La tragedia di un bambino perduto, la disperazione di una famiglia in fuga, il potere oscuro di un'antica filastrocca: questi sono gli elementi che si intrecciano in "Ninna Nanna", un'opera che trascende la narrazione per diventare un'esplorazione profonda delle angosce umane di fronte alla violenza, alla perdita e alla speranza di un futuro migliore. Il titolo stesso evoca un senso di dolcezza infantile, ma qui è distorto, trasformato in un presagio di morte, un lullaby cantato non per addormentare dolcemente, ma per accompagnare nell'ultimo sonno.

bambino con maglietta rossa e mare

L'incipit dell'opera ci catapulta in un contesto di profonda sofferenza, dove la realtà della guerra e della migrazione forzata si scontra con l'innocenza perduta. Le parole "Dai, svegliati, ne scattiamo un'altra e decidiamo tutti insieme quale sia la meno sbagliata" risuonano con un'amara ironia, suggerendo un disperato tentativo di aggrapparsi alla normalità in circostanze assurde. La descrizione di una "foto-ricordo di questa assurda gita, dalla Siria, dalla Libia, da Marte, dalla Turchia" dipinge un quadro di esodo globale, dove le destinazioni lontane e fantastiche diventano metafore della fuga da realtà insostenibili. La contrapposizione con il "litorale" e la "frontiera tra la tua e la nostra vita" sottolinea il divario incolmabile tra chi fugge e chi rimane, tra l'orrore vissuto e una relativa sicurezza.

La figura materna, pur nella sua tragicità, emerge con una forza straziante. "Chissà come te l’avrà spiegata, la tua mamma, questa strana escursione, quando siete partiti tutti insieme, ammassati su un barcone." Questa domanda retorica ci pone di fronte alla difficile arte di proteggere l'innocenza di un bambino di fronte a eventi terrificanti. La maglietta rossa, un dettaglio apparentemente insignificante, diventa un simbolo potentissimo di vita e di speranza, un ultimo brandello di identità prima dell'oscurità.

Il monito "No, tesoro mio, non c’è spazio pure per il salvagente" è una delle frasi più crudeli e realistiche, che illustra la disperata selezione delle priorità in una fuga disperata. L'oscurità che cala, simboleggiata dallo spegnere la luce e dal chiudere il portone, non è solo fisica, ma rappresenta la perdita di ogni comfort e sicurezza, con le "bombe a cantare sempre lo stesso frastuono di canzone" come colonna sonora della distruzione.

La consapevolezza del tempo che scorre inesorabilmente, "È tardi, Alan, e non è rimasto più un futuro qui per la nostra gente, tra le macerie da spolverare", sottolinea la disperazione di chi vede la propria terra distrutta e non offre più speranza. L'invito "Amore mio, vieni che ti porto al mare" assume un doppio significato: da un lato, il desiderio di un ultimo momento di pace, dall'altro, un presagio della fine imminente, del mare che diventerà tomba. Il "biglietto per una piccola crociera" comprato vendendo "ogni cosa" è un'immagine potente dell'estrema povertà e della disperazione che spinge a barattare tutto per una promessa di salvezza, anche se questa promessa è solo una "bellissima preghiera. Di sola andata."

barcone di migranti in mare

L'autore esprime un'apparente ignoranza sul dolore e sulla guerra, una sorta di distacco che però è solo superficiale, come se il peso di queste realtà fosse troppo grande da sopportare. "Che ne so io del dolore, della fame e della guerra, dell’abbandono della terra e del miraggio di una nazione nuova." Questa frase, carica di un'ironia sottile, suggerisce che, pur non volendo affrontare direttamente la sofferenza, ne è profondamente consapevole. Il concetto di "partire per l’ignoto, senza prima far nemmeno una prova, offrendo l’anima al destino come posta in gioco" cattura l'essenza del viaggio migratorio, un salto nel buio guidato solo dalla speranza e dalla necessità.

La descrizione della morte del bambino è descritta con una delicatezza agghiacciante: "Sei solo scivolato via, via dalla presa forte di papà, sei solo scivolato via perché era tutto bagnato." L'acqua, elemento vitale, diventa qui causa di morte, un tradimento della natura stessa. Il bambino "a pancia in giù, come addormentato" crea un'immagine di pace apparente che contrasta violentemente con la realtà della morte. Il ritorno alla figura materna, che "già ti culla dall’alto, perché in quell’abisso ti ha preceduto di poco", crea un legame eterno di dolore e amore materno, dove la madre diventa guida e custode anche nell'aldilà.

Il contrasto tra il "soffice riposo, in un altro e imprevisto paradiso" e il "non quello europeo che ti avevano detto e su cui hai appoggiato solo il viso" è una critica pungente alle aspettative infrante e alle false promesse di un'Europa che, per molti, si rivela non essere il rifugio sperato.

Il Giornalista e la Ninna Nanna del Terrore

La narrazione si sposta poi verso un piano più fantastico, introducendo i personaggi e gli elementi centrali del romanzo. Carl Streator, un giornalista che detesta il rumore perché "non lascia pensare", è incaricato di un reportage sulle morti in culla. La sua indagine lo porta a una scoperta inquietante: nei pressi delle culle dei bambini deceduti si trova sempre un libro, un libro di fiabe per bambini, e l'ultima pagina letta è sempre la stessa: una ninna nanna.

ragazzo che legge un libro

Questa ninna nanna non è un dolce canto di addormentamento, ma un "canto di morte" che, incredibilmente, "funziona". La scoperta di Carl è "lo scoop del secolo", un segreto che potrebbe portargli fama e il tanto agognato silenzio interiore. Tuttavia, la sua reazione è tutt'altro che edonistica. Carl non desidera la gloria, ma vuole "distruggere tutte le copie della ninna nanna in circolazione e imparare a controllarsi per non ammazzare l'umanità rumorosa che gli capita a tiro". Questa sua volontà di distruzione e autocontrollo rivela un profondo tormento interiore, un disgusto per il caos e la superficialità del mondo che lo circonda, e un timore di essere esso stesso sopraffatto da una forza oscura che ha intravisto.

L'Agente Immobiliare e il Potere della Filastrocca

Parallelamente, incontriamo Helen Boyle, un'agente immobiliare che ama le pietre preziose "perché vivono più a lungo di chi le ama". Questo amore per l'immutabile e il duraturo contrasta con la transitorietà della vita umana. Helen ha cantato la ninna nanna al suo bambino, acquisendo così, "suo malgrado", il potere di "vita e di morte su chiunque". Possiede il "pieno controllo della filastrocca" e lo sfrutta per trarne profitto.

La dinamica tra Carl e Helen è inizialmente quella di una "coppia male assortita", ma la loro relazione si evolve verso una forma di famiglia "vera e propria". Questo legame, apparentemente improbabile, diventa la chiave per "non ammazzarsi a vicenda". L'introduzione dei giovani idealisti Mona e Ostrica completa questo "grottesco nucleo familiare", un gruppo eterogeneo unito da circostanze straordinarie.

La Magia Nascosta e la Rinascita

Man mano che le copie della ninna nanna vengono distrutte, Mona scopre un dettaglio cruciale: Helen Boyle, senza rendersene conto, aveva già acquisito l'antico libro di magia e lo utilizzava come "blocco note". Questo significa che il potere che Helen esercita non è solo frutto della filastrocca recitata, ma di un'antica magia a cui lei stessa è stata inconsapevolmente esposta.

1 Storia della magia

Questa rivelazione trasforma Helen Boyle da "agente immobiliare spregiudicata" a "vera e propria apprendista strega", impegnata in un obiettivo ancora più profondo: la "resurrezione del suo bambino". Il romanzo, attraverso il "fantastico", riesce così a "mettere in luce le apprensioni del vivere quotidiano", affrontando temi universali come la perdita, il lutto, la ricerca di significato e la disperata speranza di poter invertire il corso della natura per recuperare ciò che è stato perduto. La ninna nanna, da canto di morte, si trasforma in uno strumento di potenziale rinascita, un filo sottile che lega il dolore alla possibilità di un nuovo inizio.

Le reazioni dei lettori, come quelle di Nadia Sonzini, Gianny Mirra, Gabriella M., Daniela Cavazzi e Claretta Frau, evidenziano la profonda risonanza emotiva dell'opera. Commenti come "Straordinaria poesia!", "Bellissima! Non riesco a dire altro…", "Davvero commovente oltre che bella", "è una ninna nanna che nessun genitore dovrebbe cantare mai. toccante!" e "Molto bella, il dolore si trasforma in un canto d'amore che lenisce il cuore …mi hai commosso …" confermano la capacità del libro di toccare corde profonde, trasformando il dolore in una forma di espressione artistica che commuove e fa riflettere. La frase "il dolore si trasforma in un canto d'amore che lenisce il cuore" riassume perfettamente la dualità dell'opera: un'oscura esplorazione della morte e della sofferenza che, paradossalmente, porta a una forma di catarsi e di amore incondizionato.

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