La figura di Roberto Scarpinato, attuale senatore della Repubblica ed ex magistrato, è indissolubilmente legata alla complessa e dolorosa storia della lotta alla mafia in Italia. La sua carriera, iniziata nel 1978, è costellata di inchieste di enorme rilevanza, collaborazioni con figure iconiche come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e decisioni che hanno generato accesi dibattiti, in particolare in relazione alla strage di Via d’Amelio e all’indagine "Mafia e appalti".
La Strage di Via d’Amelio e il Dossier Mafia-Appalti: Un Nodo Cruciale
La fine dell’audizione di Fabio Trizzino e di Lucia Borsellino in commissione Antimafia ha riacceso le polemiche attorno al dossier "mafia-appalti". Il deputato Mauro D’Attis ha sostenuto che "È sempre più evidente che il dossier mafia-appalti abbia accelerato la strage di Via d’Amelio non soltanto per le cose dette dall’avvocato Trizzino, ma anche per le sentenze riportate dallo stesso all’attenzione della Commissione". D’Attis ha sottolineato come "L’archiviazione, seppur parziale, dell’inchiesta mafia-appalti richiede un serio approfondimento e l’acquisizione di atti soprattutto considerando che il giudice Paolo Borsellino non ne è stato messo a conoscenza né l’ha condivisa". Questa tesi, che individua nell'indagine del Ros dei carabinieri il movente della strage, è stata condivisa dall’avvocato Trizzino, che ha evidenziato la parziale archiviazione dell’indagine richiesta dalla procura di Palermo il 13 luglio 1992, sei giorni prima dell'attentato.

Secondo D’Attis, "I promotori di quella archiviazione furono gli allora magistrati Scarpinato e Lo Forte che fecero la richiesta, Giammanco che appose il visto e La Commare che accolse la richiesta".
Di contro, i parlamentari del M5s in commissione Antimafia - Stefania Ascari, Federico Cafiero De Raho, Francesco Castiello, Michele Gubitosa e Luigi Nave - hanno replicato, definendo i tentativi di "schizzi di fango su Roberto Scarpinato" come "soliti". Hanno affermato che Scarpinato "per decenni ha speso la sua vita per combattere la mafia, con un rigore fuori dal comune", ricordando come egli si sia esposto personalmente contro il procuratore capo di Palermo Giammanco, "l’avversario di Falcone e Borsellino, minacciando pubblicamente le dimissioni se Giammanco non fosse stato trasferito da Palermo".
I parlamentari del M5s hanno altresì contestato l'idea che l'archiviazione di "Mafia e appalti" possa essere considerata un insabbiamento o l'unico movente dell'eliminazione di Borsellino. Hanno citato la relazione della Procura di Palermo, sottoscritta dall’allora procuratore Caselli e dall’attuale procuratore De Lucia, la quale attesta che l’inchiesta "mafia-appalti" fu iniziata nel 1989, determinando l'esecuzione di numerose ordinanze di custodia cautelare, sequestri e confische nei confronti di esponenti di vertice della mafia, imprenditori, dirigenti di enti regionali, uomini politici, assessori regionali e ministri e parlamentari nazionali. Le ordinanze di custodia cautelare, richieste progressivamente con l'acquisizione di prove, furono sottoscritte da Scarpinato unitamente ad altri magistrati in date quali il 9 luglio 1991, il 17 febbraio 1992, il 25 maggio 1993 e il 20 ottobre 1993.
La Richiesta di Archiviazione del 13 Luglio 1992: Un Dettaglio Cruciale
La richiesta di archiviazione del 13 luglio 1992, oggetto di tanta discussione, è stata spiegata dai 5 Stelle citando atti della relazione depositata in commissione nel 1999. Essi affermano che la richiesta fu formulata anche perché "la Procura di Palermo non era stata messa a conoscenza che Giuseppe Li Pera, arrestato nell’ambito della inchiesta mafia-appalti il 9 luglio 1991 e rinviato a giudizio il 9 marzo 1992, aveva reso dichiarazioni alla Procura di Catania sugli stessi fatti per i quali stava procedendo la Procura di Palermo".

Non appena acquisite tali dichiarazioni e nuove prove, Scarpinato, unitamente ad altri magistrati, riaprì le indagini nei confronti di alcuni degli indagati la cui posizione era stata archiviata. Il 17 maggio 1993 richiese un'ordinanza di custodia cautelare nei loro confronti e di altri venti nuovi indagati, eseguita il successivo 25 maggio. Tra questi vi era Antonino Buscemi, per il quale Scarpinato aveva già personalmente richiesto, il 14 ottobre 1992, la misura di prevenzione patrimoniale del sequestro e della confisca di tutto il patrimonio e l'inibizione a partecipare a gare di appalto.
La Carriera di Roberto Scarpinato: Dalla Lotta alla Mafia alla Politica
Roberto Maria Ferdinando Scarpinato ha iniziato la sua carriera in magistratura nel 1978. Dopo la strage di Via d’Amelio, è stato promotore della rivolta di otto sostituti procuratori contro il procuratore Pietro Giammanco, accusato di aver progressivamente isolato Giovanni Falcone.
Questa presa di posizione segnò una svolta a Palermo: con Giancarlo Caselli nuovo Procuratore, vennero arrestato Salvatore Riina e avviate indagini cruciali sui rapporti tra mafia e potere. Processi che portarono sul banco degli accusati figure come il senatore Giulio Andreotti e Bruno Contrada, numero tre dei servizi segreti civili.
L'alleanza tra CIA, Mafia ed Estrema Destra per manipolare l'Italia
Nel 1998, il nome di Scarpinato tornò alla ribalta per l'indagine sui "sistemi criminali", focalizzata sui moventi e i retroscena politici delle stragi del 1992 e del 1993. Durante questo incarico, gestì il complesso procedimento per la revisione delle sentenze nei processi "Borsellino uno e Borsellino bis", basati sulle dichiarazioni di falsi collaboratori di giustizia come Vincenzo Scarantino. Scarpinato chiese la sospensione dell'esecuzione della pena per gli ingiustamente condannati, ottenendo la loro liberazione.
Successivamente, come Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta e poi di Palermo, ha gestito processi di rilievo nazionale, tra cui il duplice omicidio dell'agente Antonino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, mettendo in luce una complessa trama di rapporti occulti tra mafia, servizi segreti e forze di polizia. Ha partecipato alla Procura Nazionale Antimafia alle riunioni di coordinamento per le indagini sui mandanti esterni delle stragi del '92-'93.
Nel luglio 2015, in qualità di procuratore generale, ha avocato il procedimento per il duplice omicidio Agostino-Castelluccio, rimasto irrisolto per oltre venticinque anni, nonostante la Procura di Palermo ne avesse chiesto l'archiviazione.
La sua posizione riguardo a presunti trasferimenti e le critiche ricevute, anche in relazione a una lettera dedicata a Paolo Borsellino, hanno visto un ampio sostegno da parte dell'ANM nazionale, di parenti delle vittime, associazioni culturali e ben 528 magistrati, che hanno difeso il suo diritto di manifestare il proprio pensiero.
Nel 2021, il libro "Il Sistema" di Luca Palamara ha sollevato interrogativi sui rapporti tra Scarpinato e Antonello Montante, ex Presidente di Confindustria Sicilia. Tuttavia, accertamenti del Ministro della Giustizia hanno escluso irregolarità.
Nel 2005, ha diretto il Dipartimento mafia-economia, che ha smantellato ingenti patrimoni illegali, sequestrando beni per circa tre miliardi e mezzo di euro tra il 2008 e il 2010.
Nel 2008 ha pubblicato con Saverio Lodato il saggio "Il ritorno del principe".
Nel 2017, la Cassazione ha revocato la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa a Bruno Contrada, dichiarandola "ineseguibile e improduttiva di effetti penali".

La Mafia Oggi: Un Fenomeno in Evoluzione
Roberto Scarpinato ha offerto una visione lucida e aggiornata sulla natura della mafia contemporanea, sottolineando come essa si sia trasformata rispetto alla Prima Repubblica. Egli evidenzia come "Non si può capire che cosa è oggi la mafia se si continua a guardarla con gli occhi della Prima Repubblica e con un’ottica regionalistica".
Scarpinato spiega che "Nella prima Repubblica la politica governava l'economia, la spesa pubblica era una risorsa potenzialmente illimitata e il Paese aveva ancora la sovranità monetaria. Da qui, derivava una determinata tipologia di rapporti di scambio e di convivenza tra mafia- politica- economia. La mafia offriva il suo sostegno elettorale ai partiti governativi che, in cambio, garantivano la compartecipazione alla spartizione della spesa pubblica e protezioni per il rischio penale derivante dall'attività predatoria sui territori".
Oggi, invece, "è l'economia che governa la politica, i centri decisionali si sono verticalizzati e spesso sono sovranazionali, la spesa pubblica è divenuta una risorsa strutturalmente contingentata perché, con l'euro, il Paese ha perduto la sovranità monetaria. Gli appalti pubblici si sono ridotti in percentuali elevatissime. Tutto ciò sta scardinando la tipologia di rapporti preesistenti con la mafia".
Dalle intercettazioni, emerge la difficoltà dei mafiosi popolari nel garantire persino le spese per il mantenimento delle famiglie dei carcerati e per quelle legali. Scarpinato distingue tra la struttura mafiosa ancora presente in Sicilia, che "tiene l'ordine", e la situazione in Campania, dove la mancanza di tale struttura ha scatenato guerre tra bande.

Emergono inoltre "componenti evolute delle mafie - soprattutto la 'ndrangheta - quelle che non solo si sono de-localizzate ma si sono anche internazionalizzate. È la mafia mercatista, che cavalca la logica del mercato. Offre quello che chiedono migliaia di persone normali: stupefacenti, prostitute, falsi griffati. E ci sono anche tantissimi imprenditori ai quali queste mafie offrono servizi che abbattono i costi o incrementano i profitti, come lo smaltimento illegale di rifiuti o la fornitura di manodopera sottopagata o schiavizzata. Questa è la cosiddetta mafia silenziosa che con i territori non ha un rapporto aggressivo ma collusivo. La violenza viene utilizzata solo se è indispensabile".
Scarpinato parla anche di un potere più sofisticato, "trasversale ai territori, prodotto dalla trasformazione strutturale del modo di essere del potere nella società. Dopo la chiusura della parentesi democratica del Novecento, che aveva redistribuito ricchezza e potere, è in corso un ritorno alla società delle élite che concentra ricchezza nel 10% della popolazione. Questo fenomeno attraversa anche il mondo criminale. Il ceto medio delle mafie tradizionali sta subendo la stessa parabola discendente del ceto medio legale".
Le categorie penali del concorso esterno e dell'associazione mafiosa, secondo Scarpinato, mostrano i loro limiti di fronte a un fenomeno che vede intrecci tra "colletti bianchi" e "aristocrazie mafiose", con mafie ormai radicate anche nel Centro e Nord Italia.
Le Critiche e le Difese
Roberto Scarpinato ha ricevuto critiche per aver chiesto e ottenuto l'archiviazione dell'inchiesta "Mafia e appalti" di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nel 2023, i giornalisti Piero Sansonetti e Damiano Aliprandi sono stati condannati per diffamazione nei suoi confronti e dell'ex procuratore Guido Lo Forte.
Scarpinato ha ribadito che "L'archiviazione del luglio 1992? Non è l'archiviazione di mafia-appalti. Mafia-appalti continua anche dopo quella archiviazione, tant'è che il 5 settembre 1992 viene depositata la nuova informativa sulla Sirap e nel maggio 1993 vengono arrestati 25 personaggi".
La sua candidatura con il Movimento Cinque Stelle ha sollevato interrogativi. Scarpinato ha risposto definendo "puerile" l'accusa di politicizzazione, sottolineando che le sue inchieste sono antecedenti alla fondazione del M5S e paragonandola alle critiche rivolte a Falcone. Ha evidenziato come la lotta alla mafia sia poco presente nel dibattito politico attuale, segnalando un "inquietante processo di restaurazione del passato".
Nel 2021, Luca Palamara nel suo libro "Il Sistema" ha sostenuto che il CSM non volle sanzionare Scarpinato per "interessi non regolari".
L'Eredità e il Futuro
Roberto Scarpinato, dopo una lunga e intensa carriera nella magistratura, è ora senatore della Repubblica e membro di importanti commissioni come il COPASIR, la commissione Antimafia e la commissione Giustizia. La sua esperienza e la sua visione sulla mafia, in continua evoluzione, rappresentano un contributo fondamentale nel dibattito sulla sicurezza e sulla giustizia in Italia. La sua figura continua a suscitare dibattito, ma la sua dedizione alla lotta contro la criminalità organizzata è un elemento innegabile del suo percorso professionale e politico.
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