La figura di Raffaella Del Rosario è indissolubilmente legata a quella del suo ex marito, Giuliano Giuliani, portiere che ha condiviso il campo con Diego Armando Maradona nel Napoli degli scudetti. La loro storia, intrisa di gioie e dolori, è stata segnata dalla tragica scomparsa di Giuliani a soli 38 anni a causa dell'AIDS, una malattia che all'epoca era ancora avvolta da un profondo stigma sociale. Le parole di Raffaella Del Rosario offrono uno sguardo intimo e doloroso su un periodo difficile, rivelando le complessità di una relazione e le sfide affrontate di fronte a una malattia devastante e a una società impreparata.

L'Inizio di una Storia e l'Ombra della Malattia

Raffaella Del Rosario ha incontrato Giuliano Giuliani nel 1987, quando lei lavorava come valletta e lui giocava nel Verona. Descritto come un ragazzo introverso, complesso ma affascinante, umile ma anche sbruffone, Giuliani aveva avuto un'infanzia complicata, segnata da problemi familiari che preferiva non affrontare. La loro relazione, nata in un contesto di successo calcistico e spensieratezza, fu presto oscurata dall'ombra dell'AIDS.

"Lui me lo disse a Udine," ricorda Raffaella, "Aveva fatto gli esami di routine. Venne un giorno e mi confessò di essere sieropositivo." Questa confessione segnò un punto di svolta drammatico. La loro figlia, Gessica, era nata da poco più di un anno e mezzo, fortunatamente concepita prima che Giuliani contraesse la malattia. "Mia figlia aveva un anno e mezzo, per fortuna era stata concepita prima che lui contraesse la malattia. Lui forse aveva preso l’Aids a ottobre. Eravamo a giugno."

Raffaella Del Rosario e Giuliano Giuliani giovani

La diagnosi di sieropositività gettò Raffaella in uno stato di angoscia e preoccupazione non solo per la salute del marito, ma anche per il proprio destino e quello della loro bambina. "La mia vita precipitò nel buio," confessa. "Al dolore, e sinceramente anche la rabbia, per quello che stava succedendo a Giuliano, si accompagnò anche l’ansia per il mio destino. Eravamo una coppia che aveva una normale vita coniugale."

La Separazione e la Lotta Contro lo Stigma

Le difficoltà aumentarono con la decisione di separarsi. Raffaella si trasferì a Napoli con la bambina, sentendosi ferita e angosciata. Il periodo non era più quello allegro degli scudetti vinti con il Napoli. "Mi sono separata, sono andata a Napoli, con la bambina. Ero ferita, angosciata. Non erano più i tempi allegri dello scudetto."

Giuliano Giuliani, in un momento di profonda sofferenza, intentò una causa legale contro Raffaella, chiedendo l'affidamento della figlia e tagliandole ogni contributo economico. Questo, unito alla malattia, creò una frattura insanabile.

L'AIDS all'epoca era una malattia ancora fortemente stigmatizzata. "Si pensava fosse una malattia riservata a gay, drogati e a chi aveva una vita sregolatissima - spiega Raffaella Del Rosario - non certo a uno come Giuliano. Per il mondo del calcio poi era completamente tabù. I giocatori la temevano, avevano paura di essere accostati a determinati ambienti. Infatti sparirono tutti." Nessuno dei suoi ex compagni di squadra si fece sentire, creando un senso di abbandono e isolamento per Giuliani e la sua famiglia. Solo molti anni dopo, un ex compagno, Renica, si fece vivo per chiedere perdono, ammettendo la paura che lo aveva attanagliato.

Un campo da calcio degli anni '80

L'Addio al Celibato Fatale e il Giuramento

Uno degli episodi più dolorosi nella narrazione di Raffaella riguarda un addio al celibato organizzato da Diego Armando Maradona. "Quella sera Diego aveva organizzato un addio al celibato a suo modo, c’erano quattordici ragazzi e 42 ragazze. Chi c’era mi ha raccontato che appena arrivarono le automobili con gli invitati si chiusero le porte e si spensero le luci. Giuliano fu visto tornare in albergo alle cinque di mattina, quella sera si è giocato la vita."

Raffaella non poté partecipare a quell'evento poiché aveva partorito da soli sette giorni. Questa coincidenza, per quanto casuale, fu un ulteriore elemento di sofferenza e contribuì alla separazione. "Io avevo partorito da sette giorni, ovviamente non potei andare. Questa coincidenza mi ferì in modo particolare e fu una delle ragioni per le quali ci separammo."

Nonostante la separazione, Raffaella rimase accanto a Giuliano nella fase finale della sua vita. Tuttavia, Giuliano le fece fare un giuramento straziante: non rivelare mai alla figlia la vera causa della sua morte. "Mi ha fatto giurare che non avrei mai detto a sua figlia la causa della morte. Ho tenuto fede a questa parola data."

La Scoperta della Verità e il Prezzo Pagato

La figlia Gessica scoprì la verità sulla morte del padre solo a diciotto anni, navigando su Internet. Questa scoperta fu un colpo durissimo per lei. "Lei, a diciotto anni, lo ha scoperto su Internet e, per questo, ha pagato un prezzo molto alto." Raffaella ha sempre cercato di proteggere la figlia, ma il peso di quel segreto e la successiva scoperta hanno lasciato cicatrici profonde.

Il Ricordo di un Calciatore e di un Uomo

La storia di Giuliano Giuliani è stata rievocata da colleghi e giornalisti, che ne hanno sottolineato il talento e la sfortunata vicenda. Nonostante fosse un campione d'Italia con il Napoli, la sua malattia lo rese un personaggio scomodo, dimenticato dal mondo del calcio. Ai suoi funerali non partecipò quasi nessuno dei suoi ex compagni di squadra, segno del profondo tabù che circondava l'AIDS.

"Non un telegramma, una corona di fiori. Niente, Giuliano Giuliani era buono per parare i rigori, non meritava un atto di solidarietà," lamenta Raffaella. L'isolamento e la vergogna associati alla malattia lo resero una figura marginale, quasi un "monatto" da ignorare.

Una foto d'epoca di Diego Armando Maradona e la squadra del Napoli

Raffaella Del Rosario ha espresso il desiderio di fare qualcosa per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'AIDS e per onorare la memoria del suo ex marito. "Mi piacerebbe fare qualcosa per sensibilizzare la gente, ma da sola è davvero dura - conclude - Avrei voluto organizzare una partita per Giuliano, ho lanciato diversi appelli che nessuno ha raccolto. Eppure si fanno tante iniziative per altri calciatori scomparsi, per lui niente."

La sua testimonianza è un monito contro il pregiudizio e un appello alla memoria, affinché storie come quella di Giuliano Giuliani non vengano dimenticate e affinché la consapevolezza su malattie e stigmatizzazione continui a crescere.

Giuliano Giuliani: il portiere lasciato morire da solo - Racconti di Calcio episodio 5

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