Il proverbio napoletano è un'espressione colorita, a volte cruda, altre volte tenera, oppure sarcasticamente arguta. È la valvola di sfogo del popolo vesuviano immerso in mille problemi. Questi detti, che fanno parte del ricchissimo patrimonio culturale partenopeo, sono in molti casi assolutamente intraducibili in altre lingue. Molti proverbi hanno un retaggio molto antico e sono frutto di eventi particolari, ma sono tanti anche quelli che hanno una storia propria che in pochi conoscono. I napoletani riescono a tradurli e interpretarli con molta facilità, ma è proprio nell'approfondire il loro significato che si scopre un mondo di saggezza popolare, un modo unico di osservare la vita, le sue gioie e le sue innumerevoli difficoltà.

Mappa della Campania con Napoli in evidenza

L'Essenza del Proverbio: Riflesso di una Comunità

Il proverbio napoletano non è un semplice detto, ma è la sintesi di secoli di storia, di esperienze vissute, di una cultura che si tramanda di generazione in generazione. È un modo per affrontare le avversità con un sorriso amaro, per celebrare i momenti felici con un'ironia pungente, per esprimere concetti complessi in poche parole efficaci. La loro forza sta nella capacità di parlare direttamente al cuore e alla mente, di far riflettere, di consolare, di ammonire.

Alcuni proverbi, come "Il cero si consuma e la processione non avanza!", riflettono un senso di frustrazione di fronte all'immobilismo o all'inefficacia delle azioni intraprese. Ci si chiede: "A cosa serve parlare se nessuno ti da ascolto?". Queste espressioni catturano un sentimento universale di impotenza di fronte a situazioni che sembrano non evolvere. L'osservazione "È di giorno che si notano le macchie!" suggerisce che i difetti e gli errori diventano più evidenti sotto la luce della verità o in momenti di chiarezza.

La Donna nei Proverbi: Tra Rispetto e Visioni Arcaiche

Sui proverbi napoletani, bisogna anche dire che spesso si troveranno considerazioni sulla donna che oggi risulterebbero inaccettabili. La mentalità del passato emerge chiaramente in detti come: "Le belle ragazze sono ammirate da tutti, ma nessuno le vuole in moglie." Questo proverbio rifletteva la paura che la loro bellezza potesse averle portate a numerose esperienze precedenti, o il timore che, dopo il matrimonio, potessero cedere al corteggiamento di qualche ammiratore. Un altro esempio è "La bella senza dote trova più amanti che mariti." In un passato neanche troppo lontano, prima del matrimonio, lo sposo e la sua famiglia pretendevano che la sposa portasse una dote adeguata ai "vantaggi" che quel matrimonio offriva. Per le ragazze senza dote, il matrimonio era difficile. Tuttavia, è importante notare che questo non significava necessariamente che diventassero di facili costumi.

Oggi, queste visioni sono superate. Un proverbio che porta ad una mentalità passata è "Oggi è poco probabile che un uomo rinunci a sposare una donna perché troppo bella." La società è evoluta, e la bellezza femminile non è più vista come un ostacolo al matrimonio, ma piuttosto come una qualità da apprezzare.

Ci sono anche proverbi che descrivono la donna in modo più sfumato, come "La donna corta è buona per il marito, quella lunga per raccogliere i fichi." Sicuramente qualcuno la penserà diversamente, ma le donne piccoline attraggono maggiormente gli uomini. Forse perché appaiono più indifese e fanno scattare il senso di protezione che un uomo ritiene debba avere nei confronti della propria amata, o perché si ritiene di riuscire ad esprimerle più tenerezza.

Altri detti mettono in luce aspetti del carattere femminile: "'A femmena ciarliera è 'na mala mugliera" (La donna chiacchierona è una cattiva moglie) sottolinea l'importanza della discrezione e della pacatezza nella vita coniugale. "'A femmena è 'nu vrasiere ca s'aùsa sul'a sera" (La donna è un braciere che si adopera di sera) può essere interpretato come la donna ridotta a oggetto di sfogo e di distrazione per l'uomo che torna "stanco" dal lavoro, ma non necessariamente. La donna è come la campana: se non la scuoti non suona, ovviamente in senso figurato.

"'A femmena è comme 'o tiempo 'e marzo: mò t'alliscia e mò te lascia" descrive la volubilità e l'imprevedibilità di alcune donne, paragonandole al tempo capriccioso di marzo. "'A femmena pe' l'ommo addiventa pazza, l'ommo p' 'a femmena addiventa fesso" (La donna per l'uomo diventa pazza, l'uomo per la donna diventa fesso) evidenzia come l'amore possa trasformare le persone, portandole a compiere gesti impulsivi o irrazionali.

Il proverbio "'A femmena nun se cocca cu' 'o ciuccio pecché dice ca le straccia 'e lenzola" ('La donna non va a letto con il somaro perché dice che le straccia le lenzuola') è un esempio di misoginia pura, che mira a sminuire la donna e a ridicolizzare le sue presunte scuse per evitare rapporti indesiderati. Si tratta di un antico detto napoletano che racconta la condizione delle donne nei tempi passati, quando il sesso femminile, col passare degli anni e grazie alla cultura e a una maggiore indipendenza economica, è riuscito a liberarsi dalle catene dei matrimoni di convenienza economica. La traduzione in italiano del detto è: La donna non si sposa con l'asino perché può stracciare le lenzuola. Il significato va incastrato nell'antichità quando la donna per emanciparsi e uscire dalla famiglia di origine che viveva in povertà aveva bisogno di sposarsi con un uomo capace di mantenerla economicamente. In italiano possiamo tradurre la parola "ciuccio" in asino. Ritornando alle condizioni di povertà delle donne, queste ultime pur di vivere in condizioni di benessere avrebbero sposato chiunque glielo avessero consentito, addirittura anche un ciuccio.

"'A femmena non sa tenere tre ceci in bocca" suggerisce che le donne, essendo più portate a confidarsi con le amiche, potrebbero facilmente rivelare un segreto. La donna incavolata è come il mare in tempesta: i mariti, in particolare, conoscono bene la materia per cui non possono che condividere queste parole. Quando una donna è veramente arrabbiata, l'unica cosa da fare è aspettare che si calmi. Tentare di placare, o addirittura controbattere, significa innescare una reazione a catena.

Illustrazione di una donna napoletana tradizionale

Saggezza Pratica e Riflessioni sulla Vita Quotidiana

Molti proverbi napoletani offrono consigli pratici e riflessioni sulla vita quotidiana. "La buona campana si sente di lontano" e "La merce buona trova presto a cambiare strada" indicano che la qualità si riconosce e viene apprezzata. "La briscola si gioca con i soldi" suggerisce che per ottenere qualcosa, spesso è necessario un investimento, sia esso economico o di altro tipo.

"La gabbia, anche se dorata, è pur sempre un carcere per l'uccello" ci ammonisce che le condizioni di vita troppo favorevoli possono nascondere delle limitazioni, e bisogna stare attenti al conto da pagare. Il cervello è paragonato a una sfoglia di cipolla in "Il cervello è come una sfoglia di cipolla. Quando una persona perde la testa e compie un gesto sconsiderato." Questo proverbio suggerisce che la razionalità può essere fragile e che le azioni avventate possono portare a conseguenze negative.

"'A carne se jètta e ‘e cani s’arràggiano" (La carne si butta e i cani si infuriano) potrebbe alludere a situazioni in cui risorse preziose vengono sprecate, attirando l'avidità o la rabbia di altri. "'A casa ‘e pezzente, nun mancano tòzzole" (A casa del povero non mancano tozzi di pane) è un omaggio all'altruismo e alla generosità che possono manifestarsi anche nelle condizioni più umili.

"'A casa d’ ‘o ferraro ‘o spito ‘e lignamme" (A casa del fabbro la credenza è di legno) evidenzia come a volte chi lavora con certi materiali non li possieda in casa propria, oppure come ci siano situazioni che colpiscono perché assolutamente inaspettate. "La collera è come un cartoccio, chi la prova scoppia in corpo" descrive la natura esplosiva della rabbia.

Espressioni come "Da sopra da sopra" (Fare un lavoro senza metterci troppo impegno) e "Da sopra la mano" (Esprimere il proprio punto anche quando non richiesto, o controbattere) descrivono modi di agire o di comunicare. "'A crianza è ‘e chi ‘a fà, no ‘e chi ‘a riceve" (La cortesia è di chi la fa, non di chi la riceve) sottolinea che la vera gentilezza risiede nell'atto di donarla, non nell'aspettarsi gratitudine. "La confidenza è padrona della maleducazione" ci avverte che un eccesso di familiarità può portare a mancare di rispetto.

L'allegria viene dal cuore, come si esclama "Alla faccia di chi ci vuole male!". La frase "La faccia mia sotto i piedi vostri" è un'espressione servile di esagerato rispetto nel rivolgersi a una persona autorevole. "La donna bella nasce sposata" significa che non corre il rischio di rimanere zitella, come si diceva abitualmente fino a pochi anni fa. Essere zitella oggi è molto difficile; al massimo si è single. Infatti, fino alla metà del secolo scorso, la donna che intorno ai 20 anni non si era sposata, o era prossima a farlo, diventava a tutti gli effetti una zitella. Adesso il matrimonio a 20 anni non è la massima aspirazione di una donna.

"'A femmena bona si è tentata e resta onesta… nun è stata bona tentata!" suggerisce che la vera virtù si dimostra quando si resiste alla tentazione. "'A voce de campane" (La voce delle campane) può riferirsi a notizie che si diffondono ampiamente.

La "Grande Zizza di Battipaglia" è una mozzarella di bufala prodotta a Battipaglia, caratterizzata dalle enormi dimensioni, fino a 5 chilogrammi, e da una punta a forma di capezzolo: quindi la forma di un prosperoso seno femminile. Portata in auge dal film "Benvenuti al Sud", è divenuta marchio registrato e ha fatto nascere il Festival della Zizzona, che si conclude, e non potrebbe essere diversamente, con l'elezione "Miss Zizzona": ragazza con un seno ultra prorompente. Questa squisitezza non ha potuto ottenere il marchio di mozzarella campana DOC, nonostante lo sia a tutti gli effetti, a causa della sua caratteristica principale: il peso.

"Ad altare diroccato non si accendono candele" significa che non ha senso impegnarsi in cause o situazioni ormai compromesse. "Che Dio ce la mandi buona. Stentando." indica il raggiungere uno scopo con enorme fatica.

Metafore Animali e Riflessioni sulla Fortuna

L'uso di metafore animali è molto diffuso nei proverbi napoletani, spesso per descrivere comportamenti umani o situazioni della vita. "La gallina fa l'uovo, ed al gallo brucia il culo" evidenzia come chi compie un'azione non sempre ne subisce le conseguenze dirette. "La gatta per la troppa fretta, partorì cuccioli ciechi" ci insegna che ci sono cose che vanno fatte con calma perché richiedono grande attenzione.

"'A gatta, quanno sent'àddore d'o pesce, maccarune nun ne vò cchiù" (La gatta, quando sente l'odore del pesce, non vuole più i maccheroni) illustra come una tentazione più forte possa far dimenticare le abitudini o i bisogni precedenti. "La giornata è un morso, è breve" sottolinea la fugacità del tempo.

"A jatta p’ ‘o troppo bene se magnaie ‘e figlie" (La gatta amava così tanto i suoi figli che se li mangiò) è un proverbio che descrive un amore eccessivo che porta a soffocare o danneggiare l'oggetto amato.

"A lavare la testa all'asino si perde l'acqua e il sapone" è un monito contro gli sforzi inutili fatti su persone o situazioni irrecuperabili. "La lucerna senz'olio si spegne" indica che senza il nutrimento o il supporto necessario, anche le cose migliori finiscono per esaurirsi.

"La madre dei fessi è sempre incinta" è un detto che non ha bisogno di commenti, perché esiste anche la versione italiana: «La mamma degli imbecilli è sempre incinta». La madre è sempre lei, il padre può essere. Dopo millenni di assoluta verità, negli ultimi anni questo proverbio può essere smentito dai fatti, grazie alla prova del DNA. In precedenza, era sacrosanto. Infatti, la madre era indiscutibilmente colei che lo aveva partorito. Il padre poteva essere chiunque, addirittura un uomo sconosciuto con cui la madre aveva avuto un rapporto occasionale.

"'A meglia parola è chella ca nun se dice" (La miglior parola è quella che non si dice) ci insegna l'importanza del silenzio e della prudenza nel parlare, soprattutto in situazioni delicate o provocative. La vita migliore è la tua, che sei un fesso e non capisci niente" suggerisce che, nei momenti peggiori, potrebbe ritenersi felice chi manca della capacità di comprendere la gravità dei fatti.

"'A miseria è comme 'a tosse" ('La miseria è come la tosse') paragona la povertà a una condizione persistente e difficile da debellare. "'A monaca 'e sant'Austino mettette doje cape 'ncopp'a nu cuscino" (La monaca di Sant'Agostino mise due teste su un cuscino) è un proverbio che può avere diverse interpretazioni, ma spesso si riferisce a situazioni in cui due persone si trovano in una posizione scomoda o imbarazzante.

"La mosca nella cattedrale" di solito non si usa in senso figurato ma più in concreto: un oggetto troppo piccolo rispetto alle dimensioni che avrebbe dovuto avere per servire allo scopo. "Da un orecchio mi entra e dall'altro mi esce" indica che le parole o le considerazioni altrui non vengono ascoltate o non hanno alcun effetto.

"'A nave cammina e ‘a fava se coce" (La nave cammina e le fave si cuociono) suggerisce di lasciare che le cose vadano da sé. A volte può essere più conveniente aspettare che darsi da fare senza avere le idee ben chiare.

01- I proverbi napoletani - Ciro Lomello (prima parte)

Proverbi sulla Fortuna, sul Denaro e sulle Relazioni

La fortuna è vista come una forza capricciosa in "La fortuna è una donna capricciosa." La sfortuna viene descritta in modo crudo in "La fortuna dell'agnello, nasce cornuto e muore sgozzato!" (Una persona contro cui la vita si accanisce in tutti i modi) e "La fortuna di cazzetto: andò per urinare e se ne cadde (il pene)." (Sfortunati che di più non si può).

"La lira (intesa come denaro) fa il ricco, ma la buona educazione fa il signore." Questo famoso e colorito modo di dire napoletano significa che il denaro fa il ricco, ma l'educazione fa il signore. Il popolo napoletano, nella sua filosofia di vita, ha sempre distinto in maniera piuttosto netta la ricchezza materiale da quella spirituale, riconoscendo solo in quest'ultima la reale "nobiltà". Il vero ricco, il signore: egli potrebbe quindi essere chiunque, indipendentemente da quanto denaro possegga, a patto che sia gentile e conosca la "creanza".

"Dagli amici e dai parenti non comprare e non vendere niente." Concludere affari con amici e parenti non di rado si rivela controproducente, portando a contrasti e liti molto sgradevoli, interrompendo amicizie e aprendo lunghe polemiche tra parenti. Il proverbio è di origine siciliana: Amici e parenti, 'un accattari e 'un vinniri nenti.

"La scopa nuova dura tre giorni" suggerisce che le cose nuove e brillanti spesso perdono il loro fascino rapidamente. "La spesa non vale i benefici" indica che un'azione o un investimento non portano un ritorno adeguato.

"La signora con quattro quarti di nobiltà" è un'espressione ironica per indicare che si è in possesso di un'ascendenza molto antica. Per la precisione è una formula che viene usata per coloro che hanno entrambi i genitori discendenti da una famiglia di antica nobiltà. Il proverbio si riferisce a certe donne che, nonostante la loro modesta e risaputa condizione, assumono atteggiamenti da grandi aristocratiche. Un atteggiamento che contraddistingue spesso la gente che nel linguaggio popolare dispregiativo vengono definiti: «pezzent' sagliut'», pezzenti arricchiti. Da non confondere con il "self-made man", l'uomo che si è fatto da sé, partendo dal nulla e arrivando all'apice del successo. Il pezzente arricchito è una persona che si è elevata senza grandi meriti o in conseguenza di eventi speculativi e non sempre leciti. Quindi è una persona piuttosto grossolana che cerca di scimmiottare il comportamento dei membri dell'alta società. Un tentativo di imitazione che lo rende goffo e spesso oggetto di derisione.

"La suocera è come il pesce: dopo tre giorni puzza." In pratica è come un qualunque altro ospite. "La superbia va a cavallo e torna a piedi" ci insegna che l'arroganza porta alla rovina.

"Nessuno può fare a meno degli altri." Questo proverbio sottolinea l'interdipendenza umana. "La vecchia deve morire ma la giovane può morire." È una morale simile alla poesia di Totò, 'A livella. "La vecchia di cent'anni disse: 'Ho ancora da imparare'." Non si finisce mai di imparare; solo la presunzione o l'ignoranza rende convinti di sapere tutto.

"'A vecchia 'o Carnevale" (La vecchia del Carnevale) nel simbolismo religioso della tradizione napoletana rappresenta la Quaresima: una vecchia brutta e grinzosa, vecchia e sdentata con un Pulcinella sulle spalle che gli tiene le gambe strette sui fianchi. La metafora del passaggio dal Carnevale alla Quaresima.

"La vecchia potente. Sant'Anna, madre della Madonna." Venerata in gran parte del Meridione è anche protettrice di Boscotrecase, località salvata da un suo miracoloso intervento. Infatti, durante l'eruzione del Vesuvio del 1906, il popolo terrorizzato, contro il volere del parroco, "sequestrò" la secentesca statua lignea di Sant'Anna e la portò in processione nel vallone dove più pericolosa scorreva la lava. I fedeli inginocchiati intorno alla statua, piangevano e pregavano invocando protezione. Ed ecco che il miracolo supplicato arrivò: la lava rallentò dapprima e poi si fermò, esaurì la sua forza e si fermò a una decina di metri dalla statua di Sant'Anna.

"La vecchia il trenta di maggio fu costretta, a bruciare l'aspo per riscaldarsi." L'aspo è un utensile simile all'arcolaio usato nella filatura domestica. Il proverbio mette in guardia dalla troppa fretta nel ritenere il freddo ormai alle spalle.

"'A verità è figlia d' 'o tiempo" (La verità è figlia del tempo) significa che solo il tempo potrà garantire la verità. "'A vita è n'affacciata 'e fenesta" (La vita è un'affacciata alla finestra) suggerisce la brevità e la precarietà dell'esistenza. "'A vita è n'apertura e cosce e 'na chiusura 'e cascia" (La vita è un'apertura di cosce e una chiusura di cassa) è una visione molto cruda e materialistica dell'esistenza. "'A vita è tosta e nisciuno t'aiuta, e si 'na vota quaccuno t'aiuta è pe' te dicere 't'aggio aiutato'." (La vita è dura e nessuno ti aiuta, e se una volta qualcuno ti aiuta è per dirti "ti ho aiutato") esprime un profondo pessimismo sulla natura umana e sull'altruismo.

"'A vocca 'nchiusa nun traseno mosche" (Nella bocca chiusa non entrano le mosche) è un invito alla prudenza e al silenzio.

"Al ricco muore la moglie, al pezzente il somaro." Considerazione molto cinica ma paradossalmente realistica. Per il povero il somaro è fondamentale alla sopravvivenza perché gli permette di lavorare. Quindi finché l'asino vive, campano tutti e tre, ma se muore l'asino i coniugi non avranno più mezzi di sostentamento.

"A 'o core nun se cummanna" (Al cuore non si comanda) riconosce la forza irrazionale dei sentimenti. "A ppava' e a mmuri', quanno cchiù tarde è pussìbbele" (A pagare e a morire, quando più tardi è possibile) esprime una naturale riluttanza ad affrontare obblighi spiacevoli.

"A suffragio delle anime del Purgatorio." Preghiere per alleviare le pene delle anime del Purgatorio. È una ulteriore espressione del rapporto che hanno i napoletani con il culto dei morti. Un esempio monumentale di questo culto è riscontrabile nella storia del Cimitero delle Fontanelle, un ossario contenente decine di migliaia, forse milioni di resti umani. I resti delle "anime pezzentelle", ovvero delle persone povere che vi sono state sepolte. Intorno a questi resti, ai teschi per la precisione, si sviluppò un fenomeno che stava raggiungendo livelli di feticismo e superstizione molto esasperati per cui nel 1969 l'allora arcivescovo di Napoli, Cardinale Ursi, fece chiudere il sito.

"Anche la regina ebbe bisogno della vicina." Nessuno può vivere senza avere almeno una volta bisogno di una mano tesa. "La scimmia sul rocchetto." Il rocchetto è un cilindro intorno al quale è avvolto il filo per cucire. Nel detto però sono da intendersi i cilindri rotanti dei circhi sui quali le scimmie cercano di rimanere in equilibrio. In alcune occasioni si riferisce a una persona sgraziata o ridicola.

"A stracci e brandelli. Dare o fare le cose tra mille lungaggini." Indica un'esecuzione lenta e faticosa. "Lastrico solare e cielo." Una locuzione urbanistica che indica la proprietà del suolo e dello spazio aereo soprastante.

"Avanzò Garibaldi, avanza anche tu!" Modo scherzoso per ritardare un pagamento. Se avanzò Garibaldi per conquistare l'Italia, puoi avanzare (aspettare) anche tu prima di riscuotere quanto ti debbo.

L'Animo Napoletano nel Linguaggio

Molti di questi modi di dire nascondono malinconia, consolazione, amarezza, ma anche illusione, speranza, sorriso e ironia che con originalità e fantasia raccontano la vita quotidiana svolta nel tempo di vicoli e strette affollate strade. Tante di queste frasi rappresentano spesso la forma espressiva del vero animo con cui i napoletani nei secoli hanno affrontato in modo ironico le varie vicissitudini che li hanno poi caratterizzato nella loro sopravvivenza e certamente esprimono ancora oggi la filosofia di ogni buon napoletano che si rispetti e la sua percezione del mondo. Molti di questi modi di dire sono infatti solo il grande serbatoio di cultura della nostra storia, dei nostri costumi e del nostro stesso modo di essere. Perché in esso vi è passione, amore, vitalità, vivacità e fantasia.

I modi di dire elencati sono ovviamente solo alcuni dei più famosi e descrivono alcune situazioni di vita di ogni napoletano. La lista quindi non ha alcuna pretesa di essere esaustiva, in quanto siamo perfettamente consapevoli che la nostra lingua parlata è una inesauribile fonte di cultura che non conosce limiti.

"A barca storta il porto diritto. Stentando." Raggiungere uno scopo con enorme fatica. "Ammazzati!" Potrebbe sembrare un chiaro invito al suicidio ma in effetti la ferale esclamazione il più delle volte è usata tra amici per mandarsi a quel paese.

"La carne sotto e i maccheroni sopra." Potrebbe riferirsi a una situazione in cui le apparenze ingannano, o a una dicotomia tra la sostanza e la forma. "La cicala canta, e poi muore." Descrive la fugacità della vita o la vanità di certi sforzi.

«Acquaiolo, l’acqua è fresca?» «Più della neve!» Un modo stupido per chiedere al diretto interessato com’è la merce che vende. "Craie" è il verso della cornacchia, ma nel napoletano antico significava "domani".

"Adda’ fernì! Dovra pur finire!" Esprime un senso di ineluttabilità. "Addò l’haie fatto ’o pumpiere? Dove l’hai fatto il pompiere?" Una domanda retorica per indicare che qualcosa è stato fatto male o in modo inappropriato.

"La donna è come l’onda (del mare): o di solleva o ti affonda." Coincide in qualche modo con il famoso detto: “dietro un grande uomo c’è una grande donna”. In questo caso la donna viene paragonata all’onda del mare che con la sua spinta può aiutare un uomo a raggiungere gli obiettivi prefissati. Ma in una situazione diversa, con il suo atteggiamento negativo, una donna può incrinare l’autostima del suo compagno con le conseguenze che questo comporta sul piano pratico.

"La donna di tutti e la donna di nessuno." Ovvio che una donna di facili costumi, che si concede a tutti, è improbabile che possa aspirare a un suo uomo. O almeno un tempo era così.

"Togliti di torno! Non sei più gradito quindi cerca di sparire al più presto." Quest’espressione in dialetto napoletano viene utilizzata con disappunto quando qualcosa di utile finisce nelle mani di qualcuno che non sa apprezzarne il valore.

"In piedi per scommessa." Una persona che per motivi fisici o morali appare molto instabile. "A lo friere siente l’addore!" (Si sente l'odore dalla frittura!) indica che le conseguenze delle proprie azioni si manifestano presto.

"La cattiva nottata e la figlia femmina." Fino a pochi anni fa l’aspirazione dei padri era il figlio maschio. Di conseguenza, la figlia femmina nata in una notte travagliata era un doppio guaio.

"La mano è buona: è la bilancia che vuol essere uccisa!" (La dose è esatta, è la bilancia che sbaglia). La frase nasconde il tentativo del colpevole di far ricadere la colpa su chi è perfettamente estraneo alla vicenda. La frase risale al '700 quando l'illuminazione delle strade a Napoli era inesistente ed è legata ad un frate domenicano di nome Gregorio Maria Rocco, ma generalmente chiamato Padre Rocco. Il frate, tenuto in molta considerazione sia dal popolo che dalla nobiltà, era molto influente ed ascoltato dai sovrani borbonici che si succedettero in quel periodo come Carlo III e Ferdinando IV. I nobili venivano scortati da servi con lanterne mentre la povera gente, onde evitare brutti incontri, la sera si rintanava in casa. I delinquenti, ed erano molti, la facevano da padroni: essi si appostavano al buio tendendo una corda nella quale il malcapitato che inciampava, veniva immediatamente sopraffatto (da qui nacque il detto "e che te cride ca’ vaco a mettere ‘a fune ‘a notte", per dire: non vado mica a rubare). Dopo un primo tentativo, di Padre Rocco, di far mettere delle lanterne ad olio, che venivano prontamente distrutte dai ladri, al Domenicano venne l'idea vincente. Il sentimento religioso nei napoletani, anche nei ladri, è sempre stato molto forte allora; Padre Rocco, ogni 5 o 6 case, consegnava ai fedeli più devoti delle immagini sacre, invitando loro ad appenderle fuori casa ed ad accendervi un lume ogni sera. Ogni quartiere si impegnò a tenere le lampade a olio accese sistemate ai lati delle Madonne e così si riuscì ad illuminare le strade di Napoli anche di notte. Le lampade non furono più distrutte e Napoli ebbe la sua prima illuminazione. Da quel momento ogni volta che qualcuno varcava la soglia della propria casa per uscire, le madri o le mogli salutavano i propri uomini con questa frase: "Va’, ‘a Madonna t’accumpagna!". La città di Napoli conobbe le sue luci notturne e fu senza dubbio sempre più sicura, a mano a mano che le edicole votive si estesero a tutto il territorio abitato. La frase è divenuta ancor più celebre dopo che il cardinale Sepe la utilizzò in occasione della sesta edizione della campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale: "A Maronna t’accumpagna… ma chi guida sei tu!". Cioè la protezione della Madonna potrebbe non bastare quando l'imprudenza diventa eccessiva.

"La parola migliore è quella che non si pronuncia, non si dice" (il più delle volte è meglio non rispondere alle provocazioni). "Proprio mentre lo stavo pensando. Mi hai tolto la parola di bocca." Esprime accordo.

"Ha messo la lingua nel pulito." Si dice di persona che, contrariamente al solito, si sforza di usare un linguaggio più raffinato. Un commento ironico al tentativo faticoso di una persona abitualmente scurrile di usare un linguaggio forbito. "Misurati la palla! Attenzione a quello che fai."

"Mischiare la lana con la seta." Mettere sullo stesso piano cose o persone di ben diverso valore.

"“Carocchia” dopo “carocchia” Pulcinella uccise la moglie." “Carocchia” è un termine non traducibile in italiano, quindi si tratta di capire che cosa sia. È un “colpetto” dietro la nuca dato con le nocche della mano chiusa. In pratica con la mano conformata come quando si bussa ad una porta. Con la differenza che nel bussare si danno più tocchetti, con la “carocchia” si dà un solo colpo secco e doloroso. Quindi Pulcinella non ammazza la moglie a furia di “colpetti” ma semplicemente lo fa senza abbandonarsi ad atti di grave violenza. Con i buffetti non si ammazza nessuno, quindi, è evidente che Pulcinella di tanto in tanto un bel colpo alla moglie lo ha rifilato. Infatti, che la carocchia non sia un colpetto lo dimostra anche un altro modo di dire: ’Na brutta carocchia. Cioè una brutta mazzata, un duro colpo subito in relazione al lavoro, alla salute, all’autostima ecc.

"In nome di Dio!" Un'esclamazione che esprime sorpresa, disappunto o invocazione.

"A pesci puzzolenti." Degenerare di una discussione dopo una fase di pareri contrapposti. "A pieselli ne parliamo." Cioè ne riparleremo quando i piselli saranno maturati.

"Tendere le orecchie." Ascoltare attentamente.

"Lontano sia. Dio non voglia! Non sia mai!" Espressioni per scongiurare un evento negativo.

"A tutti sarà capitato nella vita di aver pagato le conseguenze di una precauzione che non è stata presa in anticipo." Molto spesso per pigrizia. La perdita di file importanti o meno, per un mancato backup, sarà capitato a tutti quelli che utilizzano un PC.

"La fortuna dell’agnello, nasce cornuto e muore sgozzato!" Una persona contro cui la vita si accanisce in tutti i modi.

"La signora con quattro quarti di nobiltà." È un’espressione ironica per indicare che si è in possesso di un’ascendenza molto antica. Per la precisione è una formula che viene usata per coloro che hanno entrambi i genitori discendenti da una famiglia di antica nobiltà. Il proverbio si riferisce a certe donne che, nonostante la loro modesta e risaputa condizione, assumono atteggiamenti da grandi aristocratiche. Un atteggiamento che contraddistingue spesso la gente che nel linguaggio popolare dispregiativo vengono definiti: «pezzent’ sagliut’», pezzenti arricchiti. Da non confondere con il “self made men”, l’uomo che si è fatto da sé, partendo dal nulla e arrivando all’apice del successo. Il pezzente arricchito è una persona che si è elevata senza grandi meriti o in conseguenza di eventi speculativi e non sempre leciti. Quindi è una persona piuttosto grossolana che cerca di scimmiottare il comportamento dei membri dell’alta società. Un tentativo di imitazione che lo rende goffo e spesso oggetto di derisione. Tra i giocatori del lotto esisteva la convinzione che alcuni soggetti avevano il dono della divinazione.

"La vecchia deve morire ma la giovane può morire." È una morale simile alla poesia di Totò, 'A livella.

"La vecchia del Carnevale." Nel simbolismo religioso della tradizione napoletana rappresenta la Quaresima: una vecchia brutta e grinzosa, vecchia e sdentata con un Pulcinella sulle spalle che gli tiene le gambe strette sui fianchi. La metafora del passaggio dal Carnevale alla Quaresima.

"'A femmena nun se sposa ‘o ciuccio pecché le straccia ‘e lenzole." La traduzione in italiano del detto è: La donna non si sposa con l’asino perché può stracciare le lenzuola. Il significato va incastrato nell’antichità quando la donna per emanciparsi e uscire dalla famiglia di origine che viveva in povertà aveva bisogno di sposarsi con un uomo capace di mantenerla economicamente. In italiano possiamo tradurre la parola “ciuccio” in asino. Ritornando alle condizioni di povertà delle donne, queste ultime pur di vivere in condizioni di benessere avrebbero sposato chiunque glielo avessero consentito, addirittura anche un ciuccio.

Questi proverbi, con la loro ricchezza di significato e la loro capacità di evocare immagini vivide, rappresentano un patrimonio inestimabile della cultura napoletana, uno specchio fedele della sua gente e della sua storia.

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