La maternità è un viaggio complesso e profondamente trasformativo, un'esperienza che coinvolge aspetti fisici, emotivi, psicologici e sociali. Accanto alle gioie e alle meraviglie, essa porta con sé un carico di aspettative, spesso alimentate da retaggi culturali e luoghi comuni che dipingono un quadro idealizzato e a volte irrealistico. Allo stesso modo, la fertilità e il concepimento sono circondati da un velo di mistero e da una miriade di informazioni, non sempre accurate, che possono generare ansia e confusione. Questo articolo si propone di esplorare la maternità in tutta la sua sfaccettata realtà, smentendo i falsi miti e facendo luce sulle complessità della fertilità, basandosi sulle conoscenze scientifiche e sulle esperienze condivise.
La Maternità: Oltre il Mito del Giardino dell'Eden
È sufficiente fare una ricerca online o sfogliare un qualsiasi testo sulla maternità, per trovare una miriade di informazioni su gravidanza, parto, post-partum, sulle montagne russe emotive e sul profondo cambiamento identitario che molte donne- e spesso anche i loro partner- attraversano durante e dopo la nascita di un figlio. La nascita del primo figlio comporta il passaggio dalla diade coniugale alla triade familiare; la famiglia, dunque, entra nella seconda fase del suo ciclo di vita che vede i genitori impegnati nella gestione del nuovo arrivato. A ciò, segue la ridefinizione di ruoli e compiti che implicano l’accesso ad un nuovo mondo che impone un costante apprendimento e un profondo adattamento al nuovo. Questi cambiamenti sono ancora più impegnativi per le neomamme. L’acquisizione e la pratica del ruolo di madre è un processo complesso che prevede, in primis, la ridefinizione del proprio Sè (sul piano fisico, mentale ed emotivo), l’assunzione di responsabilità, la riorganizzazione della propria vita mentale e materiale. Dunque, è necessario smentire l’idea per cui la maternità è una condizione assolutamente appagante.
Tuttavia, a causa dei retaggi culturali, dei luoghi comuni, delle leggende e dei falsi miti che rappresentano la maternità come un giardino dell’Eden, per una mamma può non essere semplice parlare delle difficoltà che si incontrano nella gestione dei figli. “Ma perché ti lamenti! È tuo figlio! Chi vuoi che lo cresca?” Queste sono alcune delle frasi che una donna potrebbe sentire, se provasse a lamentarsi della stanchezza, delle difficoltà che la genitorialità comporta. È come se per la società, la maternità, come la curiosità, fosse donna: proprio per la potenza generatrice femminile, pare che la maternità debba essere attribuita alla donna ad ogni costo. Generare però, non significa soltanto procreare a livello biologico.
Il Mito del Sacrificio Assoluto e l'Istinto Materno Infallibile
Esistono falsi miti sulla maternità? Primo tra tutti, il falso mito del sacrificio assoluto. Certo, diventando genitori, soprattutto durante i primi mesi del postparto è funzionale “mettersi da parte”; tuttavia, dimenticare e perdere se stessi, a lungo andare può essere logorante. Il mito del sacrificio non perdona frasi egoistiche del tipo “Lo faccio per me”. È un mito che genera messaggi impliciti che incitano le donne a lasciare il lavoro in cambio di maggiore tempo a disposizione per i figli, trascurare gli interessi, le amicizie o il rapporto di coppia, o ancora a sentirsi in colpa.
La seconda leggenda sulla maternità è quella per cui l’istinto materno è insito in ogni donna che, dunque, può comprendere da subito il proprio bambino. In realtà, ogni mamma impara a conoscere gradualmente i propri figli, così come si fa con qualsiasi persona che si incontra per la prima volta. L’istinto materno è un mito. La donna che è in grado di intuire e soddisfare all’istante ogni esigenza del suo bambino, e di fare tutto da sola, è un mito. Molte madri scoprono i sentimenti di affetto e amore verso i loro bambini dopo qualche settimana dalla nascita, altre hanno difficoltà nel tirar fuori l’amore materno.

Così come esistono genitori che riescono ad amare i loro bimbi non ancora nati, a costruire già durante la gravidanza un attaccamento prenatale, allo stesso modo ci sono genitori che fanno fatica ad innamorarsi dei propri figli. Piano piano, il contatto con il bambino può aiutare a sviluppare l’amore materno; tenere, coccolare, parlare, portare, fare il bagno, nutrire e dormire con i loro bambini aiuta a promuovere sentimenti di “legame” e a sviluppare una connessione emotiva con il bambino. Molte donne, dal momento in cui scoprono che una nuova vita sta crescendo dentro sé stesse, riescono a creare un forte legame emotivo con il feto; altre invece fanno più fatica, per cui possono sentirsi sbagliate o in colpa nel non esternare l’amore per i figli, così come le altre mamme. In quest’ultimo caso, dunque, sperimentando una relazione molto più distaccata con il nascituro, possono addirittura dubitare di poter svolgere il ruolo materno e di volere davvero il bambino. Il legame tra mamma e figlio, dunque, può anche non crearsi in maniera istantanea; sono molte, infatti, le modalità con cui le madri si “affezionano” ai loro bambini.
L'Allattamento, la Felicità Costante e l'Amore Immediato
Al terzo posto, si colloca la credenza per cui una madre che allatta tiene più al suo bambino rispetto ad una madre che non allatta. Per quanto allattare i propri figli possa essere un’esperienza unica durante la quale si è concretamente in simbiosi l’un l’altra (il bimbo si nutre di latte, la madre si nutre di amore), per molte donne allattare può essere faticoso, se subentrano problematicità che possono rendere l’allattamento doloroso e che possono spingere la madre ad optare per il latte artificiale.
Una madre è sempre felice, e non si pente e stanca mai di esserlo, perché la maternità è una condizione di per sé appagante: questo è un altro falso mito sulla maternità. Una madre non è una macchina da guerra e, così come una batteria, quando è scarica, ha bisogno di ricaricarsi. L’idea per cui una madre è sempre felice e carica come una super-eroina, può portare una donna a credere che ci sia qualcosa di sbagliato in lei, qualora non riesca ad affrontare determinate situazioni, perché “tutte le madri ce la fanno benissimo”.
Altra credenza è quella per cui ogni madre, non appena vede il proprio bimbo per la prima volta, se ne innamora perdutamente. E se non fosse così per tutte le mamme?
Matrescenza: Una Transizione da Accogliere
Sistemi di credenze, mitologie e magie, costruzioni che altro non sono che forme di controllo ideate dagli uomini, possono portare ad interpretare la realtà in maniera differente dal reale. Sono necessari nuovi modelli per pensare al passaggio alla maternità o “matrescenza”, intesa come transizione evolutiva alla maternità. Proprio come un neonato transita all’infanzia, e un fanciullo transita all’adolescenza, e in questa transizione non dovrebbero essere ostacolati da interferenze, ogni donna dovrebbe transitare verso la maternità senza nessuna intromissione. Le donne hanno bisogni biologici, ormonali ed emotivi unici durante il periodo perinatale e tali bisogni sono troppo spesso minacciati da false credenze. Comprendere e rispondere alle convinzioni, alle credenze e agli atteggiamenti delle donne durante il periodo perinatale, dovrebbe essere un obiettivo importante della politica internazionale sulla salute della maternità; questo perché l’espressione “assistenza centrata sulla donna” riflette non soltanto gli aspetti fisiologici della maternità, ma anche quelli psicologici, psicosessuali e psicosociali.
La credenza più preziosa da diffondere sulla genitorialità potrebbe essere che ciò che davvero conta, in un genitore, è l’intenzione di fare bene: impegnarsi a dare il meglio di sé con le risorse e il tempo disponibili. Per una mamma e un papà, prendersi cura di sé non dovrebbe essere un’eccezione, ma una regola: concedersi del tempo, vedere gli amici, fare sport, divertirsi.
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Il Mistero della Fertilità: Sfatare i Miti sul Concepimento
Il desiderio di maternità è un sentimento complesso che coinvolge molte donne a vari livelli emotivi, psicologici, sociali e biologici. Si tratta di un impulso naturale per molte persone, radicato sia in istinti evolutivi che in desideri personali e culturali. Tale sogno, o ambizione può manifestarsi in qualunque momento della vita, influenzato da vari fattori come l’età, lo stato relazionale e la stabilità economica. Capire come si manifesta, non è semplice, poiché tutto è molto soggettivo; tuttavia, è interessante comprendere i sintomi associati, le implicazioni per la coppia e cosa fare se il bambino non arriva: tutti aspetti che possono aiutare le donne ed i loro compagni a navigare in questo importante momento della vita.
I Miti più Diffusi sul Concepimento
"Non riesco a rimanere incinta, consigli?" I forum online dedicati alla maternità sono affollati di domande di questo genere. "Perché non riesco a rimanere incinta" è una ricerca che su Google ottiene quasi 7 milioni di risultati in italiano, e ben 624 milioni in inglese. Si tratta di una domanda più che lecita, ma che meriterebbe una risposta articolata e soprattutto elaborata da qualche specialista, non da un utente qualsiasi sul web. Perché sul concepimento ancora oggi circolano tantissime informazioni falsate, nozioni di biologia fantasiose, luoghi comuni e falsi miti che non solo non aiutano chi sta cercando di avere un bambino, ma riempiono di aspettative che mese dopo mese vengono disattese, procurando cocenti delusioni.
Accade spesso che, quando una coppia decide di avere un figlio, si scontri con uno scenario imprevisto: la gravidanza che tarda ad arrivare. La possibilità di non riuscire a concepire dopo due, tre, sei mesi di tentativi, arriva come una doccia fredda, perché è comune l’idea che tra l’avere e il non avere un figlio ci sia di mezzo solo la volontà. Invece può servire del tempo, ma quanto? “Il 75% delle coppie fertili, che hanno almeno due rapporti non protetti a settimana, riesce a raggiungere la gravidanza entro sei mesi di tentativi o, in molti casi, entro un anno”. Se dopo dodici mesi di infruttuosi tentativi, che scendono a sei se la donna ha più di 35 anni, è consigliabile parlare con il proprio ginecologo, oppure rivolgersi ad uno specialista in infertilità. Si procederà ad un’analisi accurata della condizione per tracciare un quadro clinico e per suggerire il percorso più opportuno.
In assenza di patologie pregresse, una donna ha maggiori possibilità di concepire se ha un’età compresa tra i 20 e i 35 anni. Tuttavia, è bene non lasciarsi ingannare dalla comune credenza secondo cui rimanere incinta quando si è giovani è sempre facile. “Si è portati a pensare che la capacità fertile nelle persone giovani sia sempre assicurata, e che quindi sia possibile concepire in ogni momento. Tuttavia, in molti recenti studi sono emersi dati preoccupanti sulla fertilità maschile giovanile: in oltre il 45% di essi il parametro dello sperma risulta alterato”.
A tale proposito, sfatiamo un altro luogo comune: non è solo l'età della donna ad influire sulla possibilità di ottenere una gravidanza. “L’età di entrambi i membri della coppia incide sul concepimento. In passato si riteneva che solo la donna fosse responsabile di un’eventuale infertilità, ma gli studi attuali hanno dimostrato come l’uomo contribuisca al mancato concepimento in egual misura”.
L’apparato riproduttivo e il suo funzionamento sono un mistero per molte persone: “Tutti credono di sapere. Ma in realtà pochi effettivamente conoscono”. Tendenzialmente si conoscono le nozioni più basilari, ma spesso in modo confuso e, nel passaparola che avviene tra amiche, genitori, parenti e conoscenti vari, si arricchiscono di fantasiose variazioni.

Quando e Come Avere Rapporti per il Concepimento
Una delle domande più ricorrenti che si pone una coppia alla ricerca di un figlio è quando avere rapporti, ovvero, quanti giorni al mese è possibile concepire? Convinzione diffusa è che la donna sia fertile solo il 14° giorno del suo ciclo mestruale (ovvero a metà di un ciclo standard, di 28 giorni), cioè durante l'ovulazione, ma, come spiega la dottoressa Granato, “La maggior parte delle donne non ha un ciclo prevedibile. Stress, sollecitazioni fisiche e psicologiche esterne, cambiamenti ormonali o variazioni di peso corporeo, disturbi del sonno e altri fattori possono modificarne la regolarità. Rendendo di conseguenza la standardizzazione che indica il picco della fertilità nel 14° giorno del ciclo mestruale, un’opinione non del tutto condivisibile”.
“Bisogna considerare come ‘giorni utili’ i cinque che precedono l’ovulazione”, afferma l’embriologa. “Già dall’ottavo, nono giorno del ciclo si dovrebbe iniziare ad avere rapporti sessuali mirati. Io consiglio di avere rapporti a giorni alterni fino alla diciassettesima giornata del ciclo, in modo da essere certi di aver centrato la finestra di tempo giusta. I luoghi comuni e i falsi miti legati al sesso abbondano quando si parla di concepimento, e a volte si contraddicono tra loro. Per esempio, si dice che quando si fa troppo sesso si 'sprecano' spermatozoi, ma c’è anche chi pensa che per rimanere incinta occorre avere rapporti quotidiani: dove sta la verità? “Il liquido seminale può sopravvivere fino a sette giorni all’interno dell’utero e delle tube di Falloppio”. Quindi, per fecondare l’ovulo è sufficiente fare sesso tre volte alla settimana - purché la coppia segua le dinamiche dell’ovulazione e conosca perfettamente i tempi del ciclo in modo da individuare le date più fertili”.
Ci sono posizioni sessuali che possono favorire il concepimento? Anche su questo tema circolano fantasiose opinioni. “Non ci sono evidenze scientifiche ad avvalorare queste ipotesi o altre per cui, ad esempio, stare a testa in giù favorirebbe le possibilità di concepimento”, assicura la dottoressa Granato. “Perché, indipendentemente dalla posizione assunta, le probabilità di rimanere incinte dipendono principalmente dal saper individuare la finestra di fertilità”. Un altro mito riguarda l’orgasmo femminile: è vero che aumenta le probabilità di concepire? “No, è falso. Non esiste alcuna evidenza scientifica che avvalori l’ipotesi che contrazioni uterine favoriscano la risalita dello sperma lungo le tube. Gli spermatozoi possono sopravvivere e muoversi per qualche giorno all’interno dell’apparato riproduttivo femminile, a prescindere dall’orgasmo”.
Infine, una vera e propria diceria riguarda l’andare in bagno dopo un rapporto sessuale: alcune donne evitano di farlo per timore di compromettere il concepimento.
Alimentazione, Stile di Vita e Stress: Fattori Chiave per la Fertilità
Su cosa mangiare o evitare per favorire una gravidanza, circolano decine e decine di dicerie. Non esiste un alimento miracoloso che fa rimanere incinte, né un’erba della fertilità da sciogliere in una tisana. Ma seguire uno stile di vita il più sano possibile - che include evitare di fumare e bere alcolici - aiuta: “Un corretto stile di vita, a partire da un’alimentazione controllata, è fondamentale sia nella ricerca di una gravidanza naturale sia in un percorso di procreazione medicalmente assistita”. “Un’alimentazione sana, in particolare, rappresenta un valore aggiunto sia per la fertilità maschile, potendo influenzare sia la quantità che la qualità degli spermatozoi, sia per la fertilità femminile, potendo contribuire a regolare il ciclo mestruale e la corretta produzione ormonale”. Mangiare frutta e verdura di stagione, assumere fibre, limitare gli zuccheri semplici sono tutti comportamenti alimentari che favoriscono l’equilibrio ormonale. In particolare “L’adozione di queste precauzioni diviene essenziale durante un ciclo di fecondazione assistita, quando sarà necessario ottimizzare il metabolismo e rendere più semplice l’eliminazione di ormoni non più necessari”.
Inoltre, anche il peso corporeo influisce sulla possibilità di concepire: “È importante mantenere un peso regolare, sia per godere di un buono stato di salute generale, sia per aumentare le possibilità di concepimento, sulle quali anche le patologie legate al sovrappeso possono avere un impatto importante.
“Rilassati e vedrai che arriverà…” una frase molto comune che si sentono dire le donne alla ricerca di una gravidanza. Ma quanto c'è di vero? “È scientificamente provato che lo stress incide negativamente sulla buona riuscita di un progetto di gravidanza”, ci informa la dottoressa, ma non solo se a viverlo è la donna: “Una ricerca dell’ASRM ha dimostrato come lo stress possa provocare delle alterazioni del liquido seminale, dato che i livelli di testosterone (ormone che regola la produzione degli spermatozoi) tendono ad abbassarsi”. Ovviamente in presenza di vere e proprie patologie non basta certo 'rilassarsi' per concepire, ma occorre stare attenti a non incappare in un circolo vizioso: “Paradossalmente, talvolta è la stessa infertilità a portare problemi di stress. A maggior ragione se si gode di uno stato di salute ottimale. La mancanza di elementi patologici che giustifichino la difficoltà a procreare potrebbe avere effetti devastanti sul benessere individuale, sulla propria autostima e sulla propria identità.”

La Pillola Anticoncezionale e la Fertilità: Miti da Sfatare
Sul fronte pillola della anticoncezionale esistono diversi luoghi comuni privi di fondamento. Alcune persone temono che assumerla per diversi anni possa compromettere la fertilità, ma c’è anche chi crede sia vero il contrario, cioè che sospenderla dopo averla presa per molto tempo renda particolarmente fertili. Entrambe le versioni sono smentite dagli studi, asserisce la dottoressa: “Non è stata rilevata alcuna distinzione significativa fra tasso di fertilità delle donne che hanno assunto la pillola in maniera prolungata e tasso di fertilità di chi non ha fatto ricorso a questo metodo anticoncezionale. Non esiste alcuno studio in grado di correlare l’assunzione della pillola anticoncezionale a futuri problemi di fertilità conseguenti alla sua interruzione”. È invece vero che “La combinazione ormonale presente nella pillola anticoncezionale consente una regolarizzazione del ciclo mestruale, cosa che può avere effetti positivi sulla stessa fertilità. Tra i più diffusi falsi miti che riscontra la dottoressa ce n’è uno che riguarda l’allattamento: è comune l’opinione secondo cui non si può rimanere incinta se si allatta. C’è una parte di verità, afferma Granato, ma non si può considerare l’allattamento un contraccettivo: “Durante questa fase le probabilità di incorrere in una gravidanza diminuiscono, ma non si azzerano.”
Infertilità: Cause, Diagnosi e Percorsi di Supporto
Infertilità è l’incapacità di concepire un bambino dopo un anno di rapporti sessuali regolari senza l’uso di contraccettivi. Se non ci sono problemi nei rapporti sessuali e non ci sono precedenti medici nella cartella clinica della donna, è ragionevole un anno di attesa prima della consultazione se la donna ha meno di 30 anni, tra i 6 mesi e i 12 mesi se l’età è tra i 30 e i 35 anni. L’infertilità femminile, ovvero l’incapacità di concepire dopo un anno di tentativi, può avere diverse cause, che interessano diversi aspetti del sistema riproduttivo. Ognuna di queste cause può richiedere un approccio diagnostico e terapeutico diverso.
Nel 30% dei casi, le cause che impediscono la gravidanza sono di origine materna. L’avanzare dell’età è strettamente connessa alla perdita di capacità riproduttiva. Età: l’età femminile è uno dei fattori principali nel determinare la fertilità. A partire dai 35 anni diminuisce il potenziale riproduttivo. Ovulatorie/ormonali: difetto o l’assenza completa di ovulazione. I dosaggi ormonali hanno lo scopo principale di valutare la riserva ovarica, vale a dire il patrimonio di ovociti della donna e quindi il suo potenziale di fertilità.

Diagnosi e Trattamenti per l'Infertilità Femminile
Le tecniche diagnostiche per valutare l'infertilità femminile includono:
- Ecografia pelvica transvaginale: permette di valutare l’anatomia dell’apparato riproduttivo femminile (utero ed annessi) e la presenza di eventuali alterazioni a suo carico (malformazioni uterine, fibromi, neoformazioni annessiali ecc).
- Ecografia tridimensionale (eco 3D) dell’utero: tecnologia che, attraverso una elaborazione rapida del volume del viscere, permette il riconoscimento di eventuali malformazioni congenite dell’utero.
- Laparoscopia: tecnica chirurgica che permette di vedere dentro l’addome attraverso uno strumento a fibre ottiche (il laparoscopio) collegato ad una telecamera. Dato il piccolo diametro del laparoscopio (da 2 a 10 mm), la procedura può essere eseguita “a cielo chiuso”, ossia senza praticare l’apertura dell’addome, ma ricorrendo ad incisioni di pochi millimetri.
Il trattamento dell’infertilità femminile dipende dalle cause dell’infertilità stessa. Il 1° livello comprende tutte le metodiche che favoriscono il concepimento naturale, ossia la cosiddetta fecondazione “in vivo”. Il 2° e 3° livello comprendono tutte le tecniche di fecondazione in cui l’incontro tra ovocita e spermatozoo, prelevati alla coppia, avviene in laboratorio (ossia “in vitro”). Tra queste, la ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo): è la microiniezione di un singolo spermatozoo direttamente all’interno della cellula uovo. È riservata ai casi in cui si teme che, con la semplice inseminazione dell’ovocita, ci possano essere problemi nell’ottenere la fecondazione.
Un approccio innovativo è il plasma ricco di piastrine (PRP), un concentrato di piastrine ottenuto dal sangue della paziente stessa. Il PRP intraovarico prevede l’iniezione diretta di PRP nelle ovaie. Lo scopo di questo trattamento è quello di ringiovanire il tessuto ovarico e stimolare la follicologenesi (la formazione e lo sviluppo di nuovi follicoli ovarici) nelle donne che presentano una ridotta funzionalità ovarica. La scelta del trattamento giusto dipende dalla valutazione medica, che comprende test ormonali, studi di imaging e analisi della storia clinica.
Procreazione Medicalmente Assistita e Metodi Naturali
Molte coppie con difficoltà al concepimento ricorrono alla procreazione medicalmente assistita (PMA), un iter non facile, soprattutto per la donna, che è maggiormente esposta alle tecniche mediche utilizzate. Quello che molte coppie non sanno è che esiste un’altra via per essere accompagnati nel percorso di ricerca della gravidanza: la procreazione naturalmente assistita. Molte coppie senza problemi di infertilità frequentano i centri di regolazione naturale della fertilità prima di cercare il concepimento, ai fini di imparare un metodo per la regolazione naturale della fertilità. Il metodo naturale consente di identificare numerosi problemi che aumentano il rischio di infertilità. È possibile accedere ad un percorso diagnostico e terapeutico che accompagna la coppia a valorizzare le capacità generative già presenti, rimuovere eventuali impedimenti al concepimento, modificare stili di vita ed abitudini poco salutari. Si cerca di diagnosticare con molto scrupolo le possibili patologie interferenti con l'infertilità e comprendere i problemi prima di trattarli. L’obiettivo è raggiungere il concepimento naturale senza l’utilizzo di tecniche invasive per evitare l’eccessiva medicalizzazione di un processo naturale.
Il primo passo richiede alla coppia aperta alla gravidanza di approfondire la conoscenza della propria fertilità. È molto importante sia per chi da poco ha deciso di aprirsi alla vita, sia prima di ricorrere a consultazioni e terapie presso un centro specialistico. Anche coppie che arrivano dopo falliti tentativi di fecondazione artificiale possono essere aiutate nel vivere con maggiore serenità il disagio della non gravidanza.
La conoscenza dei tempi fertili e sterili del ciclo femminile può sostenere una maggiore condivisione, proponendo uno stile di vita che tenga in considerazione tutti gli aspetti della sessualità di coppia. Il concetto del tempo fertile apre alla consapevolezza della diversità dell’esperienza del rapporto sessuale nei diversi tempi del ciclo femminile. Nel tempo fertile il desiderio sessuale è carico di attese per il concepimento. Nei tempi sterili del ciclo femminile è importante ritrovarsi nell’intimità per valorizzare l’unione sessuale quale tempo per “amarsi”, liberi dal carico del desiderio del figlio.
I centri di regolazione naturale della fertilità dispongono di una rete di medici specialisti, che partendo dall’insegnamento della consapevolezza della fertilità, attraverso la conoscenza dei tempi fertili e sterili del ciclo femminile, amplia la diagnosi e la terapia delle possibili cause di mancato concepimento. Si offrono terapie rispettose dell’integrità psicofisica della coppia, salvaguardando la vita del concepito. Tale approccio pone al centro la cura per la persona e per la relazione di coppia, considerando tutti gli aspetti della fertilità maschile e femminile, sia della struttura anatomica degli apparati genitali, sia della loro funzionalità. Il percorso parte dal medico ginecologo che incontra la coppia: fin dal primo colloquio si richiede la presenza di entrambi. Tutti e due devono ben sapere e ben comprendere il percorso diagnostico e terapeutico proposto, poiché la difficoltà al concepimento dipende da cause maschili e femminili e dal fattore “cervicale” cioè dalla interazione tra gli spermatozoi ed il muco cervicale, in modo “speciale” per quella specifica coppia in relazione alla loro “finestra fertile”.
Il desiderio di un figlio è cruciale, non solo per il suo concepimento, ma anche per il tipo e la qualità della relazione che si instaurerà con lui. La conoscenza e la consapevolezza della propria fertilità, può aumentare l’autostima e rispondere a molte domande che insorgono sulla propria adeguatezza nel diventare genitori. Potenziare la fiducia nelle proprie capacità, può essere l’occasione per sviluppare il significato positivo delle proprie scelte nell’intraprendere il cammino verso la ricerca della gravidanza. L’approccio della fertilità con la regolazione naturale della fertilità e con la procreazione naturalmente assistita non pone alcuna interferenza nei ritmi biologici e non altera l’integrità psico-fisica né dell’uomo, né della donna. Non ha controindicazioni medico-sanitarie, né effetti collaterali. Insegnando l’osservazione del proprio corpo, può aiutare ad individuare patologie che non verrebbero riconosciute, con danni sullo stato fisico presente e futuro.
La regolazione naturale della fertilità incentiva la cooperazione tra l’uomo e la donna e la corresponsabilità, rispetta e promuove la coppia in quanto tale, perché richiede ed allo stesso tempo aiuta, l’intesa tra l’uomo e la donna. Questo percorso aiuta a guardare in modo rispettoso il proprio figlio, ancora prima che il figlio ci sia e aiuta a preparare con cura un buon ambiente per la sua crescita, indispensabile per il suo sviluppo completo. Inoltre si propongono terapie che non ledono la sua esistenza dal concepimento.

