L'elezione della giudice Amy Coney Barrett alla Corte Suprema degli Stati Uniti ha segnato un momento cruciale, spostando significativamente l'equilibrio ideologico dell'organo giudiziario più importante del paese. La sua nomina, avvenuta in un clima politico acceso e polarizzato, ha sollevato interrogativi profondi sul futuro dei diritti civili, in particolare riguardo alla questione dell'aborto e all'interpretazione della Costituzione americana.
Le Udienze di Conferma: Evasività e Dottrina Originalista
La settimana di audizioni per la conferma di Amy Coney Barrett alla Corte Suprema è stata caratterizzata da un'intensa interrogazione da parte del Judiciary Committee, composto da senatori repubblicani e democratici. Tuttavia, le risposte della candidata su temi altamente controversi sono state spesso evasive. Questo comportamento, divenuto prassi comune da quando nel 1987 la nomina del giudice Robert H. Bork fu respinta a causa delle sue opinioni esplicitate durante le udienze, riflette la strategia dei candidati di evitare di esprimersi su questioni potenzialmente destabilizzanti per la loro conferma.
Amy Coney Barrett ha ripetutamente affermato che "le decisioni politiche non spettano alla Corte Suprema" e si è detta impossibilitata a rispondere a domande su temi come l'aborto, la causa del razzismo, la separazione dei minori al confine con il Messico e persino l'esistenza del cambiamento climatico, definendoli "questioni controverse al centro di un acceso dibattito politico sulle quali non può esprimersi in quanto giudice". Pur negando di avere un'agenda prestabilita, l'intenzione di abolire l'Obamacare o di aver discusso con lo staff di Trump riguardo a possibili scenari elettorali futuri, la sua reticenza ha lasciato presagire un orientamento conservatore marcato.
Un elemento centrale emerso durante le audizioni è stata la dottrina dell'Originalismo, a cui la candidata ha dichiarato di aderire. Questa filosofia giuridica, sviluppatasi negli Stati Uniti negli anni Ottanta e con tra i suoi massimi esponenti il giudice Antonin Scalia, considera la Costituzione un documento immutabile il cui significato può essere alterato solo tramite emendamenti. La maggior parte degli originalisti si basa sulla "teoria del significato originale", sostenendo che l'interpretazione della Costituzione debba fondarsi sulla comprensione del testo da parte delle "persone ragionevoli" al momento della sua adozione. Sebbene l'Originalismo sia presentato come uno strumento per garantire l'imparzialità del giudice, anteponendo la lettera della legge alle opinioni personali, esso è anche criticato per il potenziale freno che pone all'adeguamento della legge a nuove esigenze sociali. L'interpretazione letterale di un testo di oltre duecento anni può infatti limitare la capacità della Corte di rispondere a questioni emergenti.

Il giudice Scalia, ad esempio, si era sempre detto favorevole alla pena di morte e aveva definito la sentenza Roe v. Wade sul diritto all'aborto come "decisa erroneamente". Il suo orientamento generale era stato contrario ai casi legati alla tutela delle minoranze, inclusa la storica sentenza Obergefell v. Hodges che ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso. L'originalismo, pur non essendo una semplice facciata per agende politiche conservatrici, è spesso criticato per la sua apparente rigidità, che relega il cambiamento sociale all'arduo processo di emendamento costituzionale, limitando il ruolo della Corte a una mera applicazione del testo originario.
L'iter per l'approvazione di un emendamento costituzionale è estremamente complesso: richiede una maggioranza di due terzi in entrambe le camere del Congresso o la proposta da parte di due terzi delle legislature statali, seguita dalla ratifica da parte di tre quarti degli stati.
L'Impatto della Nomina di Barrett sulla Corte Suprema
Con la quasi certa approvazione della sua candidatura da parte del Senato, Amy Coney Barrett è diventata il terzo giudice nominato dal Presidente Trump, affiancando Neil Gorsuch (anch'egli originalista e successore di Scalia) e Brett Kavanaugh. Questa nomina ha portato la composizione della Corte a sei giudici nominati da presidenti repubblicani contro tre nominati da presidenti democratici, consolidando una maggioranza conservatrice che potrebbe influenzare decisioni cruciali per decenni.
La nomina di Barrett, a soli 48 anni, apre la prospettiva di una sua lunga permanenza in carica, potenzialmente per 30 o 40 anni. Questo, unito al suo consolidato orientamento conservatore, fa temere che possa smantellare l'eredità di giudici come Ruth Bader Ginsburg, una delle voci più liberali nella storia della Corte.
Le preoccupazioni principali riguardano le future decisioni su questioni fondamentali:
- Aborto: Barrett è considerata un voto sicuro per ogni limitazione al diritto all'aborto. Le sue critiche a Roe v. Wade e la sua definizione dell'aborto come "sempre immorale" suggeriscono un'alta probabilità che si esprima a favore dell'abrogazione di tale sentenza a livello federale.
- Sanità (Obamacare): Ha espresso disaccordo con la sentenza del 2012 che ha sostenuto l'Obamacare. Con la sua presenza, la Corte potrebbe avere una maggioranza conservatrice di cinque giudici in grado di abolire la legge sanitaria.
- Diritti sulle Armi: Si prevede che voterà per espandere i diritti dei possessori di armi e limitare la capacità degli stati di imporre restrizioni.
- Altri Diritti Civili: Si teme che Barrett possa votare contro i diritti LGBT, l'ambientalismo, le leggi contro le discriminazioni, i diritti dei lavoratori e dei sindacati, e a favore di un trattamento legale preferenziale per aziende e associazioni religiose.
La sua nomina viene paragonata a quella di Clarence Thomas nel 1991, che sostituì il giudice Thurgood Marshall (una voce liberale) con uno dei giudici più conservatori della storia della Corte. Entrambe le nomine hanno spostato la Corte in modo significativo verso destra, con un impatto generazionale.
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La Crisi di Legittimazione della Corte Suprema
La Corte Suprema statunitense sta attraversando una profonda crisi di legittimazione, alimentata da decisioni percepite come sempre più politicizzate e distanti dal sentimento collettivo. Il potere della Corte, che si fonda sulla sua autorevolezza e sulla percezione di neutralità politica, appare oggi eroso.
Un esempio emblematico di questa crisi è stata la decisione del 1° settembre 2021, con cui la Corte ha respinto, con una maggioranza di 5 a 4, il ricorso contro la legge texana che vieta l'aborto oltre la sesta settimana di gravidanza. Questa legge, costruita in modo da rendere difficile l'opposizione legale prima della sua entrata in vigore, prevede una ricompensa di 10.000 dollari per chiunque intenti causa contro chi abbia praticato o agevolato un aborto illegale. La decisione, definita "interlocutoria", ha sollevato sgomento e critiche per la sua apparente mancanza di motivazioni giuridiche solide e per l'allineamento dei giudici conservatori alle posizioni del partito che li ha nominati.
La decisione di non sospendere la legge texana è stata sostenuta da cinque giudici conservatori, nominati in un Senato polarizzato. A differenza del passato, quando le nomine avvenivano con maggioranze ampie e unanimi (si pensi ad Anthony Kennedy, Ruth Bader Ginsburg, Antonin Scalia, Sandra O'Connor, Paul Stevens, David Souter), le nomine recenti, inclusa quella di Barrett, sono avvenute con margini di voto ristretti, spesso frutto di divisioni partitiche profonde. Questo ha contribuito a creare l'impressione che i giudici supremi siano percepiti più come politici che come tecnici imparziali.
La decisione del 1° settembre contrasta inoltre con la giurisprudenza precedente della Corte, che dal 1973 aveva tutelato la scelta della donna di interrompere la gravidanza fino a un momento avanzato, riconoscendola come espressione di autodeterminazione protetta dal XIV emendamento. Tale decisione appare anche in divergenza con il sentimento collettivo, dato che sondaggi postumi hanno mostrato un consenso minoritario a favore dell'abolizione di Roe v. Wade.
Un ulteriore elemento di criticità è l'uso crescente dello "shadow docket", un registro di decisioni emergenziali o sospensive prese senza udienze orali o memorie scritte, spesso prive di motivazioni dettagliate e firma del giudice. Questo modus operandi, secondo la dottrina, rende le decisioni poco trasparenti e diminuisce la responsabilità dei singoli giudici.

La Questione Aborto e il Futuro di Roe v. Wade
Il caso Dobbs v. Jackson Women's Health Organization, riguardante una legge del Mississippi che vieta l'aborto dopo la 15ª settimana di gravidanza, rappresenta un banco di prova cruciale per la Corte Suprema e per il futuro di Roe v. Wade. La sentenza su questo caso, attesa per il 1° dicembre, potrebbe riaffermare, rivedere o rovesciare i precedenti consolidati.
I sostenitori della legge del Mississippi, come il procuratore generale Scott G. Stewart, argomentano che Roe e Casey "non hanno basi nella Costituzione" e che la questione dovrebbe essere lasciata agli stati o al Congresso. La Costituzione, non menzionando esplicitamente l'aborto, dovrebbe essere interpretata secondo i principi originaristi, che negano una giustificazione per il diritto all'aborto basata sul diritto alla privacy implicito nel XIV emendamento.
D'altra parte, il procuratore generale degli Stati Uniti Elizabeth B. Prelogar, intervenendo per i convenuti, ha risposto che i diritti fondamentali non possono essere "lasciati alle legislature statali per decidere se onorarli o meno". La difesa del diritto all'aborto si basa sull'idea che l'avanzamento dei diritti delle donne dal 1973 sia una circostanza sufficientemente potente da giustificare il mantenimento dei precedenti.
Le argomentazioni presentate alla Corte hanno evidenziato profonde divergenze interpretative. Mentre il Mississippi sostiene che le donne oggi hanno maggiori opportunità economiche e impieghi flessibili, rendendo meno necessaria la dipendenza dall'aborto per pari diritti sul lavoro, i difensori del diritto all'aborto sottolineano che la Corte, nelle precedenti revisioni di sentenze, non ha mai ridotto i diritti esistenti. Il giudice Stephen Breyer ha ribadito la necessità di una "ragione molto convincente per riesaminare una decisione spartiacque", avvertendo che qualsiasi altra strada minerebbe la legittimità della Corte.
La dottrina dell'Originalismo, applicata da giudici come Barrett e Kavanaugh, potrebbe portare a una rivalutazione radicale del diritto all'aborto. Il giudice Kavanaugh, in particolare, ha suggerito che, poiché la Costituzione è "neutrale" sull'argomento, la questione dovrebbe appartenere agli stati o al Congresso. Questo approccio, se adottato, potrebbe portare alla criminalizzazione dell'aborto in molti stati, indipendentemente dalla volontà della maggioranza dell'opinione pubblica.
La decisione della Corte sul caso del Mississippi è vista come un primo test per verificare se la nuova maggioranza conservatrice ha effettivamente il potere di ribaltare Roe v. Wade. Anche se la Corte non dovesse rovesciare apertamente Roe e Casey, ma semplicemente sostenere la legge del Mississippi, ciò permetterebbe di fatto agli stati di criminalizzare l'aborto.
Impatti Sociali e Geografici
La potenziale caduta di Roe v. Wade avrebbe conseguenze sociali e geografiche significative. Le donne con maggiori mezzi economici potrebbero spostarsi negli stati dove l'aborto rimane legale, come la California o lo Stato di New York, mentre le donne a basso reddito, le persone di colore e quelle che vivono in zone rurali o in stati con leggi restrittive avrebbero accesso molto più limitato alle cure riproduttive.
La disparità nell'accesso all'aborto, già accentuata da fattori di razza e classe, si acuirebbe ulteriormente. Negli Stati Uniti, a differenza di altri paesi industrializzati avanzati come l'Italia, mancano referendum nazionali sui diritti riproduttivi e una politica nazionale per la famiglia che includa congedi parentali pagati e assistenza all'infanzia sovvenzionata. Questo vuoto legislativo, unito allo stallo politico, rende improbabile che il Congresso possa intervenire per correggere sentenze dannose generate da pregiudizi della Corte.
Le leggi statali sull'aborto variano enormemente, creando un mosaico di regolamenti che dipendono dal luogo di residenza della donna incinta. L'abolizione di Roe v. Wade, che ha agito come freno alle azioni legislative degli stati, permetterebbe a questi ultimi di imporre divieti quasi totali sull'aborto, con poche eccezioni per emergenze mediche o anomalie fetali gravi, ma spesso senza escludere casi di stupro o incesto.
La questione della limitazione dell'accesso alla pillola abortiva, intensificatasi durante la pandemia di COVID-19, evidenzia ulteriormente queste disuguaglianze. Le restrizioni, come la richiesta di visite mediche di persona, penalizzano in modo sproporzionato le persone a basso reddito e le minoranze, che dipendono maggiormente dai mezzi pubblici e hanno maggiori difficoltà a rispettare tali requisiti.
In conclusione, la nomina di Amy Coney Barrett e il dibattito sull'aborto mettono in luce una profonda frattura nella società americana e una crisi di fiducia nei confronti di un'istituzione, la Corte Suprema, il cui potere e la cui autorevolezza sono oggi messi in discussione come mai prima d'ora. Il futuro dei diritti riproduttivi e l'interpretazione della Costituzione americana sono ora legati alle decisioni di una Corte sempre più polarizzata, il cui operato avrà ripercussioni significative per generazioni.

