L'immagine di una donna incinta, completamente nuda e crocifissa, esibita al Pride di Torino, ha sollevato interrogativi e dibattiti, evocando sia la copertina de L'Espresso del gennaio '75 che promuoveva l'aborto, sia il profondo significato del simbolo della croce nel cristianesimo. Questa rappresentazione, per molti blasfema e scandalosa, ci invita a riflettere sul suo complesso significato, andando oltre le immediate reazioni emotive e analizzando le stratificazioni storiche, culturali e spirituali che essa porta con sé.

Il Contesto Storico e la Provocazione Visiva

L'apparizione del cartello al Pride di Torino non è un evento isolato. Essa richiama immediatamente alla mente la copertina de L'Espresso del 10 gennaio 1975, che raffigurava una donna incinta crocifissa, con il titolo "Aborto: Una tragedia italiana". Questa immagine, all'epoca, scatenò un putiferio, in un'Italia ancora profondamente clericale e arretrata sui diritti civili. Fu l'inizio di una campagna per il diritto delle donne all'aborto sicuro, per sfuggire alla clandestinità e alla criminalizzazione. La battaglia culminò con la legge 194 del 1978 e il referendum del 1981, che ne difese la validità.

Copertina L'Espresso 1975 aborto

L'esibizione al Pride, sebbene contestualizzata in una rivendicazione di diritti genitoriali universali ("tutti devono poter diventare genitori", "il figlio è un diritto, comunque sia…"), sceglie un simbolo potentemente ambiguo e potenzialmente offensivo per chi porta avanti la fede cristiana. L'accanimento su questo simbolo, al cuore della fede cristiana, solleva la domanda sul perché della sua scelta.

La Croce: Scandalo e Segno di Dannazione

Il Vangelo ci insegna che la croce, fin dalla sua origine, era un simbolo di scandalo. L'essere appeso alla croce era considerato un segno di dannazione, una morte ignominiosa riservata ai peggiori criminali. Chi vi finiva era un "rifiuto umano", esposto alla vista di tutti, spesso lasciato nudo per giorni ad essere preda degli uccelli. Per i cristiani, lo scandalo della croce non risiede nella sua brutalità storica, ma nel suo significato teologico: l'uomo crocifisso è Dio.

La scelta di rappresentare una donna incinta crocifissa, in questo contesto, può essere interpretata in diversi modi. Da un lato, evoca la condanna dell'aborto, presentando la donna e il bambino che porta in grembo come vittime innocenti "messe in croce" dalla cultura che lo propaga e lo banalizza. La sofferenza della madre, diretta e ingiusta, si riflette nel bambino, anch'egli innocente e inerme, consegnato alla stessa sorte.

D'altro canto, questa immagine può essere vista come un'eco di provocazioni precedenti, come quella di una rivista tedesca che raffigurò una Madonna barbuta. In entrambi i casi, si assiste a una manipolazione del simbolo cristiano, talvolta per promuovere cause sociali, talvolta per sfidare le convenzioni religiose.

La Donna Incinta come Simbolo Biblico: Dolore e Speranza

Il simbolismo della donna incinta e del parto nella Bibbia è ricco e complesso, intrecciando dolore e gioia, angoscia e speranza, paura della morte e stupore di fronte alla vita nascente.

Nei testi profetici, i dolori della partoriente sono spesso usati per esprimere il terrore di fronte alla distruzione e alle conseguenze del peccato. Geremia (Ger 6,24; 13,21) e Isaia (Is 21,3; 13,8) utilizzano questa immagine per descrivere la sofferenza di un popolo oppresso o le conseguenze dolorose del peccato. Tuttavia, questo dolore è sempre sorretto dalla speranza certa che Dio farà passare da morte a vita, dall'angoscia alla gioia (Is 42,14; Os 13,13; Mic 4,9-10; 5,2).

Nel Nuovo Testamento, Gesù stesso utilizza il simbolo della partoriente per spiegare ai discepoli il suo passaggio dalla morte alla vita, la sua resurrezione. La sofferenza del travaglio è vista come il preludio necessario a una nuova nascita, che porta gioia. "La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo" (Gv 16,21).

L'apostolo Paolo estende questo simbolismo alla creazione intera, che "geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi" (Rm 8,21-22), in attesa di una nuova nascita libera dal male.

La Partoriente nell'Apocalisse: Lotta e Compimento

Il libro dell'Apocalisse sviluppa ulteriormente l'immagine della partoriente, descrivendo la lotta cosmica tra il bene e il male che si realizza nella storia. La donna incinta che "gridava per le doglie e il travaglio del parto" (Ap 12,2) è stata spesso interpretata come Maria che partorisce Gesù. Tuttavia, una lettura più profonda la identifica con il popolo di Dio, la Chiesa, che nella storia, scontrandosi con le forze del male (simboleggiate dal drago), va "partorendo" Cristo.

Icona bizantina donna che partorisce

Questo parto, descritto come colmo di attesa e trepidazione, simboleggia il trionfo di Cristo nella storia, il cui compimento si avrà alla fine dei tempi. Il genere letterario apocalittico, con le sue immagini forti e simboliche, nasce in periodi storici di gravi difficoltà e persecuzioni, offrendo un messaggio di speranza e di resilienza.

La Madonna del Parto e i Santi Protettori

L'iconografia religiosa ha spesso celebrato la maternità e la gravidanza. La "Madonna del Parto" di Piero della Francesca, conservata a Monterchi, è un capolavoro che incarna la bellezza della maternità e che da secoli è oggetto di profonda venerazione popolare.

Madonna del Parto Piero della Francesca

Inoltre, la tradizione cristiana annovera diversi santi protettori legati alla gravidanza e al parto sicuro:

  • Sant'Anna: Considerata protettrice delle donne incinte, delle nonne e delle donne in generale.
  • San Gerardo Majella: Celebrato il 16 ottobre, è il santo protettore delle donne incinte, dei bambini e dei parti sicuri, legato alla leggenda di una donna salvata durante il parto grazie a un suo fazzoletto.
  • San Nicola di Mira: Celebrato il 6 dicembre, è protettore dei bambini, noto per la leggenda dei sacchi d'oro donati a tre fanciulle per evitare loro una vita di prostituzione.
  • Sant'Antonio da Padova: Celebrato il 13 giugno, è patrono delle donne incinte e legato alla sterilità, probabilmente per la sua profonda connessione con Gesù Bambino.
  • La Beata Vergine Maria: Considerata la Santa Patrona delle madri e dei parti sicuri, a cui ci si può affidare in ogni momento, specialmente durante la gravidanza.

La Croce come Simbolo di Pace e Speranza

Al di là delle intenzioni immediate dell'esibizione al Pride, al di là dell'atto sacrilego percepito da alcuni, l'immagine della donna incinta in croce può veicolare un significato più profondo, quasi profetico: quello di pace e speranza.

La donna e il bambino, pur condividendo lo stesso destino di sofferenza, sono uniti da un palpito vitale indissolubile. Questa correlazione corporea assoluta, dove l'uno "può sussistere solo in quell’assoluta correlazione corporea", genera un legame che supera ogni desolazione. La loro sofferenza congiunta, per quanto ingiusta, diventa un simbolo della resilienza e della forza intrinseca della vita che nasce.

Perché facciamo il Segno della Croce?

In questo senso, la croce, da simbolo di morte e dannazione, può trasformarsi in un segno di speranza. La sofferenza, anche la più atroce, non è la fine. Come nel ciclo della nascita, il travaglio doloroso prelude alla gioia della vita. La donna partoriente, con la sua unione di dolore e speranza, incarna questa transizione. La croce, quindi, non è solo un'evocazione della sofferenza legata all'aborto, ma anche un richiamo alla forza vitale che persiste anche nelle circostanze più avverse, una testimonianza della capacità della vita di rinascere e trionfare. In questa prospettiva, l'immagine, per quanto controversa, diventa un monito alla dignità della vita in ogni sua fase e un invito a riflettere sulla profonda interconnessione tra madre e figlio, anche di fronte alle sfide più estreme.

tags: #donna #incinta #in #croce