Nel vasto e affascinante pantheon della mitologia giapponese, poche divinità godono della popolarità e della diffusa venerazione di Inari, noto anche come Oinari. Questo kami (divinità giapponese) incarna concetti fondamentali come la fertilità, il riso, l'agricoltura, le volpi, l'industria e il successo terreno. La sua figura è così radicata nella cultura del Sol Levante che templi e santuari a lui dedicati si trovano praticamente in ogni angolo del paese, testimoniando la sua perenne rilevanza.

Santuario di Inari con torii rossi

Le Molteplici Facce di Inari: Genere e Identità

Una delle caratteristiche più sorprendenti di Inari è la sua fluidità di genere. Viene rappresentato indistintamente come maschio, femmina o androgino, riflettendo la natura complessa e sfaccettata dei suoi domini. Questa ambiguità di genere non è un aspetto secondario, ma una componente intrinseca della sua essenza divina. Inari può essere percepito non come un'entità singola, ma come un collettivo di tre o, in alcune tradizioni, addirittura cinque kami individuali. Questa visione olistica contribuisce alla sua capacità di intersecarsi con una miriade di aspetti della vita umana e naturale.

La studiosa Karen Ann Smyers sottolinea come le rappresentazioni più comuni di Inari includano un uomo anziano che trasporta un fascio di riso, una giovane dea del cibo, e un bodhisattva androgino. Questa varietà iconografica non deriva da una mancanza di coerenza teologica, ma piuttosto da una profonda flessibilità interpretativa che permette ai fedeli di connettersi con la divinità attraverso forme a loro più familiari o significative. Il genere sessuale delle sue rappresentazioni varia significativamente in base alle credenze personali e alle tradizioni locali, dimostrando la natura dinamica e personale del culto di Inari.

Statua di Inari come uomo anziano con riso

L'Associazione con le Kitsune: Messaggeri Divini

Un aspetto distintivo del culto di Inari è la sua stretta associazione con le kitsune, gli spiriti volpe del folklore giapponese. Sebbene Inari venga talvolta ritratto esso stesso come una volpe, una credenza diffusa ma scoraggiata sia dai sacerdoti shintoisti che da quelli buddisti, le kitsune sono considerate i suoi messaggeri divini. Queste creature mitiche, note per la loro intelligenza, magia e capacità di trasformazione, giocano un ruolo cruciale nel trasmettere le preghiere dei fedeli a Inari e nel portare le sue benedizioni.

Le statue di kitsune, spesso adornate con bavagli votivi rossi, sono una presenza costante nei santuari di Inari. Di solito vengono piazzate in coppia, a rappresentare un maschio e una femmina, e portano in bocca o in una zampa simboli come un gioiello, una chiave, un fascio di piante di riso, una pergamena o persino un cucciolo di volpe. Queste statue, raramente realistiche e tipicamente stilizzate, raffigurano l'animale in posizione seduta con la coda alzata e la punta rivolta in avanti. Per compiacere e placare questi messaggeri, vengono loro offerte nei templi riso, sakè e altri cibi, nella speranza che intercedano a favore del fedele. Un'offerta particolarmente popolare è l'Inari-zushi, un tipo di sushi in cui il riso è avvolto in tofu fritto. Si ritiene che il tofu fritto sia uno dei cibi preferiti dalle volpi, e la forma del rotolo di Inari-zushi, con i suoi angoli appuntiti che assomigliano a orecchie di volpe, rafforza ulteriormente questa associazione.

Statue di kitsune con bavagli rossi

Radici Antiche e Evoluzione del Culto

L'origine esatta dell'adorazione di Inari rimane avvolta nel mistero, ma le prime registrazioni dei kanji utilizzati oggi per il suo nome, che significano "portare riso", risalgono all'827. Molti studiosi concordano sul fatto che il nome "Inari" derivi da ine-nari, che significa "coltivare riso", un riferimento diretto alla sua connessione con l'agricoltura.

L'adorazione di Inari è documentata fin dal 711, anno di fondazione del santuario della montagna Inari a Fushimi, Kyoto. Tuttavia, studiosi come Kazuo Higo ipotizzano che la divinità fosse venerata per secoli prima di questa data, suggerendo che il clan Hata abbia iniziato l'adorazione formale di Inari come kami dell'agricoltura alla fine del V secolo.

Durante il periodo Heian, il culto di Inari iniziò a diffondersi capillarmente. Nell'823, l'imperatore Saga offrì il tempio Tō-ji a Kūkai, fondatore della setta buddista Shingon. Kūkai scelse Inari come kami protettore residente del tempio, un evento che segnò un'importante integrazione tra le credenze shintoiste e buddiste. Nel 827, la corte imperiale concesse a Inari il quinto rango inferiore, accrescendone ulteriormente la popolarità nella capitale. Il suo rango venne poi elevato, e nel 942 l'imperatore Suzaku conferì a Inari il grado massimo, in segno di gratitudine per aver sedato delle ribellioni. In questo periodo, il tempio di Fushimi Inari era tra i ventidue templi scelti dalla corte per ricevere l'alto onore del patronato imperiale.

"KYOTO DESERTA" - FUSHIMI INARI

Inari: Patrono di Guerrieri, Mercanti e Artigiani

La popolarità di Inari continuò a crescere esponenzialmente. Il tempio di Fushimi, sede di pellegrinaggio, ottenne grande fama quando divenne un sito di pellegrinaggio imperiale nel 1072. Nonostante un devastante incendio nel 1468 durante la guerra Ōnin, che distrusse l'intero complesso, la ricostruzione, completata nel 1499, vide un'evoluzione: mentre il vecchio edificio ospitava tre kami in strutture separate, il nuovo ne accoglieva cinque in un unico edificio.

Il XVI secolo segnò un'ulteriore espansione del ruolo di Inari. Grazie al movimento dei daimyō (signori feudali), Inari divenne il patrono dei kaji (maestri forgiatori di lame) e il protettore dei guerrieri. Per questo motivo, molti castelli in Giappone contengono templi a lui dedicati, poiché i daimyō portavano con sé le loro credenze quando si spostavano in nuovi domini. Il ruolo divino di Inari continuò a espandersi: sulla costa divenne il protettore dei pescatori, mentre a Edo (l'odierna Tokyo) venne invocato per prevenire gli incendi.

Data la frequente ubicazione dei suoi santuari in prossimità dei quartieri dei piaceri, Inari divenne anche il patrono di attori e prostitute. Iniziò a essere venerato come "Inari che soddisfa i desideri", una divinità della fortuna e prosperità. Un detto comune a Osaka recitava: "Per la malattia [prega] Kōbō, per i desideri [prega] Inari". Ironicamente, Inari iniziò anche a essere invocato per ottenere una buona salute, e gli vengono accreditate la cura di malattie come la tosse, il mal di denti, le ossa rotte e persino la sifilide.

Maestro spadaccino che forgia una katana

Inari nell'Era Moderna: Finanza e Industria

Nel periodo Tokugawa, con il denaro che gradualmente sostituiva il riso come principale misura della ricchezza in Giappone, il ruolo di Inari come kami della prosperità terrena venne ampliato per includere tutti gli aspetti della finanza, degli affari e dell'industria. Questa evoluzione riflette la sua capacità di adattarsi ai cambiamenti sociali ed economici, mantenendo la sua rilevanza attraverso i secoli.

Nel 1868, un decreto governativo obbligò a separare le fedi buddiste e shintoiste. Molti templi di Inari dovettero subire modifiche sostanziali. Ad esempio, al tempio di Inara, le strutture evidentemente buddiste furono abbattute per conformarsi alle nuove direttive.

Nonostante queste trasformazioni, Inari rimane una divinità estremamente popolare. Secondo un'indagine del 1985 condotta dall'Associazione Nazionale dei Santuari Shintoisti, ben 32.000 santuari, ovvero più di un terzo di tutti i santuari shinto in Giappone, sono dedicati a Inari. Questo dato impressionante sottolinea la profonda e duratura connessione tra la divinità e il popolo giapponese.

Simbolismo e Offerte ai Santuari di Inari

L'ingresso a un santuario di Inari è solitamente marcato da uno o più torii vermigli, portali che simboleggiano il passaggio dal mondo profano a quello sacro. Il colore rosso è fortemente associato a Inari a causa della prevalenza del suo uso nei templi e nei torii a lui dedicati. Il santuario principale, il Fushimi Inari a Fushimi, Kyoto, è celebre per i suoi sentieri fiancheggiati da migliaia di torii rossi, creando un'atmosfera quasi ultraterrena.

Oltre alle statue di kitsune, i principali simboli di Inari sono la volpe e il gioiello che esaudisce i desideri. Questo gioiello, spesso tenuto in bocca dalle statue di kitsune, rappresenta il potere della divinità di conferire prosperità e soddisfare le aspirazioni umane.

Le offerte ai santuari di Inari sono variegate e riflettono i suoi molteplici domini. Oltre al riso e al sakè, vengono comunemente offerte statue di volpi e, in alcune occasioni, persino volpi imbalsamate. L'Inari-zushi, come già menzionato, è un'offerta culinaria popolare. Molti negozi che si allineano lungo le strade che conducono ai santuari di Inari vendono tofu fritto, incoraggiando i fedeli a fare offerte alla divinità.

Altre Divinità della Fertilità e della Prosperità

Sebbene Inari sia la divinità più prominente associata alla fertilità e alla prosperità in Giappone, è utile considerare altre figure mitologiche che condividono attributi simili o che sono state storicamente associate a questi concetti.

Nella mitologia shintoista, Izanami è la dea legata alla creazione insieme al dio Izanagi. La loro unione diede origine al Giappone e a molte altre divinità. Izanami, come madre terra e dea della vita, incarna un aspetto primordiale della fertilità.

Un'altra figura legata alla fertilità femminile e all'origine dell'umanità è Cihuātl, una divinità invocata nel parto e protettrice della maternità. La sua connessione con la parte femminile del cosmo la rende una figura centrale per la continuità della vita.

Nel contesto delle mitologie mesoamericane, il termine nahual si riferisce a un'energia, uno spirito protettore o una forza legata agli esseri e agli elementi naturali. Il nahual Ix, associato al giaguaro o alla tigre, rappresenta la Madre Terra, l'energia femminile e lo spirito protettore dei luoghi di culto come colline, pianure e montagne. Sebbene proveniente da una tradizione diversa, il concetto di Ix come incarnazione della terra e della sua energia vitale risuona con le tematiche della fertilità.

Nella cosmogonia greca, secondo Esiodo, prima dell'esistenza di Gea (la Terra) vi era solo il Caos. Gea nacque spontaneamente e diede vita a numerose divinità legate agli elementi naturali. Gea stessa, come personificazione della Terra, è la divinità madre per eccellenza, fonte di ogni vita e fertilità.

Rappresentazione di Gea, la Terra

La Famiglia delle Sette Divinità della Fortuna

Nel contesto delle divinità che portano prosperità e fortuna, le Sette Divinità della Fortuna (Shichifukujin) sono un gruppo eclettico di figure che hanno origine da diverse tradizioni religiose, principalmente indù, taoista e buddista, con la sola eccezione di Ebisu, di origine autoctona giapponese.

  • Ebisu: Dio dell'abbondanza e del cibo quotidiano, raffigurato come un pescatore barbuto e sorridente, regge una canna da pesca e una grossa orata rossa, simbolo di fortuna. Originariamente legato al mestiere di pescatore, nel corso del tempo è stato associato alle attività commerciali e adorato come kami protettore dei mercati e delle fiere.

  • Daikokuten (o Daikoku): Proveniente dall'India (Mahākāla, una forma di Shiva), è il dio della ricchezza o della famiglia, in particolare della cucina. È ritratto come un uomo sorridente e robusto, con un copricapo nero, seduto o in piedi vicino a balle di riso, con un martello di legno che porta ricchezze e un grosso sacco di grano. Spesso è accompagnato da un topo.

  • Benzaiten (o Benten): L'unica divinità femminile del gruppo, deriva dalla dea indù Sarasvatī, divinità fluviale. Benzaiten è una divinità dell'acqua e di tutto ciò che scorre: tempo, parole, musica, conoscenza. Oggi è conosciuta come dea della bellezza, dell'eloquenza, patrona degli artisti e della musica. In passato, in Giappone, era anche raffigurata come una divinità marziale a otto braccia.

  • Bishamonten: Deriva dal dio indù Kubera, divinità dell'abbondanza e della ricchezza. Nello Shintoismo, è entrato a far parte delle Sette Divinità come dio della dignità. Viene rappresentato con un'armatura, reggendo una lancia e una pagoda.

  • Fukurokuju: Divinità della conoscenza e della lunga vita di origine taoista cinese. È raffigurato come un uomo anziano con una lunga canna, spesso in compagnia di una gru, una tartaruga o un cervo. Il suo ventaglio simboleggia il potere di scacciare la sfortuna, mentre il libro rappresenta la sua saggezza.

  • Jurōjin: Anch'esso di origine taoista cinese, è venerato come il dio della longevità. È raffigurato come un anziano signore dalla barba bianca, che indossa un cappello e cammina con un bastone. Le sue origini vengono fatte risalire a un taoista cinese realmente esistito, Zhang Guolao. Talvolta confuso con Fukurokuju per l'aspetto simile e l'associazione con il cervo.

  • Hotei: Un'altra divinità taoista cinese, rappresentato come un uomo grassottello e ridente, è la divinità della gioia e della felicità, e protettore dei bambini. Il suo nome significa "borsa di lino", ed è ritratto con un sacco in spalla pieno di regali. In Occidente è conosciuto come il "Buddha sorridente".

  • Kichijōten (o Kisshōten): Sebbene non sempre inclusa nelle liste più comuni delle Sette Divinità della Fortuna, Kichijōten è una dea della fertilità, della bellezza e della fortuna, ritratta con abiti sfarzosi.

Queste divinità, pur con origini e attributi diversi, contribuiscono a creare un ricco arazzo di credenze legate alla prosperità, alla buona sorte e al benessere, affiancando e talvolta intersecandosi con la figura centrale di Inari.

L'Identificazione di Inari con Altre Divinità

La natura sincretica della religione giapponese ha portato Inari a essere identificato con diverse altre figure mitologiche nel corso dei secoli. Alcuni studiosi suggeriscono che Inari sia la figura conosciuta nella mitologia giapponese come Uganomitama o l'Ōgetsu-Hime del Kojiki. Altri ipotizzano una coincidenza con Toyouke.

L'aspetto femminile di Inari viene spesso identificato con Dakiniten, una divinità buddista derivata dalla divinità indiana ḍākinī, o con Benzaiten delle Sette Divinità della Fortuna. Questa sovrapposizione di identità evidenzia la capacità di Inari di integrare e assorbire elementi da diverse tradizioni religiose.

Un caso interessante è quello di Uke-Mochi, la divinità del cibo. Secondo il Nihon Shoki, Uke-Mochi, nata dal mito del Kamiumi (la storia della nascita degli dèi giapponesi), era in grado di produrre cibo dal proprio corpo, anche dopo la morte, venendo quindi considerata una divinità dema (divinità che si manifesta in vari modi). L'immagine di Uke-Mochi viene spesso confusa e attribuita a Inari, data la loro comune associazione con la produzione e l'abbondanza di cibo.

La complessità di Inari risiede anche nella sua venerazione come collettivo di divinità. Nel periodo Kamakura, questo numero poteva essere incrementato a cinque (Inari goza). Le identificazioni di questi kami sono variate nel tempo. Presso il santuario di Fushimi Inari, i cinque kami identificati oggi sono Uganomitama, Sadahiko, Omiyanome, Tanaka e Shi. In passato, queste identificazioni hanno incluso divinità come Izanagi, Izanami, Ninigi e Wakumusubi, oltre alle divinità del cibo precedentemente menzionate. Questa continua ridefinizione delle entità divine che compongono Inari sottolinea la sua natura evolutiva e la sua capacità di adattarsi alle mutevoli interpretazioni teologiche e alle esigenze dei fedeli.

Collage di divinità giapponesi

In conclusione, Inari rappresenta una divinità profondamente radicata nell'identità culturale e spirituale del Giappone. La sua essenza di kami della fertilità, dell'agricoltura, dell'industria e della prosperità, unita alla sua flessibilità di genere e alla sua associazione con le enigmatiche kitsune, lo rende una figura affascinante e perennemente rilevante, la cui venerazione continua a fiorire attraverso i secoli.

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