Il tasso di fecondità totale (TFT), spesso definito come il "numero medio di figli per donna", rappresenta uno degli indicatori statistici più fondamentali e ampiamente utilizzati in demografia. La sua importanza risiede nella capacità di offrire uno sguardo sintetico sulla propensione alla procreazione all'interno di una popolazione, rendendolo uno strumento prezioso per confrontare i livelli di natalità nel tempo, nello spazio o tra gruppi con differenti caratteristiche socio-demografiche. Sebbene sia una semplificazione che presuppone la costanza di altri parametri demografici, in particolare la mortalità, il TFT fornisce un quadro essenziale per comprendere la potenziale evoluzione della struttura demografica di un paese.

Definizione e Significato del Tasso di Fecondità Totale
La definizione tecnica del tasso di fecondità totale si riferisce al numero medio di bambini che nascerebbero da una donna se tutte le donne raggiungessero la fine della loro età fertile e avessero figli secondo un dato tasso di fertilità per ogni età. Questo indicatore si distingue dal tasso di natalità grezzo per la sua maggiore direttezza nel misurare il livello della fecondità, poiché si focalizza sulle nascite per donna. In questo senso, il TFT è una misura più precisa dell'intensità del fenomeno riproduttivo e rivela il potenziale di cambiamento della popolazione di un paese.
Un tasso di fecondità totale pari a due figli per donna è generalmente considerato il "tasso di sostituzione", un livello che, in assenza di migrazioni, porta a una relativa stabilità demografica in termini di numeri assoluti. Al di sopra di questa soglia, le popolazioni tendono a crescere in dimensioni e la loro età mediana si abbassa. Tassi di fecondità più elevati possono, in alcune circostanze, comportare sfide per le famiglie nel garantire il sostentamento e l'educazione dei propri figli, oltre a potenziali ostacoli per le donne nell'accesso al mondo del lavoro. Al contrario, tassi inferiori a due figli per donna segnalano popolazioni in declino demografico e con una tendenza all'invecchiamento.
L'Evoluzione della Fecondità in Italia e Francia: Due Modelli a Confronto
L'analisi comparativa tra Italia e Francia offre uno spaccato illuminante sulle diverse traiettorie demografiche che possono caratterizzare paesi europei con storie e politiche sociali differenti. Per decenni, l'Italia è stata emblematicamente associata a una bassa fecondità, mentre la Francia è emersa come un modello di successo nell'implementazione di politiche familiari mirate a mantenere i livelli riproduttivi vicini alla soglia di sostituzione.
Le differenze tra i due paesi iniziano a delinearsi in modo marcato negli anni settanta del Novecento, invertendo una tendenza precedente in cui l'Italia registrava livelli riproduttivi più elevati rispetto alla Francia. Storicamente, la transizione demografica in Francia è iniziata con largo anticipo, mentre in Italia questo processo si è completato solo dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Considerando le dimensioni delle nuove generazioni, si osserva che il calo delle nascite ha caratterizzato entrambi i paesi nel ventennio che ha preceduto la guerra, sebbene il flusso di nascite fosse allora più consistente in Italia. In Francia, il declino delle nascite si interruppe nel 1942, mentre in Italia fu necessario attendere il 1946 per assistere a una ripresa post-bellica che riportò i valori al di sopra del milione di unità. L'Italia visse un "baby boom" che culminò nel 1965, anno in cui il numero di nati superò nuovamente il milione. Da quel momento, si avviò una fase discendente che si arrestò solo nel 1986, quando le generazioni più numerose del baby boom raggiunsero l'età riproduttiva.
Tuttavia, la tendenza al calo è comune a entrambi i paesi negli anni più recenti. Tra il 2010 e il 2023, le nascite in Francia sono diminuite di 163.000 unità, attestandosi a 640.000, mentre in Italia la perdita è stata di 182.000 unità, con un flusso annuale sceso a 380.000.
L'Indicatore TFT: Una Misura più Precisa della Fecondità
L'analisi dei tassi di natalità evidenzia una tendenza al calo ancora più marcata nel caso italiano. A partire dal 1948, questo declino si è delineato chiaramente anche in Francia. I tassi di fecondità totale (TFT), che annullano gli effetti delle diverse strutture per età e rappresentano quindi una misura più precisa della reale intensità del fenomeno, mostrano come già negli anni cinquanta le donne francesi avessero un numero medio di figli superiore alle italiane. Solo per un breve periodo, nei primi anni settanta, la fecondità delle italiane superò quella delle francesi. Da allora, pur procedendo in parallelo, i tassi per contemporanei hanno evidenziato un maggior livello riproduttivo in Francia, con valori che per alcuni anni si sono attestati attorno ai 2 figli per donna, scendendo al minimo a 1,66.
I tassi per generazione, invece, illustrano la discesa dei valori per le donne nate negli anni trenta in entrambi i paesi. Questo calo si è arrestato in Francia con le nate nel dopoguerra, il cui TFT si è attestato attorno al livello di sostituzione, mentre in Italia il declino è proseguito fino alle ultime generazioni uscite dall'età feconda.
Cambiamenti nei Profili di Età e Implicazioni Sociali
I cambiamenti osservati nella fecondità hanno naturalmente influenzato anche i profili per età dei livelli riproduttivi. Un aspetto evidente è la tendenza a uno spostamento dei picchi di fecondità verso età più avanzate, sebbene in Italia la generazione del 1954 abbia presentato un leggero anticipo rispetto a quella del 1940. In entrambi i paesi, si è registrato un netto innalzamento delle età in cui si manifestano i livelli più intensi di fecondità per le generazioni nate nel 1973 e nel 1981, con un contestuale aumento della fecondità dopo i trent'anni.
Nonostante le tendenze generali della fecondità in Italia e Francia convergano, le differenti intensità del fenomeno stanno determinando e determineranno scenari demografici notevolmente divergenti. Se si considerano le donne tra i 20 e i 39 anni, il gruppo in cui si concentra la maggior parte del processo riproduttivo, fino al 1979 erano più numerose in Italia. Entrambi i paesi hanno visto un aumento di questo gruppo demografico fino alla fine del secolo, superando in entrambi i casi gli 8 milioni.
In Francia, tuttavia, questo gruppo ha mantenuto dimensioni simili e si prevede che continuerà a farlo fino al 2050. Al contrario, in Italia, la persistente bassa fecondità ha comportato una netta diminuzione, con questo gruppo demografico già sceso a 6,2 milioni e destinato a scendere sotto i 5 milioni entro il 2050.
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Le Radici delle Differenze: Politiche Familiari e Condizione Giovanile
Il futuro demografico di Francia e Italia si presenta quindi nettamente divergente nei prossimi decenni, nonostante entrambi i paesi, come la maggior parte delle nazioni sviluppate, condividano una tendenziale diminuzione della natalità e della fecondità. Il "baby boom" stesso appare ormai come una parentesi temporalmente limitata.
Nelle società postmoderne, si è creata una frattura tra i tempi biologici e i tempi sociali della riproduzione. Il periodo fertile rimane un intervallo circoscritto, meno di trent'anni, entro cui si dovrebbe completare il percorso educativo, trovare un lavoro soddisfacente e raggiungere un reddito adeguato, il tutto nella condizione indispensabile di avere un partner in grado di condividere una decisione così impegnativa. Queste tappe, pur essendo fondamentali, inevitabilmente riducono la finestra temporale disponibile per la riproduzione.
Da questo punto di vista, la divergenza tra Francia e Italia è notevole. L'Italia è descritta come un paese non proprio favorevole ai giovani, e le differenti condizioni in questa fascia d'età aiutano a comprendere molte delle ragioni della distanza che separa la fecondità italiana da quella francese.
In primo luogo, l'investimento in politiche familiari e per i figli è stato significativamente diverso nei due paesi. Secondo i dati Eurostat del 2022, l'Italia ha destinato l'1,55% del proprio PIL a questi interventi, mentre la Francia ha raggiunto il 2,23%. Sebbene l'introduzione dell'Assegno Unico abbia ridotto questa distanza, per decenni la disparità è stata molto più ampia. In Francia, infatti, dagli anni novanta al 2014, circa il 2,5% del PIL è stato dedicato a tali politiche, con una lieve flessione solo negli anni più recenti.
L'investimento nelle politiche familiari negli ultimi decenni è quindi di ordini di grandezza radicalmente diversi, contribuendo in larga misura a spiegare le differenti condizioni dei giovani sui due lati delle Alpi. La quota di giovani tra i 15 e i 29 anni che nel 2024 non lavoravano, non studiavano e non frequentavano corsi professionali (Neet) è decisamente più alta in Italia, con un divario di 1,5 punti percentuali tra i maschi e quasi 4 tra le donne. Il buon andamento del mercato del lavoro italiano negli ultimi anni ha contribuito a ridurre la quota di Neet e la differenza con la Francia.

Condizione Professionale e Livelli di Istruzione: Fattori Determinanti
La condizione professionale dei giovani è altrettanto dissimile: in Italia, gli occupati rappresentavano nel 2023 il 29,3% della popolazione femminile tra 15 e 29 anni e il 39,7% di quella maschile, mentre in Francia tali percentuali raggiungevano rispettivamente il 47% e il 50,7%. I valori francesi non solo erano decisamente più elevati di quelli italiani, ma presentavano anche una minore differenza di genere. Una situazione analoga si riscontrava tra gli inattivi: in Francia si attestavano al 45,9% e 41%, mentre in Italia il 64,2% delle donne e il 52,9% degli uomini in quella fascia d'età non era presente nel mercato del lavoro.
Differenze significative emergono anche nei livelli di istruzione dei giovani: in Italia, le laureate tra i 25 e i 39 anni rappresentano il 36,5%, contro il 54,9% delle loro coetanee francesi. Tra gli uomini, queste percentuali sono rispettivamente del 23,8% e del 46,5%.
Le Implicazioni della Bassa Fecondità Italiana
Alla luce di questi dati e del confronto con la Francia, la bassa fecondità italiana e tutti i problemi correlati appaiono strettamente legati a una condizione giovanile che, a differenza di quanto accaduto in altri paesi, non è riuscita a tenere il passo con le trasformazioni della società. In alcuni momenti, sono stati proprio i giovani a dover sopportare il costo maggiore dei processi in corso, come durante le crisi economiche del 2008 e del 2011.
Gli interventi necessari per cercare di invertire la tendenza alla bassa fecondità in Italia non possono quindi basarsi esclusivamente su misure di natura monetaria. È fondamentale integrarli con politiche volte a migliorare la condizione complessiva dei giovani attraverso specifiche strategie nel campo del lavoro e dell'istruzione.
Dati Recenti sulla Natalità in Italia
I dati più recenti confermano la tendenza al declino della natalità in Italia. Il numero medio di figli per donna ha raggiunto un minimo storico, attestandosi a 1,18 nel 2024, in flessione rispetto a 1,20 registrato nell'anno precedente. Nel 2024, i nati residenti in Italia sono stati 369.944, quasi 10.000 in meno rispetto al 2023. Questa diminuzione percentuale annua (-2,6%) è in linea con la variazione percentuale media annua registrata tra il 2008 e il 2023 (-2,7%). L'andamento decrescente delle nascite prosegue ininterrottamente dal 2008, anno in cui si registrò il picco di nati vivi del Duemila (oltre 576.000).

Nel 2024, continuano a diminuire sia i primi figli sia i figli di ordine successivo al primo. I primogeniti sono stati 181.487, in calo del 2,7% rispetto al 2023. I secondi figli (133.869) diminuiscono del 2,9%, mentre quelli di ordine successivo del 1,5%. La diminuzione dei primi figli interessa tutte le aree del Paese, con una riduzione minore nel Centro-Nord (-1,8% per il Nord, -2,0% per il Centro) e un calo più marcato nel Mezzogiorno (-4,3%). Questo conferma la persistenza delle difficoltà sia nell'avere il primo figlio sia nel passare dal primo al secondo.
La diminuzione dei nati è quasi interamente attribuibile al calo delle nascite da coppie di genitori entrambi italiani, che costituiscono oltre i tre quarti delle nascite totali (78,2%). Infatti, a fronte di un calo complessivo delle nascite di 9.946 unità, i nati da genitori italiani, pari a 289.183 nel 2024, sono diminuiti di 9.765 unità rispetto al 2023 (-3,3%). Le nascite da coppie in cui almeno un genitore è straniero sono invece 80.761 (21,8%), sostanzialmente stabili rispetto al 2023 (-0,2%).
Prospettive e Tendenze per il Futuro Prossimo
I dati provvisori relativi al periodo gennaio-luglio 2025 suggeriscono che la denatalità proseguirà. Le nascite sono pari a 197.956, in diminuzione di circa 13.000 unità (-6,3%) rispetto allo stesso periodo del 2024 (211.250 nati). Le regioni che hanno registrato il calo più intenso sono l'Abruzzo (-10,2%) e la Sardegna (-10,1%). Altre regioni con una diminuzione significativa includono l'Umbria (-9,6%), il Lazio (-9,4%) e la Calabria (-8,4%). Le uniche regioni a registrare un aumento sono la Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste (+5,5%) e le Province Autonome di Bolzano/Bozen (+1,9%) e di Trento (+0,6%).
Nel 2024, il numero di nati da genitori in cui almeno un partner è straniero rimane sostanzialmente stazionario rispetto all'anno precedente. Queste nascite, che rappresentano il 21,8% del totale, sono passate da 80.942 nel 2023 a 80.761. I nati da coppie miste (padre italiano e madre straniera o viceversa) costituiscono l'8,1% del totale dei nati e registrano un lieve aumento sul 2023 (+2,3%), attestandosi a 30.168 unità. In particolare, l'aumento è dell'1,3% per i nati da coppie miste in cui la madre è straniera e del 4,5% per i nati da padre straniero e madre italiana. I nati da genitori entrambi stranieri, che rappresentano il 13,7% del totale, sono nel 2024 pari a 50.593 (erano 51.447 nel 2023).
La quota di nati da coppie in cui almeno un genitore è straniero è più elevata nel Centro-Nord, dove la presenza straniera è più stabile e radicata. Nel Nord, la percentuale di nati da almeno un genitore straniero sul totale è pari nel 2024 al 30,6%, nel Centro è pari al 24%, valori superiori alla media nazionale (21,8%). Restringendo l'analisi ai soli nati da genitori entrambi stranieri, la geografia rimane analoga, con quote del 19,1% nel Nord e del 15,3% nel Centro. L'Emilia-Romagna si conferma tra le regioni con la più alta incidenza di nati stranieri rispetto al totale (21,9%), seguita dalla Liguria (21,3%). In quasi tutte le regioni del Nord, circa un nato su cinque è straniero.
Per quanto riguarda le nazionalità, i nati da coppie in cui almeno un genitore è rumeno sono i più numerosi (10.532 nati nel 2024), seguiti da quelli con almeno un genitore marocchino (9.448) e albanese (9.115). Mediamente, circa il 60% di queste coppie vede entrambi i genitori stranieri, mentre il 40% è costituito da coppie miste. Si osserva una quota elevata di nati da genitori entrambi stranieri per la cittadinanza nigeriana (91,1% dei casi). Per quanto concerne le coppie miste, la percentuale più alta si registra per la cittadinanza ucraina (52,9%, di cui il 48,0% composta da madre ucraina e padre italiano).
Metodologie di Calcolo e Fonti Dati
Per una comprensione più approfondita della fecondità, vengono utilizzati diversi indicatori:
- Tasso di fecondità specifica per età x (fx): Questo tasso è il rapporto tra il numero di nati vivi da donne di età compresa tra x e x+1 anni e il numero medio di donne residenti della stessa età.
- Tasso di fecondità totale (o numero medio di figli per donna): Come già discusso, misura l'intensità della fecondità.
- Età media al parto: Questo indicatore fornisce informazioni sulla cadenza della fecondità.
I dati di fecondità, oltre a consentire un'analisi trasversale per anno di evento, permettono una lettura longitudinale per generazione di appartenenza della madre. La coorte di nascita della madre si ottiene dalla differenza tra l'anno di evento (anno di nascita del nato) e l'età della madre in anni compiuti. I dati longitudinali vengono diffusi annualmente per le coorti complete a partire dalla coorte 1933, sia a livello nazionale sia per ripartizioni territoriali e regioni.
La principale fonte per il monitoraggio della natalità e della fecondità della popolazione residente in Italia è attualmente il sistema amministrativo Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR). Per il calcolo degli indicatori di fecondità, è essenziale l'utilizzo dei dati di popolazione residente.
Considerazioni sulla Struttura Regionale
È importante notare che la disponibilità dei dati può variare a livello regionale. Ad esempio, la regione Molise, istituita nel 1963, vede la disponibilità dei dati per anno a partire dal 1964 e per coorte dal 1951 (coorti complete). Per le Province Autonome di Trento e Bolzano, gli indicatori di fecondità sono calcolati sulla base dei dati disponibili dal 2003.

