Le tradizioni popolari sono un tessuto complesso di credenze, riti e narrazioni che si tramandano di generazione in generazione, offrendo uno sguardo unico sulle visioni del mondo e sulle paure ancestrali di una comunità. Tra le figure più affascinanti del folklore siciliano emergono le cosiddette "Donne di fuora", esseri soprannaturali la cui presenza è strettamente legata allo spazio domestico e alle dinamiche familiari. Questo articolo si propone di esplorare il significato e le implicazioni di queste figure, analizzando le loro caratteristiche, le loro manifestazioni e il loro legame con elementi quotidiani come il latte d'asina e il pane, simboli di nutrimento e sussistenza.

Le "Donne di Fuora": Entità Domestiche e Misteriose

Il termine "Donne di fuora" è uno dei nomi con cui vengono identificate queste entità nel folklore siciliano. Tuttavia, un'analisi più approfondita suggerisce una connessione intrinseca con lo spazio abitativo, tanto da renderle equipollenti ad altre denominazioni come "Donni di casa", "Patruni di casa", "Patruni d’ ‘u locu", "Donni di locu", "Dunnuzzi di locu" o "Gintuzzi di casa", come riportato a Lampedusa. Questa apparente contraddizione tra "fuori" e "dentro" è uno degli aspetti più intriganti e meritevoli di indagine.

Illustrazione di figure femminili eteree che fluttuano all'interno di una casa siciliana tradizionale

Le testimonianze raccolte, in particolare quelle riportate dal classico lavoro di Giuseppe Pitrè, descrivono queste donne come "spiriti balzani e capricciosissimi ma non naturalmente cattivi". La loro presenza è quasi perenne nelle case che scelgono di abitare. Sebbene invisibili, partecipano alle gioie e ai dolori della famiglia. La loro benevolenza o ostilità ha un impatto diretto sul benessere del nucleo familiare: se sono propizie, tutto procede per il meglio; in caso contrario, la famiglia è destinata a subire una serie di disgrazie, tra cui malattie, dispiaceri e contrarietà d'ogni sorta, portando a una condizione di costante infelicità e insicurezza. In queste circostanze, si crede che "la casa nun cci coli" (la casa non sia più adatta), persuadendosi che "la casa nun cci la voli". Tuttavia, la causa non è la casa in sé, ma le "Padrone di casa" che non sono contente finché la famiglia non abbandona l'abitazione, condannandola a una lenta rovina se vi permane.

La Correlazione con lo Spazio Domestico e le Manifestazioni del Fantastico

Diverse attestazioni folkloriche confermano questa stretta correlazione con le case e il tratto della localizzazione "in casa" o più estensivamente "nello spazio della casa/abitazione". Queste entità, pur chiamate "Donne di fuora", sembrano abitare primariamente all'interno degli spazi domestici.

Un racconto interessante narra di un contadino di Corleone a cui una "Signora" comandò di dormire in una determinata stamberga a Girgenti. Obbedendo, egli ricevette in premio denaro, abilità negli affari di campagna e una straordinaria celerità negli spostamenti. Poteva inoltre assistere a banchetti di "Donne di luogo" e acquisire numerose altre virtù. Tuttavia, quando decise di lasciare Girgenti per tornare a Corleone, la sua fortuna cambiò radicalmente. In pochi anni, si ritrovò in miseria, provando fame, freddo, persecuzioni e persino la perdita dei denti a causa di un forte urto. Nonostante fosse un contadino abilissimo, la sua disgrazia era attribuita alla "disgrazia delle Donne di fuora", che gli avevano tolto ogni speranza.

Illustrazione di una casa rurale siciliana con elementi misteriosi visibili all'esterno, come ombre o luci insolite

La natura di queste entità è talvolta associata a pratiche e credenze che ne sottolineano la potenziale malvagità o, quantomeno, la necessità di rispetto e cautela. Ad esempio, se in una casa rimane del cibo dopo cena, la madre di famiglia ha cura di conservarlo e di porre un pugno di sale sul coperchio, recitando poi un paternostro in loro onore. Questo gesto, apparentemente devozionale, potrebbe celare un tentativo di placare o allontanare influenze negative.

Variazioni Narrative e Immaginarie: Dalle Bambine Scomparse ai Rettili

Le narrazioni folkloriche offrono una vasta gamma di "varianti immaginarie" riguardo alle "Donne di fuora". Una storia commovente racconta di una bambina molto bella che, trovandosi sola in casa durante l'ora della siesta, fu chiamata da un angolo della casa che si aprì. Entrata, ricevette delle monete d'oro da "persone diciamo strane". Quando la madre tornò, la bambina le mostrò le monete e le raccontò l'accaduto. La madre, incoraggiandola, le disse di bussare di nuovo il giorno seguente. La bambina lo fece, l'angolo si riaprì, ed ella entrò, per non fare mai più ritorno. Da quella notte, la madre udì sempre la voce della bambina chiamarla, ma non la rivide mai più. Questo racconto evoca il tema della seduzione e del rapimento da parte di esseri soprannaturali, spesso legati a un mondo parallelo o a un destino ineluttabile.

Un altro aspetto rilevante riguarda i comportamenti da tenere in casa durante la notte. Se qualcuno deve alzarsi dal letto per qualsiasi bisogno, è necessario camminare con le braccia distese e agitarle costantemente come segno di riverenza e per evitare di urtare le "Signore e Patrone". La trasgressione di questo rituale comporta guai per la famiglia. Un massaro di Modica, Michele Agosta, ignorò queste precauzioni e fu colpito da un dolore improvviso ai reni che lo costrinse a letto per un mese. Questo sottolinea l'importanza di una condotta rispettosa e consapevole della presenza di queste entità invisibili.

La casa è costantemente segnata da "presenze". Il tetto e le travi del tetto acquistano particolare salienza, come dimostra il caso dei fazzoletti scomparsi e poi ritrovati annodati in cima a una trave. Questo fenomeno, dove oggetti personali scompaiono per poi riapparire in luoghi elevati, suggerisce una connessione tra le "presenze" e le parti superiori dell'abitazione.

Diagramma che illustra la casa come spazio abitato da presenze soprannaturali, con enfasi su tetto e travi

In congruenza con quanto detto, si ritiene che le "Donne di fuora", convertendosi in vento, possano portare via i tegoli e scoprire le case. In queste occasioni, chi le ha viste le descrive con sembianze di anatre o tacchine.

Le "Donne di fuora" assumono non di rado forma di rettile, in particolare di botte o rospi. Quando si presume la loro presenza sotto queste sembianze, si raccomanda di lasciarli dove sono, ripararli con pietre e cocci di tegoli, o meglio ancora, raccoglierli da terra, accarezzarli e portarli in casa per allevarli e nutrirli. Il loro cibo ordinario è pane e vino, a volte pane e zucchero. Riparare questi rospi-donne con "cocci di tegole" o portarli in casa per allevarli sono gesti riconducibili allo stesso senso di fondo: l'assunzione, nello spazio domestico, di queste creature. Questo rafforza ulteriormente l'idea che, nonostante la denominazione "di fuora", il loro dominio sia primariamente interno all'abitazione.

"Donni di Casa" e "Lochi di Casa": Identificazione con l'Abitazione

L'idea che le "Donne di fuora" abitino "più in terra che in mare, ed ai giardini, ai boschi, alle macchie, dove pur sogliono fermarsi, preferiscono le case anche poverissime e fuori mano" è fondamentale. Questo spiega perché vengano dette anche "Donni di casa". Addirittura, almeno a Vizzini, le "Donne di fuora" sembrano assumere il nome di "Lochi di casa". Questa identificazione o tendenziale identificazione tra le "Donne di fuori" e la casa stessa è un punto cruciale.

A Vizzini, si crede che i "Lochi di casa", ovvero le Donne di fuora, "nella notte d’ogni giovedì lasciano a casa il corpo, e con lo spirito vanno vagando nelle case altrui apportando buona o triste ventura". Non tutti i giorni della settimana è loro concesso di uscire; vanno attorno il giovedì notte, al buio, penetrando nelle case per i buchi delle serrature e per le fessure degli usci. Da qui il nome di "Donni di notti". Se il nuovo giorno le sorprende fuori casa, esse si trasformano in botte o rospi, rimanendo tali per tutto il venerdì fino alla notte successiva, quando riacquistano la forma femminile.

Il rospo, proprio per questa possibile trasformazione, non va ucciso. Chi lo fa, muore entro ventiquattr'ore o, per lo meno, diventa paralitico o storpio, come chi abbia l'imprudenza di maltrattarlo. Questo divieto di nuocere al rospo sottolinea la sacralità e il potere attribuito a queste creature, viste come manifestazioni di forze soprannaturali legate alla casa.

Simbologie e Associazioni: Lucertole, Spiriti e Treccine Misteriose

Altre manifestazioni folkloriche ampliano il panorama delle credenze legate a queste entità. A Mazara del Vallo, si crede che trovare in casa un "Patroneddu de casa" (una piccola lucertola) porti buone notizie e fortuna. Per questo motivo, si cerca di non fargli del male e di non cacciarli via. Si dice che siano la reincarnazione dei cristiani, ovvero delle persone defunte. I "Patroneddi de casa" sono visti come fantasmi, e la loro apparizione è interpretata come la reincarnazione di anime.

Le testimonianze raccolte rivelano anche fenomeni inspiegabili legati a queste presenze. Una nonna racconta che, mentre la sua bambina dormiva nella culla, una gatta giocava con lei senza farle del male, ma la nonna pensava fossero i "patruneddi di casa", gli spiriti di cristiani morti. Un uomo possedeva un cavallo che, quando lasciato legato fuori casa, gli vedeva intrecciati i crini in trecce: erano i "patruneddi di casa", gli spirti, cristiani morti.

Un'altra credenza riguarda le "belle donne" che si divertono a intrecciare i capelli. Queste trecce, una volta fatte, non devono essere sciolte perché è pericoloso e si può cadere ammalati o morire.

Immagine di una lucertola che si arrampica su un muro di una casa antica

Il dondolio inspiegabile di una culla, il ritrovamento di una bambina sotto il letto dopo essere scomparsa dalla culla, e la sensazione di "gente" che striscia sui muri o cammina sul tetto sono tutti elementi che contribuiscono a creare un'atmosfera di mistero e di presenza costante. L'abbandono di una casa a causa di eventi inspiegabili, come una famiglia che la occupa solo per una notte a causa di rumori e percosse, sottolinea la forza e l'influenza di queste entità sul benessere e la sicurezza degli abitanti.

Il Legame con il Pane e il Latte d'Asina: Elementi di Sussistenza e Rito

Il titolo stesso, "Ninna Nanna Figlio Mio: Latte d'Asina e Pane", introduce elementi di nutrimento e cura materna, ma anche di un contesto rurale e arcaico. Il latte d'asina, in particolare, era un alimento prezioso in passato, utilizzato per le sue proprietà nutritive e terapeutiche, specialmente per i neonati e i convalescenti. Il pane, poi, è il simbolo universale del sostentamento.

La presenza di questi elementi nel titolo suggerisce un legame tra le "Donne di fuora" e la sfera della cura, della maternità e della sussistenza. Potrebbero essere viste come custodi di questi aspetti fondamentali della vita domestica, capaci di favorire o ostacolare il benessere attraverso la loro influenza su questi elementi vitali.

Ad esempio, il racconto della bambina a cui vengono sottratti i fazzoletti e che perde l'appetito, riacquistandolo solo dopo aver lasciato la casa "ostile", suggerisce che le "Padrone del luogo" (le Donne di fuori) potevano influenzare persino la capacità di nutrirsi e digerire. Il pane, che prima le sembrava scarso, dopo aver lasciato la casa "malvagia" le appare abbondante, e riesce finalmente a inghiottirne qualche boccone. Questo lega le entità soprannaturali non solo alla fortuna o alla sfortuna generale, ma anche a funzioni fisiologiche e al rapporto con il cibo.

La Casa che Non Vuole Più: Un Legame Indissolubile

La frase "la casa non mi voleva più" ricorre in più occasioni, sottolineando un legame quasi empatico tra l'abitazione e le presenze che la abitano. Quando la casa sembra "rifiutare" i suoi occupanti, accadono eventi nefasti: si rompe una cisterna, si verificano incendi, o gli stessi occupanti sono costretti ad andarsene. Questo suggerisce che le "Donne di fuora" non sono semplicemente ospiti, ma parte integrante dell'essenza stessa della casa, capaci di influenzare la sua stabilità e la sua capacità di accogliere.

Illustrazione di una vecchia casa diroccata con un'atmosfera inquietante

In questo contesto, il folklore siciliano ci presenta un universo in cui il confine tra il visibile e l'invisibile, tra il naturale e il soprannaturale, è estremamente labile. Le "Donne di fuora" incarnano le paure ancestrali legate alla casa, al focolare domestico, alla continuità della stirpe e alla sussistenza, trasformando elementi quotidiani come il pane e il latte d'asina in potenziali veicoli di benedizione o maledizione, a seconda del favore o dell'ira di queste enigmatiche figure del folklore.

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