Sei ancora in gravidanza nonostante le 40 settimane si siano concluse; ti senti una mongolfiera con le gambe pesanti quasi avessi mille piombini da pesca attaccati attorno ai polpacci. Non dici parolacce perché la figura di mamma dell’anno è già tra i tuoi prossimi obiettivi, ma i tuoi pensieri più intimi, tutti, gridano pietà: non ne puoi davvero più. Bisogna far partire il travaglio. Ed è in questi momenti che ti vengono in mente i consigli che tua nonna dava a tua sorella maggiore o che tua madre tuttora dispensa come perle di saggezza popolare che, in fondo, racchiudono qualche verità. Forti delle tradizioni, quindi, perché non tentare con i piccoli rimedi naturali prima di ricorrere all’induzione “classica”? Che poi si sa: il bimbo nasce quando è pronto. E su questo poco c’è da discutere.
La nascita di un bambino è un processo naturale e potente, un'inversione dei meccanismi che si sono attivati durante la gravidanza. L'utero, da organo contenitore, si trasforma in organo espulsore, un passaggio che richiede l'attivazione di complessi processi ormonali e meccanici. Questi processi permettono al collo dell'utero di aprirsi gradualmente e favoriscono la discesa del bambino nel canale del parto. Spesso, quando la data presunta del parto si avvicina o viene superata, le future mamme cercano modi per incoraggiare l'inizio del travaglio, ricorrendo a metodi naturali che, sebbene non sempre supportati da prove scientifiche definitive, affondano le loro radici nella saggezza popolare e nell'esperienza tramandata.
Metodi Naturali per Stimolare l'Inizio del Travaglio
Molti sono i consigli che vengono dati alle future mamme per stimolare l'avvio del travaglio di parto. Dal fare le scale a piedi al fare l'amore, si cerca di trovare la strategia più efficace per accogliere il proprio piccolo, cercando di evitare rischi e di favorire un parto il più naturale possibile.
L'Uso delle Erbe e dei Rimedi Naturali
I suggerimenti per far partire il travaglio utilizzando le erbe vanno per la maggiore: da trattamenti erboristici specifici quali olio di ricino, granuli di Aperemus, olio di Enotera in capsule, tintura di Actea Racemosa, a possibili rimedi omeopatici. In realtà, non ci sono certezze scientifiche che dimostrino che tutti questi escamotage facciano partire le contrazioni giuste del parto. Inoltre, è sempre bene chiedere un parere all’ostetrica o al ginecologo che vi potranno dare qualche informazione in più o, se necessario, mettervi in guardia (ad esempio, una quantità massiccia di olio di ricino potrebbe non servire a nulla per il parto, ma scatenarvi un poderoso mal di pancia.
Il tè al lampone rosso, ad esempio, viene spesso citato per le sue proprietà rinfrescanti e per il suo presunto potere di rafforzare l'utero e stimolare le contrazioni muscolari. Sebbene sia una bevanda rinfrescante, è sempre consigliabile chiedere al proprio medico prima di assumerlo regolarmente, soprattutto in gravidanza avanzata.
L'Alimentazione come Alleata del Parto
Alcune fan dei cibi pro-parto consigliano l’ananas in quanto contiene una sostanza utile ad ammorbidire la cervice uterina (la bromelina, super anche contro la cellulite) e quindi per aiutare l’inizio del travaglio. Le mamme messicane invitano a tentare gli alimenti piccanti, ma qui la diatriba potrebbe non finire mai a causa dell’indigestione che potrebbe essere causata da tale tipologia di prodotti e della sostanza presente nel peperoncino (la capsaicina), un inibitore naturale della formazione delle endorfine, necessarie a “sostenere” il dolore del parto.
Grazie al suo potere lassativo, la liquirizia pura può provocare crampi intestinali che, a loro volta, potrebbero favorire gli spasmi dell’utero. Anche l’aglio si può usare come stimolante per svuotare l’intestino. In questo modo il nascituro ha più spazio e si può muovere facilmente verso una libertà quanto mai sperata anche dalla mamma. Attenzione però a non esagerare con ricette indigeste. In generale i cibi ricchi di fibre, e quindi nemici della stitichezza, contribuiscono a liberare l’intestino (prugne, frutta secca, frutta e verdura) e aiutare nella fase finale della gestazione e anche per far partire il travaglio.

È importante notare che le opinioni riguardo ai cibi da preferire per indurre il parto sono discordanti, e l'efficacia di metodi come i cibi piccanti o l'olio di ricino non è scientificamente provata, potendo anzi causare disagi come indigestione o crampi intestinali.
L'Attività Fisica e le Posizioni del Corpo
Per provare a far partire il travaglio, le sportive suggeriscono l’uso di alcune posizioni dello yoga per “indirizzare” la testa del bimbo: invece di riposare buttandovi a peso morto sul divano o sulla poltrona, provate a mettervi carponi per pochi minuti più volte al giorno o distese su un fianco. Potete utilizzare anche la palla per il fitness: magari non farà partire il travaglio, ma sicuramente se vi dondolate sopra alleggerirete la schiena.
Camminate sia in piano che in salita: potrebbe essere un buon modo per far scendere il piccolo verso il canale del parto. Provate anche ad alzare una gamba e poi l’altra sul posto quasi marciando e sbattendo i piedi ad ogni passo facendo però attenzione a non cadere e a non strapazzarvi troppo. Fai le scale e perché no, se non c’è nessuno che può farlo al posto tuo, utilizza lo straccio come personal trainer.
In generale, tenersi sempre in movimento, possibilmente ogni giorno, durante tutta la gravidanza e non solo nella fase di preparazione al parto, è un consiglio prezioso. Una futura mamma che abbia fatto almeno 150 minuti di attività fisica alla settimana ha una buona probabilità di un avvio spontaneo del travaglio e di tempi inferiori di parto rispetto a una donna sedentaria.
Prof.ssa Graziottin: Quale attività fisica in gravidanza per star bene e non correre rischi?
Altri Metodi Naturali per Stimolare il Travaglio
Ovviamente non pensare ai calci rotanti di Chuck Norris come attività agonistica per far partire il travaglio. Puoi però stimolare altre parti del tuo corpo (ad esempio i capezzoli) con un massaggio adatto ad avviare le contrazioni; potresti fare sesso col partner (e qui c’è un fondo di verità scientifica: lo sperma contiene le prostaglandine, utilizzate anche nell’induzione in ospedale); contattare tutte le tue amiche esperte in arti orientali con cui, appunto, praticavi lo yoga e sperimentare la digitopressione e la riflessologia.
Fare l’amore, infatti, può davvero contribuire a stimolare le contrazioni per due motivi principali. Primo, il liquido seminale contiene una piccola quantità di prostaglandine, una sostanza che gioca un ruolo fondamentale nella maturazione del collo dell'utero. Secondo, l'attività sessuale può innescare una cascata ormonale che porta all'emissione di ossitocina, l'ormone chiave per le contrazioni uterine. L'attività sessuale al termine della gravidanza, per la sua ricaduta ormonale, è consigliata e non presenta rischi significativi.
È importante sottolineare che queste pratiche, come la stimolazione dei capezzoli o il sesso, sono considerate tecniche che possono essere eseguite dopo le 40-41 settimane di gravidanza, sempre sotto il consiglio e la supervisione di uno specialista.
Ricordate però che è sempre necessario mantenere la calma e non avere fretta. Facile a dirsi e difficilissimo a farsi, lo sappiamo bene. Alla fine della gravidanza la voglia di abbracciare il nostro piccolo è così forte che faremmo qualsiasi cosa pur di anticipare (anche se non troppo) il giorno in cui lo stringiamo al petto.
La Scelta delle Posizioni Durante il Travaglio e il Parto
La storia del parto nelle varie epoche e culture ci insegna che le donne hanno sempre preferito partorire i loro bambini in piedi e in movimento. Nel corso del diciottesimo secolo, quando l’assistenza alla nascita diventa parte della disciplina medica, viene introdotta una serie di supporti volta a rendere più “comodo” il lavoro per gli operatori. La diffusione della posizione litotomica (vale a dire supina, con i piedi sollevati sopra il livello delle anche) è collegata all’utilizzo di strumenti come il forcipe e di pratiche come l’episiotomia che hanno contribuito a rendere la nascita più sicura.
Prima di vedere le diverse posizioni che si possono assumere durante il travaglio e il parto, è bene sottolineare come non esista a priori una posizione migliore di un’altra: la posizione migliore è sempre quella che sceglie la mamma. Anche il ruolo delle ostetriche che sostengono le donne in sala parto è fondamentale: esse hanno come primo strumento l’osservazione dell’atteggiamento spontaneo, che non va mai sottovalutata. La donna sa utilizzare il movimento spontaneamente, soprattutto per alleviare la sensazione dolorosa legata alle contrazioni uterine.

I Vantaggi di Poter Scegliere le Posizioni del Parto
Il parto naturale non deve avvenire necessariamente in un letto. Esistono diverse posizioni che si possono assumere durante il travaglio e la fase delle spinte, in grado non solo di aumentare il benessere della mamma e di conseguenza del bambino, ma anche di influenzare l’efficacia delle contrazioni e la durata del parto stesso. L’ideale è che la mamma abbia la possibilità di sperimentare diverse soluzioni e di adottare quelle che preferisce in ogni momento del parto in base alle proprie sensazioni, ai propri bisogni e alle proprie condizioni cliniche.
Non esiste una posizione ideale in assoluto in cui partorire: dovrebbe sempre essere la donna a poter scegliere la soluzione migliore per sé in ogni fase del travaglio e del parto, quella cioè in cui si sente più comoda e a proprio agio. Fino a qualche anno fa, molti operatori sanitari e ospedali indirizzavano le future mamme verso la posizione sdraiata a letto, da alternare a delle brevi camminate. Negli ultimi tempi, invece, l’attenzione verso il benessere della mamma e la naturalità del momento della nascita è aumentata molto, per cui oggi spesso si incoraggia la donna a provare posizioni parto diverse, anche alternandole, per favorire il travaglio e anche un miglior comfort. È importante, dunque, che la donna conosca le varie posizioni del parto naturale per vivere l’esperienza in modo più attivo, autonomo e meno medicalizzato, spesso ricavandone anche una maggiore soddisfazione complessiva e una diminuzione del dolore. A questo scopo è molto utile frequentare i corsi preparto di accompagnamento alla nascita, che permettono alle future mamme (e ai partner) di scoprire le posizioni, provarle e acquisire fiducia nel proprio corpo.
Le Principali Posizioni Durante il Travaglio Attivo e la Fase Espulsiva
Durante la fase di travaglio attivo, quando è iniziata la dilatazione, si possono assumere diverse posizioni per aiutare il piccolo bambino a incanalarsi nella pelvi materna. In questa fase, molte donne preferiscono cambiare spesso posizione per aumentare comfort e benessere. Anche quando arriva il momento di spingere attivamente, sarebbe bene che la donna potesse scegliere in piena autonomia e libertà cosa fare. Il supporto del partner è molto importante, sia a livello psicologico sia pratico, per esempio per sostenere la donna in certe posizioni o massaggiarle la schiena quando ha molto dolore.
Ecco alcune delle posizioni che si possono adottare:
In piedi: Nella storia, la posizione eretta e in movimento è stata quella più adottata dalle donne per partorire. In effetti, stare in piedi e anche camminare asseconda la forza di gravità, facilitando la corretta discesa del bambino e il suo giusto posizionamento nel canale del parto. Inoltre, aiuta a rendere le contrazioni più efficaci. Durante i prodromi del travaglio, caratterizzati da contrazioni di breve durata e irregolari nella frequenza, la cosa migliore sarebbe restare a casa, se la mamma è tranquilla. Avere a portata di mano una vasca, una doccia, o comunque trovarsi in un ambiente conosciuto dove ci si può muovere con confidenza, consente di vivere questo momento con la calma necessaria e con le dovute attenzioni per sé stesse. Le posizioni erette, magari accompagnate da movimenti circolari del bacino, aiutano il bambino a incanalarsi nella pelvi materna.
Litotomica (sdraiata): Con l’avvento della medicina ospedaliera moderna si è diffusa la posizione litotomica, ossia sdraiata sulla schiena su un lettino, con le gambe sollevate e divaricate, per permettere agli operatori un maggior controllo e facilitare le manovre ostetriche (monitoraggio fetale, manovra di Kristeller, visite, somministrazione di analgesici, ecc). Tuttavia, non si tratta dell’opzione migliore da un punto di vista fisiologico. Infatti, ostacola la gravità, rendendo le contrazioni meno efficaci, e comprime vasi sanguigni importanti. Inoltre, in questa posizione l’utero della partoriente non è bene in asse con il canale del parto e, quindi, la fase dilatante può protrarsi più del dovuto. La mamma può sentirsi poco coinvolta e avere la percezione di avere un ruolo passivo perché le sembra di non aver il controllo della situazione. In questa posizione però la mamma può riposarsi fra una contrazione e l’altra.
Seduta su una palla da parto: In molti ospedali oggi le donne hanno la possibilità di sedersi su supporti, come la palla da parto. Questa posizione, specie se si compiono movimenti circolari del bacino, accelera il travaglio e riduce i dolori. Inoltre, favorisce il rilassamento del pavimento pelvico e offre comfort tra una contrazione e l’altra. Affrontare tutto un travaglio in piedi, però, può essere molto faticoso, e il riposo è importante. Si può riposare sedute su una palla, sempre muovendo il bacino, oppure a letto, sdraiate sul fianco.
Laterale (sdraiata su un fianco): Per riposarsi quando si sente stanca, la donna può sdraiarsi sul letto, sul fianco sinistro (perché rispetto al fianco destro si aumenta di preziosi millimetri lo spazio a disposizione per il passaggio del bambino e si migliora l’ossigenazione facilitando la circolazione placentare). Anche questa posizione facilita l’incanalamento del bambino. È una posizione scelta spontaneamente da molte donne, perché è quella più naturale. Le gambe sono piegate e tutto il peso del corpo appoggia sui talloni. In questa posizione la zona muscolare del perineo si distende più facilmente, evitando il rischio lacerazioni, il diametro del bacino si allarga al massimo e le spinte risultano più efficaci. Tuttavia, dopo un po’ le gambe possono intorpidirsi e la mamma può sentire il desiderio di cambiare posizione oppure di alzarsi e camminare un po’.
Carponi (posizione quadrupede): La mamma è a quattro zampe, sul letto o su un tappetino per terra. Sembra una posizione insolita, ma in realtà aiuta il piccolo a posizionarsi correttamente e a scivolare nel canale del parto. Per questo, è particolarmente utile quando il feto è mal posizionato. Inoltre, allevia la pressione sulla colonna vertebrale, risultando ideale per le donne con mal di schiena. Quando il dolore si concentra nella zona lombare, può essere utile adottare la posizione a carponi direttamente sul letto, ma anche per terra, su un materassino, se si preferisce (nella fase finale del periodo dilatante succede spesso di volersi sistemare a terra). Durante la prima fase del periodo espulsivo vanno ancora benissimo le posizioni utilizzate nel travaglio: sul fianco sinistro o a carponi.
Accovacciata: La posizione accovacciata favorisce la rotazione e discesa del feto e potenzia la forza di spinta. Può essere sostenuta anche con l’aiuto del partner o di uno sgabello da parto.
Quando si Capisce che Manca Poco al Parto?
Come ci si sente il giorno prima del parto o comunque in prossimità del fatidico momento? Se tutto va bene, alle prime avvisaglie date dalle contrazioni preparatorie, è consigliabile rimanere nel proprio ambiente domestico. Se l’ospedale è abbastanza vicino, cioè nel raggio di un’ora, è opportuno rimanere a casa fino anche a due ore dal momento in cui le contrazioni saranno dolorose e regolari. Da non confondere con le contrazioni di Braxton Hicks, che si verificano in genere già dal 6° mese e, seppur fisiologiche, possono destare falsi allarmi. Anche in questo caso, il consiglio è di non andare in ospedale subito e di aspettare che il travaglio sia completamente attivo.
La Stimolazione del Parto: Quando e Come
Quando si fa la stimolazione del parto? L’attività sessuale al termine della gravidanza per la sua ricaduta ormonale è consigliata e non presenta rischi. Si tratta di una tecnica che, stando alle linee guida mediche, si può eseguire dopo 40-41 settimane di gravidanza. L’ostetrico o il ginecologo eseguono la manovra durante una normale visita ginecologica, andando a stimolare il collo dell’utero. Questo permette il rilascio di sostanze che ne aiutano la maturazione. Se il travaglio non parte spontaneamente tendenzialmente si attende fino a 41 + 3 settimane (cioè a 10 giorni dopo la data presunta del parto).
Solitamente una gravidanza ha una durata media intorno alle 40 settimane, ma anche qualora si superi di poco il termine, questo tendenzialmente non comporta problemi per il nascituro. La stimolazione del parto non è sempre consigliata o, soprattutto, fattibile. Vi sono casi in cui è preferibile evitare di avviarla. Questa indicazione vale anche per quanto riguarda i rapporti sessuali. Sarà lo specialista a esprimersi al riguardo.
In conclusione, le posizioni per il parto naturale costituiscono uno strumento semplice ma molto efficace per facilitare il travaglio e l’espulsione del bambino e permettere alla donna di vivere un’esperienza più fisiologica, confortevole e soddisfacente. Non esiste una posizione perfetta in assoluto, la cosa migliore è che ogni futura mamma possa decidere in piena libertà come posizionarsi, con il supporto del personale sanitario e del partner.


