un cilindro di pannolino elasticizzato", non sarebbero regolabili sul viso e al naso. I supporti elastici, una volta allargati per l'applicazione, tenderebbero ad allentarsi, causando lo scivolamento sul volto. Questo avrebbe costretto gli operatori a riposizionarle continuamente con le mani, moltiplicando i rischi di contagio e vanificando la protezione offerta, soprattutto in turni di lavoro lunghi fino a 8 ore. Tali dispositivi, secondo le critiche, "non appaiono funzionali allo scopo protettivo, né del paziente né dell’operatore", impedendo anche l'auscultazione dei polmoni dei pazienti con lo stetoscopio a causa della copertura del viso e delle orecchie.

OMS - Le istruzioni per il corretto uso delle mascherine chirurgiche monouso - www.HTO.tv

L'Inchiesta della Procura e gli Sviluppi Successivi

Le proteste del sindacato Adl Cobas hanno portato alla presentazione di un esposto alla Procura di Milano, che ha aperto un'indagine per ipotesi di reato di truffa e frode nelle pubbliche forniture. I militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza hanno acquisito documenti e informazioni presso gli uffici della Fippi, della Regione Lombardia e di Aria S.p.A. (la centrale acquisti regionale).

Tuttavia, l'inchiesta, condotta dai pm Giordano Baggio e Mauro Clerici, sembrava volgere verso una richiesta di archiviazione. Una consulenza tecnica disposta nell'ambito dell'indagine ha accertato che, sebbene i DPI potessero presentare difetti dal punto di vista ergonomico e di vestibilità, il materiale utilizzato per la loro realizzazione era di buona qualità e in linea con le certificazioni necessarie. Questo ha portato gli inquirenti a ritenere che non vi fossero gli estremi per procedere con accuse penali, pur riconoscendo le problematiche legate alla scomodità e all'effettiva utilità pratica di tali mascherine in un contesto operativo prolungato.

Infografica che confronta i tassi di protezione stimati per diverse tipologie di mascherine

L'Efficacia Protettiva Dichiarata e la Realtà sul Campo

Nonostante le critiche sulla scomodità, la Fippi S.p.A. ha sostenuto l'elevata capacità protettiva delle sue mascherine. L'azienda, grazie a uno studio condotto dal Politecnico milanese, aveva dichiarato che le loro mascherine, pur potendo non essere esteticamente gradevoli, raggiungevano un "elevato grado di protezione", arrivando al 70% di efficacia filtrante, superiore a quello delle normali mascherine chirurgiche (circa 65%) e a quello di altre mascherine medie (intorno al 50%). Questa tecnologia, simile a quella degli assorbenti, era stata individuata come un contributo essenziale in un momento di crisi.

Tuttavia, la realtà sul campo è stata differente. L'assessore Cattaneo stesso ha comunicato, in seguito alle proteste, che le mascherine erano state modificate e ha mostrato in alcuni video come indossarle. Nonostante questi tentativi di correzione e le rassicurazioni sulla qualità dei test, è emerso che circa il novanta per cento delle 18 milioni di mascherine acquistate dalla Regione Lombardia (per un costo totale di circa 8 milioni di euro, ovvero 45 centesimi ciascuna) è rimasto inutilizzato nei magazzini. Strutture ospedaliere come l'Ospedale di Busto Arsizio e il Niguarda hanno preferito non far utilizzare il presidio al personale, ritenendolo "inidoneo e, quindi, pericoloso" a causa della sua inefficacia pratica e del rischio di contagio associato al suo frequente riposizionamento.

Riflessioni sulla Gestione dell'Emergenza e sulla Qualità dei DPI

La vicenda delle "mascherine-mutande" Fippi solleva importanti interrogativi sulla gestione degli appalti pubblici in situazioni di emergenza e sulla valutazione della reale efficacia dei dispositivi di protezione. Se da un lato la necessità di agire rapidamente e di trovare fornitori alternativi è stata comprensibile, dall'altro emergono le criticità legate alla verifica dell'idoneità e della funzionalità dei prodotti acquistati. L'apparente discrepanza tra i risultati dei test di laboratorio e l'esperienza degli operatori sanitari sul campo evidenzia la complessità della valutazione dei DPI, che va oltre la semplice capacità filtrante del materiale.

L'episodio sottolinea l'importanza di un rigoroso controllo di qualità e di un'attenta valutazione ergonomica e pratica dei dispositivi medici, soprattutto quando destinati a essere utilizzati in contesti operativi intensivi e a rischio elevato. La trasparenza nelle procedure di acquisto e una maggiore collaborazione tra enti regolatori, produttori e utilizzatori finali sarebbero fondamentali per evitare il ripetersi di situazioni simili, garantendo la sicurezza degli operatori sanitari e l'efficacia delle misure di protezione.

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