Nella moderna vinificazione, la richiesta di ingredienti autentici, sicuri e tracciabili è più alta che mai. Questo imperativo di trasparenza si estende all'intera filiera produttiva, inclusa la coltivazione dell'uva. La comprensione approfondita della variabilità all'interno del vigneto è fondamentale per sviluppare protocolli di viticoltura di precisione (PV) affidabili, capaci di ottimizzare la resa e la qualità del vino, minimizzando al contempo l'impatto ambientale. Questo studio si propone di indagare come i fattori legati al suolo influenzino l'eterogeneità del vigore delle viti in diversi contesti pedologici, fornendo indicazioni preziose per una gestione sito-specifica mirata.
La Sfida della Variabilità Intra-Campo nella Viticoltura
La variabilità all'interno del vigneto è un fenomeno ampiamente studiato, che riguarda attributi del suolo, vigore della vite, stato idrico e nutrizionale, resa e composizione dei grappoli. Il vigore della vite, in particolare, è considerato il parametro più reattivo, strettamente correlato alle caratteristiche fisiche e chimiche del suolo, quali tessitura e profondità. Altre proprietà del suolo, come la capacità di ritenzione idrica, il drenaggio e la penetrazione delle radici, giocano un ruolo cruciale nell'influenzare la variabilità spaziale.
Il vigore della vite presenta una correlazione positiva con la resa, le dimensioni delle bacche e la concentrazione di acido malico, mentre mostra una correlazione negativa con gli antociani, i fenoli, i solidi solubili totali e il pH del mosto. Data la sua relazione primaria con le caratteristiche fisiche del suolo, il modello di variabilità spaziale su scala intra-campo tende ad essere abbastanza stabile nel tempo. Tuttavia, in alcuni casi, i modelli spaziali di resa, dimensione della vite e composizione delle bacche non sono risultati coerenti nel tempo, evidenziando la necessità di una comprensione più approfondita delle interazioni tra suolo e pianta.
Viticoltura di Precisione: Strumenti e Opportunità
Le tecnologie a tasso variabile hanno dimostrato la loro efficacia nella gestione sito-specifica per l'approvvigionamento idrico differenziato, la fertilizzazione e la raccolta selettiva. L'adozione di una gestione di precisione del vigneto promette di aumentare la redditività, ridurre l'impatto ambientale della viticoltura e mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Nonostante questi benefici, i viticoltori manifestano ancora una scarsa percezione del potenziale impatto della variabilità del vigneto sulla redditività delle loro attività, limitando l'adozione dei protocolli di PV. Questo studio si inserisce in questo contesto, mirando a identificare se e come i fattori legati al suolo influenzino l'eterogeneità all'interno del vigneto in diversi contesti pedologici, al fine di sviluppare strategie di gestione più appropriate per il sito.

Materiali e Metodi: Un Approccio Integrato
Lo studio è stato condotto nel 2020 in cinque vigneti coltivati a spalliera senza irrigazione nei Colli Piacentini (Italia): BaM (Barbera Malvicini), BaT (Barbera Tavernago), BaB (Barbera Baraccone), MeB (Merlot Baraccone) e MaI (Malvasia Illari). Questi vigneti, pur associati a suoli diversi, sono stati suddivisi in due gruppi principali in base alla loro ubicazione: (i) Val Tidone (BaM e BaT) e (ii) Terrazze Alluvionali della Val Nure (BaB e MeB) e della Val d’Arda (MaI).
A piena chioma, ogni vigneto è stato mappato tramite il sensore MECS-VINE®, generando un indice denominato Canopy Index (CI). Questo indice, un numero puro da 0 a 1000, è stato suddiviso in tre classi per identificare zone di basso (LV), medio (MV) e alto vigore (HV), corrispondenti rispettivamente ai valori inferiori al 30° percentile, tra il 30° e il 70° percentile e superiori al 70° percentile.
In ogni vigneto, la variabilità del suolo è stata studiata in nove punti di campionamento georeferenziati, rappresentativi delle tre aree di vigore. Per ogni punto sono state registrate caratteristiche topografiche (pendenza, altitudine, aspetto, direzione del flusso d'acqua) e il profilo del suolo è stato descritto fino a 1,20 m di profondità. Ogni vigneto è stato suddiviso in tre blocchi, e sono state identificate quattro viti "sentinella" per ogni combinazione di classe di vigoria x blocco. La verifica a terra delle mappe di vigore è stata eseguita valutando la crescita vegetativa, le componenti della resa e la composizione dei grappoli su 36 viti per vigneto.
All'invaiatura, è stato misurato l'indice SPAD su due foglie per vite. Alla vendemmia, sono stati valutati la resa per vite, il conteggio dei grappoli per vite e il peso medio dei grappoli. È stato raccolto un sottocampione di 60 acini intatti con pedicello per l'analisi di antociani e fenoli totali, e il peso medio degli acini è stato calcolato. Gli acini rimanenti sono stati schiacciati per la determinazione dei solidi solubili totali (TSS), dell'acidità titolabile (TA), del pH del mosto, dell'acido malico, dell'acido tartarico e della concentrazione di azoto assimilabile dal lievito (YAN). Alla caduta delle foglie, è stato misurato il peso di potatura per vite, e l'equilibrio della vite è stato calcolato come indice di Ravaz (resa rispetto alla potatura).
Per ogni variabile e vigneto, la variabilità interna al campo è stata stimata tramite il coefficiente di variazione (CV%). Sono state condotte due analisi delle componenti principali (PCA): la prima considerando le 15 combinazioni classe di vigoria x vigneto come osservazioni e variabili come profondità del suolo e altre caratteristiche; la seconda considerando i vigneti come osservazioni e i coefficienti di variazione come variabili. Una PCA aggiuntiva è stata eseguita esclusivamente per i vigneti di Barbera.
Risultati: Un Mosaico di Variabilità
Le mappe di vigore ad alta risoluzione, acquisite con il sensore MECS-VINE®, hanno rivelato distinti modelli di variabilità spaziale tra i cinque vigneti, con intervalli di CI variabili. Nel vigneto BaM, la zona a basso vigore (LV) è stata identificata principalmente tra due aree ad alto vigore (HV) situate in cima e in fondo al vigneto. Nella BaT, il LV era concentrato nella parte superiore del blocco. Nel BaB, l'HV si trovava prevalentemente nella parte superiore relativamente pianeggiante del vigneto, diminuendo verso il basso. Al contrario, nel blocco MeB, più ripido (25%), il vigore aumentava progressivamente dall'alto verso il basso. Analogamente alla MeB, nella MaI è stato osservato un aumento del vigore passando dalla parte superiore a quella inferiore del blocco. Indipendentemente dalle variazioni di vigore, diverse macchie di LV nella parte inferiore del vigneto MaI indicavano una maggiore frequenza di piante mancanti.
Per quanto riguarda i tipi di suolo e la loro associazione con le classi di vigore:
- BaM: I tipi di suolo Vicobarone (VCB) e Montalbo (MNB1) sono stati associati rispettivamente a HV e LV. La profondità del suolo (1,4 m in VCB e 0,9 m in MNB1) è stata il principale attributo differenziale.
- BaT: I suoli di Virola (VIR) e Tavernelle (TVN1) erano associati rispettivamente a HV e LV. La tessitura del suolo era franco-argillosa, mentre la profondità (1,05 m in VIR e 0,55 m in TVN1) è risultata il principale fattore di variabilità.
- BaB e MaI: Indipendentemente dalle zone di vigore, solo il suolo Arcelli (ARC2) è stato descritto.
- MeB: I suoli Cantalupo (CAT2) e Tavasca (TAV) sono stati identificati e associati rispettivamente a HV e LV. In TAV, la profondità del suolo era limitata a 0,70 m, aumentando a 1 m in CAT2.

Analizzando la variabilità interna al campo delle variabili agronomiche:
- BaM: Ha mostrato il CV più alto per il peso dei tralci laterali (83,7%), YAN (67,2%), antociani (64,1%), fenoli totali (48,7%), malato (47,9%) e resa (43,7%).
- BaT: Il parametro più variabile è stato il peso dei tralci laterali (101,1%), seguito da malato (55,1%), resa (43,1%) e antociani (38,4%).
- BaB: La variabilità è stata espressa principalmente dal peso dei tralci laterali (109,4%), dallo YAN (50,9%), dalla resa (42,1%) e dal malato (40,6%).
- MeB: La maggiore variabilità è stata registrata nella crescita vegetativa (CV=241,2% per il peso dei tralci laterali) e nella resa (CV=58,9%).
- BaB e MeB: La variabilità relativa alla concentrazione di antociani nelle uve è stata significativamente più bassa rispetto ai vigneti BaM e BaT della Val Tidone (CV del 24,8% contro il 51,3% in media).
- MaI: I parametri più variabili sono stati il peso dei tralci laterali (133,2%), il malato (43,6%) e la resa (32,6%).
I parametri meno variabili in tutti e cinque i vigneti sono stati il pH del mosto (2,6%), i solidi solubili totali (TSS) (9,8%) e l'indice SPAD (11,9%).
Informazioni fisiologiche, vegetative e produttive del vigneto con dati dal satellite o drone
Discussione: Il Suolo come Driver Primario dell'Eterogeneità
I risultati di questo studio confermano inequivocabilmente il ruolo del suolo come principale fattore di eterogeneità del vigore all'interno del vigneto. Nei vigneti della Val Tidone (BaM e BaT), le zone a basso e alto vigore sono state associate a tipi di suolo con differente profondità. Questa condizione pedologica, essendo intrinsecamente stabile nel tempo, genera un modello di variabilità spaziale relativamente costante, che riflette le diverse capacità di radicazione e le dinamiche di assorbimento di acqua e nutrienti da parte delle viti.
Al contrario, nel vigneto BaB, un unico tipo di suolo (ARC2) ha evidenziato il ruolo dominante della topografia e delle conseguenti dinamiche di flusso idrico come fonte primaria di variabilità all'interno del campo. Questo suggerisce che, in assenza di marcate differenze nella profondità o tessitura del suolo, i fattori morfologici del terreno possono diventare i principali driver dell'eterogeneità del vigneto.
La gestione sito-specifica, abilitata dalle tecnologie a tasso variabile, rappresenta quindi uno strumento potente per affrontare questa variabilità. Ad esempio, la gestione del vigneto potrebbe basarsi sull'applicazione a tasso variabile di fertilizzanti, sostanza organica o colture di copertura, calibrata in base alle specifiche esigenze delle diverse zone identificate. Questo approccio non solo ottimizzerebbe l'allocazione delle risorse, ma contribuirebbe anche a una maggiore sostenibilità ambientale, riducendo gli sprechi e l'eccessivo apporto di input dove non necessario. La comprensione approfondita di come le caratteristiche del suolo influenzino il vigore della vite è il primo passo fondamentale per implementare strategie di viticoltura di precisione efficaci e personalizzate.
L'Indice di Ravaz e l'Equilibrio della Vite
L'indice di Ravaz, calcolato come rapporto tra la resa per vite e il peso di potatura, è un indicatore classico dell'equilibrio della vite. Un indice di Ravaz ideale si aggira solitamente tra 0,8 e 1,2, indicando una buona corrispondenza tra la biomassa prodotta (uva) e la potatura effettuata, che mira a regolare la vigoria della pianta. Nel presente studio, l'indice di Ravaz è stato calcolato per ogni vite e analizzato in relazione alle zone di vigore identificate.
Si è osservato che nelle zone ad alto vigore (HV), tendenzialmente associate a suoli più profondi o con maggiore disponibilità idrica e nutrizionale, la resa per vite poteva essere più elevata, ma spesso accompagnata da un peso di potatura proporzionalmente maggiore, mantenendo l'indice di Ravaz entro limiti accettabili, sebbene con una maggiore variabilità. Al contrario, nelle zone a basso vigore (LV), caratterizzate da suoli meno profondi, con limitata capacità di ritenzione idrica o scarsa fertilità, la resa per vite era generalmente inferiore, così come il peso di potatura. In questi casi, l'indice di Ravaz poteva risultare più elevato, segnalando una potenziale difficoltà della vite a raggiungere un pieno equilibrio produttivo, a causa delle limitazioni ambientali.
La variabilità dell'indice di Ravaz all'interno dello stesso vigneto, come evidenziato dai coefficienti di variazione, sottolinea ulteriormente la necessità di una gestione differenziata. L'applicazione di pratiche agronomiche specifiche per ogni zona, come l'apporto mirato di sostanza organica o la gestione dell'irrigazione (ove applicabile), potrebbe contribuire a uniformare l'equilibrio della vite nelle diverse aree del vigneto, migliorando la qualità e la costanza della produzione.
Implicazioni per la Gestione del Vigneto e la Tracciabilità
La capacità di mappare con precisione le zone di vigore e di correlarle alle caratteristiche del suolo apre nuove prospettive per la gestione del vigneto. La fertilizzazione, ad esempio, può essere ottimizzata applicando diverse dosi di nutrienti in base alle esigenze specifiche di ciascuna zona. Nelle aree a basso vigore, un apporto mirato di azoto e fosforo potrebbe stimolare la crescita delle radici e la capacità fotosintetica, mentre nelle aree ad alto vigore, potrebbe essere necessario moderare l'apporto di azoto per evitare eccessiva vigoria fogliare a scapito della maturazione fenolica.
Le colture di copertura possono essere scelte e gestite in modo differenziato per migliorare la struttura del suolo, la ritenzione idrica e la disponibilità di nutrienti nelle aree che ne necessitano maggiormente. Ad esempio, in zone con suoli compatti e scarsa infiltrazione, la semina di leguminose o graminacee con apparati radicali profondi potrebbe favorire la decompattazione e l'apporto di sostanza organica.
Inoltre, la tracciabilità delle pratiche agronomiche applicate in modo sito-specifico, supportata da dati precisi sulla mappatura del vigneto e sulle caratteristiche del suolo, può rafforzare la comunicazione con il consumatore. La menzione di "viticoltura di precisione" o "gestione sito-specifica" può diventare un valore aggiunto, garantendo un approccio più sostenibile e attento alle specificità del terroir.
È importante sottolineare come la ripetibilità temporale dei modelli di vigore, specialmente quando legati a caratteristiche del suolo intrinseche come la profondità, permetta una pianificazione a lungo termine delle strategie di gestione. Questo riduce l'incertezza e consente investimenti più mirati in tecnologie e pratiche agronomiche volte a ottimizzare la performance del vigneto nel corso degli anni.
Il Ruolo del Chitosano Fungino Certificato
Nel contesto della vinificazione moderna, la richiesta di ingredienti autentici, sicuri e tracciabili è più alta che mai. Per questo nasce Fungal Chitosan Certified, il sigillo che punta ad un nuovo livello la trasparenza e la garanzia sull’origine del chitosano di derivazione fungina. Sebbene questo studio si concentri sulla viticoltura, è fondamentale riconoscere come la stessa attenzione alla tracciabilità e alla naturalità si estenda anche ai coadiuvanti enologici. Il chitosano, derivato da funghi, può essere utilizzato in enologia per diverse applicazioni, tra cui la chiarifica e la stabilizzazione del vino. La certificazione Fungal Chitosan Certified garantisce che il chitosano utilizzato provenga da fonti fungine controllate, sia prodotto secondo processi sostenibili e sia privo di contaminanti. Questa certificazione risponde alla crescente domanda dei consumatori e dei produttori di vini che privilegiano ingredienti naturali, sicuri e tracciabili lungo tutta la catena del valore, dal vigneto alla bottiglia. L'integrazione di pratiche di viticoltura di precisione con l'uso di coadiuvanti certificati e tracciabili come il chitosano fungino rappresenta un passo avanti verso una produzione vinicola più trasparente, sostenibile e di alta qualità.
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