Il verbo "partorire", nel suo significato letterale di dare alla luce una creatura, è un atto fondamentale della vita umana e animale. Tuttavia, la ricchezza delle lingue dialettali italiane ci rivela come questo concetto possa essere espresso attraverso metafore e termini inaspettati, spesso legati al commercio e all'acquisto. Questa esplorazione linguistica ci condurrà attraverso varie regioni, svelando le sfumature e le peculiarità di queste espressioni dialettali.

Una mappa dell'Italia con evidenziate le regioni che utilizzano espressioni dialettali per

La Radice Latina e il Significato Primario

Il verbo italiano "partorire" deriva dal latino parturire, che a sua volta è collegato a parĕre, significante "partorire, generare". Questo verbo, con le sue coniugazioni regolari (io partorisco, tu partorisci, ecc.), si applica primariamente all'atto fisiologico del parto. Si può "partorire un bel bambino", "un maschio, una femmina, due gemelli". L'espressione "sta per p." indica l'imminenza del parto, mentre "ha già partorito" ne attesta il compimento. Si parla anche di "partorire al tempo giusto, avanti tempo" o "senza difficoltà". Il concetto si estende anche al mondo animale, come nel caso della vacca che "ha partorito stanotte un grosso vitellino".

In senso figurato, "la montagna ha partorito un topo" è un proverbio che descrive risultati molto deludenti rispetto alle premesse, di gran lunga inferiori alle aspettative. Questo si collega all'espressione "il parto della montagna", che evoca un'attesa gravosa e un esito irrisorio.

Estensioni Metaforiche e Usi Rari

Il verbo "partorire" possiede anche estensioni di significato, sebbene meno comuni. In un senso esteso e letterario, può indicare la produzione da parte delle piante: "l’invecchiata scorza a tale è giunta, Che partorir non può così sovente, Come prima solea, nuove radici", come scrive L. Alamanni.

In un contesto figurato, spesso ironico o scherzoso, "partorire" può riferirsi alla produzione intellettuale. Si dice che qualcuno "non fa che p. un romanzo dopo l’altro", o che, dopo una lunga meditazione, ci si chiede "che cosa partorirà la sua mente". Più genericamente, il verbo può indicare il produrre, causare o provocare qualcosa: "la violenza partorisce altra violenza". Dante stesso utilizza questa accezione in un verso che descrive un misto di piacere e dolore: "Ed ecco piangere e cantar s’udìe … per modo Tal, che diletto e doglia parturìe".

Il Gergo Dialettale: "Comprare" come Partorire

Una delle trasformazioni linguistiche più affascinanti emerge nei dialetti italiani, dove il verbo "comprare" assume il significato di "partorire". Questo fenomeno è stato notato in particolare nel dialetto veneto. Un esempio lampante è la frase: "Me fioea ea ga comprà un puteo", che si traduce in "mia figlia ha partorito un bambino". L'uso del verbo "accattari" (un sinonimo di comprare in alcuni dialetti) è stato anch'esso riscontrato con lo stesso significato.

Questa peculiarità linguistica non sembra essere diffusa in Toscana, ma è attestata in altre regioni. In Piemonte, ad esempio, si dice "a l'ha catà 'n cit", con un significato analogo.

Un'illustrazione satirica di una cicogna che consegna un pacco acquistato in un negozio

L'Origine della Metafora: Evitare la Fisicità e il Sesso

La ragione dietro questo uso metaforico di "comprare" per "partorire" sembra essere legata al desiderio di evitare riferimenti diretti alla fisicità del parto e all'atto sessuale. È un modo eufemistico, soprattutto quando ci si rivolge ai bambini, per spiegare l'arrivo di un nuovo membro della famiglia. L'idea sottesa è che i bambini siano "comperati" dai genitori, quasi fossero prodotti disponibili in un grande magazzino, un supermercato o un hard discount. Questa è vista come una versione consumistica della cicogna o del cavolo, miti che nascondono la realtà della nascita.

In Lucania (Nord-Est), per una donna incinta si dice che "deve andare a comprare un bambino/bambina". E dopo l'evento: "è andata a comprare…". L'espressione "andare a comprare" rimanda all'idea di recarsi in un negozio o al mercato, un'associazione che potrebbe derivare dalle fiabe raccontate ai bambini.

È interessante notare che questo uso non si applica agli animali, ma solo alle donne. Questo rafforza l'idea che sia un meccanismo per proteggere l'innocenza infantile da concetti considerati troppo espliciti.

Diffusione Geografica e Variazioni

Questo uso dialettale del verbo "comprare" per "partorire" si estende oltre il Veneto e il Piemonte. È stato segnalato anche in Sicilia e Sardegna, dove i bambini si "comprano" o, più precisamente, si "accattano". La stessa espressione si ritrova nella comunità italiana in Venezuela.

La frase "Ma il mio fratellino è già nella pancia di mamma!" è un esempio di come i bambini, sentendo la metafora del "comprare", possano rimanere confusi o elaborare spiegazioni alternative, come quella della presenza del fratellino nella pancia. Questo suscita a volte una "stupita disapprovazione" negli adulti, che percepiscono questo come un segno di una mentalità "screanzata" o immatura, ma che in realtà riflette la difficoltà di conciliare la metafora con la realtà biologica.

Altre Metafore e Corrispondenze Linguistiche

Oltre all'uso di "comprare", esistono altre espressioni che, pur non essendo direttamente legate al commercio, condividono l'idea di "ottenere" o "ricevere" un bambino in modo indiretto. In francese, ad esempio, si usa il verbo "délivrer" (liberare) e il termine "délivrance" per indicare il parto. Questo si collega all'idea di "liberazione" e "sollievo" associati alla fine della gravidanza. Il termine "le délivre" indicava la placenta. In friulano, si utilizzava "diliberâsi" (liberarsi) con questo significato, accanto al verbo proprio "parturî".

Anche in inglese, il verbo "to deliver" (fornire) viene usato per "partorire", e "delivery" per "parto". Tuttavia, l'associazione con la "liberazione" sembra essere più forte in questo caso, piuttosto che con un acquisto.

Conclusioni Linguistiche

L'analisi del gergo dialettale legato al verbo "partorire" rivela la straordinaria capacità della lingua di adattarsi e creare significati metaforici. L'uso di "comprare" per indicare la nascita di un bambino, pur potendo apparire insolito, risponde a un'esigenza comunicativa di eufemismo e di protezione dell'infanzia. Queste variazioni linguistiche ci ricordano la ricchezza e la diversità del patrimonio dialettale italiano, un tesoro di espressioni che arricchiscono la nostra comprensione della cultura e della storia. La lingua, nel suo continuo divenire, ci offre sempre nuove prospettive sul modo in cui l'umanità interpreta e comunica le esperienze fondamentali della vita.

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