La ninna nanna "Ninna nanna ninna oh, questo bimbo a chi lo do?" è molto più di una semplice melodia infantile. Essa rappresenta un complesso intreccio di emozioni, tradizioni culturali e significati simbolici che affondano le radici nella storia e nell'inconscio collettivo. Sebbene a prima vista possa apparire come un innocuo canto per far addormentare i bambini, un'analisi più approfondita rivela strati di significati, spesso oscuri e inquietanti, che riflettono le ansie, le paure e i desideri inespressi delle generazioni passate e, in parte, ancora attuali.

Una madre che culla un bambino

Il Doppio Volto della Ninna Nanna: Rassicurazione e Inquietudine

Una ninna nanna è universalmente intesa come una melodia rasserenante cantata ai bambini per favorirne il sonno. L'idea di base è che una voce familiare, attraverso un canto, possa indurre il bambino a sentirsi sicuro e a scivolare nel sonno. Questo aspetto è universalmente riconosciuto, e la Commissione Europea ha persino creato il progetto "Lullabies of Europe" per raccogliere e preservare il patrimonio culturale delle ninna nanne nelle diverse lingue europee. Esempi come la "Berceuse" di Fryderyk Chopin, o le diverse versioni ceche come "Spi, Janíčku, spi" e "Ukolébavka", dimostrano la pervasività di questa tradizione musicale.

Tuttavia, come evidenziato da studi e analisi, molte ninna nanne, inclusa la celebre "Ninna nanna ninna oh", celano un lato più oscuro. Federico García Lorca, nel suo saggio sulle ninna nanne popolari spagnole, notava come queste canzoni, destinate a cullare i più piccoli, fossero spesso piene di immagini inquietanti e spaventose. In Spagna si narravano storie di gitane malvagie, tori furiosi e mostri, mentre in Italia si ricorreva alla Befana, all'uomo nero, o a minacce di abbandono. Questa apparente contraddizione tra il fine rassicurante e il contenuto perturbante è uno degli aspetti più affascinanti e complessi delle ninna nanne.

"Ninna Nanna Ninna Oh": Un Lamento Camuffato

Il testo "Ninna nanna ninna oh, questo bimbo a chi lo do?" è emblematico di questa dualità. Le parole, apparentemente semplici, nascondono un profondo disagio. L'emozione passa dalla parola, dal "verbo", dal "pensato più o meno conscio", diventando un'esperienza più integrata che può proteggere dalla rabbia e dall'aggressività. Il neonato che piange nel cuore della notte, in un momento di estrema stanchezza fisica e mentale per la madre, può generare sentimenti di incapacità, tristezza e frustrazione. Proprio in questo contesto, la ninna nanna diventa uno strumento per esprimere "emozioni faticose e dolorose" che altrimenti sarebbero difficili da comunicare.

Illustrazione dell'Uomo Nero

Questi sentimenti, definiti "paurosi e incomunicabili carichi di tabù, di rabbia, di aggressività, di fatica e di desiderio di abbandonare il proprio figlio", sono sempre esistiti e sono tramandati attraverso una "saggezza resistente al tempo e agli stereotipi sociali". Le ninna nanne hanno la capacità di mettere in parole "dicibili" queste emozioni, rendendole in un modo "tollerabile".

Le nostre nonne, con il loro "saggio modo", passavano dalla "parola", dalla canzone innocua, per poter dire l'inesprimibile e dare spazio a desideri aggressivi di interrompere la fonte di impotenza e frustrazione che il pianto del bambino rappresentava. Comunicare ciò che si sentiva, attraverso una canzone o i "ritrovi tra donne", era un modo per dare un posto "sicuro" a vissuti normali, che venivano espressi ma anche contenuti.

Significati Simbolici e Archetipi Culturali

La ninna nanna "Ninna nanna ninna oh" presenta diverse varianti, ognuna delle quali aggiunge strati di significato. La versione più diffusa include riferimenti a figure folkloristiche e archetipiche:

  • La Befana: Personaggio folkloristico italiano, a volte amato e temuto, spesso associato a figure femminili più oscure come le streghe. Nell'immaginario medievale, la Befana poteva incarnare l'archetipo della vecchia saggia, ma anche della strega eretica. Nella ninna nanna, affidare il bambino alla Befana per una settimana può simboleggiare un periodo di attesa, di permanenza nel "peccato originale" (soprattutto se il bambino non è battezzato) o un timore legato a figure femminili ambivalenti.
  • L'Uomo Nero: Incarnazione del demonio, vestito di nero e con il volto coperto. L'affidare il bambino all'Uomo Nero per un anno intero nella filastrocca rappresenta una minaccia più profonda e concreta alla salvezza eterna. Questa figura incarna la paura dell'ignoto, del male e delle forze oscure che possono mettere in pericolo l'anima del bambino, specialmente in un'epoca in cui il battesimo poteva essere rimandato per varie ragioni.
  • La Morte/Il Limbo: La frase conclusiva "non è figlio di Gesù che lo tenga sempre giù" è un chiaro riferimento ai bambini morti prima di ricevere il battesimo. Secondo la credenza popolare medievale, questi bambini erano destinati al limbo o agli inferi. Questo verso sottolinea la paura della morte infantile e la preoccupazione per il destino eterno dell'anima, soprattutto in contesti di alta mortalità infantile e forte religiosità.

Questi elementi simbolici non sono casuali. Essi riflettono le credenze che proliferavano nel mondo contadino medievale, caratterizzato dalla paura dell'ignoto, dal controllo sociale esercitato dalla religione e dall'influenza degli inquisitori. Le filastrocche e le ninna nanne diventavano, in questo contesto, strumenti pedagogici per educare attraverso il timore e la minaccia implicita del soprannaturale. La parola stessa "filastrocca" sembra derivare da "astrologare", indicando un legame profondo con pratiche di divinazione e magia, evidenziando come il sapere magico fosse sedimentato nei loro versi come forma di educazione orale.

La Ninna Nanna come Espressione del Trauma Materno

La somiglianza tra le ninna nanne e i lamenti funebri non è casuale. Dal punto di vista psico-sociale, questa connessione suggerisce che la gravidanza e il parto possano essere intesi non solo come eventi lieti, ma anche come esperienze di lutto o perdita. Il parto rappresenta una "divisione", una perdita di unità tra madre e feto, un evento traumatico sia per la madre che per il bambino.

Otto Rank parlava della nascita come di un "trauma mortale", mentre Melania Klein sottolineava come il pianto apparentemente inspiegabile del bambino fosse la sua percezione della separazione dalla madre come un trauma. Dopo essere stato al sicuro nel grembo materno, il bambino si sente minacciato dagli stimoli del mondo esterno.

In questo contesto, la ninna nanna emerge come un lamento materno. La donna, dopo il parto e la separazione dal suo bambino, che sente piangere per il terrore, si trova spesso sola. La società si aspetta che sia subito pronta a reagire, ma la realtà è che si trova con un "esserino fragilissimo tra le braccia che grida per il terrore". In questo scenario di dolore e solitudine, la ninna nanna diventa uno sfogo, un modo per "gemere" e dare voce a un vissuto materno complesso e spesso taciuto. Per questo motivo, le ninna nanne non hanno sempre un ritmo allegro, ma piuttosto un'oscillazione ritmica che accompagna il lamento, simile a quella del canto di culla.

L'Evoluzione delle Ninna Nanne e la Maternità Contemporanea

Nonostante le radici profonde e talvolta oscure, le ninna nanne si sono evolute. Le madri contemporanee, pur vivendo in contesti più pacifici, possono ancora sentire il peso del dolore della separazione del parto e della solitudine che molte puerpere sperimentano. La figura della doula della nascita è emersa proprio per offrire supporto alla triade madre-partner-bambino, aiutando la donna a riprendersi dal parto e la famiglia a trovare un nuovo equilibrio.

La retorica della maternità sacra e intangibile spesso rimuove il lato "perturbante" del materno, dove covano disagi e angosce. L'etica sociale non permette sempre di esprimere sentimenti come la rabbia o il desiderio di allontanare il proprio figlio, aspetti che, tuttavia, sono parte dell'esperienza umana. La società tende a proiettare un'immagine idealizzata della madre come protettrice del focolare, mettendo in secondo piano le difficoltà e i vissuti contrastanti.

Le ninna nanne, in questo senso, possono essere viste come un modo per dare spazio a questi vissuti "normali" che l'etica sociale non permette di esprimere apertamente. Comunicare ciò che si sente, anche attraverso una canzone, era ed è un modo per dare un posto sicuro a emozioni complesse.

Ninna Nanne nel Mondo: Un Patrimonio Culturale Diversificato

La ricchezza delle ninna nanne si manifesta nelle diverse culture. Dalle ninna nanne ceche come "Hajej můj andílku" a quelle danesi come "Elefantens vuggevise", fino alle tradizioni scozzesi come "Scottish Lullaby", ogni cultura ha plasmato queste melodie per adattarle al proprio contesto e alle proprie sensibilità.

In Grecia, ninna nanne come "Νάνι μού το νάνι νάνι" e "Νάνι νάνι το παιδί μου" riflettono la bellezza della natura e la vita rurale, mentre "Ύπνε, που παίρνεις τα μικρά" invoca il dio del sonno. L'Italia vanta tradizioni come la "Nana Bobò" della laguna veneta, con influenze balcaniche e bizantine, e la "Fai la Nanna, Mio Simone" dalla Toscana. Il Friuli offre la "Ninna nanna sette e venti", mentre la più celebre "Stella stellina" di Lina Schwarz è conosciuta in tutta la penisola.

La Romania presenta ninna nanne antiche come "Culcă-te, puiuţ micuţ" e "Nani, nani, puişor", mentre la Turchia offre auguri e desideri nelle sue ninna nanne, come in "Uyusun da büyüsün", che esprime il desiderio che il bambino cresca sano. Altre ninna nanne turche, come "Babanın Ninnisi" e "Dandini Dandini Dastana", esplorano metafore complesse e lodi alla bellezza del bambino.

Mappa delle ninna nanne europee

Oltre l'Apparenza: La Profondità delle Parole Infantile

Le parole delle ninna nanne, anche quelle che sembrano più innocue, possono custodire verità più intime e profonde. L'atto di cantare una ninna nanna, di scendere nella profondità delle parole e di attraversare queste "grotte antiche", permette di osservare quel lato oscuro che spesso ci parla più della luce. Ciò che appare semplice e infantile può nascondere un significato che una parte di noi aspettava da tempo di essere riconosciuta.

La retorica della maternità, che spesso sottolinea solo gli aspetti "irreali e illusori di perenne felicità e serenità", non permette di lasciare spazio ai vissuti aggressivi e frustranti che vengono repressi. Le ninna nanne, con la loro capacità di dare voce all'inesprimibile, offrono uno spazio di espressione per questi sentimenti, permettendo una maggiore integrazione dell'esperienza materna.

In conclusione, "Ninna nanna ninna oh" e le sue simili non sono solo canzoni per bambini, ma complessi manufatti culturali che riflettono la dualità dell'esperienza umana, le paure ancestrali, i traumi della maternità e la saggezza resistente al tempo. Esse ci invitano a guardare oltre la superficie, a riconoscere la complessità delle emozioni e a comprendere come, anche nelle espressioni più apparentemente infantili, si celino profonde verità sulla vita e sulla condizione umana.

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