La maternità è un viaggio intriso di speranze, attese e, talvolta, di profondi dolori. La decisione di interrompere una gravidanza, o la sua interruzione spontanea, segna un solco indelebile nell'animo di una donna, un'esperienza che intreccia il desiderio più intimo con le più ardue realtà della vita. Questo articolo si propone di esplorare le complesse sfumature emotive e psicologiche che accompagnano l'aborto, sia esso volontario o spontaneo, attingendo a testimonianze e riflessioni per offrire una prospettiva articolata su un tema di rara delicatezza.

Il Sogno Infranto: Un Racconto di Dolore e Responsabilità

La lettera di una giovane donna a una "dottoressa" dipinge un quadro straziante di un aborto volontario vissuto con profonda sofferenza e senso di colpa. "Un mese fa ho ucciso mio figlio! L'ho ucciso e la responsabile sono io, me ne sono resa conto solo dopo!!", esordisce con un grido di dolore che risuona nella sua interezza. L'esperienza descritta è segnata dalla pressione del partner, che "non se la sentiva" a causa di "problemi piuttosto consistenti", e dalla percezione di una profonda solitudine nell'affrontare la decisione. La donna esprime il rammarico per non aver trovato "un briciolo di coraggio in più" per proseguire la gravidanza da sola, nonostante avesse "lottato per difendere quella vita".

La pressione esercitata dal padre del bambino, descritto come "evasivo" e distante, ha contribuito a un senso di impotenza: "Lui mi hai pressata perché abortissi, ma nonostante la decisione fosse sua, mi ha lasciata sola ad affrontarla, sia fisicamente che psicologicamente." Le parole del partner, "Per la tua testardaggine hai condannato 3 persone a vivere una vita di m***a!", sono state percepite come "dolorose come coltellate", aggravando il senso di fragilità e solitudine.

La testimonianza rivela tentativi di sottrarsi all'intervento: "Per ben due volte ho evitato l'intervento, la prima non presentandomi; la seconda abbandonando il letto di ospedale sul quale mi ero già adagiata…". Questi gesti, nati dalla speranza che il partner potesse cambiare idea, si sono scontrati con una realtà emotivamente devastante. L'impressione di essere "l'unica che piangeva" tra le altre donne in clinica, mentre le loro decisioni sembravano prese "di comune accordo", accentua il senso di isolamento.

Un momento cruciale è l'incontro con una dottoressa che le ha comunicato la sua non obbligatorietà a procedere, offrendo la possibilità di rimandare l'intervento. Sebbene inizialmente desiderasse solo "andar via da quel posto orrendo e salvare la mia creatura", il pensiero delle parole del partner, la paura di non farcela da sola e la potenziale delusione familiare hanno prevalso. Tuttavia, con il senno di poi, riconosce queste preoccupazioni come "tutte c*e in confronto alla vita di mio figlio!!".

Il racconto dell'aborto farmacologico è vivido e angosciante: "ho buttato giù le prime due pillole…dopo un po' ho iniziato a sentire dolore…mettevo la mano sul ventre e immaginavo cosa stesse succedendo al mio piccolo angelo…dal fondo del corridoio ogni tanto arrivava il suono del pianto di un neonato…che crudeltà mettere nello stesso reparto le partorienti e le disgraziate che sono lì per abortire!!". Il pianto si intensifica durante la procedura, culminando in un desiderio estremo: "prima che mi addormentassero ho pregato perché non mi risvegliassi più…perché con lui me ne andassi anche io!".

Il risveglio è segnato dalla consapevolezza della perdita: "mi sono toccata la pancia…sapevo che non c'era più! Ho ripreso a piangere…". La mancanza di supporto del partner in questo momento cruciale è dolorosamente evidente: "le altre sono andate in bagno accompagnate dai loro compagni ma io non avevo nessuno…lui non c'era..ho dovuto aspettare che mi accompagnasse un'infermiera…lì ho visto uscire il sangue ed è stata la disperazione! Lui dipendeva da me e io non l'ho protetto! Era attaccato a me e io l'ho strappato via!".

La donna esprime un profondo rimorso e il desiderio di poter tornare indietro: "Adesso sono rovinata!!! Non so che cosa darei per poter tornare indietro! Ora niente e nessuno potrà ridarmi quello che ho perso! Niente e nessuno!!". Riflettendo, comprende di aver avuto una scelta: "Non era vero che non avevo scelta! Ce l'avevo eccome!! Potevo andare avanti malgrado tutto e tutti…contro di lui, contro la mia famiglia, contro la mia condizione di sciocca ragazza senza né casa, né lavoro…avrei ancora mio figlio!!".

Il peso del gesto è schiacciante: "Mi rimarrà questo peso e ci dovrò fare i conti sempre! Io questo figlio lo sentivo davvero, lo volevo davvero, lo amavo! Pagherò per sempre le conseguenze di questo gesto!". Il desiderio di ricongiungersi al figlio perduto è palpabile: "Adesso l'unica cosa che voglio è mio figlio! Ho desiderato di morire e raggiungerlo! Era il dono più prezioso che la vita mi avesse regalato e sono riuscita ad ucciderlo!". L'alternativa dell'adozione emerge come un'opportunità mancata: "Potevo andare avanti e darlo in adozione, se proprio non potevo tenerlo, e invece l'ho ucciso!! La mia mancanza di carattere lo ha ucciso!".

La nostalgia per il bambino mai nato è espressa con immagini potenti: "quel piccolo essere mi dava una felicità infinita! Mi guardavo allo specchio di profilo e non potevo trattenere un sorriso ebete nell'appurare quanto la curva del mio pancino stesse diventando di giorno in giorno più evidente. Guardavo trasognata le vetrine dei negozi che vendono cose per neonati..lo sentivo quando mi mettevo la mano sulla pancia, ed era una sensazione meravigliosa!". Il vuoto attuale è in contrasto con quella pienezza: "adesso quando mi metto la mano sulla pancia non sento più nulla, solo vuoto".

Di fronte a donne incinte o neonati, la reazione è di profonda sofferenza: "Se vedo una donna incinta o un neonato in carrozzina mi si stringe il cuore e piango in mezzo alla strada!". La domanda sul perché un bimbo debba "fare tanta paura" risuona come un interrogativo universale. La paura, sebbene presente, avrebbe potuto essere affrontata con amore e speranza, a differenza della morte. La consapevolezza di aver perso "il dono più prezioso che la vita mi avesse regalato" è una ferita aperta.

Donna che piange guardando il vuoto

L'Elaborazione del Lutto e la Ricerca di Senso

Il periodo post-aborto è caratterizzato da un dolore costante e dalla ricerca di distrazione. "È passato un mese..all'inizio piangevo costantemente, ora quando mi ritrovo da sola, ed è per questo che cerco di appigliarmi ai pochissimi amici che ho per avere qualche sorta di distrazione." La solitudine è terrificante e la vita quotidiana appare priva di stimoli, un "orrendo limbo".

Il desiderio di un altro figlio emerge come un tentativo di colmare il vuoto e "rimediare all'errore", un'idea accennata al partner, che però non è d'accordo. La donna sente l'urgenza del suo "orologio biologico" ma la sua "parte razionale" le suggerisce che potrebbe trattarsi di un atteggiamento "immaturo ed egoista, quando non masochista". La domanda centrale diventa: "Ma come si possono elaborare e superare un dolore e un rimorso così forti?".

Le parole della psicologa Giulia Vistalli offrono una chiave di lettura sull'interpretazione dei sogni legati all'aborto. Secondo Freud, i sogni sono espressione di desideri e fantasie rimosse, accessibili tramite interpretazione e associazioni libere. Jung, invece, amplia la prospettiva includendo l'inconscio collettivo e archetipi.

Interpretazione dei SOGNI. Una guida completa per SCOPRIRE il significato (nascosto) dei tuoi sogni.

La dottoressa Vistalli spiega che "il sogno di un aborto può avere molteplici significati a seconda del periodo di vita e dell’esperienza della sognatrice". Se la donna è incinta, il sogno può riflettere "le sue paure più profonde per sé e per il bambino", associandosi a "emozioni di paura, al senso di colpa o al rimorso", ma anche alla "liberazione". È fondamentale, sottolinea la psicologa, "rielaborare le sensazioni della veglia collegate al sogno" per comprendere il significato nel proprio momento di vita.

L'Aborto Spontaneo: Un Altro Volto del Dolore

La testimonianza di un'altra donna introduce la dolorosa esperienza di un aborto spontaneo. La gioia iniziale della scoperta della gravidanza, "una gioia indescrivibile", si trasforma rapidamente in angoscia. L'insorgenza di dolori e perdite marroncine porta a un consulto medico, dove la diagnosi di un probabile aborto interno, confermata dal calo delle beta HCG, è descritta come "pesante come un macigno".

Nonostante l'1% di speranza offerto dalla ginecologa, la realtà si manifesta con la ripetizione delle beta che scendono a 50. Seguono giorni di pianti e sensi di colpa: "Sarà stata colpa mia?", "Ho sbagliato qualcosa?". La sensazione di "vuoto, angoscia e impotenza incolmabili" è acuita dall'attesa dell'espulsione naturale, descritta come "una sensazione terribile quando ciò è avvenuto…mi sono sentita come il cuore e l'anima trafitti! quello che sarebbe potuto diventare il mio bambino me lo ritrovo come una membrana (tipo un palloncino sgonfio) sull'assorbente!".

Le frasi di consolazione come "Meglio adesso che più avanti" o "Si vede che la natura ha deciso così" risultano fastidiose, poiché non attenuano il senso di vuoto e dolore. La donna riconosce, tuttavia, che "mamme si diventa da subito, da quando vedi quelle due liniette sul test! Io già amavo alla follia quell'esserino che si era annidato dentro di me!".

Simbolo di un cuore spezzato

L'Interpretazione dei Sogni Legati all'Aborto

L'articolo esplora diverse interpretazioni dei sogni relativi all'aborto, delineando scenari che vanno oltre la gravidanza.

  • Sognare un aborto spontaneo: Riflette le paure profonde legate alla gravidanza, all'ansia per la salute del bambino e al timore di non riuscire a portarla a termine. Non sono premonizioni, ma manifestazioni di insicurezze. Se non si è incinta, può simboleggiare la paura del cambiamento, la perdita di controllo, il timore di fallimento di un progetto importante, o la preoccupazione per non essere in grado di proteggere una persona cara.
  • Sognare l’aborto di un’altra persona: Può indicare identificazione o empatia, preoccupazioni per il benessere di qualcuno vicino, o la proiezione delle proprie ansie. In alcuni casi, può segnalare distacco o disagio riguardo a una situazione non sana.
  • Sognare di abortire e piangere: Rappresenta un forte stress emotivo, il rilascio di emozioni represse, un profondo senso di perdita o lutto. Può simboleggiare la paura di non essere pronti per un grande cambiamento, il timore di non essere all'altezza delle responsabilità, o il dolore per una scelta passata da rielaborare.
  • Sognare di abortire mentre si è incinta: È particolarmente angosciante e riflette le paure naturali riguardo alla salute del bambino e alla propria capacità di portare a termine la gravidanza. È un modo della mente per elaborare paure, incertezze e prepararsi al cambiamento.
  • Sognare che un’amica subisca un aborto: Può rivelare preoccupazioni nascoste per l'amica o per la relazione, il timore di un cambiamento irreversibile nella relazione, o la proiezione delle proprie paure sull'altra persona.
  • Sognare di abortire e vedere il feto: Causa angoscia e timore, e in genere rappresenta la preoccupazione per il fallimento di un progetto a cui si tiene molto, visto quasi come una "creatura" che potrebbe morire.

Riflessioni Profonde e Supporto Professionale

La figura della "dottoressa" nella prima testimonianza, pur non essendo una professionista della salute mentale, ha offerto parole di conforto e una prospettiva che ha aiutato la donna a riflettere. La risposta di un professionista alla lettera evidenzia la complessità del vissuto: "Un bellissimo sogno è stato infranto… Credo si possa dire, provando a mettermi nei suoi panni, che quel sogno me l'hanno infranto con una violenza inaudita." Si sottolinea il diritto di sentirsi vittima di un "abuso che ancora oggi cerca legittimazione e risarcimento affettivo-emotivo, riparazione psichica."

Viene riconosciuto che l'interruzione di gravidanza può essere vista come "solo" un ritardo, ma è altrettanto "legittimo e autentico il senso di vuoto e la disperazione per quel sogno infranto, quel bambino mai nato eppure sempre presente." La risposta incoraggia a non attribuirsi colpe, poiché "Non è dipeso da lei." Tuttavia, per superare il trauma e intraprendere un nuovo percorso di maternità, è fondamentale "ri-generare e ri-conoscere innanzitutto la persona che è stata protagonista di questa esperienza molto traumatica." A tal fine, viene "suggerito di rivolgersi ad un/a professionista esperta" per un intervento psicoterapeutico adeguato.

In conclusione, l'aborto, in tutte le sue forme, rappresenta un'esperienza emotivamente carica di conseguenze profonde. Che si tratti di una decisione volontaria, di un aborto spontaneo, o delle complesse elaborazioni che si manifestano nei sogni, il percorso verso la guarigione richiede tempo, comprensione e, spesso, il supporto di professionisti qualificati. La capacità di confrontarsi con il dolore, di elaborare il lutto e di ritrovare un senso di sé, anche dopo un sogno infranto, è un atto di coraggio e resilienza.

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