Le cronache italiane sono sempre più frequentemente segnate da episodi drammatici che coinvolgono aggressioni da parte di cani, in particolare molossi e molossoidi, che possono culminare in attacchi fatali, specialmente nei confronti dei più vulnerabili. La recente e straziante vicenda di un bambino di quindici mesi ucciso da due pitbull in provincia di Salerno, purtroppo, non è un caso isolato, ma si inserisce in un contesto di crescente preoccupazione che solleva interrogativi urgenti sulla gestione di queste razze e sulla responsabilità dei proprietari.

Casi Recenti e Dinamiche degli Eventi

La tragedia avvenuta in provincia di Salerno ha visto due pitbull aggredire un bambino di soli quindici mesi mentre si trovava in giardino in braccio allo zio. Il padre, nel disperato tentativo di salvare il piccolo, è rimasto illeso, mentre la madre, intervenuta per proteggere il figlio, è stata a sua volta aggredita e ricoverata in ospedale, versando in grave stato di shock. L'aggressione è avvenuta nel piazzale antistante una villetta a due piani. I cani, secondo una prima ricostruzione dei carabinieri della compagnia di Eboli, sarebbero fuggiti da un cortile attiguo all'abitazione del piccolo, raggiungendo il giardino della villetta della vittima. La donna, proprietaria dei cani, non avrebbe sorvegliato i due pitbull e non sarebbe più residente in zona. I sanitari del 118 hanno constatato il decesso del piccolo. Una testimonianza della sorella della madre del piccolo, Milena Santoro, riporta una possibile interpretazione degli eventi: "Forse i cani hanno pensato che il bambino fosse un pericolo poiché non lo avevano mai visto". Ha inoltre spiegato che i cani erano di una sua amica che abita nella stessa abitazione e che il piccolo era arrivato con la madre solo la sera precedente. I cani, secondo il suo racconto, non conoscevano il bambino perché venivano chiusi quando lui usciva.

Un altro caso di estrema gravità è quello di una bambina di 13 mesi, anch'essa azzannata da due pitbull a Campolongo (Salerno), deceduta per le ferite riportate. Il piccolo si trovava in braccio allo zio quando i cani lo avrebbero azzannato, strappandolo letteralmente dalle braccia dell'uomo. La madre è rimasta ferita nel tentativo di salvare il figlio ed è tuttora ricoverata in ospedale.

La cronaca recente include anche la tragica morte della piccola Giulia, di appena nove mesi, ad Acerra, in provincia di Napoli. La neonata sarebbe stata uccisa da Tyson, uno dei due cani di famiglia, un Pit Bull di 25 chili di 8 anni, mentre dormiva nel lettone con i genitori. Il padre, Vincenzo Loffredo, 24 anni, ha portato la bambina al pronto soccorso con lesioni al viso e al cranio, inizialmente parlando di un'aggressione subita da un randagio. Successivamente, ha modificato la sua versione, affermando di essersi addormentato profondamente e di non essersi accorto di nulla. Gli inquirenti hanno disposto esami tossicologici, dai quali è emerso che il padre sarebbe risultato positivo ai cannabinoidi (hashish), ma negativo ad alcol, cocaina o oppiacei. L'uomo è indagato per abbandono di minore e omessa custodia di animali. L'autopsia sul corpo della piccola Giulia ha rivelato la rottura del collo e segni di morsi sul volto. La polizia scientifica ha effettuato un sopralluogo nell'appartamento, ma alcune parti della casa sembrerebbero essere state pulite.

A Siena, un bambino di 17 mesi, David, è morto sbranato da due cani, incroci tra pastore tedesco e rottweiler, nella periferia della città. I cani, di proprietà della famiglia del piccolo, lo avrebbero aggredito mentre il bambino, sceso al piano terra senza che il padre se ne accorgesse, era entrato nell'appartamento del nonno. Uno dei due animali, la femmina, avrebbe azzannato il piccolo alla testa e alla gola, seguito dal maschio. Il padre ha tentato la rianimazione con l'aiuto dello zio del bambino. Il magistrato ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo e disposto accertamenti, inclusa l'analisi del campione prelevato dalla ferita sulla gamba del piccolo per chiarire se fosse stato azzannato da uno o entrambi i cani.

Un altro caso drammatico riguarda un bimbo di 5 mesi ucciso dal pitbull di famiglia a Palazzolo, su cui indaga la procura di Vercelli.

bambino con cane

La Legislazione e le Richieste di Intervento

Di fronte a queste tragedie, le organizzazioni per la protezione degli animali e le associazioni dei consumatori invocano interventi legislativi più stringenti. L'Organizzazione internazionale protezione degli animali (Oipa) chiede al legislatore di regolamentare la detenzione di determinati tipi di cani, poiché troppo spesso vengono scelti da persone non in grado di gestirli correttamente. L'avvocato Claudia Taccani, responsabile dell'Ufficio legale dell'Oipa, chiarisce che "attualmente non esiste un elenco di cani ritenuti 'problematici'. La pericolosità di un cane viene determinata a seconda di fatti specifici". In caso di morsicatura o zuffa tra cani, il cane e il suo proprietario vengono segnalati al Servizio veterinario Asl, che tiene un registro dei cani dichiarati aggressivi, e sono obbligati a seguire un corso formativo.

Il Codacons, dal canto suo, chiede un "patentino" per chi possiede cani potenzialmente pericolosi. L'associazione sottolinea che, indipendentemente dall'educazione impartita, alcune razze, come pitbull o rottweiler, possiedono caratteristiche fisiche che possono causare ferite letali. Il Codacons chiede il ripristino di una lista di razze a rischio, eliminata con la cancellazione della lista di 17 razze a rischio introdotta dall'ex ministro Sirchia, con la conseguente perdita di obblighi per i proprietari e un impatto negativo sulla sicurezza. Si stima che in Italia si verifichino circa 70.000 aggressioni a danno dell'uomo da parte di cani ogni anno.

A livello locale, alcuni Comuni, come Milano, hanno introdotto regolamentazioni che prevedono il rilascio di patentini per la detenzione di alcune razze o simil-razze. Animalisti Italiani Onlus, attraverso il suo presidente Walter Caporale, chiede che i cani coinvolti in aggressioni non vengano soppressi, ma affidati a chi sa realmente prendersene cura.

La Gestione dei Cani "Problematici" e la Scienza Dietro la Pericolosità

La gestione di un cane "problematico" e la legge sulla loro gestione sono argomenti complessi. L'Oipa sottolinea che non esiste un elenco ufficiale di cani "problematici" e che la pericolosità è legata a fatti specifici. In caso di morsicatura o zuffa, proprietario e cane vengono segnalati al Servizio veterinario Asl, che tiene un registro dei cani aggressivi e impone al proprietario di seguire un corso formativo.

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Il dibattito sulla pericolosità di razze come Pit Bull, Bully XL, Pastori Tedeschi e molossoidi è acceso da anni. Si sente spesso dire che queste razze mordono più forte o possiedono una "mascella a scatto". Tuttavia, la scienza smentisce queste affermazioni: nessun cane ha una struttura anatomica che gli permetta di bloccare la mandibola in una presa inarrestabile, e i cani non sono allevati "per mordere" con una forza superiore rispetto ad altri cani della stessa taglia. Studi scientifici dimostrano una "sovrapposizione quasi totale" tra i crani della maggior parte delle razze riconosciute dal Kennel Club. Sebbene la forza del morso non sia intrinsecamente superiore, alcuni cani possono essere più reattivi a determinati stimoli, rendendoli potenzialmente più pericolosi se non adeguatamente educati e gestiti.

Un istruttore cinofilo, Davide Cardia, esperto in comportamento certificato FCC, afferma: "Non possiamo dire che esistono cani cattivi o più aggressivi di altri in generale, perché è molto importante quello che è il vissuto dell'animale. Certo è che con la selezione artificiale, che è diversa dalla selezione naturale, vengono selezionate certe caratteristiche che vanno ad influenzare il comportamento". Sottolinea inoltre che "il comportamento del cane ha una serie di con-cause e la gestione è fondamentale per far sì che certe doti naturali vengano canalizzate nel modo corretto".

Fattori Contribuenti e Implicazioni Sociali

Le aggressioni canine non sono quasi mai attribuibili unicamente alla razza dell'animale. Una serie di fattori interconnessi contribuisce a creare situazioni di rischio:

  • Mancanza di Socializzazione: Cani che non sono stati adeguatamente socializzati fin da cuccioli con persone, altri animali e diversi ambienti possono sviluppare paure e reattività eccessive.
  • Educazione Inadeguata: La mancanza di un addestramento coerente e positivo, o l'uso di metodi coercitivi, possono portare a problemi comportamentali.
  • Scelta Inadeguata del Proprietario: Persone che scelgono cani di razze potenti senza possedere l'esperienza, la conoscenza o il tempo necessari per gestirli correttamente rappresentano un rischio significativo. L'Oipa evidenzia come questi cani vengano "troppo spesso scelti anche da persone non in grado di gestirli correttamente".
  • Condizioni di Vita e Stress: Cani tenuti in spazi ristretti, senza adeguate opportunità di esercizio fisico e mentale, o esposti a stress cronico, possono manifestare comportamenti aggressivi.
  • Fattori Genetici e Predisposizioni: Sebbene la razza non determini la pericolosità assoluta, alcune linee di sangue possono presentare maggiori predisposizioni a determinate reattività o istinti, che necessitano di una gestione esperta.
  • Situazioni Specifiche: Come nel caso di Acerra, dove si ipotizza che il cane potesse aver percepito il bambino come una minaccia, o in situazioni di difesa del territorio o di risorse. La testimonianza della sorella della mamma del piccolo di Salerno, "Forse i cani hanno pensato che il bambino fosse un pericolo poiché non lo avevano mai visto", suggerisce la complessità di interpretare le motivazioni animali.
  • Assenza di Microchip e Provenienza Sconosciuta: Nel caso di Acerra, l'assenza del microchip sul pitbull Tyson solleva interrogativi sulla sua provenienza e sul suo passato, evidenziando "un problema più profondo, aggravante del comportamento non diligente del proprietario".

Le conseguenze di queste tragedie vanno ben oltre il dolore immediato. Si assiste a un dibattito pubblico polarizzato, spesso basato su emozioni piuttosto che su dati scientifici, che rischia di demonizzare intere razze canine. La richiesta di "patentino" o di liste di razze "pericolose" riflette un desiderio di sicurezza, ma è fondamentale che tali misure siano basate su un'analisi scientifica e non conducano a discriminazioni ingiustificate nei confronti degli animali.

cane pitbull in pose aggressive

La responsabilità, in ultima analisi, ricade sul proprietario. La legge italiana, attraverso il Codice Civile (art. 2052) e il Codice Penale, prevede la responsabilità del proprietario per i danni causati dal proprio animale. Nel caso di Acerra, il padre è indagato per abbandono di minore e omessa custodia di animali. A Siena, il padre deve rispondere di abbandono di minore, mentre i familiari proprietari dei cani di omessa custodia di animali.

È imperativo che la società nel suo complesso promuova una cultura della responsabilità nella detenzione di animali, incentrando l'attenzione sull'educazione, la socializzazione e la gestione consapevole, piuttosto che sulla demonizzazione di specifiche razze. La collaborazione tra proprietari, veterinari, educatori cinofili e istituzioni è cruciale per prevenire future tragedie e garantire la sicurezza di tutti.

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