La figura di Ernesto "Che" Guevara continua a suscitare dibattiti accesi, a distanza di decenni dalla sua morte. Icona globale di ribellione e simbolo di lotta contro l'oppressione, il suo volto stampato su innumerevoli magliette e poster evoca un'immagine di incrollabile idealismo. Tuttavia, un'analisi più approfondita della sua vita e delle sue azioni rivela un personaggio complesso, le cui gesta sono intrise di contraddizioni, ombre e aspetti oscuri che spesso vengono trascurati nel mito che lo circonda. Nato a Rosario, Argentina, da una famiglia benestante, Guevara si laureò in medicina, ma la sua vocazione si rivelò essere quella del guerrigliero. La sua lotta contro l'imperialismo statunitense, definito il "male assoluto", lo spinse a unirsi a Fidel e Raúl Castro in Messico, dando inizio a un percorso rivoluzionario che avrebbe segnato la storia di Cuba e dell'America Latina.

L'Ideologo della Rivoluzione e il Prezzo della Lotta
Ernesto Guevara, conosciuto universalmente come il "Che", era un uomo di profonde convinzioni ideologiche. Divenuto un fervente marxista, vedeva nell'imperialismo yankee il nemico numero uno, la quintessenza del capitalismo e dell'ingiustizia. Le sue parole risuonano ancora oggi, cariche di una retorica intransigente: «Ho giurato davanti a una fotografia del vecchio e compianto compagno Stalin che non avrò riposo fino a che non vedrò annientare queste piovre capitaliste», dichiarò nel 1959, poco dopo il trionfo della Rivoluzione cubana. La sua visione della lotta era totale, senza compromessi: «Sì, abbiamo fucilato, fuciliamo e fino a quando necessario fucileremo ancora perché la nostra è una lotta alla morte», pronunciò nel 1964 all'ONU, un'affermazione che evidenzia la brutalità insita nella sua concezione di rivoluzione.
CHE GUEVARA, DISCORSO ALL' ONU SULLA SOVRANITÀ
L'Uomo Nuovo e l'Odio verso l'Omosessualità
Nonostante la sua immagine di liberatore, il Che nutriva un profondo disprezzo per gli omosessuali, considerandoli incompatibili con il suo ideale di "uomo nuovo". Questo aspetto della sua personalità emerge chiaramente dall'episodio raccontato da Guillermo Cabrera Infante, in cui Guevara, nel 1965, durante una visita all'ambasciata cubana ad Algeri, scaraventò a terra il "Teatro Completo" di Virgilio Piñera, definendolo un "finocchio". L'odio verso gli omosessuali non rimase confinato a episodi isolati. Fu proprio Guevara a istituire, nel 1960, il primo campo di lavori forzati a Cuba per gay, nella regione orientale di Guanahacabibes. L'iscrizione all'ingresso recitava: "Il lavoro vi renderà uomini", un chiaro riferimento alla filosofia nazista. Come spiegò lo stesso Che nel 1962, in questi campi venivano mandati «chi ha commesso peccati contro la morale rivoluzionaria», ovvero gay, trans e lesbiche che non rientravano nel modello dell'uomo nuovo da lui promosso. Emilio Bejel, nel saggio "Gay Cuban Nation", lo definisce "uno dei più convinti leader omofobici dell'epoca".

La Realpolitik del Che: Lavoro, Produzione e Tagli agli Stipendi
Nei suoi ruoli di presidente della Banca Centrale di Cuba e ministro dell'industria (1959-1963), Guevara mostrò un approccio alla gestione economica che oggi lascerebbe sbigottiti molti sindacalisti. Sosteneva che «non è corretto aumentare lo stipendio di chi lavora di più, ma piuttosto tagliare quelli di chi produce meno». Inoltre, riteneva essenziale «rimanere nelle fabbriche durante le ferie anche senza guadagnare nulla in più», mettendo in risalto un'etica del lavoro estrema e, per certi versi, disumana.
Il Mito Commerciale e la Realtà dei Fatti
La celebre fotografia del Che con il basco, immortalata da Peter Korda e diffusa grazie all'editore Giangiacomo Feltrinelli, è diventata un simbolo universale di pace e ribellione, associata a slogan come "fate l'amore, non fate la guerra". Tuttavia, la realtà dietro l'icona è ben diversa. Il Progetto Verità e Memoria di Archivio Cuba ha documentato ben 144 omicidi commessi direttamente dal Che. Tra le sue vittime figurano compagni di guerriglia, poliziotti uccisi davanti ai loro figli, ragazzini e decine di oppositori politici fucilati nel Forte della Cabaña, giustiziati al "paredón" da Guevara in persona.

Accuse di Crimini contro l'Umanità e Violazioni dei Diritti Umani
Le accuse di crimini contro l'umanità e violazioni dei diritti umani nei confronti di Guevara sono numerose e supportate da testimonianze e documenti. Il suo ruolo come giudice d'appello nell'applicazione della "Ley de la Sierra" portò all'inflizione della pena di morte per fucilazione a numerose persone, sebbene le fonti discordino sul numero esatto dei giustiziati. I critici sottolineano l'arbitrarietà di questi processi, dove il rispetto dei diritti dell'imputato, come la presunzione d'innocenza e il diritto a un giusto processo, sarebbero stati meramente formali. Si parla di "processi farsa" in cui non furono coinvolti solo criminali di guerra, ma soprattutto oppositori politici.
Nel 1960, Guevara inaugurò il sistema concentrazionario cubano, ponendo a capo del primo campo di concentramento castrista a Guanahacabibes, con lo scopo di punire, per sua stessa ammissione, "la gente che ha mancato nei confronti della morale rivoluzionaria". Nel 1965, introdusse a Cuba il sistema delle Unità Militari di Aiuto alla Produzione (UMAP), dove vennero detenuti e sottoposti a tortura intellettuali, dissidenti politici, omosessuali e religiosi contrari alla dittatura. Régis Debray, ideologo dei focolai di guerriglia rivoluzionari e compagno di Guevara in Bolivia, affermò che fu proprio lui a ideare il primo "Campo di lavoro correzionale".
Il Riconoscimento Tardivo di Fidel Castro
È significativo notare che nel 2010, Fidel Castro chiese pubblicamente scusa agli omosessuali per le persecuzioni subite a Cuba negli anni '60 e '70, dichiarando: «Se qualcuno è responsabile, sono io. Non darò la colpa a nessuno». Castro ammise che l'invio dei gay in campi di lavoro agricolo-militari fu «una grande ingiustizia». Questo atto di riconoscimento giunge tardivamente, ma evidenzia la gravità delle politiche repressive attuate, delle quali Che Guevara fu un fervente sostenitore.
La Morte e la Nascita del Mito
La morte di Ernesto "Che" Guevara avvenne il 9 ottobre 1967, a La Higuera, in Bolivia, per mano dell'esercito boliviano e con l'assistenza di agenti della CIA. La sua esecuzione sommaria segnò la fine di un uomo, ma l'inizio di un mito. La sua immagine divenne un'icona, un simbolo di sfida allo status quo, di ribellione pura contro le ingiustizie. La sua morte violenta, più che le violenze commesse in vita, permise la sua "santificazione" laica, trasformando il suo innegabile fallimento in Bolivia in una fonte d'ispirazione per generazioni future.
Il Legame con il Razzismo e le Dichiarazioni Controversie
I "Diari della Motocicletta" di Guevara rivelano anche una vena di razzismo, testimoniata dalle sue osservazioni sul Brasile. Confrontando portoghesi e persone di colore, scrisse: «il disprezzo e la povertà li unisce nella lotta quotidiana ma il modo di affrontare la vita li separa totalmente: il negro, indolente e sognatore, spende i suoi soldi per qualsiasi sciocchezza, l'europeo ha invece una tradizione di lavoro e risparmio». Queste affermazioni, sebbene contestualizzate nel periodo storico e nelle sue esperienze, sollevano interrogativi sulla complessità del suo pensiero e sulla sua reale lotta contro ogni forma di discriminazione.
Il Dibattito Contemporaneo: Tra Icona Pop e Critica Storica
Oggi, la figura del Che Guevara è oggetto di un acceso dibattito, soprattutto tra le nuove generazioni. Mentre la sua immagine continua a essere un potente simbolo di ribellione giovanile e di sfida al sistema, emergono domande sempre più insistenti riguardo al suo passato: era omofobo? Era razzista? Era davvero un "assassino"? La politica identitaria ha spostato il focus su questi aspetti, portando a una riconsiderazione critica del suo lascito.

Tuttavia, alcuni sostengono che giudicare figure storiche come Guevara attraverso lenti contemporanee, focalizzandosi esclusivamente su aspetti come la sessualità o l'etnia, possa portare a una semplificazione eccessiva e a una distorsione della realtà storica. La sua condizione di guerrigliero, la sua partecipazione attiva a conflitti armati e a processi rivoluzionari, implicano necessariamente un contesto di violenza e decisioni estreme. La differenza tra essere un "assassino" e un "guerrigliero" è un punto cruciale nel dibattito. Guevara processò e condannò a morte persone, ma secondo alcuni sostenitori, si trattava di criminali, stupratori o traditori, o militari responsabili di atti feroci.
L'Eredità Contrastante: L'Uomo Nuovo e la Realtà Cubana
L'eredità di Che Guevara è profondamente ambivalente. Da un lato, ha incarnato l'ideale del rivoluzionario disposto a sacrificare tutto per un mondo migliore, un uomo coerente con i propri ideali, pronto a morire per le proprie idee. Dall'altro, le sue azioni hanno generato ingiustizie, violenza e sofferenza. La sua figura, pur diventando un'icona commerciale e un simbolo di sfida allo status quo, porta con sé il peso di decisioni e ideologie che hanno avuto conseguenze devastanti per molti. La continua celebrazione della sua immagine, soprattutto in contesti come i Gay Pride, nonostante il suo noto atteggiamento omofobo, evidenzia la complessità con cui la società contemporanea elabora e interpreta le figure storiche, spesso privilegiando l'iconografia alla sostanza.
CHE GUEVARA, DISCORSO ALL' ONU SULLA SOVRANITÀ
La sua visione di un "uomo nuovo" socialista, seppur nobile nelle intenzioni, si è scontrata con la dura realtà di un regime autoritario, con le sue persecuzioni e le sue contraddizioni. La questione dell'aborto a Cuba, spesso citata in contesti pro-vita come un'eredità negativa del comunismo castrista, aggiunge un ulteriore livello di complessità alla valutazione dell'impatto delle ideologie rivoluzionarie sulla società. In un mondo in cui le battaglie si combattono sempre più per questioni economiche e di potere, piuttosto che per ideali utopici, la figura del Che Guevara rimane un monito e uno spunto di riflessione, invitando a un esame critico delle rivoluzioni, dei loro eroi e delle loro ombre.

