La pertosse, una malattia respiratoria altamente contagiosa causata dal batterio Bordetella pertussis, continua a rappresentare una sfida per la salute pubblica a livello globale. Sebbene la vaccinazione abbia significativamente ridotto la sua incidenza e gravità, la persistenza del patogeno e l'emergere di nuove varianti richiedono strumenti diagnostici efficaci e aggiornati per il suo monitoraggio e controllo. Tra questi, l'analisi degli anticorpi sierologici riveste un ruolo cruciale, offrendo una finestra sull'esposizione passata o attuale al batterio e sulla risposta immunitaria dell'individuo.

Comprendere la Pertosse: Agente Causale e Trasmissione
Il batterio responsabile della pertosse è principalmente Bordetella pertussis, sebbene in rari casi possano essere coinvolti anche Bordetella parapertussis, Bordetella holmesii e Bordetella bronchiseptica. La patogenicità di questi microrganismi è in gran parte mediata da tossine. La trasmissione avviene attraverso goccioline respiratorie emesse con tosse e starnuti, rendendo la pertosse una malattia estremamente contagiosa. Il periodo di incubazione, ovvero il tempo che intercorre tra l'esposizione al batterio e la comparsa dei primi sintomi, varia tipicamente da 8 a 10 giorni, potendo estendersi fino a 21 giorni.
La malattia si manifesta classicamente in diverse fasi. La fase catarrale, della durata di circa due settimane, presenta sintomi simili a un comune raffreddore, come lacrimazione, febbricola e tosse, quest'ultima spesso più marcata durante la notte. Nei neonati, questa fase può essere particolarmente pericolosa, con il rischio di sviluppare apnea (interruzione temporanea della respirazione), cianosi (colorazione bluastra della pelle e delle mucose) e soffocamento. Successivamente, si entra nella fase parossistica, che può durare da una a due settimane fino a un paio di mesi. Questa fase è caratterizzata da accessi di tosse intensi, incontrollabili e ripetuti, spesso seguiti da un tipico "grido" inspiratorio e vomito.
L'Epidemiologia Globale e Nazionale della Pertosse
A livello mondiale, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2008 stimava circa 16 milioni di casi di pertosse e 195.000 decessi infantili annuali, con la maggior parte dei casi concentrati nei paesi in via di sviluppo. In Europa, il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) ha segnalato 42.242 casi nel 2017, con i bambini sotto l'anno di età come gruppo più colpito.
In Italia, l'introduzione del vaccino acellulare nel 1996 ha portato a una drastica riduzione dell'incidenza della pertosse, passando da 86.3 casi per 100.000 nel 1927 a circa 1 per 100.000 dopo il 2008. Tuttavia, a partire dal 2014, in concomitanza con un calo delle coperture vaccinali, si è osservato un aumento dei ricoveri ospedalieri per pertosse nei bambini al di sotto di un anno. Nonostante ciò, l'incidenza in Italia rimane generalmente bassa rispetto ad altri paesi europei, con 964 casi segnalati nel 2017. Situazioni analoghe di aumento dei casi sono state osservate in tutto il mondo, attribuibili a diversi fattori: la ridotta durata dell'immunità vaccinale (4-12 anni), la minore immunogenicità dei vaccini acellulari rispetto a quelli cellulari (sebbene più sicuri), un miglioramento delle capacità diagnostiche con conseguente maggiore notifica, modifiche molecolari del batterio e la circolazione di ceppi mutati.
Diagnosi della Pertosse: Approcci e Limiti
La diagnosi di pertosse può avvalersi di diverse metodologie, ciascuna con i propri punti di forza e di debolezza:
Esame Colturale: Consiste nel seminare un campione (tampone naso-faringeo o aspirato nasale) su una piastra di agar selettiva e incubarlo. La crescita batterica conferma la presenza dell'infezione. Questo metodo richiede fino a 10 giorni per la crescita e la sua probabilità di successo diminuisce se il paziente è stato trattato con antibiotici. L'identificazione avviene tramite colorazione di Gram, test biochimici o MALDI-TOF.
Test Molecolare (PCR/qPCR): La Reazione a Catena della Polimerasi (PCR) o la sua variante in tempo reale (qPCR) rileva la presenza del materiale genetico (DNA) del batterio in tempi molto più rapidi (meno di due ore). Questo test è più sensibile del metodo colturale e può essere utilizzato dal momento dell'insorgenza dei sintomi fino a circa 3-4 settimane dopo. Esistono test singoli (solo B. pertussis), doppi (che includono B. parapertussis) o multipli (integrati in pannelli per patogeni respiratori). La positività per il target genico IS481, confermata da ptxA-Pr, è diagnostica per B. pertussis.
Test Sierologici per la Ricerca di Anticorpi: Questi test rilevano la presenza di anticorpi (IgA, IgG, IgM) prodotti dal sistema immunitario in risposta all'infezione o alla vaccinazione. Sebbene utili, non sono ideali per diagnosticare un'infezione in atto, poiché la risposta immunitaria è tardiva. Sono particolarmente indicati nelle 3-4 settimane successive all'insorgenza dei sintomi, in casi clinicamente dubbi o durante epidemie.

Il Ruolo degli Anticorpi Sierologici: Interpretazione dei Risultati
L'analisi degli anticorpi sierologici per la pertosse si concentra su diverse classi di immunoglobuline (Ig):
IgG (Immunoglobuline G): La presenza di anticorpi IgG anti-Bordetella pertussis indica tipicamente un'infezione passata o una risposta immunitaria a seguito di vaccinazione. Questi anticorpi sono generalmente presenti in tutti i soggetti vaccinati o che hanno contratto la malattia.
IgM (Immunoglobuline M): Le IgM sono anticorpi di risposta acuta, generalmente presenti nel breve periodo successivo a un'infezione o vaccinazione (2-3 mesi). Tuttavia, la loro sensibilità diagnostica è limitata, e possono essere assenti, specialmente nei bambini di età inferiore ai 4 anni affetti da pertosse. Per questo motivo, la misurazione delle IgM non è raccomandata per la diagnosi di infezioni recenti, mancando di sensibilità.
IgA (Immunoglobuline A): Le IgA sono un altro indicatore di risposta immunitaria. Analogamente alle IgM, la loro presenza è solitamente limitata al periodo successivo a un'infezione o vaccinazione. La misurazione degli anticorpi IgA è raccomandata principalmente come conferma secondaria in caso di risultati indeterminati delle IgG.
È fondamentale sottolineare che i test sierologici non sono considerati il metodo primario per la diagnosi di un'infezione acuta da pertosse, data la natura tardiva della risposta anticorpale. Sono invece strumenti preziosi per la valutazione retrospettiva dell'esposizione e per la conferma diagnostica in contesti clinici specifici. Il CDC e l'ECDC suggeriscono di eseguire i test sierologici tra le 2 e le 8 settimane dopo l'insorgenza della tosse, e in alcuni casi fino a 12 settimane.
Accesso ai Test Diagnostici: Bologna e Rimini
Per coloro che necessitano di effettuare il test per gli anticorpi della pertosse, sia esso per un controllo di routine o a seguito di sintomi sospetti, esistono soluzioni pratiche e accessibili. Piattaforme online come Cup Solidale facilitano la ricerca e la prenotazione di prestazioni diagnostiche in strutture sanitarie private.
A Bologna, è possibile ricercare e prenotare test per Anticorpi Pertosse IgA IgG IgM. La piattaforma permette di confrontare le offerte in base a prezzo, distanza e disponibilità immediata, con dati aggiornati in tempo reale e prenotazione senza costi aggiuntivi. I vantaggi della sanità privata includono tempi di attesa ridotti, la possibilità di scegliere data e orario, accesso a centri diagnostici di eccellenza e prezzi competitivi, spesso paragonabili al ticket del Servizio Sanitario Nazionale.
Analogamente, a Rimini, è possibile prenotare test specifici come gli Anticorpi Pertosse Igg. Anche in questo caso, Cup Solidale offre un servizio di ricerca e prenotazione semplice e veloce, consentendo agli utenti di individuare i centri più votati, confrontare le opzioni e confermare la prenotazione online in pochi click. I benefici della sanità privata rimangono analoghi: assenza di lunghe attese, trasparenza dei costi e comodità di gestione online.
Test sierologico per la diagnosi di pregressa infezione da SARS-CoV-2 anche in soggetti vaccinati
Considerazioni sulla Terapia e Prevenzione
La pertosse viene trattata con terapia antibiotica (eritromicina, azitromicina, claritromicina) per eradicare l'infezione e limitarne la diffusione. Un aspetto cruciale della prevenzione è la vaccinazione, in particolare per le donne in gravidanza. Il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) raccomanda la vaccinazione dTpa nel terzo trimestre di gravidanza (idealmente alla 28ª settimana) per garantire il trasferimento transplacentare di anticorpi protettivi al neonato. Questa strategia, nota anche come "cocooning", prevede, oltre alla vaccinazione materna, quella dei contatti stretti del neonato per creare una barriera protettiva. La vaccinazione dTpa è considerata sicura sia per la madre che per il feto.
Sfide Diagnostiche e Prospettive Future
Nonostante i progressi, la diagnosi di pertosse presenta ancora delle criticità. La scarsa richiesta di conferme di laboratorio nei casi sospetti contribuisce a una sottostima dell'impatto reale della malattia. Inoltre, la mancata diagnosi differenziale tra le varie specie di Bordetella e l'uso non sempre corretto dei test diagnostici, in particolare per i neonati, rappresentano aspetti da affrontare. L'evoluzione del batterio e la possibile comparsa di mutanti resistenti ai vaccini o agli antibiotici sottolineano la necessità di un monitoraggio continuo e di un perfezionamento degli strumenti diagnostici, inclusi i test sierologici, per una gestione efficace della pertosse.

