Il "Coromoro Ninna Nanna dei Morus" non è semplicemente un'opera musicale, ma un profondo intreccio di vicende umane e artistiche, un racconto che affonda le sue radici nel dolore per la perdita, nella speranza per la vita e nella capacità dell'arte di trasformare la sofferenza in bellezza. Questo piccolo film illustrato e animato, che vede il Coro di Nuoro interpretare la sua storica ninna nanna accompagnata dalla tromba di Paolo Fresu, rappresenta la stratificazione di molteplici storie, ognuna delle quali contribuisce a rendere l'opera di una struggente intensità.

Coro di Nuoro

La Nascita di un Dolore e la Forma della Speranza

Al centro della genesi di questa ninna nanna vi è la figura di Gian Paolo Mele, autore della musica. Nel luglio del 1975, una terribile notte segnò la sua vita con la perdita del suo primogenito, ancora in fasce. Per dare un senso a quel dolore incommensurabile, forse per tentare di comprenderlo, Gian Paolo decise di dargli una forma artistica. La sua scelta si rivelò straordinariamente toccante: decise di costruire il proprio spartito sulle parole di una ninna nanna, una poesia scritta dal grande Antioco Casula, noto anche come Montanaru. Casula, a sua volta, aveva conosciuto il medesimo dolore della perdita di un figlio. Nei primi anni '30, dopo aver vissuto questa tragica esperienza, aveva messo in versi tutte le sue speranze per il suo ultimo figlio, appena nato, creando una poesia che divenne il nucleo emotivo della composizione di Mele.

La poesia di Montanaru, "Ninna nanna de Anton' Istene - Malos bisos e tancas fioridas", descrive un mondo di speranza e protezione per il neonato, un desiderio di allontanare i "cattivi sogni" e le avversità, augurando un futuro sereno e fiorito. È in questo contesto di profonda umanità che Gian Paolo Mele trova la forza di trasformare il suo lutto in un'espressione artistica, utilizzando le parole che già portavano in sé il peso della perdita ma anche la luce della rinascita.

L'Interpretazione e la Diffusione

La ninna nanna, eseguita dal Coro di Nuoro di cui Gian Paolo Mele era direttore, ottenne un grande successo. La sua potenza emotiva e la sua melodia ancestrale risuonarono profondamente nel pubblico, portando il brano a essere ripreso e reinterpretato da diversi musicisti di rilievo. Tra questi figurano nomi come Gian Maria Testa, Marisa Sannia e, in particolare, Paolo Fresu, il cui contributo alla versione animata è centrale.

L'opera, originariamente musicata nel 1975, ha dimostrato una straordinaria longevità artistica. La sua capacità di toccare le corde più profonde dell'animo umano ha permesso che venisse riscoperta e reinterpretata nel corso degli anni, mantenendo intatta la sua forza espressiva. La scelta di utilizzare la ninna nanna come veicolo per esprimere il dolore e la speranza è un elemento che conferisce al brano una universalità senza tempo.

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Un Progetto per il Futuro, nel Ricordo del Passato

A distanza di un anno dall'ultimo saluto al suo storico direttore, Gian Paolo Mele, il Coro di Nuoro, su iniziativa di Francesco Mele, figlio di Gian Paolo, ha sentito che quell'intreccio di storie non aveva ancora esaurito il suo corso. È nata così l'idea di far tornare Paolo Fresu sul brano, chiedendogli di infondere nuovamente la sua magia musicale. Fresu ha risposto con un'interpretazione indimenticabile, in cui la sua tromba avvolge le voci dei cantori di una dolcezza struggente, creando un dialogo sonoro che unisce passato e presente.

Questo progetto ha visto la partecipazione di quattro illustri esponenti della cultura sarda, sia del passato che del presente. L'innovazione più significativa è la riproposizione del brano facendo cantare nello stesso pezzo musicale il Coro di Nuoro di due epoche diverse: quello del 1977, diretto da Giampaolo Mele, e quello del 2018, guidato dal figlio Francesco. Questo ensemble di voci, unite dalla magica tromba di Paolo Fresu, crea un ponte sonoro tra generazioni, sottolineando la continuità e l'evoluzione della tradizione musicale sarda.

Manuelle Mureddu, disegnatore nuorese di chiara fama, ha dato vita a questa sinestesia sonora trasformando la musica in immagini delicate e toccanti. Il risultato è un piccolo gioiello d'animazione, un'opera che traduce in linguaggio visivo le emozioni evocate dalla musica e dalle parole, creando un'esperienza multisensoriale che arricchisce ulteriormente la profondità del brano.

La Stratificazione delle Emozioni e delle Esperienze

Il brano, presentato nell'auditorium dell'Isre a Nuoro, si distingue per la sua capacità di stratificare vicende umane degli autori. Gian Paolo Mele, proprio come Montanaru prima di lui, è stato spinto a comporre queste musiche dopo la perdita di un figlio. Questo parallelismo umano è uno degli aspetti più potenti dell'opera, mostrando come l'arte possa nascere dal dolore più profondo e trasformarsi in un messaggio di speranza e continuità.

Paolo Fresu, nel suo messaggio, ha condiviso il profondo legame che ha con questo brano: "Da ragazzo l'ascolto della Ninna Nanna de Anton' Istene era come un battito di cuore all'unisono che mi colpiva per la qualità delle voci e per una armonia dal sapore ancestrale". Negli anni, ha prestato attenzione al testo, scoprendone una trama che si evolve. Questa evoluzione, secondo Fresu, cela il bisogno di eseguirla coinvolgendo nel tempo diversi artisti, accettando così di contribuire alla emozionante versione del coro di Nuoro in ricordo di Giampaolo Mele.

Francesco Mele, figlio di Gian Paolo, ha espresso il suo legame personale con la ninna nanna: "Sono nato ascoltando i melismi della Ninna Nanna cantata da mio padre. Nei miei ricordi di bambino era una bella melodia. Molti anni dopo, diventando padre anche io, ho capito da vicino il dolore e l'armonia composita del brano". Questa testimonianza personale evidenzia come la comprensione e l'apprezzamento dell'opera si siano evoluti con l'esperienza di vita, rafforzando il legame emotivo con la creazione paterna.

L'opera "Coromoro Ninna Nanna dei Morus" si presenta quindi come un esempio emblematico di come l'arte possa essere un potente strumento per elaborare il lutto, esprimere la speranza e tramandare la memoria. La collaborazione tra musicisti, poeti, coristi e animatori ha dato vita a un'opera che trascende il tempo, unendo generazioni e culture attraverso la forza universale della musica e della narrazione. L'alternanza tra il Coro del 1977 e quello del 2018, l'intonazione di Gian Paolo Mele, la tromba avvolgente di Paolo Fresu e le delicate immagini di Manuelle Mureddu creano un arazzo emozionale che celebra la vita, onora la memoria e perpetua un'eredità artistica di inestimabile valore.

Manuelle Mureddu's animation stills

La Profondità Tematica e l'Evoluzione Artistica

La scelta di musicare una poesia nata dal dolore della perdita di un figlio, e di farlo con una ninna nanna, un genere associato alla dolcezza e alla protezione, crea un contrasto affascinante e profondamente umano. Questa dicotomia tra la sofferenza e la speranza, tra la fine e l'inizio, è uno degli elementi che conferiscono alla "Ninna nanna de Anton' Istene" la sua risonanza universale. Il brano esplora la resilienza dello spirito umano di fronte alle avversità più grandi, dimostrando come anche nel momento più buio possa germogliare la forza per proteggere e augurare il futuro.

L'iniziativa di far dialogare due diverse formazioni del Coro di Nuoro, separate da decenni, non è un mero espediente tecnico, ma un atto simbolico di grande importanza. Rappresenta la continuità della tradizione, la trasmissione del sapere e dell'emozione da una generazione all'altra. Il coro del 1977, diretto da Gian Paolo Mele, porta con sé il peso e la purezza dell'interpretazione originale, mentre il coro del 2018, guidato dal figlio Francesco, aggiunge una nuova prospettiva, una consapevolezza maturata dall'esperienza personale del diventare genitore. Questo dialogo vocale, orchestrato dalla tromba di Paolo Fresu, diventa una metafora della vita stessa, un fluire continuo in cui il passato si intreccia con il presente per creare il futuro.

La tromba di Paolo Fresu non è un semplice accompagnamento, ma un vero e proprio elemento narrativo. Il suo suono caldo e avvolgente crea un'atmosfera intima e quasi spirituale, che eleva ulteriormente il contenuto emotivo del brano. La sua capacità di dialogare con le voci del coro, di intrecciarsi con esse e di emergere in momenti di particolare intensità, dimostra la sua maestria non solo come strumentista, ma anche come interprete sensibile e profondo.

L'apporto di Manuelle Mureddu con l'animazione è fondamentale per completare l'esperienza. Le sue immagini delicate e toccanti non si limitano a illustrare la musica, ma la interpretano, aggiungendo un ulteriore strato di significato e di emozione. La trasposizione visiva delle melodie e delle parole permette di cogliere sfumature che potrebbero altrimenti rimanere inespresse, rendendo l'opera accessibile e commovente a un pubblico ancora più ampio.

L'opera "Coromoro Ninna Nanna dei Morus" è un esempio luminoso di come l'arte possa essere uno strumento potente per l'elaborazione del lutto, per l'espressione della speranza e per la trasmissione della memoria. La collaborazione tra musicisti, poeti, coristi e animatori ha dato vita a un'opera che trascende il tempo, unendo generazioni e culture attraverso la forza universale della musica e della narrazione. La stratificazione delle vicende umane, dal dolore di Montanaru e Gian Paolo Mele alla speranza incarnata nelle parole e nelle melodie, fino alla rilettura contemporanea da parte di Francesco Mele e Paolo Fresu, crea un arazzo emozionale che celebra la vita, onora la memoria e perpetua un'eredità artistica di inestimabile valore.

L'intero progetto è una testimonianza della profonda connessione tra arte, vita e memoria. Le parole di Antioco Casula, musicate da Gian Paolo Mele, reinterpretate da Paolo Fresu e animate da Manuelle Mureddu, con le voci di due generazioni del Coro di Nuoro, creano un'opera che parla al cuore di chiunque abbia conosciuto il dolore della perdita e la gioia della nascita. La "Ninna nanna de Anton' Istene" diventa così non solo una melodia, ma un veicolo di emozioni profonde, un ponte tra passato e presente, un inno alla resilienza umana e alla forza trasformatrice dell'arte.

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