Kevin Aviance non è semplicemente un performer drag; è un fenomeno culturale, un faro che illumina e raccoglie interi mondi queer, intrisi di gioie profonde e dolori mai sopiti. La sua presenza scenica è un'esplosione di energia e autenticità, capace di catturare l'attenzione e di risuonare profondamente in chiunque assista alle sue performance. Attraversare il vibrante e complesso mondo gay di New York con Aviance, una figura nera, calva, imponente e inconfondibilmente effeminata, è un'esperienza che non passa inosservata. Fin dal primo sguardo, sia nel suo ineguagliabile drag che nella vita di tutti i giorni, Aviance è immediatamente riconoscibile. Il suo impatto è tale che, semplicemente passeggiando per la città, sconosciuti si avvicinano per condividere quanto le sue performance siano state significative per loro, ricordando con entusiasmo show specifici in locali leggendari come il Palladium o il Roxy.

Kevin Aviance in performance

Sebbene il suo lavoro possa non essere catalogato come "alta arte" nel senso accademico di figure come Bill T. Jones o Mark Morris, è innegabile che Aviance raggiunga un pubblico vastissimo e profondamente connesso. Si potrebbe affermare con sicurezza che un numero maggiore di persone queer assiste alle mosse di Aviance di quante ne abbiano mai visto una singola produzione di Jones. Questo non sminuisce il valore artistico di quest'ultimo, ma serve a inquadrare con precisione l'immensa importanza delle performance di Aviance nei locali notturni, spazi che diventano crogioli di espressione e appartenenza per intere comunità. I gesti che Aviance compie sul palco sono, per molti giovani nel pubblico, la cosa più importante del mondo. Egli incarna una sorta di faro, capace di mostrare e allo stesso tempo di raccogliere le complesse sfumature di gioia e sofferenza che caratterizzano le esistenze queer.

Nelle sue movenze e nella sua presenza scenica, intravediamo la sofferenza di chi vive al di fuori delle norme eteronormative, portando con sé un genere "fuorilegge". Ma la narrazione di Aviance non si ferma qui. Dietro i suoi gesti, risuona l'altra faccia della medaglia: l'esperienza di essere nero nel mondo gay, un ambiente che, nonostante le apparenze, è spesso permeato da un sottile ma pervasivo suprematismo bianco. La forte influenza della pratica del voguing, evidente in ogni suo movimento, riafferma l'ontologia razzializzata della "Pier Queen", un personaggio spesso relegato ai margini o considerato "da degrado" dalla cultura gay mainstream. Questa complessità è intrinseca alla sua arte: un unico gesto può racchiudere aspetti contemporaneamente positivi e negativi, poiché i piaceri e le pene queer raramente si presentano in una rigida dicotomia.

L'Esplosione Scenica: La Performance al Red and Blue di Montreal

Per comprendere appieno il fascino magnetico delle performance di Aviance, è illuminante descrivere un suo spettacolo tenuto a una festa presso il Red and Blue di Montreal, un locale inserito nel circuito delle "circuit-party". Il "circuit" si riferisce a una rete di dance party interconnessi che si svolgono durante tutto l'anno nelle principali città nordamericane. Aviance era stato invitato a Montreal per una performance di spicco. La serata iniziò con l'apparizione di un'altra performer drag, una "black queen" nel tradizionale stile illusionista, che presentò la "fierce" e "legendary" Kevin Aviance.

Aviance emerse da una tenda rossa riccamente ricamata in oro, un'entrata teatrale che preludeva alla performance che stava per dispiegarsi. Mentre iniziava a cantare il suo primo pezzo disco, un microfono sbucò dal bavero della sua giacca, liberando le sue mani e permettendogli di esprimersi con la fluidità e la precisione dei movimenti familiari agli appassionati di voguing e break dance. Il suo corpo divenne uno strumento di espressione totale, riproducendo movenze robotiche e "fredde", quasi a incarnare un "mostro" che sfilava con una sicurezza disarmante.

Kevin Aviance in tuta iridescente

Poi, iniziò a cantare "Cunty", un brano che esprimeva vulnerabilità e forza al contempo. Le parole "Feeling like a lily / Feeling like a rose" risuonavano mentre il suo corpo, inizialmente fermo, iniziava a fremere di un'emozione incontenibile. Al centro del palco, con un urlo che sembrava liberare un accumulo di strazio, il suo corpo tremava con una forza emotiva che trasudava lo stigma dell'ostracismo di genere. La sua "mostruosa stramberia di genere" parlava direttamente al pubblico, che lo circondava con un'energia palpabile. Era un corpo queer amplificato, estremo, un corpo in movimento che rapidamente mobilitava i segni e i gesti della comunicazione, della sopravvivenza e della costruzione di un sé queer.

In un momento cruciale della performance, Aviance si liberò della giacca e dei pantaloni appariscenti, rivelando un corpo avvolto in una tuta iridescente. Iniziò a rimbalzare sul palco, offrendo al pubblico una versione unica e personalissima della "runway", quella pratica del voguing che emula la sfilata di una top model. Particolarmente degno di nota è il modo in cui le sue caviglie si piegavano e si flettevano mentre sfilava, o meglio, il modo in cui "pestava" i piedi sulla passerella. Questo gesto gli conferiva una determinazione e una presenza scenica più diretta di chiunque altro sfilasse sui tacchi alti. È un gesto che evoca una tradizione di identificazione delle "queen" con il sadismo dei rituali di bellezza femminile.

La sua mossa, quel camminare sui tacchi in uno stile così poco ortodosso, rappresenta una chiara disidentificazione dalla tradizionale performance dei maschi gay che incarnano corpi femminili. Il rifiuto di Aviance di indossare parrucche è un ulteriore esempio di questa dinamica di disidentificazione. La sfilata canonica viene sostituita da un modo distintivo di muovere la schiena, accentuando il petto e il sedere, esagerando le caratteristiche del suo corpo razzializzato. Compiere questo gesto, è importante sottolinearlo, non significa fare la "Venere Ottentotta" per un pubblico canadese prevalentemente bianco; significa piuttosto mettere in risalto l'elemento della sua "nerezza" in uno spazio claustrofobico e dominato dal bianco. Aviance si lancia quindi sul pubblico, che lo sorregge e lo solleva, perdendosi in un mare di mani bianche. Questo "perdersi" può essere interpretato come un modo particolarmente queer di performare il sé, un atto di abbandono e fiducia reciproca che suggella la performance, assorbendo il "meraviglioso controfeticismo" nella massa desiderante.

Kevin Aviance "Din Da Da"

Dalla Sopravvivenza al Mito: La Traiettoria di Kevin Aviance

La biografia di Kevin Aviance è, in sé, una testimonianza di sopravvivenza queer. Cresciuto come Eric Snead in una famiglia numerosa a Richmond, Virginia, la sua prima esperienza nel mondo del drag avvenne durante gli anni del liceo. Ancora molto giovane, fuggì dai confini ristretti del suo piccolo paese per trasferirsi nella metropoli gay più vicina, Washington, D.C. Qui, lavorò come parrucchiere, sperimentò il drag amatoriale e sviluppò una dipendenza dalle droghe che si rivelò devastante.

La svolta arrivò grazie all'aiuto della "House of Aviance". È importante distinguere questa "house" dalle tipiche "case" del voguing immortalate in "Paris is Burning" di Jennie Livingston, poiché la House of Aviance non partecipa a competizioni. Si configura piuttosto come una rete di parentela queer, una sorta di famiglia allargata, eletta e, per alcuni, "migliorata", che offre supporto e forza ai suoi membri. Successivamente, Aviance approdò a New York, dove si fece un nome nel leggendario Sound Factory, un club queer che originariamente era uno spazio prevalentemente nero e latino. Si distinse sulla pista da ballo, catturando l'attenzione dei principali DJ e PR, e ben presto divenne un performer professionista. Oggi, è uno dei pochi performer drag di New York a vivere esclusivamente delle sue esibizioni.

Abbandonato il drag più tradizionale e il mondo delle parrucche fin dall'inizio della sua carriera, il suo look ricorda quello delle leggendarie dive della black soul music, le LaBelle, il gruppo che incise la celebre hit disco "Lady Marmalade". Osservando la copertina dell'album "Nightbirds" delle LaBelle del 1974, si nota come le tre donne, vestite in tessuti metallizzati, siano ritratte come vortici spaziali afro-glamour. Aviance, proprio come le LaBelle, riproduce la "nerezza" con una misteriosa estetica "lost-in-space". Altri confronti possibili si possono fare con le performance punk di Klaus Nomi, la folle divinità disco di Grace Jones, l'assurdo e meraviglioso drag di Leigh Bowery e l'incredibile eleganza dell'artista hip hop Missy Misdemeanor Elliot. Tuttavia, il look di Aviance è decisamente unico. È stato visto indossare diversi outfit, tra cui una fantastica tutina in lamé dorato, un microscopico abitino a pois e una calzamaglia leopardata.

È fondamentale sottolineare che né il suo aspetto né la sua performance sono tentativi di imitare una donna. Aviance è piuttosto interessato ad "approssimare" una nozione di femminilità. La teoria queer ci ha insegnato una lezione chiara: l'insieme di comportamenti e codici di condotta che associamo alla femminilità e alla mascolinità non sono necessariamente legati alla biologia. Le donne, eterosessuali o omosessuali, performano e vivono la mascolinità allo stesso modo in cui molti uomini cisgender abitano la femminilità. A volte, la tecnologia consente di allineare l'identità di genere delle persone al loro sé biologico. Altre volte, si gode la scissione antinormativa tra il genere biologico e il genere performato o vissuto.

La mascolinità di Aviance, parzialmente informata dalla sua maschilità biologica, non è mai nascosta: non indossa parrucche e non pratica il "tucking" (nascondere i genitali mentre si è in drag). Questa autenticità è un elemento chiave della sua forza performativa.

La Pista da Ballo come Palcoscenico: Sfida ai Codici della Mascolinità

Mi ritrovo al Roxy, uno dei locali più alla moda per una specifica fascia di newyorkesi gay. Sono sopraffatto dalla massa di ballerini a torso nudo, dai corpi scolpiti e muscolosi. Performare un genere così ibrido, come fa Aviance, non significa solo voler essere queer, ma anche sfidare le problematiche logiche del genere all'interno degli stessi spazi gay.

Il capitolo di Jonathan Bollen sulla performatività queer e la pista da ballo elenca diversi stili di ballo, come il "girly poofter" (slang australiano per un ballo maschile dallo stile camp e femminile) e il "classico-macho", lo stile dominante in molti locali gay. Osservo questa tensione al Roxy. Lo stile di ballo predominante è aggressivo e rigido; le mosse sono concepite per ostentare i risultati di ore di allenamento. I ballerini non si disperdono nel locale, ma danzano ammassati, quasi in branchi, spesso sotto l'effetto di droghe ricreative come ecstasy e ketamina.

Attraverso la foschia della macchina del fumo, vedo Aviance elevarsi sopra la folla. Danza su una piccola piattaforma, alta circa un metro e mezzo, un cubo solitamente occupato da "go-go boy" palestratissimi. Questi ultimi si limitano a movimenti di bacino, con poco spazio per passi complessi. Aviance, tuttavia, non necessita di spazio. La sua danza, in questo frangente, si concentra sulle mani: si muovono in spasmi meccanici, a scatti, incorniciando il suo volto e il suo outfit. Danza sulla musica house che il DJ sta suonando, quasi esclusivamente per lui. Si trova più in alto rispetto alla pista, ma è comunque circondato da ballerini che ora danzano con lui. È allo stesso tempo sul palco e parte della massa, della musica.

È giusto che sia più in alto. Non è lì solo perché è un ballerino migliore di chiunque altro nel club (e lo è), ma perché rappresenta il ponte tra il ballare ordinario di una notte e una performance teatrale. Sfida i codici di mascolinità che saturano la pista. I suoi gesti sono fieramente "femme": le dita picchiettano il volto, come se si stesse rifacendo un trucco invisibile.

In questo spazio dominato dai codici della mascolinità, ci si chiede: cosa rappresenta Aviance? È la santa patrona? Come funziona la performance in questo locale? E, soprattutto, cosa ne è della "nerezza" in questo spazio governato da torsi nudi bianchi e sudati? Potrebbe essere un feticcio, un "juju magico" che permette ai gay bianchi ed effeminati di rimanere "favolosi" senza essere realmente progressisti su genere, razza e sessualità.

Tuttavia, una lettura simile potrebbe perdere il punto centrale. Aviance è estremamente consapevole del suo pubblico e, quando si tratta di giocare alla sfida uomo/donna, reagisce sempre con maestria. L'ho visto accadere in scena in molte occasioni. Al La Nueva Escuelita, uno spazio latino queer in centro, l'ho visto trasformare il cubo in un pulpito, e tra un numero musicale e l'altro, denunciare il regime fascista del sindaco della città e il razzismo delle sue forze di polizia. Aviance prende regolarmente la parola, sia nei locali bianchi che in quelli razzializzati, affrontando apertamente il razzismo della comunità gay privilegiata di New York.

Il marxismo ci insegna la storia del feticcio del bene di consumo, l'oggetto che ci aliena dalle condizioni di possibilità che hanno materialmente prodotto quel bene. Il feticcio, nella sua dimensione marxiana, riguarda l'occultamento, la rimozione, la cancellazione e l'illusione. Alcune drag preferiscono riconoscersi nel genere illusionista. Aviance, invece, non lavora sull'illusione; diventa molte cose contemporaneamente. La sua performance insiste nell'indicare un fantastico glamour femminile, ma la sua mascolinità non è mai completamente eclissata. Quando è sul palco, esegue gesti che poche altre persone possono permettersi, gesti non permessi dai rigidi codici della mascolinità rispettati dagli habitué della maggior parte degli spazi commerciali per il ballo queer.

Il capitolo di Paul Franklin sui gesti di Charlie Chaplin affronta la paura dell'effemminatezza che ha turbato la storia dei ballerini in Occidente. Gli stessi argomenti sono lucidamente espressi da Ramsay Burt in "The Male Dancer". Ironicamente, questo pregiudizio anti-effemminatezza è riemerso in molti spazi gay per il ballo. Come un'icona, un faro che si staglia sulla pista, Aviance usa gesti che permettono a chi balla di vedere e provare sentimenti che da soli non si concederebbero.

Queste "queen pompate in palestra", nella maggior parte dei casi, sono partite come "femminelle" cicciottelle o mingherline che cercavano di nascondere i propri gesti. Molti di loro, come l'"io" nel mio precedente racconto autobiografico, hanno provato a camminare da uomini e a nascondere quella spia luminosa del gesto queer. Questa cultura deve essere criticata per i paradigmi normativi di genere in cui si iscrive, e allo stesso tempo per le logiche escludenti (spesso bianche e decisamente maschili) che applica alle persone che non riescono a conformarsi alle norme.

Ciononostante, sebbene tale violenza simbolica non sia giustificabile, chiunque può comprendere questo desiderio di mascolinità. Non si vuole consumare altra energia per fare la morale contro il cammino per la sopravvivenza nel mondo eteronormativo. Ha una sua logica, specialmente se consideriamo che questi uomini sono giunti alla mascolinità quando erano accerchiati dallo spettro della pandemia di AIDS. La catastrofe dell'AIDS fornisce molte ragioni per "scolpirsi" il corpo. Ma immaginate quanto deve essere stata dura provare tutto il tempo a sembrare "butch" e a comportarsi come tale. Infatti, questi uomini si sono trasformati nel loro stesso feticcio di mascolinità, nel senso che nascondono le condizioni di possibilità che li hanno condotti al loro divenire "butch".

Aviance svela queste condizioni. Questa è la funzione della controfeticizzazione: performa l'interfaccia potente tra femminilità e mascolinità attiva in ogni genere, soprattutto in quelli queer. Immaginate il sollievo che provano queste "queen da palestra" quando Aviance si permette di essere sia mascolino che femminile, quando i suoi gesti, un po' strani e favolosi, lasciano intendere i mondi di sofferenza queer che questi uomini accalcati provano a escludere, ma da cui non possono sfuggire completamente.

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Oltre la Performance: Un Faro di Identità e Sopravvivenza

La figura di Kevin Aviance trascende la mera performance artistica. Egli diventa un simbolo, un punto di riferimento per chiunque navighi le complessità dell'identità queer, specialmente all'interno delle comunità marginalizzate. La sua capacità di integrare la sua identità nera con la sua espressione queer, sfidando le dinamiche razziali e di genere all'interno del mondo gay, lo rende una figura pionieristica.

La sua arte è un atto di resistenza, un modo per reclamare spazio e visibilità in un mondo che spesso cerca di confinare e silenziare le identità non conformi. La tutina iridescente, il voguing, i gesti audaci: tutto contribuisce a creare un'immagine potente e indimenticabile. Aviance non si limita a intrattenere; educa, ispira e offre un senso di appartenenza a coloro che si sentono invisibili o incompresi.

La sua traiettoria personale, dalla fuga da un ambiente restrittivo alla costruzione di una carriera di successo basata sulla sua autenticità, è una narrazione di resilienza. La House of Aviance, come modello di famiglia queer eletta, sottolinea l'importanza del supporto comunitario e della solidarietà in un mondo che può essere ostile.

In definitiva, Kevin Aviance rappresenta una fusione unica di arte, identità e attivismo. La sua presenza sulla scena artistica e culturale non è solo uno spettacolo da ammirare, ma una testimonianza vivente della forza, della creatività e della resilienza della comunità queer, un faro che continua a brillare, guidando e ispirando generazioni.

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