Platone, attraverso i suoi dialoghi, in particolare il "Simposio" e il "Fedro", delinea un percorso ascensionale dell'anima umana verso la contemplazione della Bellezza in sé, concepita non come un semplice attributo estetico, ma come il fine ultimo e il principio fondante dell'esistenza. Questo viaggio inizia dalla bellezza sensibile per elevarsi gradualmente verso il mondo delle Idee, un cammino complesso e affascinante che rivela la profonda interconnessione tra amore, conoscenza e virtù.
La Bellezza come Specchio del Divino e Motore dell'Amore
L'amore, o Eros, nella filosofia platonica, è descritto come un demone, una forza mediatrice tra il divino e l'umano, tra il sensibile e il soprasensibile. Nato dall'unione di Penia (Povertà) e Poros (Ingegno), Eros eredita la mancanza e il desiderio della madre, ma anche l'astuzia e la capacità di ricerca del padre. Questa sua natura ambivalente lo rende un filosofo per eccellenza, costantemente proteso verso il possesso del bene e della bellezza che gli mancano.

La bellezza esteriore, quella dei corpi, non è un fine in sé per Platone, ma un punto di partenza necessario, un richiamo, uno specchio della bellezza perfetta ed eterna della Verità. Quando ci innamoriamo di un corpo bello, non ci innamoriamo semplicemente di quella particolare forma fisica, ma, attraverso di essa, intravediamo un barlume della Bellezza ideale che l'anima aveva contemplato prima di incarnarsi. Questo ricordo, questa "reminiscenza" (anamnesi), risveglia in noi il desiderio di ciò che è veramente bello e buono.
L'Ascesa Graduale verso la Bellezza Ideale
Il percorso verso la Bellezza assoluta è un'ascesa graduale, scandita da tappe precise, come descritto nel "Simposio" attraverso il racconto di Diotima a Socrate.
- Amore per un singolo bel corpo: Il primo gradino consiste nell'innamorarsi di una persona specifica per la bellezza del suo corpo. Da questo amore nascono i primi discorsi nobili e la capacità di generare bellezza attraverso parole e pensieri.
- Amore per tutti i corpi belli: Presto, però, l'amante comprende che la bellezza di un corpo è sorella a quella di ogni altro. Si rende conto che la bellezza sensibile è una e la stessa in tutti i corpi. Di conseguenza, la passione per un singolo individuo si allenta, e si diventa amanti di tutti i corpi belli, riconoscendo la forma universale della bellezza che si manifesta in essi.
- Amore per la bellezza delle anime: L'ascesa prosegue con la consapevolezza che la bellezza delle anime è ben più preziosa di quella del corpo. L'amante è ora attratto da un'anima buona, anche se il corpo non è particolarmente attraente. Da questo amore nascono ragionamenti e attività volte a rendere migliori i giovani.
- Amore per la bellezza delle attività umane e delle leggi: Successivamente, l'amante viene condotto a contemplare la bellezza nelle attività umane e nelle leggi, riconoscendo la bellezza come un principio ordinatore che permea le istituzioni e le norme sociali. Si comprende che la bellezza di un singolo corpo è cosa di poco conto rispetto a questa bellezza più vasta e complessa.
- Amore per la bellezza delle scienze: Il passo successivo è la contemplazione della bellezza delle varie scienze. L'occhio dell'anima, ormai abituato a una bellezza più vasta, non si accontenta più di aspetti particolari, ma aspira a comprendere la bellezza intrinseca del sapere.
- La Bellezza in sé: Infine, l'amante giunge alla contemplazione della Bellezza in sé, l'Idea eterna e immutabile della Bellezza. Questa è la meta suprema, la fonte di ogni altra bellezza, la bellezza che "non nasce e non muore, non s’accresce né diminuisce".
8. bis Il Simposio di Platone: il mito dell'androgino.
La Bellezza Eterna: Un'Esperienza Trasformativa
La visione della Bellezza in sé è l'apice dell'iniziazione amorosa. È una bellezza "meravigliosa per sua natura", eterna, immutabile, pura e priva di contaminazioni sensibili. Non si manifesta con un volto o con mani, né risiede in un oggetto particolare, ma è essa stessa, per sé e con sé, eternamente univoca. Tutte le altre bellezze ne partecipano, ma essa rimane intoccata.
Contemplare la Bellezza in sé è il momento più importante e degno di essere vissuto per un uomo. È un'esperienza che trascende ogni ricchezza materiale o piacere sensibile. Chi giunge a questa contemplazione produce non simulacri di virtù, ma virtù vera, perché è a contatto con il vero. Questo porta l'uomo a diventare caro agli dèi e, potenzialmente, immortale.
L'Arte e la Bellezza: Un Rapporto Ambiguo
Il rapporto di Platone con l'arte è complesso e spesso interpretato come ostile. Egli distingue nettamente tra la "vera arte" socratica, ovvero la dialettica e la ricerca filosofica, e l'arte dei poeti e dei plasmatore. L'arte, nella sua accezione più comune, è vista da Platone come una copia di una copia, un'imitazione del mondo sensibile, che a sua volta è un'imitazione del mondo delle Idee. L'immagine artistica è un "eidolon" che scimmiotta l' "eidos" (l'Idea).
L'artista, incapace di vedere il vero e il bello in sé, si dibatte nelle apparenze, creando simulacri che allontanano l'uomo dalla verità. La bellezza artistica, pertanto, è considerata inferiore alla Bellezza ideale, e l'artista stesso un "simulatore per impotenza creativa". Questa visione è rafforzata dall'aneddoto del giovane Platone che, affascinato da Socrate, brucia le sue poesie.
Tuttavia, è importante notare che la forza espressiva con cui Platone stesso descrive il percorso dell'amore e della bellezza ha una qualità artistica innegabile. La sua celebre metafora dell'anima come "biga alata" nel "Fedro", guidata da un auriga e trainata da due cavalli (uno bianco e uno nero, rappresentanti le forze irrazionali), è un esempio magistrale di come Platone utilizzi immagini potenti per illustrare concetti filosofici complessi.

La Bellezza come Fine Ultimo dell'Uomo
In definitiva, per Platone, la Bellezza non è un mero accidente estetico, ma il fine ultimo dell'esistenza umana. È il principio che muove l'anima verso la conoscenza, la virtù e, in ultima analisi, verso la divinità. L'amore è la forza motrice di questo viaggio, un desiderio innato che, se correttamente indirizzato, eleva l'uomo al di sopra delle sue limitazioni terrene, permettendogli di intravedere e, infine, contemplare la Bellezza assoluta, fonte di ogni bene e fondamento della realtà stessa.
La ricerca della Bellezza è intrinsecamente legata alla ricerca della Verità e del Bene. L'amore platonico, spesso frainteso come un amore puramente spirituale e privo di passioni, è in realtà un percorso dinamico che parte dal sensibile per abbracciare l'intellettuale e il morale, culminando nell'unione con il divino. È un ideale di vita che ispira ancora oggi la riflessione sulla natura dell'amore, della bellezza e del significato profondo dell'esistenza umana.
La Filosofia come Ricerca della Bellezza e della Verità
La filosofia stessa, per Platone, è un atto d'amore verso la sapienza e la verità. Il vero filosofo, come Socrate, è colui che, disinteressato alle faccende mondane e ai piaceri effimeri, dedica la sua vita alla ricerca delle essenze eterne, delle Idee. Questa ricerca, sebbene possa apparire come un'attività "inutile" o astratta ai più, è in realtà il cammino più nobile e fecondo che l'uomo possa intraprendere.
La filosofia è un'attività libera, svolta per amore della conoscenza stessa, non per scopi pratici o utilitaristici. È un volgere lo sguardo verso l'alto, verso il mondo intelligibile, per comprendere la vera natura delle cose e guidare l'anima verso la contemplazione del Bello e del Bene. La meraviglia di fronte alla complessità dell'universo e dell'esistenza umana è il primo impulso che spinge l'uomo a filosofare, a cercare risposte che vadano oltre la mera opinione e l'apparenza sensibile.
In questo senso, la filosofia platonica è intrinsecamente legata alla sua concezione della bellezza. La ricerca della verità è una ricerca della bellezza nella sua forma più pura e perfetta, quella delle Idee. E la contemplazione di questa bellezza ideale è, a sua volta, il culmine della conoscenza filosofica e il fine ultimo dell'esistenza umana, il momento in cui l'uomo, purificato dalle passioni terrene, può finalmente cogliere il senso profondo del suo essere e realizzarsi pienamente.

