La tossiemia gravidica, nota anche come chetosi gravidica o acetonemia, rappresenta una sindrome metabolica insidiosa che può colpire pecore e capre, in particolare durante le fasi finali della gestazione. Sebbene la sua incidenza non sia elevata, variando tra l'1% e il 2% della popolazione animale, il suo impatto può essere devastante, con tassi di mortalità che possono raggiungere l'80%. Questa patologia è più frequentemente osservata in animali che portano più feti o che affrontano gravidanze multiple, condizioni che aumentano esponenzialmente il fabbisogno energetico dell'organismo materno. Un ulteriore fattore di rischio significativo è rappresentato dall'obesità dell'animale; le pecore e le capre in sovrappeso presentano un rischio maggiore di sviluppare la tossiemia gravidica, una correlazione che sarà approfondita nel corso di questo articolo.

Capra gravida con segni di affaticamento

Comprendere i Meccanismi Fisiopatologici

Per cogliere appieno le ragioni per cui pecore e capre possono ammalarsi di tossiemia gravidica, è fondamentale comprendere le priorità metaboliche dei ruminanti da latte. In assenza di gravidanza o nelle prime settimane di lattazione, la mammella detiene la priorità metabolica assoluta, garantendo il sostentamento del nascituro. Tuttavia, durante le fasi avanzate della gravidanza, questa priorità si sposta verso il feto in crescita e gli organi che lo supportano, come l'utero e la placenta. La gravidanza, infatti, impone un incremento significativo dei fabbisogni nutritivi, soprattutto nell'ultimo terzo del periodo gestazionale.

Il processo gestazionale comporta diverse fasi critiche. Nella fase intermedia, che va all'incirca dal 30° al 100° giorno di gravidanza, prevale l'accrescimento placentare. Una sottostimolazione nutrizionale in questo periodo può compromettere negativamente lo sviluppo della placenta, con conseguenti ripercussioni sul peso alla nascita degli agnelli o capretti e sulla loro sopravvivenza nei primi 30 giorni di vita. Inoltre, uno sviluppo placentare inadeguato può influenzare negativamente la produzione di latte successiva, poiché la placenta stessa produce l'ormone lattogeno-placentare, essenziale per lo sviluppo dell'epitelio mammario.

La fase finale della gravidanza, che dura circa 50-55 giorni (dal 100° giorno al parto), è caratterizzata dalla crescita esponenziale del feto, che arriva a rappresentare l'80-90% della sua crescita totale. In questo stadio, i fabbisogni nutritivi aumentano vertiginosamente, soprattutto in presenza di gravidanze gemellari. Parallelamente, si osserva una riduzione dell'ingestione di alimenti, un fenomeno esacerbato dalla presenza di più feti. Se le femmine gravide non vengono alimentate adeguatamente in questo periodo cruciale, instaurano un rapido dimagrimento per poter nutrire il feto, incorrendo nel rischio di sviluppare chetosi, la manifestazione clinica della tossiemia gravidica. Questo deficit nutrizionale può anche portare all'inizio della lattazione con un insufficiente stato di ingrassamento, compromettendo la produzione di latte.

Diagramma che illustra i fabbisogni energetici durante la gravidanza e la lattazione

L'Impatto della Dimensione Uterina e del Grasso Corporeo

Un altro aspetto cruciale da considerare è la variazione delle dimensioni dell'utero e la conseguente riduzione dello spazio disponibile per il rumine all'interno della cavità addominale durante la gravidanza. Nell'ultima fase gestazionale, l'utero ingrossato comprime il rumine, limitando la capacità di ingestione dell'animale. Questo problema è ulteriormente aggravato negli animali in sovrappeso, dove il grasso di riserva si accumula nella cavità addominale, sottraendo ulteriore spazio al rumine. Il tessuto adiposo, inoltre, produce leptina, un ormone anoressizzante che riduce la sensazione di fame e, di conseguenza, l'ingestione di alimenti. Questo circolo vizioso, in cui la riduzione dello spazio ruminale porta a una minore ingestione e l'accumulo di grasso peggiora ulteriormente la situazione, è un fattore determinante nello sviluppo della tossiemia gravidica.

Studi scientifici hanno evidenziato che l'ingestione di sostanza secca (SS) durante la fase di transizione in pecore da carne non segue l'aumento dei fabbisogni. L'ingestione tende a diminuire nelle ultime settimane di gravidanza per poi aumentare gradualmente dopo il parto, raggiungendo il picco tra i 30 e i 60 giorni di lattazione. Questo deficit energetico durante la fase finale della gravidanza porta le pecore e le capre a consumare più energia di quella che ingeriscono, costringendole a mobilitare le riserve corporee per sostenere sia la gravidanza che la successiva lattazione.

Diagnosi Differenziale e Indicatori Biochimici

La diagnosi della tossiemia gravidica può essere complessa, poiché i suoi sintomi possono essere confusi con altre patologie comuni nei ruminanti. Tra queste figurano la listeriosi, la poliencefalomalacia, la cenurosi, l'ipocalcemia e l'ipomagnesiemia. Sebbene queste condizioni possano coesistere e talvolta essere associate alla tossiemia gravidica, è fondamentale distinguerle per un trattamento efficace.

La certezza diagnostica si ottiene attraverso l'analisi del sangue. Tuttavia, la misurazione della glicemia negli animali in lattazione presenta delle criticità. La competizione metabolica con la mammella in piena produzione può fornire informazioni fuorvianti. Ciononostante, nei soggetti a rischio a fine gravidanza, si possono riscontrare valori di glicemia compresi tra 20 e 40 mg/dl.

Un indicatore di grande valore diagnostico è la misurazione della concentrazione dei corpi chetonici, in particolare del beta-idrossibutirrato (BHB), nel sangue. Valori inferiori a 0.8 mM/L sono considerati normali. Valori compresi tra 0.8 e 1.6 mMol/L suggeriscono una malnutrizione moderata, mentre valori superiori a 1.6 mM/L sono sintomo di grave malnutrizione. Già a partire da 3 mM/L, è possibile osservare i segni clinici della tossiemia gravidica.

Grafico che mostra i livelli di BHB nel sangue e la loro correlazione con la gravità della tossiemia

Strategie Terapeutiche e Preventive

La prevenzione della tossiemia gravidica è relativamente intuitiva e si basa principalmente su una gestione nutrizionale adeguata durante l'intero ciclo riproduttivo, con un'attenzione particolare alle fasi avanzate della gravidanza. Evitare l'eccessivo ingrassamento degli animali prima del parto è un pilastro fondamentale della prevenzione.

La terapia, d'altro canto, presenta maggiori sfide, soprattutto quando si considera la fattibilità in un contesto di allevamento. La terapia orale più comunemente impiegata prevede la somministrazione di 100-200 ml di glicole propilenico, suddivisi in due dosi giornaliere, spesso associato al glicerolo. Sono utili anche le somministrazioni orali, 3-4 volte al giorno, di soluzioni reidratanti a base di glucosio, cloruro di sodio e glicina, normalmente utilizzate per i vitelli affetti da diarrea.

Per via endovenosa, si possono somministrare 120 ml di una soluzione di destrosio al 50% o 250 ml di una soluzione al 20%. Un altro trattamento efficace è la somministrazione sottocutanea di una soluzione di calcio borogluconato al 20%, arricchita con vitamine del gruppo B per stimolare l'appetito e la motilità ruminale.

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Considerazioni sulla Riproduzione e la Produzione di Latte

La riproduzione nella capra è stagionale e spesso si basa ancora su metodi naturali, rendendo difficile la determinazione precisa della data di fecondazione e, di conseguenza, della data del parto atteso. Questo rende l'applicazione di protocolli di monitoraggio standardizzati, come quelli utilizzati per le bovine da latte, più complessa. Ricerche hanno evidenziato che valori di BHBA relativamente bassi, rilevati anche un mese prima del parto, possono indicare un elevato rischio di tossiemia gravidica. Studi recenti hanno inoltre dimostrato che le capre da latte affette da tossiemia gravidica manifestano insulino-resistenza durante l'ultimo mese di gestazione, un fenomeno che inizia a manifestarsi anche in soggetti sani, sebbene il confine tra fisiologico e patologico rimanga ancora poco definito.

La fase di transizione, ovvero il periodo che precede e segue immediatamente il parto, è estremamente critica per la capra da latte. Come nelle bovine, la chetosi è la patologia metabolica del periparto più grave e con il maggiore impatto economico. Nella capra, tuttavia, la chetosi assume un significato patologico più marcato, tanto da essere definita tossiemia gravidica (PT). La PT rappresenta una risposta metabolica a un deficit energetico che può essere primario (PT1), dovuto a un insufficiente apporto nutrizionale, o secondario (PT2), legato a uno stato di insulino-resistenza. In entrambi i casi, la genesi comune risiede in un errore nutrizionale.

La tossiemia gravidica nella capra da latte inizia sempre prima del parto, con un'evoluzione clinica rapida e spesso fatale. Nelle bovine, invece, la chetosi si manifesta tipicamente dopo il parto, sebbene la sua genesi abbia inizio precedentemente. L'inizio della lattazione, in questo caso, scatena l'evento patologico.

La produzione di latte è un altro fattore che impone significativi fabbisogni energetici e proteici. I fabbisogni per la produzione di latte dipendono dalla quantità e dalla composizione del latte prodotto. Per rendere confrontabili i dati produttivi con composizioni del latte diverse, si utilizza il concetto di latte normalizzato (Ln). Questo permette di calcolare la quantità di latte che l'animale avrebbe prodotto, a parità di dispendio energetico, con un determinato contenuto lipidico.

Fabbisogni Nutrizionali e Accrescimento

I fabbisogni nutritivi variano considerevolmente a seconda dello stato fisiologico dell'animale. I fabbisogni di mantenimento sono maggiori negli animali giovani rispetto agli adulti, a causa della maggiore quantità di massa magra (proteine) nei giovani. Durante lo sviluppo, la proporzione di proteine corporee diminuisce, mentre quella di grasso aumenta. Poiché le proteine sono metabolicamente più attive dei tessuti lipidici, il loro mantenimento comporta costi energetici maggiori.

I costi di movimento, ovvero l'energia spesa per il pascolo, possono aumentare significativamente i fabbisogni di mantenimento, soprattutto in condizioni di pascolo scadente. I fabbisogni di gravidanza, che includono i nutrienti accumulati nel feto e negli organi accessori, diventano rilevanti nell'ultimo terzo della gestazione. La gestione nutrizionale in questo periodo è critica per prevenire il dimagrimento e la conseguente chetosi.

I fabbisogni di accrescimento nei giovani dipendono dall'energia e dalle proteine accumulate nei tessuti in crescita. Il costo energetico unitario dell'accrescimento varia con lo stadio di crescita: è più basso nelle fasi iniziali, quando si accumulano acqua e proteine, e aumenta successivamente con l'accumulo di grasso. Far crescere animali vicini al peso maturo è energeticamente e finanziariamente costoso. La genetica gioca un ruolo importante, con razze precoci che raggiungono il peso maturo prima e accumulano più grasso a parità di peso corporeo rispetto a razze tardive.

Il latte, componente fondamentale per la nutrizione dei mammiferi, contiene oligosaccaridi del latte (MOS), importanti per la salute intestinale. In Italia, l'allevamento della capra da latte, pur mostrando un interesse crescente, presenta dinamiche di mercato complesse, con una prevalenza di allevamenti medio-piccoli a filiera chiusa e una vendita del latte che spesso segue criteri simili al latte spot. La sostenibilità dell'impresa nel moderno allevamento della capra da latte, come in quello bovino, è strettamente legata al costo litro latte, influenzato dalla genetica e dall'ottimizzazione delle strategie di allevamento.

L'Impatto dello Stress da Caldo

Lo stress da caldo rappresenta un'ulteriore sfida per i ruminanti, influenzando negativamente la loro resistenza e benessere. Fattori come la specie, la razza (dimensioni, spessore del mantello, grasso sottocutaneo) e lo stato fisiologico (animali in lattazione sono meno resistenti di quelli in asciutta) giocano un ruolo cruciale nella suscettibilità allo stress da caldo. L'adattamento a tali condizioni può includere un mantello corto, fino e di colore chiaro, appendici più lunghe e grandi, e un accumulo localizzato di grasso.

Gli effetti dello stress da caldo nei ruminanti sono molteplici: aumento dei fabbisogni di mantenimento, incremento del consumo di acqua, riduzione dell'ingestione di sostanza secca, alterazioni nella digeribilità e nella velocità di transito dei digesta, squilibri nel bilancio azotato, energetico e minerale. Si osserva inoltre una riduzione degli ormoni termogenici (come insulina e tiroxina), un calo dell'attività metabolica, e una riduzione del ritmo di accrescimento e ingrassamento.

Lo stress da caldo impatta anche sulla capacità riproduttiva e sulla produzione di latte. Si registra una diminuzione della quantità e della qualità del latte, con alterazioni nel contenuto di grasso, ceneri, solidi totali, proteine, pH e acidità. Anche il profilo degli acidi grassi nel latte può modificarsi, con una diminuzione degli acidi mono e polinsaturi e degli acidi a catena media (negli ovini). Si osservano inoltre cali negli elementi minerali (P, Mg, K, Ca) e alterazioni negative sugli effetti delle proteine e sulle proprietà di caseificazione del latte (caseina).

In sintesi, la tossiemia gravidica è una patologia multifattoriale che richiede una comprensione approfondita dei meccanismi metabolici, una diagnosi accurata e strategie preventive e terapeutiche mirate. La gestione nutrizionale, il controllo del peso corporeo e l'attenzione alle fasi critiche della gravidanza e della lattazione sono elementi chiave per garantire la salute e la produttività di pecore e capre.

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