Nel corso della vita lavorativa di ogni cittadino, si verificano spesso interruzioni temporanee o periodi in cui non si percepisce un reddito da lavoro. In tali circostanze, ci si potrebbe domandare se questi intervalli vadano a intaccare il diritto alla pensione o ne compromettano l’importo. Qui entrano in gioco i contributi figurativi, uno strumento fondamentale nel sistema previdenziale italiano, che permette di tutelare il lavoratore anche nei momenti di assenza dal lavoro. Comprendere che cosa sono, come funzionano e soprattutto come avviene il calcolo dei contributi figurativi non è solo un esercizio tecnico, ma una necessità pratica per chiunque voglia pianificare con consapevolezza il proprio futuro previdenziale. Questo articolo affronta in maniera approfondita il tema, chiarendo dubbi frequenti e illustrando in modo chiaro le varie casistiche e implicazioni, dalla disoccupazione alla mobilità, passando per i periodi coperti da Naspi o da altre forme di servizio riconosciuto dallo Stato.
Cosa sono i Contributi Figurativi: Definizione e Impatto sulla Pensione
I contributi figurativi sono contributi previdenziali che non vengono versati materialmente dal lavoratore o dal datore di lavoro, ma che sono accreditati dall’INPS in modo gratuito per determinati periodi in cui il lavoratore è assente dal lavoro. Il loro obiettivo è evitare che queste assenze penalizzino il lavoratore al momento del calcolo della pensione. Ad esempio, se un lavoratore si trova in una situazione di disoccupazione involontaria, riceve la Naspi o si trova in mobilità, può comunque vedersi riconosciuti i contributi relativi a quel periodo ai fini pensionistici. Lo stesso avviene in caso di servizio civile, congedi parentali, malattia di lunga durata o infortuni sul lavoro.
Dal punto di vista del diritto previdenziale, i contributi figurativi hanno un valore essenziale: contribuiscono al raggiungimento dei requisiti minimi per accedere alla pensione (anzianità contributiva) e possono incidere anche sul calcolo dell’importo della pensione, in base al sistema (retributivo, contributivo o misto) applicabile. I contributi figurativi garantiscono una continuità della copertura previdenziale anche nei momenti in cui la contribuzione effettiva si interrompe. In questo modo, il lavoratore non perde mesi o anni di carriera contributiva, mantenendo integro il proprio percorso verso la pensione.

Situazioni che Generano Contributi Figurativi: L'Importanza del Riconoscimento
I contributi figurativi non vengono attribuiti automaticamente in ogni caso: occorre che il lavoratore si trovi in determinate condizioni e che tali periodi vengano riconosciuti e registrati dall’INPS. Le situazioni più comuni che danno origine al riconoscimento dei contributi figurativi includono:
- La disoccupazione coperta da indennità Naspi.
- I periodi di mobilità o cassa integrazione.
- Il congedo parentale e l’astensione obbligatoria per maternità.
- La malattia o l’infortunio sul lavoro con durata superiore a sette giorni.
- Il servizio militare o il servizio civile.
- I periodi di assistenza a familiari con handicap riconosciuto ai sensi della legge 104/1992.
- L’aspettativa non retribuita per motivi di salute o per motivi sindacali.
Ognuna di queste situazioni, se debitamente documentata, consente l’accredito dei contributi figurativi. Tuttavia, è fondamentale che il lavoratore verifichi periodicamente la propria posizione assicurativa presso l’INPS e richieda eventuali rettifiche in caso di omissioni. Il mancato riconoscimento anche di pochi mesi potrebbe incidere negativamente sia sull’età pensionabile sia sull’importo complessivo della prestazione.
Un aspetto importante è che non tutti i contributi figurativi sono validi per il calcolo dell’importo della pensione: alcuni periodi, pur essendo utili per il diritto alla pensione (cioè per maturare gli anni necessari), non contribuiscono alla determinazione dell’assegno pensionistico. Per questo motivo è importante conoscere bene la natura dei periodi figurativi accreditati.
Calcolo dei Contributi Figurativi: Formule e Parametri Ufficiali
Il calcolo dei contributi figurativi varia a seconda del periodo a cui si riferiscono e del regime previdenziale in cui il lavoratore è collocato. In linea generale, possiamo distinguere tre casi principali.
Nel sistema retributivo, valido per l’anzianità maturata fino al 1995, i contributi figurativi incidono sull’anzianità contributiva, ma non sempre sul reddito pensionabile, a meno che non si tratti di periodi coperti da retribuzione figurativa, come ad esempio malattia o maternità.
Nel sistema contributivo, che riguarda chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996, ogni contributo, anche figurativo, comporta un versamento virtuale calcolato su una retribuzione convenzionale, definita annualmente dall’INPS.
Infine, nel sistema misto, applicabile a chi ha anzianità sia prima che dopo il 1995, il calcolo dei contributi figurativi segue le regole dei due sistemi in base ai periodi.
Per determinare il valore dei contributi figurativi in regime contributivo, l’INPS utilizza una retribuzione convenzionale, calcolata come media delle retribuzioni percepite in periodi analoghi. Ad esempio, nel caso della Naspi, si prende come riferimento l’ultima retribuzione imponibile. L’importo virtuale viene poi moltiplicato per l’aliquota contributiva, oggi pari al 33% per i lavoratori dipendenti, e trasformato in montante contributivo. Tale montante viene successivamente rivalutato secondo i parametri stabiliti annualmente dallo Stato e dall’INPS.
È importante sottolineare che non tutti i contributi figurativi hanno lo stesso peso: mentre alcuni, come quelli per malattia o maternità, prevedono una copertura completa anche ai fini economici, altri, come i periodi di aspettativa per motivi personali, potrebbero non essere valorizzati nel calcolo dell’assegno pensionistico.
Contributi Figurativi per Maternità: Dettagli Specifici
La maternità, sia obbligatoria che facoltativa, rappresenta un periodo cruciale per il riconoscimento dei contributi figurativi. L'astensione obbligatoria per maternità (generalmente di 5 mesi) viene coperta da contributi figurativi calcolati sulla base della normale retribuzione che sarebbe spettata alla lavoratrice. Questo significa che il periodo di maternità obbligatoria è interamente coperto ai fini pensionistici, sia per il diritto che per la misura della pensione.
Per quanto riguarda la maternità facoltativa, i contributi figurativi sono accreditati per un periodo massimo di 6 mesi, estendibile fino a 9 mesi in determinate condizioni, e sono calcolati in modo specifico. Il valore retributivo di ciascuna settimana da integrare figurativamente è pari alla differenza tra la media settimanale delle retribuzioni correnti percepite in misura intera e la media settimanale delle retribuzioni correnti ridotte.
Per le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata, l'accredito figurativo durante i periodi di maternità avviene tenendo conto delle regole specifiche di tale gestione, che richiedono il rispetto di un minimale mensile di reddito.
Un caso particolare riguarda le maternità verificatesi al di fuori di un rapporto di lavoro. In queste circostanze, è possibile richiedere l'accredito figurativo di 5 mesi di maternità obbligatoria, a condizione che il soggetto possa far valere almeno cinque anni di contribuzione versata in costanza di rapporto di lavoro. Questo requisito può essere perfezionato anche mediante il cumulo di periodi assicurativi fatti valere in altri Stati membri dell'Unione Europea.

Come Verificare i Tuoi Contributi Figurativi
Controllare il proprio estratto conto contributivo è il primo passo per comprendere se i periodi di servizio non retribuito, disoccupazione o mobilità sono stati correttamente valorizzati come contributi figurativi. L’INPS mette a disposizione il servizio online “Estratto conto previdenziale”, accessibile tramite SPID, CIE o CNS, attraverso il quale è possibile visualizzare la propria storia contributiva.
Nel dettaglio, ogni lavoratore può vedere anno per anno i contributi accreditati, compresi quelli figurativi, che sono solitamente contrassegnati con una dicitura specifica. È importante verificare non solo la presenza, ma anche la correttezza della durata e della tipologia del contributo. Nel caso in cui si riscontrino discrepanze, è possibile presentare una richiesta di variazione della posizione assicurativa tramite il portale INPS oppure recandosi presso un patronato. In alcuni casi, potrebbe essere necessario fornire documentazione integrativa, come certificati di malattia, lettere di licenziamento o atti di nomina per il servizio civile.
Infine, l’INPS fornisce un altro utile strumento: la simulazione pensionistica, nota anche come “La mia pensione futura”, che consente di stimare la data di pensionamento e l’importo atteso, tenendo conto anche dei contributi figurativi accreditati. Questo servizio permette di comprendere l’effettivo impatto dei periodi non lavorati sulla futura pensione e di adottare strategie preventive o correttive, come la ricongiunzione contributiva o il versamento volontario di contributi. Nel complesso, monitorare con attenzione i propri contributi figurativi è un esercizio di responsabilità previdenziale che ogni lavoratore dovrebbe svolgere con regolarità.
Estratto Conto Contributivo #Inps | Guida dove trovarlo
Contributi Obbligatori, Volontari e da Riscatto: Un Confronto Utile
Per comprendere appieno il valore dei contributi figurativi, è utile confrontarli con altre tipologie di contributi:
- Contributi Obbligatori: Vengono versati obbligatoriamente quando si svolge un'attività lavorativa, sia come dipendente (a carico del datore di lavoro) sia come autonomo (a carico del soggetto stesso), applicando la relativa aliquota contributiva. L'accredito contributivo avviene generalmente su base settimanale per i dipendenti del settore privato, o a giorni/mesi per altre categorie.
- Contributi Volontari: Sono versamenti effettuati direttamente dal lavoratore in caso di cessazione dell'attività lavorativa, previa autorizzazione dell'ente di previdenza. Questi contributi permettono di coprire periodi scoperti o di integrare la propria posizione contributiva.
- Contributi da Riscatto: Sono contributi con onere a carico del lavoratore che permettono di coprire periodi privi di contribuzione. La normativa disciplina tassativamente i periodi che possono formare oggetto di riscatto, tra cui il riscatto di laurea, periodi di lavoro all'estero, periodi omessi dal datore di lavoro, e specifici periodi legati a maternità facoltativa al di fuori del rapporto di lavoro.
I contributi figurativi, a differenza di quelli obbligatori, non derivano da un'attività lavorativa effettiva e non comportano un versamento diretto. Tuttavia, hanno un valore riconosciuto ai fini pensionistici, garantendo la continuità della copertura previdenziale.
La Scelta della Gestione e la Rinuncia all'Accredito
In linea generale, gli accrediti figurativi vengono contabilizzati dall’INPS nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti. Tuttavia, per i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti), è data la facoltà di ottenere, a domanda, il riconoscimento figurativo nella gestione autonoma se questo risulta più conveniente a livello pensionistico.
Nel settore del pubblico impiego, eventi come malattia o maternità vengono indennizzati direttamente dalle amministrazioni pubbliche e, pertanto, non danno luogo a contribuzione figurativa.
La normativa permette al lavoratore di chiedere la rinuncia all'accredito sull'estratto conto contributivo dei periodi riconoscibili a domanda, nel caso in cui l'accredito dei contributi figurativi produca un effetto negativo sulla futura pensione. Non è possibile rinunciare alla contribuzione figurativa accreditabile d'ufficio, né a periodi figurativi già utilizzati per liquidare precedenti prestazioni.
Limiti all'Accredito e il Massimale Contributivo
In generale, l'ordinamento italiano non prevede limiti massimi per i periodi accreditabili a titolo di contribuzione figurativa per coloro che avevano contribuzione alla data del 31.12.1992. Tuttavia, l'art. 15 D.Lgs. 503/1992 prevede, per i privi di contributi al 31.12.1992, ai soli fini del diritto alle pensioni di anzianità e anticipate, un limite massimo di 5 anni. Altre limitazioni specifiche sono previste in relazione ai contributi figurativi accreditati per eventi come la malattia.
Il massimale contributivo, disciplinato dalla L. 335/95, può essere influenzato dall'accredito di periodi figurativi antecedenti al 1996. L'INPS ha precisato che i lavoratori iscritti a una forma di previdenza obbligatoria dopo il 1995 che procedono al riscatto o all'accredito figurativo di periodi di contribuzione antecedenti al 1996 non sono più assoggettati all'applicazione del massimale contributivo a partire dal mese successivo alla presentazione della relativa domanda.
Il Minimale Settimanale e la Contribuzione Figurativa
Con il Messaggio INPS n. 1215/2023 è stato chiarito che la contribuzione figurativa accreditata per periodi di congedo di maternità, paternità o parentale, fruiti sia in costanza che al di fuori del rapporto di lavoro, viene calcolata interamente senza la valutazione del minimale settimanale previsto dalla Legge n. 638/1983. Questa normativa prevedeva una contrazione delle settimane riconosciute ai fini del diritto a pensione in funzione della retribuzione percepita, qualora questa fosse inferiore a una certa soglia.
Continuano invece ad essere sottoposti all'assoggettamento del minimale settimanale i periodi di congedo per malattia del bambino di età inferiore a 3 anni e i periodi usufruiti con i permessi L. 104/92.
Per i lavoratori che hanno iniziato a lavorare prima del 1° gennaio 1993, non ci sono limiti di accredito massimo di periodi corrispondenti a contribuzione figurativa. Per i lavoratori a favore dei quali non risulta accreditata alcuna contribuzione alla data del 31 dicembre 1992, ai soli fini del diritto alla pensione anticipata, i periodi figurativi computabili non possono superare complessivamente i 5 anni.
Accredito d'Ufficio o a Domanda?
L'accredito figurativo è riconosciuto d'ufficio nei seguenti casi:
- Cassa integrazione guadagni.
- Contratto di solidarietà difensivo.
- Lavori socialmente utili.
- Indennità di mobilità (fino al 31 dicembre 2016).
- Disoccupazione, ASpI e NASpI.
- Assistenza antitubercolare a carico dell’INPS.
- Periodi di godimento Isopensione.
Sono, invece, accreditati a seguito di apposita domanda i seguenti eventi:
- Servizio militare.
- Servizio civile.
- Riposi giornalieri.
- Maternità al di fuori di un rapporto di lavoro.
- Congedo parentale durante il rapporto di lavoro.
- Malattia del bambino.
- Malattia e infortunio.
- Aspettativa per cariche sindacali.
- Aspettativa per cariche elettive.
- Assenza dal lavoro per donazione sangue.
Dal 2013, la maggior parte delle tipologie di contribuzione figurativa accreditabile a domanda viene comunque accreditata automaticamente dall’INPS, pur rimanendo al lavoratore la facoltà di rinunciarvi.
Impatto della NASpI e della Disoccupazione sulla Pensione
I periodi corrispondenti alla NASpI (dal 1° maggio 2015) vengono rapportati alla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni, divisa per il numero di settimane di contribuzione presenti in estratto conto contributivo e moltiplicata per il coefficiente 4,33, entro un limite mensile stabilito annualmente. La disoccupazione, pertanto, incide in modo più marcato sui lavoratori le cui retribuzioni medie mensili siano superiori a tale importo, corrispondendo a questi ultimi una contribuzione figurativa più bassa rispetto a quella che sarebbe stata attribuita in assenza del limite.
Per evitare che i lavoratori con una quota di pensione retributiva percepiscano una pensione più bassa, è stata introdotta una salvaguardia: le retribuzioni relative ai periodi di contribuzione figurativa per i quali viene applicato il limite massimo vengono neutralizzate, qualora, una volta rivalutate, siano di importo inferiore alla retribuzione media pensionabile ottenuta senza di esse.
Per quanto riguarda la quota di pensione contributiva, i periodi NASpI non incidono mai negativamente, poiché vanno ad aumentare il montante contributivo su cui è calcolata la pensione. Tale contribuzione è conteggiata sempre ai fini del diritto alla pensione di vecchiaia, mentre viene conteggiata ai fini della pensione anticipata solo al raggiungimento di 35 anni di contribuzione da lavoro effettivo.
Per i periodi di corresponsione dell’indennità di disoccupazione agricola, in linea generale, è riconosciuta la contribuzione figurativa, calcolata detraendo dal parametro 270 (anno intero ai fini pensionistici) le giornate lavorate e quelle già indennizzate ad altro titolo.
Le settimane di contribuzione figurativa relative a periodi di godimento dell’indennità di mobilità (fino al 31 dicembre 2016), di disoccupazione speciale edile e delle prestazioni erogate dai fondi di solidarietà settoriali, sono valorizzate in base all’ultima mensilità ragguagliata ad anno.

La Cassa Integrazione e la Contribuzione Figurativa
Ai fini del calcolo della pensione, i periodi in cui si è usufruito della cassa integrazione (ordinaria, straordinaria o in deroga) sono determinati prendendo come riferimento la retribuzione utilizzata per il calcolo dell’integrazione salariale. Questo garantisce che anche durante periodi di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa, la posizione contributiva del lavoratore venga tutelata.
Contributi Figurativi per Maternità e Congedo Parentale: Calcolo Dettagliato
La contribuzione figurativa accreditata durante la maternità obbligatoria (5 mesi) è pari all’importo della normale retribuzione che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di prestazione lavorativa, nel mese in cui si colloca l’evento.
Le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata beneficiano dell'accredito tenendo conto delle regole vigenti in tale gestione, che richiedono il rispetto di un minimale mensile di reddito.
Le lavoratrici che abbiano avuto delle maternità al di fuori di un rapporto di lavoro possono richiedere l'accredito figurativo di 5 mesi di maternità obbligatoria, se in possesso di almeno 5 anni di lavoro dipendente. Nel computo dei 5 anni devono essere considerati i periodi durante i quali vi è stata corresponsione di retribuzione assoggettata al pagamento dei contributi, anche se non vi è stata effettiva prestazione di lavoro, nonché i periodi assicurativi fatti valere in altro Stato comunitario, in Svizzera e nei Paesi SEE.
Ai fini del calcolo della pensione, il valore retributivo da attribuire al periodo riconosciuto figurativamente è determinato sulla media delle retribuzioni settimanali percepite in costanza di lavoro nell’anno solare in cui si colloca il periodo. Nel caso in cui nell’anno solare non risultino retribuzioni effettive, il valore retributivo è determinato con riferimento all’anno solare immediatamente precedente nel quale risultino percepite retribuzioni in costanza di lavoro. Per i periodi anteriori all’inizio dell’attività lavorativa, la retribuzione da prendere come riferimento è quella percepita nell’anno in cui si è iniziato a lavorare.
La contribuzione figurativa accreditata durante il periodo di congedo parentale è pari all’importo della normale retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore, in caso di prestazione lavorativa, nel mese in cui si colloca l’evento. I periodi di congedo parentale utilizzati durante il rapporto di lavoro, fino al 6° anno di vita del bambino, danno diritto ai contributi figurativi pieni per un periodo massimo complessivo tra i genitori di 6 mesi, a prescindere dall’anzianità contributiva precedente. Per i periodi di congedo eccedenti i 6 mesi, il calcolo dei contributi figurativi avviene in modo diverso.
I periodi di congedo di maternità (astensione obbligatoria) avvenuti fuori dal rapporto di lavoro sono riconosciuti come utili ai fini pensionistici anche per le iscritte alle Gestioni pensionistiche dei dipendenti pubblici.

La Rinuncia all'Accredito e le Sue Implicazioni
Come accennato, la normativa permette al lavoratore di chiedere la rinuncia all'accredito dei contributi figurativi se questo dovesse avere un impatto negativo sulla futura pensione. Tuttavia, tale facoltà non è esercitabile per la contribuzione figurativa accreditabile d'ufficio, né per periodi già utilizzati per liquidare precedenti prestazioni. È fondamentale ponderare attentamente questa scelta, poiché la rinuncia a contributi figurativi potrebbe comportare una riduzione dell'anzianità contributiva totale e, di conseguenza, un impatto sull'importo della pensione.
Contributi da Ricongiunzione e Cumulo: Strumenti per la Pensione
I contributi da ricongiunzione permettono di trasferire contributi versati in una gestione previdenziale (es. Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti) su una nuova gestione previdenziale (es. Gestione Inps Dipendenti Pubblici), con onere a carico del lavoratore. La ricongiunzione, regolata da specifiche leggi, consente di valorizzare la contribuzione versata in diverse casse previdenziali, similmente agli istituti del cumulo dei periodi assicurativi e della totalizzazione dei periodi contributivi. Questi strumenti sono essenziali per chi ha avuto carriere lavorative frammentate o svolte in differenti settori, garantendo una visione unitaria della propria storia contributiva.
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