L'ornitorinco (Ornithorhynchus anatinus) rappresenta una delle creature più enigmatiche e affascinanti del nostro pianeta, un vero e proprio enigma evolutivo che sfida le nostre categorizzazioni biologiche. Questo mammifero semi-acquatico, endemico dell'Australia orientale e della Tasmania, è uno dei pochi rappresentanti viventi dell'ordine dei monotremi, un gruppo tassonomico che si distingue per la sua capacità di deporre le uova, una caratteristica solitamente associata agli uccelli e ai rettili, anziché dare alla luce piccoli vivi come la maggior parte degli altri mammiferi. La sua peculiare fisiologia, che include un becco simile a quello di un'anatra, zampe palmate, una coda da castoro e la capacità di produrre veleno, lo rende un soggetto di studio privilegiato per comprendere le tappe fondamentali dell'evoluzione dei mammiferi.

Ornitorinco che nuota in un fiume australiano

Dalle Risorse dell'Uovo all'Indipendenza Materna: Un Viaggio Evolutivo

Lo sviluppo embrionale di tutti i vertebrati non mammiferi è intrinsecamente legato alle risorse nutritive contenute nell'uovo, prevalentemente concentrate nel tuorlo. Questo fornisce tutto il necessario per la crescita dell'embrione fino alla schiusa. I mammiferi euteri (Eutheria), a cui appartiene anche la specie umana, hanno invece sviluppato un modello evolutivo differente, caratterizzato dalla presenza della placenta. Questo organo straordinario consente scambi vitali di sostanze nutritive e ossigeno tra la madre e l'embrione in via di sviluppo. Dopo la nascita, in queste specie, subentra l'allattamento, un processo reso possibile dalla presenza delle ghiandole mammarie, organi specializzati nella produzione di latte.

Tuttavia, la transizione dai vertebrati ovipari ai mammiferi placentati non è stata un salto improvviso, ma piuttosto un processo graduale costellato da tappe intermedie. I mammiferi monotremi (Prototheria), di cui l'ornitorinco e gli echidna sono gli unici rappresentanti attuali, e i mammiferi marsupiali (Metatheria) incarnano queste fasi di transizione. Entrambi i gruppi mostrano un progressivo allontanamento dalla dipendenza totale dall'uovo per l'embriogenesi, avvicinandosi alla viviparità.

I monotremi, pur producendo ancora uova, si distinguono dai rettili, anfibi, pesci e uccelli per la loro capacità di allattare la prole. Questa funzione è svolta da ghiandole mammarie rudimentali situate alla base dei peli, che secernono una sorta di latte non attraverso capezzoli, ma direttamente sulla pelle. I marsupiali, d'altra parte, iniziano il loro sviluppo all'interno del corpo materno, in modo simile agli euteri. Tuttavia, la loro gestazione è notevolmente più breve a causa della funzionalità limitata della placenta, che assomiglia più a un sacco vitellino. Il proseguimento dello sviluppo avviene poi in una tasca addominale, il marsupio, dove i piccoli continuano a essere nutriti tramite allattamento e protetti fino al raggiungimento della maturità.

La Perdita dei Geni della Vitellogenina e l'Ascesa della Caseina

Una delle domande fondamentali che hanno guidato la ricerca sull'evoluzione dei mammiferi riguarda i cambiamenti a livello di DNA che hanno permesso a questi animali di emanciparsi completamente dalla dipendenza dal tuorlo e dalle sue proteine essenziali per lo sviluppo embrionale. In particolare, i ricercatori si sono interrogati su quando siano avvenute le mutazioni genetiche che hanno reso possibile questa trasformazione.

Un gruppo di ricercatori dell'Università di Losanna ha affrontato questa questione indagando il ruolo dell'evoluzione dei mammiferi nella produzione della vitellogenina, una proteina fondamentale del tuorlo, il cui alto contenuto energetico è cruciale per l'embriogenesi delle specie ovipare. Utilizzando come riferimento le tre coppie di geni codificanti la vitellogenina (geni VIT) nel pollo (Gallus gallus), gli scienziati hanno cercato di identificare geni omologhi, funzionanti o meno, nelle tre sottoclassi di mammiferi: monotremi, marsupiali e placentati.

I risultati di questo studio, pubblicati su PLoS Biology, hanno rivelato un quadro evolutivo affascinante. Sia nei mammiferi placentati che nei marsupiali, nessuna delle tre copie dei geni VIT risulta più funzionante. Questo indica una perdita completa della capacità di produrre vitellogenina in questi gruppi. Nei monotremi, invece, è stata identificata una copia residua del gene VIT ancora in grado di produrre vitellogenina. Questa scoperta fornisce una spiegazione plausibile per la persistente capacità degli echidna e degli ornitorinchi di deporre uova, ma anche per il contenuto relativamente basso di tuorlo in queste specie rispetto ad altri ovipari. I dati suggeriscono che le varie copie funzionanti dei geni VIT siano andate perdute in modo progressivo durante l'evoluzione dei mammiferi, a seguito di mutazioni nella sequenza di DNA codificante. Le stime indicano che l'ultima copia residua del gene VIT sia diventata non funzionale in un arco temporale compreso tra 70 e 30 milioni di anni fa.

Con la diminuzione delle risorse nutritive derivanti dalla perdita del tuorlo, è diventato imperativo trovare un meccanismo sostitutivo. È qui che entrano in gioco i geni della caseina, una delle principali proteine del latte. La caseina svolge un ruolo cruciale nel legare il calcio, un elemento indispensabile per la crescita degli embrioni, anche quelli che si sviluppano all'interno delle uova. Non sorprende, quindi, che questa proteina possa essersi evoluta in un antenato oviparo dei mammiferi. I ricercatori hanno infatti individuato tre geni codificanti la caseina già nel genoma dell'ornitorinco, così come in tutti i marsupiali e placentati analizzati. Questo suggerisce che la caseina possa essere comparsa in un antenato comune a tutti i mammiferi, prima della loro diversificazione nei diversi sottogruppi, un evento stimato intorno a 180 milioni di anni fa.

La comparsa dell'allattamento nell'antenato comune di tutti i mammiferi, seguita dall'evoluzione della placenta sia nei marsupiali che negli euteri, ha permesso la graduale perdita del tuorlo, liberando i mammiferi dalla loro totale dipendenza dall'uovo per un corretto sviluppo embrionale.

Schema che illustra la perdita dei geni VIT e l'acquisizione dei geni della caseina durante l'evoluzione dei mammiferi

L'Ornitorinco: Un Mosaico di Caratteristiche Ancestrali e Innovative

L'ornitorinco (Ornithorhynchus anatinus) è un esempio vivente di questa complessa transizione evolutiva. Nonostante il suo aspetto insolito, che include un becco simile a quello di un'anatra, è inequivocabilmente un mammifero. Depone le uova, ma allatta i suoi piccoli, possiede un'andatura che ricorda quella di un rettile ed è persino velenoso. La sua grande coda è simile a quella di un castoro e il suo corpo è ricoperto da una folta pelliccia simile a quella di una lontra. Descritto in questo modo, l'ornitorinco sembra un assemblaggio di caratteristiche di specie diverse. Ma perché questo animale è così peculiare?

Il sequenziamento completo del genoma dell'ornitorinco ha fornito risposte significative a molte di queste "stranezze". Ad esempio, i cuccioli di ornitorinco presentano molari a tre cuspidi (molari tribosfenici), una caratteristica distintiva dei mammiferi, mentre gli adulti ne sono privi. Per quanto riguarda il veleno, i maschi di ornitorinco possiedono uno sperone cavo su ciascuna zampa posteriore, utilizzato per iniettare un veleno prodotto dalle ghiandole crurali. Questo veleno viene impiegato per la difesa dai predatori o nei combattimenti territoriali. Tuttavia, l'assenza di questo sperone nelle femmine rende incerto se il suo uso sia esclusivamente difensivo.

Il genoma sta progressivamente svelando i meccanismi dietro le sue caratteristiche riproduttive uniche. L'ornitorinco depone le uova, ma il nutrimento per i piccoli deriva dall'allattamento. La particolarità risiede nel fatto che l'ornitorinco non possiede capezzoli; il latte viene secreto dalle ghiandole mammarie direttamente sulla pelle della madre. Il suo genoma contiene un gene che produce la vitellogenina, la proteina necessaria per la formazione del tuorlo nelle uova degli uccelli e dei rettili, che funge da fonte di nutrimento per gli embrioni. Mentre questi animali possiedono tipicamente tre geni per la vitellogenina, i mammiferi generalmente non la producono. L'ornitorinco, avendo perso solo parzialmente i geni responsabili della produzione di uova, ne mantiene uno funzionante, motivo per cui depone ancora uova, sebbene il tuorlo non sia sufficiente a garantire il nutrimento completo del piccolo, rendendo necessario il latte materno.

Si fa presto a dire Ornitorinco … - ANIMALI ED ENIGMI - Puntata del 6 febbraio 2021

Un altro aspetto affascinante è la produzione di latte da parte dell'ornitorinco, mediata dai geni della caseina, che hanno sostituito quelli della vitellogenina nell'evoluzione dei mammiferi. Questo rende l'ornitorinco un animale che possiede geni sia degli ovipari che dei mammiferi. Infine, l'ornitorinco presenta un numero eccezionale di cromosomi sessuali: ben 10, a differenza dei 2 (XY) presenti nella maggior parte degli altri mammiferi, inclusi gli esseri umani. Questo sistema cromosomico presenta caratteristiche sia dei mammiferi che del sistema WZ degli uccelli, come la presenza del gene DMRT1, considerato determinante per il sesso negli uccelli e la cui proteina associata mostra un'incredibile conservazione attraverso i vertebrati.

Un Patrimonio Genetico Unico: Dalla Cloaca ai Cromosomi

La fisiologia dell'ornitorinco è un vero e proprio scrigno di caratteristiche uniche. Il suo metabolismo è considerevolmente più lento rispetto a quello di altri mammiferi, con una temperatura corporea media di circa 32°C, significativamente inferiore ai 38°C tipici dei mammiferi placentati. È ancora incerto se questa sia una caratteristica intrinseca dei monotremi o un adattamento alle dure condizioni ambientali affrontate da queste specie.

Il corpo e la larga coda piatta dell'ornitorinco sono ricoperti da una pelliccia marrone. Possiede piedi palmati e un muso largo e gommoso, che gli conferiscono un aspetto che ricorda più un'anatra che un mammifero convenzionale, da cui il nome comune "ornitorinco a becco d'anatra" (Duck-billed Platypus). Le dimensioni variano, con un peso che oscilla tra meno di un chilogrammo e oltre due chilogrammi, e una lunghezza del corpo compresa tra 30 e 40 cm, con la coda che misura dai 10 ai 15 cm. I maschi tendono ad essere circa un terzo più grandi delle femmine.

Una peculiarità anatomica significativa è la presenza della cloaca, un'unica apertura utilizzata per la deposizione delle uova, l'escrezione urinaria e fecale. Questa caratteristica è condivisa con pesci, uccelli e gli altri monotremi, ma è assente negli altri mammiferi, che presentano aperture separate per questi scopi.

Il maschio di ornitorinco è dotato di uno sperone cavo su ciascuna zampa posteriore, collegato alle ghiandole crurali che producono un veleno. Questo veleno, composto da peptidi e altre molecole, può causare dolore intenso e duraturo, edema e iperalgesia nell'arto colpito, suggerendo un ruolo che va oltre la semplice difesa, potenzialmente legato ai combattimenti territoriali.

L'ornitorinco è un animale prevalentemente notturno e semi-acquatico, che abita corsi d'acqua dolce e fiumi in un vasto areale che spazia dalle fredde regioni montuose della Tasmania e delle Alpi australiane alle foreste pluviali tropicali lungo la costa del Queensland. La sua distribuzione nell'entroterra è meno nota, ed è estinto nell'Australia Meridionale, ad eccezione di una popolazione reintrodotta sull'isola dei Canguri. La sua scomparsa dal bacino del Murray-Darling è probabilmente attribuibile al degrado della qualità dell'acqua causato dalla deforestazione e dai piani di irrigazione.

Illustrazione anatomica dell'ornitorinco che evidenzia la cloaca e le ghiandole mammarie

Essendo un eccellente nuotatore, l'ornitorinco passa gran parte del suo tempo in acqua, navigando con gli arti anteriori palmati e utilizzando la coda come timone. Quando nuota, tiene gli occhi chiusi, affidandosi interamente ad altri sensi. Il suo becco, estremamente sensibile, è dotato di elettrorecettori e meccanorecettori che gli permettono di localizzare le prede, come vermi, larve di insetti e crostacei, scavando nel letto del fiume. Possiede infatti un senso di elettrolocazione, che gli consente di rilevare i campi elettrici emessi dalle prede. La corteccia cerebrale dell'ornitorinco presenta un'area dedicata all'elettrosensorialità integrata nell'area somatosensoriale tattile, suggerendo una stretta correlazione tra questi due sensi. L'ornitorinco può determinare la direzione di una sorgente elettrica confrontando le differenze di intensità del segnale attraverso lo strato di elettrorecettori, muovendo la testa lateralmente durante la caccia. Questa convergenza di segnali elettrici e tattili suggerisce un meccanismo per calcolare la distanza delle prede, sfruttando la differenza nel tempo di arrivo dei due segnali.

Quando non è in acqua, l'ornitorinco si ritira in tane corte e rettilinee, scavate negli argini, spesso nascoste sotto le radici degli alberi. Le femmine costruiscono tane più elaborate e lunghe fino a 20 metri per la riproduzione, foderandole con materiale vegetale. La stagione riproduttiva inizia tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera.

Le uova, una o due, vengono deposte e incubate tenendole tra il corpo e la coda della madre per circa 10 giorni. I piccoli, privi di pelo alla schiusa, si aggrappano alla madre e vengono nutriti con il latte secreto dalle ghiandole mammarie.

La Lenta Evoluzione dell'Allattamento e la Perdita dell'Oviparità

La capacità di allattare la prole ha rappresentato un vantaggio evolutivo fondamentale per i mammiferi, liberando i genitori dalla necessità di lasciare la cucciolata per cercare cibo. La domanda su quando esattamente siano avvenuti questi cambiamenti evolutivi è stata indagata da un gruppo di ricercatori dell'Università di Losanna, guidati dal genetista Henrik Kaessmann.

Lo studio ha confrontato i geni correlati alla produzione delle uova nelle galline con le sequenze di DNA analoghe presenti nell'essere umano, nell'opossum, nel cane e nell'ornitorinco. È emerso che in queste specie i geni sono ancora presenti, ma sono stati resi inattivi da mutazioni nel corso dell'evoluzione. La ricerca, pubblicata su PLoS Biology, ha indicato che questi geni hanno "smesso di funzionare" in un intervallo temporale compreso tra 70 e 30 milioni di anni fa.

Per determinare quando sia comparso l'allattamento, i ricercatori hanno confrontato i geni dell'ornitorinco con quelli degli altri mammiferi, notando che le sequenze sono le stesse per tutte le specie esaminate. Poiché i monotremi sono comparsi sulla Terra circa 180 milioni di anni fa, si presume che esistessero progenitori comuni in grado di deporre uova ma già dotati della capacità di allattare. Questo suggerisce che la produzione di latte, caratteristica distintiva dei mammiferi, sia emersa molti milioni di anni prima che i nostri antenati abbandonassero la riproduzione ovipara a favore della viviparità.

La Posizione Filogenetica dell'Ornitorinco e la Riconfigurazione delle Classificazioni

Quando l'ornitorinco fu scoperto dagli europei alla fine del XVIII secolo, una pelle fu inviata in Gran Bretagna per essere esaminata dalla comunità scientifica. La sua natura anfibia tra oviparo e mammifero ha da sempre suscitato dibattiti e perplessità. Per molti anni, i monotremi sono stati poco compresi, e persistono ancora oggi alcune leggende del XIX secolo, soprattutto nell'emisfero boreale, che li considerano "inferiori" o quasi rettili, lontani antenati dei mammiferi placentati "superiori".

Le moderne conoscenze genetiche e paleontologiche hanno ridefinito questa visione. Oggi si sa che i monotremi moderni sono i sopravvissuti di un ramo primordiale dell'albero evolutivo dei mammiferi. Una ramificazione successiva si ritiene abbia dato origine ai gruppi dei marsupiali e dei placentali. I fossili più antichi di monotremi, come Teinolophos e Steropodon, sono strettamente imparentati con l'ornitorinco moderno. Pertanto, l'ornitorinco è uno dei parenti più stretti dei mammiferi ancestrali, ma non rappresenta un anello di congiunzione diretto nella catena evolutiva.

Albero filogenetico semplificato che mostra la posizione dei monotremi, marsupiali e placentati

L'ornitorinco viene spesso citato in contesti filosofici e logici come metafora di un soggetto che complica le classificazioni, un esempio del "platypus filosofico" sviluppato da Robert Pirsig. La sua esistenza sfida le dicotomie nette, incarnando un ponte tra mondi biologici apparentemente distinti e ricordandoci la complessità e la fluidità dei processi evolutivi.

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