Il cinema, si sa, è un luogo dove la realtà si piega, si trasforma e a volte si scontra in modi del tutto inaspettati. Esiste quel film che avresti tanto voluto vedere, quello di cui non ricordi il titolo, il nome ce l’hai sulla punta della lingua, ma non c’è verso di farlo saltare fuori. Una sera, la situazione si fece proprio così: “Ti ricordi quel film… quello con il discorso di Cyrus? Dobbiamo vederlo, anzi… cerchiamolo. Ma come si intitolava?”, mi chiese D. ingenuamente, pur conoscendo quanto possa essere drammatica la mia memoria. Il risultato di questa ricerca affannosa fu "1990 - I guerrieri del Bronx" (1982), un magnifico b-movie di Enzo G. Castellari.

Copertina del film

Qualcosa non andasse era evidente: il protagonista, dal nome evocativo Trash, interpretato da un giovane Mark Gregory e affiancato da una giovanissima Francesca Dellera, se ne andava in giro manco fosse Amanda Lear. Eppure, non fu un errore, anzi. Diciamo che fu una coincidenza fortuita, un kink nella trama che si rivela essere un punto di forza inaspettato.

La Trama: Un Minestrone Allucinante

Scopriremo presto che Ann, interpretata da Enrica Orfei, è merce preziosa. Chi la tiene in pugno sa che di lì a poco erediterà la guida di una multinazionale produttrice del 60% delle armi mondiali, la Manhattan Corporation. L’uomo che la dovrà recuperare è Hammer, interpretato da Vic Morrow, un figlio del Bronx privo di scrupoli e pronto a qualsiasi espediente pur di riuscire nella sua impresa. Ann è sola in quella terra di nessuno e sfiga vuole che sia aggredita dagli Zombies, un gruppo di cattivissimi in tenuta da hockey e inquietanti elmetti. Giungono in suo soccorso i Riders e il loro capo Trash. Amore a prima vista. La vita scorre serena, ma intorno a loro si farà lentamente terra bruciata e ben presto Ann non sarà più al sicuro.

Tradimenti, dubbi, spie svelate e infilzate nel palo di un molo, uomini dotati di uncino che guidano una moto… dopo tutto questo e altro di ancora più imbarazzante, gli Zombies insaccano Trash in una rete con un trucco vecchio come il cucco e catturano Ann. Qualcuno dirà che si tratta di un minestrone allucinante e non potrei nemmeno dargli torto, considerando le influenze palesi da film come "The Warriors" e "1997: Fuga da New York". Il fatto è che, purtroppo, non riesco a vedere oggettivamente questo film; ho sempre preferito non fare troppi paragoni né passarlo ai raggi X. Non me ne vogliate, ma mi diverte.

Le Gang del Bronx: Un Carnevale di Stili

Il film ci presenta una galleria di gang che popolano il Bronx post-apocalittico, ognuna con il suo stile distintivo, a volte bizzarro e decisamente "low-budget":

  • I Riders: Se avete una moto, decoratela con le lucine di Natale, possibilmente collocate un teschio di plastica sopra il manubrio e il gioco è fatto. Avete ottime speranze di entrare nei Riders. In omaggio un comodo bastone con punta di metallo e borchie in tinta. Il loro leader è Trash, un personaggio iconico che incarna lo spirito ribelle del Bronx.

Un membro dei Riders con la sua moto decorata

  • Gli Iron Men: Se anche voi, come la sottoscritta, avete il nascosto rimpianto di non saper fare un misero passo di danza, rischiando regolarmente di uccidere qualcuno nel tentativo - se non di schiantarsi contro il tavolo del buffet - chiedete degli Iron Men.
  • Gli Scavengers: Non so quanto vogliate unirvi a dei trogloditi vestiti di stracci, ma se non altro non avete obblighi di etichetta e potete dire addio alla cravatta. Vivono nei sotterranei e la cosa potrebbe averli incattiviti.
  • I Tigers: Se invece all’eleganza ci tenete, i Tigers fanno per voi. Vi insegneranno a usare la frusta, se volete fanno la manicure all’acciaio e potrete decidere del destino di tutto il Bronx. Citofonare castello sulle rive del fiume Bronx. Un castello vero, eh. Ok, questo tizio è quello più credibile tra i leader.
  • Gli Zombies: E poi ci sono gli Zombies. Un colossale punto interrogativo, ma impeccabili. Gli Zombies fanno quello che vogliono, si vestono a caso e non disdegnano orrende quanto aderenti tutine rosse. La loro logica interna è un caos allucinante: "Ohi, andiamo sui pattini? Ho portato anche la mazza da hockey!", "Ho capito, ma ci chiamiamo Zombies, che c'entra con l’hockey?", "Eh, ma non ho mica voglia di cambiarmi", "Ma come? io voglio mettermi la tutina, l’ho appena stirata", "Allora mettiti la tutina, che io mi faccio la coda lunga e mi metto le spalline imbottite". Enzo Miccio potrebbe fare una strage.

Nonostante la mancanza di cura nei dettagli rispetto a "The Warriors", e la sua intrinseca mancanza di originalità, la recitazione oscilla tra il "poraccio" e il drammatico da tragedia greca, e ci sono cose che ancora non riesco a spiegarmi. La musica non è particolarmente accattivante, ma tutto questo contribuisce a fare leggero questo film. È un'opera "low-budget", ma con ambientazioni evocative e un finale distruttivo che lascia il segno. "The Warriors" è un'altra cosa: ve lo consiglio anche solo per quello che ha significato.

La "Presidenta" e il Mondo Sotterraneo: Un Parallelo Inaspettato

Il testo fornito, pur partendo dall'analisi di un film, introduce un secondo filone narrativo del tutto inaspettato, che merita un'analisi a parte, anche se apparentemente slegato dal tema principale. Si tratta di una riflessione sulla figura di una "Presidenta", la moglie dell'autore, e sulle sue attività, in particolare quelle legate al mondo della speleologia.

Cosa avranno provato i mariti di donne che ricoprono ruoli di potere quando le loro consorti sono assise a tali incombenze? Smarrimento, gioia, invidia per un successo non loro, preoccupazione per le gravi problematiche, gratificazione per dividere il talamo nuziale con una donna presidente? Chi può sapere tali sensazioni? L'autore, invece, dichiara di sapere cosa si prova, perché lui stesso è il "marito della PRESIDENTA".

Le voci giravano da un po' di tempo, nei corridoi si sussurrava con sempre maggiore insistenza il nome di chi sarebbe dovuto succedere al "Presidentissimo". L'autore interpellava trepidante la mogliettina speranzoso di chiarimenti tranquillizzanti, invece aveva risposte sibilline, sorrisetti inespressivi, frasi del tipo "no per carità giammai un tale incarico, forse", "non ho tempo per queste cose, non molto". Qui gatta ci cova, pensava, affidandosi alle opposizioni interne, alle quinte colonne, alle alleanze trasversali, alla lotta tra i vari candidati per i vertici del sodalizio, non restava che attendere il responso delle urne. Ma, come spesso accade, niente di tutto ciò: candidata unica e in un batter d'occhio ecco affibbiata la patata bollente della presidenza.

Così, la moglie torna a casa a tarda sera allegra e saltellante: "Sono la PRESIDENTA, trullallà, che gaiezza, trullallà!" canticchiava leggiadra. Ma quale futuro aspettava il coniuge? Cene, party, buffet, grigliate? Col cavolo! Il primo direttivo si è trovato in casa e, con i tempi geologici di decisione del GGN, alle ore piccole erano ancora ai preamboli. Sperava nell'auto blu e invece non gli hanno dato neanche un barattolo di vernice col pennello (a lui, che era solo vicepresidente di un altro club, era stato dato). Il telefonino presidenziale con videocamera, GPS, 24 LED, Kroll e maniglia non l'hanno nemmeno visto, e la segretaria personale con cui la PRESIDENTA lavora e il consorte si sollazza? Neanche quella. Insomma, nessun privilegio.

La dura vita di chi è al vertice si manifesta con telefonate ad ogni ora. Mentre si è riuniti attorno al desco a consumare un pasto frugale, ecco il malefico trillo: "ah si, la riunione, la relazione, l’attivo, il convegno, l’incontro". Oppure, rapiti davanti alla TV a seguire appassionanti telenovelas, al momento cruciale, zac! Riecco il trillo guastatore. A ore tarde, già tutti abbandonati tra le braccia di Morfeo, qualcuno deve conferire urgentemente con la PRESIDENTA: "il comitato centrale dell’AGSP rammenta il protocollo d’intesa con l’SSI che va vidimato in accordo con la segreteria centrale del CAI senza dimenticare di coinvolgere il WWF e l’Oratorio di S Martino, trattasi di cosa urgentissima, di competenza presidenziale!".

A un convegno intercondominiale di speleologia subacquea bisognerà tenere opportuna allocuzione; a notte fonda la consorte è ancora impegnata a vergare a mano pagine e pagine del suo breve intervento, è nervosa e stanca. Poi, ecco l'idea: "Gianni, perché non ci vai tu? Intanto conosci tutti e poi a te piacciono queste cose". Bene, anche questa è stata evitata.

Una funzione da presidente è di mediare, stemperare gli animi, smussare gli angoli e fluidificare gli eventi. C'è chi protesta: "Io con Eriberto in grotta non ci vado più perché è uno scorreggione e mi asfissia", e la PRESIDENTA media: "va bene, tu starai davanti ed Eriberto dietro". Chi lancia un grido d'allerta: "un gruppo nemico ci sta fottendo una grotta nel nostro territorio, dobbiamo affrontare il problema", e la risposta è: "OK, tritolo o C4?". Chi propone: "facciamo un corso super propedeutico per abissi profondi", e la risposta è: "Boh?!", "facciamo una grigliata in campagna", e il coro è: "Siiiiiii!!!!!". La PRESIDENTA, fiera del suo segno zodiacale (Bilancia), pondera, giudica e media sapientemente.

L'attività che la PRESIDENTA preferisce e di cui è fiera paladina è portare moltitudini di ragazzini delle scuole in grotta, una missione da chioccia: "forza piccolini, non abbiate paura, tutti dietro a me". Tra sbadigli, sbuffi e mugugni, la disordinata massa di adolescenti segue svogliata la signora con casco e fiammella. "Facciamo la prova del buio e del silenzio, è una cosa interessante, ne trarrete giubilo". I pargoletti (maschi e femmine) si scatenano in una bagarre di sinfonie corporee da mettere in imbarazzo un reparto di parà turchi; alla faccia del buio accendono bengala, lumini, molotov, spinelli che fanno più luce di una torcia, lo sbattimento e il menefreghismo è totale. Ai primi banali sassi da scavalcare, però, il panico si diffonde: dal gruppo prima spavaldo e arrogante ora emergono pianti e lamenti, chi invoca la mamma, chi maledice il progetto speleo a scuola, chi esprime gli ultimi desideri e si confessa, chi ostenta sicurezza cantando sguaiatamente, chi per continuare vuole la manina. Ma la nostra eroina non demorde: la speleologia è una missione, qualcuno si convertirà e diventerà uno dei nostri e un giorno reggerà le sorti del Gruppo.

La snervante e stressante attività della nostra PRESIDENTA, contrariamente a quella delle citate colleghe di inizio articolo, durerà solo un anno, anzi probabilmente quando leggerete queste parole, l’anno sarà già passato e si porrà il problema di chi occuperà lo scranno presidenziale per il 2007. Forse tornerà a reggere le sorti del gruppo il Presidentissimo, forse ci saranno nuovi pretendenti, forse ci sarà una lotta accanita per accedere al titolo o forse si sarà alle solite dove alla domanda "chi fa il Presidente?", la sala si svuota (l'autore stesso confessa di delegare la moglie e tra un po' delegherà anche la figlia). La patata bollente la sbuccerà qualcun altro e lui non sarà più il consorte della PRESIDENTA, ma, viene suggerito, che può essere rieletta anche per i prossimi anni ad libitum.

L'Accompagnatore di Neofiti: Un'Avventura nel Mondo Sotterraneo

"Accompagnare: portare neofiti alla scoperta delle meraviglie del mondo sotterraneo." Una missione paragonabile al compimento dell'Opera per i Massoni. Gli accompagnati arrivano alla spicciolata. Eccoli: ci si scruta e ci si studia. "Noi, uomini e donne dalle variopinte tute spesso lacere e lerce. 'Se non lavano le vesti, come saranno i loro corpi? Dobbiamo fidarci di queste persone?'"

Si sbrigano le formalità burocratico-amministrative tra scartoffie, timbri, assicurazioni e testamenti. Tra gli accompagnati c'è di tutto: gagliardi giovanottoni pronti ad ogni esperienza maschia e adrenalinica, basta che non ci si sporchi o che si faccia troppa fatica. Famigliole con pargoli perplessi che non capiscono perché i loro genitori debbano trascinarli in avventure dall'incerto esito. Fidanzatini avvinghiati l'un l'altra che sembrano usciti da un fumetto di Peynet; si sbaciucchiano, si guardano persi e seguono il gruppo senza capire perché. Giovani donne angosciate dallo smalto delle unghie e dai capelli soffocati dall'orribile caschetto che non è nemmeno in tono con la loro mise.

"Avete i ricambi completi? Lei entra in doppio petto e scarpe da 2000 dollari?", "Si, è il vestito più brutto che posseggo", "'sti cazzi!". "Signorina, gli stivali vanno bene ma il tacco 10 in grotta non molto, fuori si, mi piace, caspita se mi piace!". "Chi ha problemi lo dica che lo piantiamo lì, se state male cercate di stare bene, non siamo medici: ma non preoccupatevi che i visitatori li portiamo fuori quasi tutti!".

Le domande iniziano a piovere: "Come si formano le grotte? Che condizioni fisico-chimico-geomorfologiche necessitano? Che rocce avete attorno a voi?", "Perché ci fanno le domandine, per farci sentire ignoranti? Ma ditecelo voi, perdindirindina! Adesso ditemi, da che parte si va?", "Un'altra domanda e ti spacco la faccia, grottologo saputello, andiamo avanti senza tante balle".

Si prosegue facendo notare tutte le meraviglie ipogee: la stalattite rotta, le gocce d'acqua nel collo, l’insetto morto e delle ossa che si spacciano per quelle di un visitatore che non ha seguito gli ordini degli accompagnatori. I bambini non hanno più lacrime, i fidanzatini iniziano a rimpallarsi l'idea della gita in grotta. "È giunta l'ora della prova del buio; vediamo se con voi finalmente riusciamo a farla, perché con quegli impediti dell'altra volta non c'è stato nulla da fare. Spegnete le luci e statevene zitti per almeno un minuto, dovreste riuscire, porca miseria! Passate la mano davanti agli occhi, cosa vedete?", "Io un coniglio rosa", "Io un tamburino sardo", "Io un nano nudo" e poco dopo "Ciaff! la mano davanti agli occhi non sul mio culo, porco!" la voce era quella della fidanzatina, la mano non si sa.

"Avete domande?", "Che brutte bestie ci sono in grotta?", "Voi!", "Qui dentro manca l’aria, prima credevo di soffocare", "L’aria non manca, è quel panzone lì che chissà cosa ha mangiato e continua a mollare come una mongolfiera bucata". Si continua la visita e ad un certo punto il grottologo saputello (che spesso è una grottologa ma la sostanza non cambia) si erge su un mucchio di sassi e propone che a condurre il gruppo verso l'uscita sia un visitatore, intanto per vivacizzare la giornata.

Ci sono momenti di panico: i bambini temono che, se non si uscirà in tempi brevi, i primi ad essere sacrificati e trasformati in cibo tenero e proteico saranno loro. Quattro spavaldi fustacchioni con mille esperienze alle spalle, un passato da paracadutisti e appassionati spettatori della trasmissione "Wild", scoppiano in un pianto isterico. L’adolescente non si accorge di niente, è preoccupato solo delle batterie dell’iPod. Ognuno cerca la via dell'uscita a proprio modo: chi si mette a scavare freneticamente come un cane da valanga, chi gira a tentoni con la luce ormai al lumicino, chi si inginocchia e prega divinità inventate sul momento, chi vuole sodomizzare il grottologo saputello.

A quel punto una bimbetta di cinque anni prende in mano la situazione: "Branco di somari, piantatela di fare casino e seguitemi. Sapevo di non potermi fidare di questi speleopatici e così ho smontato la mia Barbie e ho fatto come Pollicino. In poco tempo saremo finalmente fuori da questo posto fetente". Dannata monella, ha guastato la festa agli accompagnatori che si divertono sempre un sacco a mettere in crisi gli accompagnati per poi farsi pregare di portarli fuori e vestire così tronfiamente le vesti degli eroi.

Riecco la luce del sole, tutti vivi, tutti sani, tutti fuori. La tensione ora è calata, c’è addirittura chi sorride e ringrazia, i bambini non piangono più, la bimbetta intraprendente schiva una pedata del grottologo saputello, i fidanzatini sono ancora in rotta di collisione, lei si è invaghita di un giovanottone pieno di tatuaggi e lui anche. L’unica cosa che conta, ora, è il cibo. Sgargarozzarsi un po’ di vino e ingurgitare senza ritegno salumi, formaggi, dolciumi, focacce, nespole, canditi e anacardi. Bisogna fare in fretta perché il secondo gruppo è già in arrivo. Chi ci sarà questa volta? Cosa vedranno davanti agli occhi quando saranno al buio? Risponderanno alle domandine o partirà uno sganassone che zittirà il Mike Buongiorno delle grotte? Gli accompagnatori sono fieri dell’incisiva azione di proselitismo.

Un gruppo di speleologi esplora una grotta

Un Futuro Archeologico Distopico

Il testo si conclude con uno scenario futuristico distopico, dove la tecnologia avanzata non riesce a preservare il sapere umano:

Il sofisticato congegno robotizzato analizza palmo palmo tutta la scabra superficie rocciosa. I dati raccolti vengono inviati agli Istituti Globalizzati di Archeologia. Gli uomini dell’epoca si consideravano molto avanzati ed eruditi, padroni di alta tecnologia. Purtroppo, cataclismi naturali, guerre, migrazioni e carestie, travagliarono i millenni successivi e molto, moltissimo andò distrutto. Pare che i dati più importanti, gli uomini del tempo, li affidarono a rudimentali marchingegni elettronici. A quei tempi ritenevano che traducendo tutto in numeri e mettendo le informazioni su aggeggi chiamati CD, DVD, chiavette USB, avrebbero salvato per sempre il loro sapere. Nulla fu più sbagliato: tutto fu cancellato dalla mutazione dei campi magnetici, nulla si salvò.

L’androide ricercatore avanza lentamente, in prossimità di una spaccatura della roccia, si ferma; il suo sensore ha captato qualcosa. La sonda penetra la scura fenditura per decine di metri, percepisce una forma, invia le informazioni agli archeologi in laboratorio. Non c’è dubbio è un corpo umano. Si mandano immediatamente gli androidi-scavatori che in poco tempo portano alla luce un corpo perfettamente conservato. Trattasi di essere umano di sesso maschile, razza bianca, taglia ridotta, presenta peluria grigia sulle gote e sotto il naso. Tuttavia, ciò che stupisce gli studiosi è lo strano indumento indossato, pare essere un pezzo unico che veste interamente il soggetto. Sul petto si nota una scritta in caratteri arcaici, con difficoltà viene tradotta: L.Ochner. Gli esperti non hanno dubbi, si tratta del nome dell’uomo che hanno di fronte.

Ma cosa ci faceva il Signor L.Ochner in quel buco profondo e buio? Era caduto accidentalmente? (il ritrovamento di una corda presso il corpo, fece, però, supporre che la dentro ci si ficcò volontariamente). Gli archeologi avanzarono l’ipotesi che stesse nascondendosi da qualcosa o da qualcuno. Era forse implicato in losche faccende? La successiva indagine degli orpelli che aveva indosso L.Ochner non fece che accrescere gli interrogativi. Il sofisticatissimo e modernissimo analizzatore, uno strumento atto a decrittare scritte antiche, analizzare materiali sconosciuti e dar loro un significato, annaspava nel buio senza poter fornire alcun risultato utile. Riuscì solo a decriptare alcune scritte: Petzl, Kroll, Camp. I professori anziani anche questa volta non ebbero dubbi: erano i nomi di antiche divinità e gli oggetti erano semplicemente: “la traslazione fisica, tridimensionale di elaborazioni astratte legate alla interpretazione metafisica dell’essenza spirituale”.

Curiosissimo era lo strano copricapo: una sorta di mezza sfera rigida, rossa con un oggetto metallico posto sulla parte anteriore. Sicuramente si trattava di un qualcosa riconducibile alla posizione sacerdotale del soggetto. L’analizzatore riscontrò tracce di combustione presso l’oggetto metallico, come se da quell’oggetto si fosse sprigionato del fuoco, una fiamma. L’interpretazione fu pronta e sicura. L.Ochner sul copricapo aveva una fiamma votiva perenne per dimostrare la sua costante devozione alle divinità. Fu estratto un oggetto metallico, lucido con una strana dicitura: USAG. Un feticcio, nessun dubbio, la forma stessa suggeriva la risposta. Per mezzo di quell’oggetto l’antico sacerdote lanciava anatemi e maledizioni ai suoi nemici. Si faceva strada l’ipotesi che L.Ochner fosse un personaggio potenzialmente molto pericoloso e temuto. Ad ulteriore dimostrazione di questa tesi, ecco uscire dalla bisaccia un pacchetto contenente strane pietre; al professore anziano scappò un poderoso starnuto, lo spruzzo colpì i sassi che subito crepitarono e rilasciarono un odore nauseabondo. Corbezzoli! Una diavoleria del sacerdote! Ecco perché si trovava in quel buco profondo; probabilmente era il suo nascondiglio oppure, suggerì qualcuno, lo avevano calato con le corde per tenerlo lontano.

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