La questione dell'aborto in Messico ha attraversato decenni di dibattiti accesi, proteste infuocate e un acceso scontro politico. Tuttavia, una decisione rivoluzionaria della Corte Suprema ha recentemente riscritto il panorama legale del paese, depenalizzando l'interruzione volontaria di gravidanza su tutto il territorio nazionale. Questa sentenza epocale, frutto di un processo che ha visto la progressiva emancipazione dei diritti riproduttivi, rappresenta un trionfo per il movimento femminista e un riconoscimento fondamentale della salute pubblica e dei diritti umani delle donne.
Un Verdetto Unanime per i Diritti Umani
La Corte Suprema di Giustizia del Messico ha emesso una sentenza storica, dichiarando incostituzionali le leggi che penalizzano l'aborto in tutti i 32 stati della federazione. La decisione unanime degli 11 giudici supremi invalida gli articoli del codice penale federale che prevedevano sanzioni penali per le donne che abortivano, obbligando al contempo le istituzioni sanitarie pubbliche a fornire il servizio e proteggendo il personale medico dalla criminalizzazione. Questo verdetto non solo elimina il rischio di sanzioni penali per le donne, ma ha anche effetto retroattivo, rendendo nulli eventuali procedimenti in corso o condanne già emesse.

La Corte ha ritenuto che le leggi che vietano l'aborto violassero i diritti umani delle donne, tra cui la dignità umana, l'autonomia, il libero sviluppo della persona, l'uguaglianza, il diritto alla salute, la libertà riproduttiva e il "diritto a decidere". Questa decisione rovescia una precedente interpretazione che definiva l'aborto come "contrario alla morale", affermando invece la necessità di un bilanciamento proporzionale tra i diritti della donna e quelli del feto, e criticando l'impostazione ideologica e morale delle norme precedenti. La Corte ha inoltre evidenziato la discriminazione di genere insita nelle leggi che criminalizzano l'aborto, considerate un atto di violazione dei diritti umani che impone stereotipi sulla maternità come destino obbligato per le donne.
La Lunga Marcia verso la Depenalizzazione
Il percorso che ha condotto a questa sentenza è stato lungo e complesso. Già quindici anni fa, il distretto di Città del Messico era diventato la prima giurisdizione messicana a depenalizzare l'aborto fino alla dodicesima settimana di gravidanza. Due anni fa, un'altra importante decisione della Corte Suprema aveva stabilito che nessuna donna potesse essere imprigionata per aver abortito, limitando però l'applicazione di tale sentenza allo stato settentrionale di Coahuila.

Nonostante questi progressi, la depenalizzazione era stata un processo faticoso e frammentato, stato per stato, ostacolato da movimenti conservatori e religiosi. Solo la settimana precedente alla sentenza della Corte Suprema, Aguascalientes era diventato il dodicesimo stato ad abolire il reato di aborto. La decisione della Corte Suprema, pertanto, non solo ha accelerato questo processo, ma ha garantito un'applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale.
L'Onda Verde in America Latina e le Sfide Future
La svolta messicana si inserisce in una tendenza più ampia in America Latina, dove diversi paesi hanno iniziato ad allentare le tradizionali e stringenti restrizioni sull'aborto. L'Argentina ha depenalizzato l'aborto nel 2020 e la Colombia nel 2022. Tuttavia, la situazione regionale rimane eterogenea. Mentre Cuba e l'Uruguay consentono l'interruzione di gravidanza, paesi come El Salvador, Honduras, Nicaragua, Haiti e Repubblica Dominicana mantengono un divieto assoluto.

Nonostante il trionfo legale, l'applicazione concreta del diritto all'autodeterminazione delle donne in Messico affronterà ancora sfide significative. Come sottolineato da Sara Lovera, attivista per i diritti delle donne, molte donne potrebbero non essere a conoscenza di questo nuovo diritto a causa della mancanza di campagne informative da parte dei governi locali. Inoltre, la carenza di strutture sanitarie adeguate e la necessità di modifiche legislative potrebbero ritardare l'accesso effettivo al servizio. In un continente dove i servizi sanitari sono spesso fragili e costosi, la disponibilità di cliniche per l'interruzione di gravidanza e la loro accessibilità per le fasce più povere e meno alfabetizzate della popolazione rimangono questioni cruciali.
Un Contesto Globale di Tendenze Contrastanti
La decisione della Corte Suprema messicana contrasta nettamente con le tendenze registrate in altre parti del mondo, in particolare negli Stati Uniti. L'annullamento della storica sentenza Roe v. Wade nel giugno 2022 ha portato all'abolizione dell'aborto in quasi la metà degli stati americani, con legislatori conservatori che cercano attivamente di limitare l'accesso alla procedura, persino bloccando i viaggi interstatali per l'aborto. Stati come il Wyoming e lo Utah hanno leggi restrittive bloccate dai tribunali, mentre la Georgia consente l'interruzione di gravidanza solo fino a due settimane dopo il mancato ciclo. L'Idaho ha introdotto leggi che rendono illegale per un adulto aiutare una minore ad abortire in un altro stato senza il consenso dei genitori.
Usa, l'aborto negato: manifestazioni e proteste contro la sentenza della Corte Suprema
A livello globale, secondo il Center for Reproductive Rights, a giugno 2023 ben 22 paesi proibivano totalmente l'aborto, interessando il 6% della popolazione femminile mondiale. Altri paesi, sebbene consentano l'aborto su richiesta entro certe settimane di gestazione, impongono comunque restrizioni significative. In Europa, Andorra vieta la pratica senza eccezioni. Malta, la Polonia, Monaco e il Liechtenstein consentono l'aborto solo in casi specifici legati al rischio per la vita della madre, malformazioni fetali gravi o stupro.
L'Impatto Sociale ed Economico dell'Accesso all'Aborto
Le limitazioni all'aborto hanno profonde ripercussioni sociali ed economiche. Le analisi del Center for Reproductive Rights evidenziano che le conseguenze negative a lungo termine includono una minore scolarità, una ridotta capacità reddituale e un peggioramento della salute. Negli Stati Uniti, ad esempio, avere un figlio può comportare spese significative, e gli stati con le maggiori restrizioni sull'aborto sono spesso quelli con una copertura sanitaria pubblica inferiore.
In Messico, la depenalizzazione dell'aborto è vista da molti come un passo fondamentale per garantire l'autodeterminazione delle donne, la loro salute e il loro diritto a decidere se e quando diventare madri. La femminista Alma Romo ha dichiarato che questa legge significa per le donne "la possibilità di decidere, un diritto che molti non ci vogliono riconoscere". Lidia Sepúlveda, del Center for Reproductive Rights, ha sottolineato che è stata "finalmente riconosciuta la necessità di decidere sull’aborto come questione di salute pubblica, non come tema ideologico".
La Situazione in Italia: Un Paragone Complesso
Il dibattito sull'aborto in Messico offre uno spunto di riflessione anche sulla situazione italiana. Nonostante la legge 194 del 1978 consenta l'interruzione volontaria di gravidanza, la sua piena applicazione incontra ancora ostacoli. La pillola abortiva (RU486), considerata essenziale dall'OMS, è arrivata in Italia solo nel 2009, molto più tardi rispetto ad altri paesi europei come la Francia, dove è utilizzata da decenni.
La frammentazione nell'offerta di strutture e personale medico, unita a un'elevata percentuale di obiezione di coscienza tra il personale sanitario, limita l'accesso al servizio in molte regioni. Le discrepanze territoriali nell'accesso all'aborto farmacologico sono evidenti, con alcune regioni che registrano percentuali molto più alte di interventi rispetto ad altre. Medici del Mondo Italia ha evidenziato come le scelte locali sembrino talvolta dettate più da motivazioni politiche o ideologiche che da evidenze scientifiche.

La sentenza della Corte Suprema messicana, con la sua enfasi sui diritti umani, la salute pubblica e l'autodeterminazione, rappresenta un faro di speranza per il movimento per i diritti riproduttivi a livello globale, ma sottolinea anche la persistente lotta per garantire che questi diritti siano non solo riconosciuti legalmente, ma anche effettivamente accessibili a tutte le donne, indipendentemente dalla loro condizione socio-economica o dalla loro ubicazione geografica. La depenalizzazione in Messico è un passo storico, ma la vera battaglia per l'uguaglianza riproduttiva è lungi dall'essere conclusa. La decisione della Corte Suprema del Messico, unanime e con effetti retroattivi, non solo elimina il reato di aborto dal codice penale, ma rappresenta un segnale potente per gli Stati Uniti, dove l'accesso all'aborto è diventato sempre più arduo.
La Corte Suprema messicana ha stabilito che le leggi statali che vietano l'aborto sono incostituzionali e violano i diritti delle donne. Finora, 12 dei 31 stati del Messico avevano depenalizzato la procedura. Questa sentenza arriva due anni dopo che la Corte aveva ordinato allo stato di Coahuila di rimuovere le sanzioni per l'aborto dal suo codice penale, innescando una serie di battaglie legali in molti stati. La decisione è una vittoria significativa per il Gire, un'organizzazione per il diritto alla procreazione con sede a Città del Messico, che ha guidato la campagna di riforma per anni.
La sentenza non depenalizzerà automaticamente la legge del paese. Il processo di depenalizzazione potrebbe richiedere anni, come è successo con la depenalizzazione della marijuana nel 2018, che è stata ratificata ufficialmente dal congresso solo nel 2021, lasciando il possesso e il consumo ricreativo dell'erba in una zona grigia legale per tre anni. Tuttavia, la sentenza proteggerà sia le donne che cercano di abortire che gli operatori sanitari coinvolti nella fornitura di cure abortive da accuse penali. "Nessuna donna incinta, né alcun operatore sanitario, sarà punito per l'aborto", ha affermato il Gire in una nota.
La Corte suprema del Messico ha votato contro una storica ordinanza per la depenalizzazione dell’aborto già varata dallo Stato di Veracruz, segnando una battuta d’arresto alla lunga lotta delle attiviste su una questione che divide profondamente il Paese. Nei mesi scorsi, un’ingiunzione della corte dello Stato orientale di Veracruz avrebbe di fatto depenalizzato l’interruzione volontaria di gravidanza nelle prime 12 settimane. Un giudice di Xalapa aveva ordinato al Congresso di rimuovere tre articoli del codice penale per rendere l’aborto legale per motivi di salute o in caso di stupro. Il governo statale aveva accolto l’ingiunzione, ma poi non ha mai provveduto alla riforma della legge. Il caso è così arrivato in Corte suprema del Messico e molte femministe speravano in un esito positivo, sulla scia di anni di lotte pro- aborto e delle ultime proteste contro le violenze dello scorso marzo. Speranza disattesa: 4 dei 5 giudici, hanno votato contro, argomentando che difendere la decisione della corte di Veracruz, «significherebbe calpestare i poteri costituzionali della Corte suprema definendo la sua ingiunzione un «cavillo legale». Per molti attivisti, difensori dei diritti ed esponenti della società civile, questo “cavillo” rappresentava una «opportunità storica» per aprire la strada alla depenalizzazione.
Nonostante questo contrattempo specifico, la decisione più ampia della Corte Suprema di depenalizzare l'aborto in tutto il Messico rimane un passo avanti monumentale. La "lunga marcia" da quando Città del Messico depenalizzò l'aborto quindici anni fa, fino alla decisione unanime di oggi, dimostra la crescente forza del movimento per i diritti delle donne in America Latina. Il fatto che il prossimo leader del Messico, a prescindere dall'esito elettorale, sarà una donna - Claudia Sheinbaum o Xóchitl Gálvez, entrambe sostenitrici della depenalizzazione - aggiunge un ulteriore livello di significato a questo momento storico. Le loro posizioni, che sfidano le linee dei loro partiti, suggeriscono un futuro in cui le questioni di genere e i diritti riproduttivi potrebbero giocare un ruolo ancora più centrale nel panorama politico messicano.

