Mariangela Melato nasce a Milano il 19 settembre 1941, in un contesto storico segnato dalla guerra e dalle sue inevitabili ripercussioni sulla vita quotidiana. La sua esistenza, fin dai primi istanti, si rivela un intreccio di sfide e di una forza interiore che la definiranno come artista e come donna. La sua figura, oggi ricordata con affetto e ammirazione, affonda le radici in un'infanzia complessa, plasmata da vicende familiari e da una malattia della pelle che ne segnerà profondamente gli anni formativi.

Le Origini Familiari e l'Italianizzazione del Cognome
Il padre di Mariangela, Adolf Honig, nasce nel maggio 1909 nella Trieste ancora austriaca. La sua famiglia, come molte altre, si riscoprì italiana solo nel 1918. Con l'avvento del Fascismo, i cittadini triestini con cognomi stranieri furono sottoposti a pressioni per italianizzarli. Adolf divenne quindi ufficialmente Adolfo Melato e scelse Milano come nuova meta, dove incontrò Lina Fabbrica, la futura madre di Mariangela. Lina, nata a Milano nel 1915, visse un'infanzia difficile, rimanendo orfana di madre a soli tre anni e crescendo lontana dal padre, affidata agli zii materni in campagna, dove conobbe la fatica del lavoro fin da giovane. La vivace e talvolta contraddittoria personalità di Mariangela Melato è, in parte, frutto di questo affascinante mix di caratteri genitoriali: la riservatezza e la serenità del padre si fondevano con la forza e la combattività della madre, da cui Mariangela ereditò anche simpatia e solarità, oltre a una dedizione al lavoro senza timore delle sfide.
L'Ombra della Guerra e la Nascita di Mariangela
La giovane coppia Melato si stabilì in un modesto appartamento in via Montebello a Milano. La vita matrimoniale fu subito segnata dalle assenze di Adolfo, chiamato a prestare servizio militare in Libia per quattro mesi a partire dall'ottobre 1937. Al suo ritorno, nacque il primogenito, Ermanno. Adolfo lavorava incessantemente per garantire una sicurezza economica alla famiglia, ma le ristrettezze economiche erano una costante, aggravate dall'entrata dell'Italia in guerra il 10 giugno 1940. I bombardamenti su Milano costrinsero Lina e il piccolo Ermanno a trasferirsi fuori città, mentre Adolfo, in qualità di vigile urbano, viveva con il timore di essere richiamato al fronte. Fu in questo clima di paura e incertezza che Mariangela Melato venne concepita, durante il primo Natale di guerra. La sua nascita avvenne il 19 settembre 1941, in una Milano cupa e segnata dal conflitto.

Un'Infanzia Segnata dal Dolore e dalla Malattia
La nascita di Mariangela non fu priva di complicazioni. Era podalica e richiese un trasferimento d'urgenza all'ospedale Fatebenefratelli, dove venne alla luce alle 5:30 del mattino. Ma le difficoltà non terminarono con il parto. La neonata presentava macchie rosse e gialle su tutto il corpo, inizialmente attribuite a un'affezione neonatale. Tuttavia, la condizione della pelle non migliorò, portando alla diagnosi di dermatite atopica, una patologia cronica e dolorosa che l'avrebbe accompagnata per anni, con continui eritemi, vesciche e croste. La guerra intensificò le sofferenze: nel Natale del 1942, Adolfo fu nuovamente richiamato al fronte, e la famiglia Melato fu costretta a sfollare a causa dei continui bombardamenti. La situazione economica divenne ancora più precaria, costringendo Adolfo a richiedere prestiti per far fronte alle necessità familiari e alle costose cure mediche per la figlia. Un ex vicino, il signor Rolando Ferrari, ricorda la piccola Mariangela con la bocca "rovinata", soprannominandola "la bocaola".
La Prigionia del Padre e il Ritorno a Casa
Nel 1943, Adolfo Melato fu nominato Caporalmaggiore e inviato a Berlino come interprete presso l'ambasciata italiana. Pochi giorni dopo l'armistizio dell'8 settembre, fu internato e fatto prigioniero nel campo di concentramento di Buchenwald. La famiglia rimase senza notizie per un periodo angosciante, finché nell'ottobre dello stesso anno, Adolfo riuscì a far pervenire un toccante messaggio alla moglie e ai figli, esprimendo la sua preoccupazione per loro e la sua speranza di rivederli presto. Tornò a Milano l'11 aprile, presumibilmente dopo un periodo trascorso nascosto per timore di essere arrestato come disertore. L'esperienza a Buchenwald lo cambiò profondamente, rendendolo ancora più chiuso e riservato; rifiutò categoricamente di parlare della sua prigionia anche a distanza di anni.
La Liberazione e una Bambina Solitaria
La Liberazione nel maggio 1945 portò un sollievo atteso. Adolfo richiese gli arretrati e le indennità per poter rientrare nella loro casa in via Montebello, semidistrutta dai bombardamenti. Mariangela, che aveva quasi quattro anni, visse il periodo bellico in modo particolarmente duro a causa della sua dermatite. Era una bambina triste e introversa, che parlava poco e continuava a soffrire per le lesioni cutanee, impedendole di giocare liberamente e di vivere la spensieratezza tipica dell'infanzia. La guerra e le privazioni lasciarono un segno indelebile sulla sua pelle e sulla sua psiche.
Le Difficoltà Scolastiche e la Ricerca di un Linguaggio
Nel dopoguerra, nonostante l'ottimismo generale, la famiglia Melato continuava a vivere con preoccupazione. Adolfo e Lina temevano problemi di apprendimento e linguaggio per Mariangela, ma la bambina era semplicemente silenziosa, sopraffatta dalla tristezza e da un profondo senso di solitudine. La sua dermatite persistente la costringeva a portare fasce su mani, avambracci, gambe e collo, rendendo la sua pelle fragilissima e spesso sanguinante. I genitori, troppo impegnati nel lavoro, non sempre riuscivano a dedicarle le cure necessarie. Mariangela trascorreva ore da sola, osservando il mondo che la circondava. Ascoltava le conversazioni delle giovani lavoratrici della madre, parlando di sogni e matrimoni, ma sentendosi estranea a quel mondo. Non riceveva complimenti e gli unici sguardi che la raggiungevano erano quelli apprensivi dei genitori. In rare occasioni, Mariangela espresse la convinzione che i genitori amassero di più il fratello, definendosi "la matta della famiglia". A volte si procurava autolesionismi per attirare la loro attenzione. La sorella minore, Anna, la descrive come una bambina "davvero difficile", che "si rifiutava di mangiare, si faceva del male fisico dicendo a mamma: lo faccio per colpa tua. Sapeva essere molto pesante." È in questo contesto che germoglia il suo anticonformismo: sentendosi diversa e estranea alle convenzioni, trova un modello di riferimento nella vicina di casa, la signorina Villa, una giovane madre single, da cui impara a "fare solo quello che voleva e basta". Carla Villa, ex vicina, la ricorda come una bambina che "se ne stava un po' in un angolo, come avevo fatto anch'io, che mi definivo da sola un po' autistica".
Le Elementari e la Scoperta della Recitazione
Nel 1947, Mariangela iniziò la scuola elementare con grande apprensione da parte dei genitori, consapevoli delle sue difficoltà. Le bende alle mani le impedivano di tenere la penna correttamente, compromettendo l'apprendimento della scrittura. Alla fine del primo anno, non aveva imparato a leggere né a scrivere e non aveva stretto amicizie. La maestra si lamentava del suo modo di scrivere con la mano aperta, infilando la matita tra le bende, e la puniva. La madre, esasperata, la ritirò dalla scuola dopo una scenata. Mariangela fu bocciata, provando un misto di sollievo per non essere più chiamata "la suorina" a causa delle bende, ma anche la consapevolezza del marchio sociale di una bocciatura. L'anno scolastico successivo, 1948/1949, la vide iscritta nuovamente in prima elementare, ma Mariangela non frequentò quasi mai, mostrando un netto rifiuto per la scuola.
5 anni fa ci lasciava Mariangela Melato, genio d'arte e umanità - La Vita in Diretta 11/01/2018
La Consacrazione Artistica e il Ricordo
Nonostante le difficoltà iniziali, Mariangela Melato intraprese un percorso artistico che l'avrebbe consacrata come una delle attrici più amate e versatili del cinema e del teatro italiano. Dopo gli studi di pittura all'Accademia di Brera, un incontro casuale con Giorgio Armani alla Rinascente, dove lavorava come vetrinista, aprì le porte ai suoi primi corsi di recitazione all'Accademia dei Filodrammatici, sotto la guida di Esperia Sperani. La sua carriera decollò rapidamente, prima nel teatro con Dario Fo e poi con Luchino Visconti, per poi affermarsi definitivamente con "Orlando furioso" di Luca Ronconi.
Il cinema le regalò un successo straordinario, alternando ruoli drammatici a quelli legati alla commedia all'italiana. Film come "La classe operaia va in paradiso" (1971) di Elio Petri, "Todo modo" (1976), "Mimì metallurgico ferito nell'onore" (1972), "Film d'amore e d'anarchia" (1973) e "Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto" (1974) di Lina Wertmüller, al fianco dell'indimenticabile Giancarlo Giannini, la consacrarono come icona degli anni Settanta. Non mancarono successi di botteghino come "Di che segno sei?" (1975) con Adriano Celentano, e ruoli indimenticabili in film di registi come Mario Monicelli, Giuseppe Bertolucci, Franco Brusati, Sergio Citti e Pupi Avati.
Mariangela Melato fu un'artista completa, capace di eccellere anche nel teatro con interpretazioni intense in tragedie come "Medea" e "Fedra", e in commedie brillanti. La sua carriera fu costellata di numerosi premi, tra cui quattro David di Donatello e cinque Nastri d'argento.
La sua forte personalità e il suo impegno civile, testimoniato dalla scelta di Emma Bonino di ricordarla ai suoi funerali, la rendono una figura indimenticabile. Mariangela Melato non è stata solo un'attrice di straordinario talento, ma anche una donna che ha saputo trasformare le proprie fragilità in forza, lasciando un segno indelebile nella cultura italiana. È deceduta l'11 gennaio 2013, all'età di 71 anni, a causa di un tumore al pancreas. La sua memoria vive ancora oggi, onorata da intitolazioni di teatri e giardini, e nel ricordo commosso di chi l'ha conosciuta e ammirata.
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