La letteratura universale è costellata di figure che incarnano la lotta eterna tra il bene e il male, tra le aspirazioni più nobili dell'animo umano e le tentazioni oscure che conducono alla perdizione. Tra queste, poche risplendono con la stessa intensità e complessità di Faust, l'eroe tragico creato dal genio di Johann Wolfgang von Goethe. Il suo dramma in versi, un'opera monumentale che attraversa correnti letterarie e secoli, narra la storia di un uomo di scienza e sapere, tormentato da un'insaziabile sete di conoscenza e di esperienza, che stringe un patto con il diavolo, Mefistofele, per esplorare i piaceri e le bellezze del mondo.

L'ispirazione per Faust affonda le radici nella tradizionale figura del Dottor Faust, un personaggio storico e leggendario della tradizione europea, le cui gesta, tra studi esoterici e presunti patti demoniaci, avevano già affascinato l'immaginario collettivo. Il giovane Goethe, influenzato dalle rappresentazioni del Faust di Christopher Marlowe, in particolare attraverso il teatro delle marionette, diede vita alla sua prima versione dell'opera, l'Urfaust, tra il 1773 e il 1775. Questo nucleo primigenio, intriso dello spirito ribelle e passionale dello Sturm und Drang, fu successivamente ampliato e pubblicato nel 1790.
La versione che oggi conosciamo, tuttavia, è il frutto di una lunga gestazione artistica. Nel 1808, Goethe pubblicò "Faust. Erster Teil" (Faust. Prima parte), un'opera che segna un passaggio stilistico verso il classicismo e che introduce elementi fondamentali come il Prologo in cielo. È qui che Mefistofele appare a Faust, promettendogli di fargli vivere un attimo di piacere così intenso da fargli desiderare che esso non finisca mai. In cambio, Faust dovrà cedere la sua anima. La sicurezza di Faust risiede nella sua smisurata brama di piacere, azione e conoscenza, convinto che nulla al mondo potrà mai saziarlo al punto da fargli desiderare di fermare il tempo.
Il Prologo in Cielo e la Scommessa Divina
Il dramma si apre con una scena celeste, un "Prologo in cielo", dove si manifesta la grandezza e l'insondabile saggezza divina. Tre arcangeli celebrano l'opera del Creatore, mentre Mefistofele, lo "spirito che nega", esprime il suo scetticismo e la sua critica nei confronti dell'uomo. Mefistofele osserva con disprezzo come l'umanità, dotata del "lume celeste" della ragione, si tormenti e finisca per comportarsi "più bestia di ogni bestia". Per mettere alla prova la sua tesi, Mefistofele propone a Dio una scommessa: egli tenterà di portare alla perdizione Faust, un medico-teologo integerrimo, ma tormentato da un profondo senso di insoddisfazione.
Dio, nella sua infinita saggezza, non accetta di scendere a patti, ma concede a Mefistofele il permesso di "tormentare" Faust, purché non gli venga impedito di perseguire il suo "Streben", la sua incessante ricerca. La celebre frase divina, "finché vive sulla terra, ciò non ti sarà vietato; erra l'uomo finché cerca", racchiude il nucleo della visione goethiana: è attraverso l'errore, attraverso la continua ricerca e sperimentazione, che l'uomo si avvicina alla verità.
Faust: La Disillusione del Sapere e la Ricerca del Senso
Nonostante la sua eminenza scientifica, il dottor Faust è sopraffatto dalla noia e dalla delusione nei confronti della vita e della finitezza umana. Dopo aver scandagliato i più profondi recessi della filosofia, dell'alchimia, del diritto, della medicina e della teologia, giunge alla conclusione amara che tutto ciò gli ha permesso solo di "fingersi sapiente", e che, in fondo, "nulla ci è dato sapere". Questa disillusione lo spinge a cercare una via d'uscita attraverso la magia, nella speranza che qualche spirito possa aiutarlo a penetrare i segreti della Natura.
La visione del macrocosmo, simbolo della totalità della creazione, lo inebria momentaneamente, ma si rivela effimera, un mero "scenario". I suoi pensieri cupi lo conducono sull'orlo del suicidio. Mentre sta per ingerire il veleno, il suono di campane e cori religiosi, annuncianti la Pasqua, rievocano i ricordi della sua infanzia e del suo servizio in chiesa, un barlume di speranza e di legame con un passato più semplice e puro.

L'Apparizione di Mefistofele e il Patto Demoniaco
Calata la notte, un cane nero, presagio di oscure presenze, segue Faust nel suo studio. Cercando un'ispirazione, Faust apre il Nuovo Testamento e legge il prologo di Giovanni: "in principio era il Verbo". La sua meditazione viene interrotta dal cane, che ringhia e si gonfia in maniera innaturale. Faust tenta di scacciarlo con gli scongiuri dei quattro elementi, ma senza successo, poiché l'animale non è posseduto da un elementale, ma da uno spirito infernale.
Con un'esplosione, Mefistofele fa la sua comparsa, vestito da "chierico vagante". Si presenta come lo "spirito che nega", colui che distrugge e non tollera la nascita e la vita. Inizialmente, Mefistofele vorrebbe andarsene, ma Faust lo trattiene, desideroso di sfuggire alla prigione della sua esistenza. Mefistofele ritorna con una proposta allettante: offrirgli la "leggerezza e libertà della vita". Faust, dopo aver maledetto il peso dell'esistenza umana, con il suo fardello di sogni, amore, speranza, fede e pazienza, accetta di stringere un patto. Mefistofele lo servirà con i suoi poteri magici per un periodo determinato. La condizione cruciale è che, se Faust proverà un piacere così intenso da esclamare "all'attimo: sei così bello! fermati!", la sua anima apparterrà per sempre al diavolo. Faust, tuttavia, è disinteressato all'aldilà, focalizzato unicamente sulle gioie terrene che questo mondo può offrirgli.
Il Viaggio nella Cantina di Auerbach e l'Antro della Strega
Mefistofele, con sarcasmo nei confronti della cultura accademica, si traveste da Faust per incontrare uno studente timido in cerca di consigli universitari. Invece di esortarlo a "sudare per la scienza", lo invita a cogliere l'attimo e a imparare "a trattar le donne". La prima tappa del loro viaggio è la "cantina di Auerbach" a Lipsia, un luogo di baldoria dove quattro vecchi studenti universitari brindano ebri.
Successivamente, a cavallo di una botte, Mefistofele conduce Faust nell'antro di una strega. Qui, attraverso un pentolone e una filastrocca arcana sui numeri ("Da Uno fai Dieci, il Due lascialo andare, il Tre prendilo subito, così sei ricco. Il Quattro lascialo perdere! Poi con il Cinque e il Sei, dice la strega, fai Sette e Otto, così è perfetto. Il Nove è Uno, il Dieci è nessuno."), Faust viene ringiovanito da un filtro magico.

L'Amore per Margherita e la Caduta nella Tragedia
Diventato un giovane cavaliere, Faust, grazie al patto con Mefistofele, si invaghisce di Margherita, una ragazza bella e innocente. Mefistofele facilita l'incontro, introducendo Faust nella casa di Margherita mentre lei è assente. L'atmosfera serena della sua stanza da letto suscita in Faust un desiderio d'amore. Prima che Margherita ritorni, Mefistofele nasconde uno scrigno di gioielli, dono di Faust, e i due fuggono.
Margherita, tornando a casa, scopre con stupore lo scrigno. In seguito, Mefistofele, infuriato perché i gioielli sono finiti nelle mani di un prete, escogita un piano. Si reca da Marta, la vicina di casa di Margherita, lamentandosi per la scomparsa del marito. Contemporaneamente, incontra Margherita, stupita dalla bellezza di nuovi gioielli trovati nell'armadio. Fingendosi un forestiero, Mefistofele racconta a Marta che suo marito è morto a Padova, lasciandole solo l'incombenza di far celebrare trecento messe. Quando Marta richiede un documento che attesti la morte, Mefistofele promette di tornare con un testimone "assai distinto", con chiare allusioni a Faust.
Faust, informato del piano, rifiuta inizialmente di testimoniare il falso. Tuttavia, in giardino, passeggiando con Margherita, le dichiara il suo amore eterno, mentre lei, sfogliando i petali di una margherita, esclama "mi ama!". Mefistofele, nel frattempo, intrattiene Marta, eludendo le sue avances amorose.
La relazione segreta con Faust segna la tragica caduta di Margherita. La sua vita viene distrutta e disonorata. La madre muore accidentalmente per un sonnifero procuratole da Faust. Il fratello, Valentin, perde la vita in un duello con Mefistofele, maledicendo Margherita in punto di morte. Impazzita per il dolore e la disperazione, Margherita affoga il suo neonato e viene condannata a morte.
FAUST di Johann Wolfgang von Goethe
Il "Gran Mondo" e le Nuove Tentazioni
Dopo la tragica esperienza amorosa, Faust si immerge nel "gran mondo" della corte imperiale, dove sperimenta le seduzioni del potere, della ricchezza e della gloria terrena. Qui, Faust seduce e viene sedotto da Elena di Troia, figura emblematica della bellezza classica. Dall'unione nasce Euforione, un figlio destinato però a morire in giovane età, simbolo forse della fragilità delle creazioni umane.
Vecchiaia, Rimorsi e la Battaglia Finale
Tornato alla vecchiaia, Faust è tormentato da nostalgia e rimorsi per le vite distrutte e le sofferenze causate, ripensando a Margherita, Elena ed Euforione. Si stabilisce in un appezzamento costiero, ma la sua decisione di espellere due anziani, Filemone e Bauci, provoca involontariamente la loro morte, acuendo il suo senso di colpa.
Ormai vecchio, stanco e pieno di angoscia, Faust è continuamente tentato da Cura, il diavolo che personifica la depressione. Per farlo cadere nello sconforto, Cura lo priva della vista. Ciononostante, Faust non si arrende neanche nella cecità. La sua mente è ancora protesa verso il futuro, verso un'opera di bonifica e miglioramento sociale. Mefistofele, incapace di comprendere questa resilienza e interpretando la sua ultima aspirazione come il desiderio di fermare l'attimo perfetto, crede di aver vinto la scommessa e reclama l'anima di Faust.
L'Ascesa al Cielo: La Salvezza attraverso l'Impegno Costante
Ma Faust non è condannato. La sua anima ascende al cielo, non per la sua purezza, ma per il suo costante "Streben", il suo incessante impegno a favore del bene e della società, anche attraverso gli errori e le sofferenze. La celebre esclamazione finale di Faust, "Vorbei!" ("Passato!"), viene interpretata da Mefistofele come la resa definitiva. Ma per Faust, il "passato" non è "puro nulla", ma parte di un eterno processo di creazione e trasformazione. La sua ricerca incessante, la sua capacità di imparare dai propri errori e di tendere verso ideali sempre più elevati, lo salvano dalla dannazione eterna.
Il "Faust" di Goethe, con la sua profonda esplorazione della condizione umana, della sete di conoscenza, della natura del bene e del male, e della ricerca incessante di significato, rimane un capolavoro intramontabile, un compendio del sapere filosofico, degli ideali politici, morali ed estetici, capace di parlare al lettore di ogni epoca. L'opera riflette la piena comprensione dell'autore dell'anima moderna, protesa verso ideali sempre più elevati, e la sua visione della vita come un continuo divenire, un percorso di crescita attraverso l'errore e la ricerca.


