Le filastrocche salentine rappresentano un patrimonio culturale di inestimabile valore, un ponte che collega le generazioni attraverso il potere evocativo della parola e della melodia. Queste antiche cantilene, tramandate con amore di bocca in bocca, sono ben più di semplici sequenze di versi recitati con una cadenza quasi musicale; sono scrigni di ricordi d'infanzia, preziosi frammenti della nostra storia personale che custodiamo gelosamente. Spesso, dietro ogni filastrocca, si cela un volto familiare: quello dei nonni, degli zii, delle persone care che, con la purezza del dialetto locale, intonavano o ripetevano all'infinito queste nenie. Originariamente, il loro scopo era quello di cullare i più piccoli, di placare i loro pianti e di accompagnarli nel sonno. Tuttavia, il loro impiego andava oltre la mera funzione di calmante; esse offrivano momenti di spensieratezza e svago, un balsamo leggero durante le fatiche quotidiana, specialmente per coloro che lavoravano nei campi. Raramente queste parole incantate non riuscivano a strappare un sorriso, a sciogliere la tensione con un tocco di leggerezza.
È un'esperienza profondamente commovente e arricchente recuperare queste filastrocche popolari, riscoprendo quelle espressioni dialettali che oggi sono cadute in disuso, ma che conservano un fascino autentico e un profondo legame con le radici. Un esempio di questa eredità preziosa ci giunge da Korema Editore, che attraverso la sua pubblicazione (Registrazione al Tribunale di Lecce N. 328.7918277), contribuisce a preservare e diffondere questo patrimonio.

Le Ninna Nanne: Origini e Significati Profondi
Il termine "ninna nanna" identifica un genere specifico di poesiole o cantilene il cui intento primario è quello di indurre il sonno nei bambini. Questa tradizione è universale, trovando esempi presso ogni popolo e cultura sulla Terra. Generalmente, si tratta di componimenti brevi, caratterizzati da una semplicità concettuale e, talvolta, da una logica non lineare, quasi onirica. Le origini della ninna nanna affondano in un passato remoto, quando essa assumeva la forma di una preghiera rivolta ad antiche divinità mesopotamiche, come quelle babilonesi e sumere. Bisogna attendere il terzo secolo a.C. per osservare una trasformazione nel suo significato e nella sua forma.
Dato il carattere popolare e la trasmissione orale delle ninne nanne, è frequente imbattersi in concetti legati alla civiltà contadina e in termini dialettali che non appartengono più al vocabolario comune odierno. Questi elementi linguistici e culturali offrono uno spaccato autentico della vita e delle credenze delle generazioni passate.
Il Lessico Dialettale e il Mondo Contadino
L'esplorazione del vocabolario delle filastrocche salentine ci apre una finestra su un mondo dove la terra, il lavoro e la fede si intrecciavano indissolubilmente. Termini come "lu nsartu" (dal greco ἐξάρτιον, che significa "grossa fune", e forse dal latino "insertum" per indicare "cosa intrecciata") si riferiscono a una grossa corda utilizzata per legare le campane, strumenti sonori che scandivano il tempo della vita comunitaria e religiosa.

Il desiderio di crescere e allevare figli è, senza dubbio, una delle gioie più grandi che la vita possa offrire. Tuttavia, per "tirare a campare", ovvero per assicurarsi il sostentamento, era fondamentale avere accesso a risorse primarie. Le filastrocche spesso evocano immagini di abbondanza, come stare vicino a una "cista" (dal greco κίστη, latino "cista", che significa "cesta") colma di pane, alimento base, o a una botte ricolma di vino, bevanda essenziale per la vita quotidiana e per i momenti di convivialità. Queste immagini semplici ma potenti riflettono la precarietà e la dipendenza dalla terra che caratterizzavano la vita contadina.
Altri termini specifici ci riportano alla flora e alla vita agricola. "Sànzicu" (dal greco σάμψουκον, σάμψικον) è il nome dialettale della maggiorana, un'erba aromatica utilizzata in cucina e per le sue proprietà medicinali. "Pethrusinu" (dal greco πετροσέλινον, πετροσέλινο; latino "petroselinum") è il prezzemolo, un altro ingrediente fondamentale nella dieta mediterranea. La presenza di queste erbe nelle filastrocche sottolinea l'importanza delle risorse naturali e della conoscenza erboristica tramandata di generazione in generazione.
Auguri e Speranze per il Futuro
Molte filastrocche salentine contengono auguri e speranze proiettate verso il futuro dei bambini. Un augurio ricorrente è quello che il bambino possa diventare un ottimo contadino, un abile seminatore di grano. L'espressione "cu lla chianta" (dal latino "planta", pianta, che in questo contesto si riferisce all'atto di seminare o al seme stesso) evoca l'immagine del ciclo vitale della terra e l'importanza della semina per garantire il raccolto. Questa aspirazione riflette il valore intrinseco attribuito al lavoro della terra e alla capacità di nutrirsi grazie ad essa.
Sulla via del Salento - Atto I
Mentre il figlio dorme, cullato dalla melodia della ninna nanna, la madre è spesso raffigurata mentre si dedica ad attività laboriose ma essenziali per il sostentamento della famiglia. Un esempio è l'"ncannulare" (riempire di cotone i cannelli destinati al telaio), un'operazione preliminare alla tessitura. Il prodotto di questo lavoro manuale era spesso un "tocu" (un rotolo di tela tessuta in casa, al telaio, la cui lunghezza poteva variare dai venti-trenta metri fino a sessanta circa). Questo tessuto, una volta realizzato, veniva poi venduto, magari in mercati lontani come quello di Napoli, per generare un reddito. Questo ci fa comprendere l'importanza della produzione tessile artigianale come fonte di sussistenza e di scambio economico.
La filastrocca può anche fare riferimento a unità di misura antiche, come "lu tùmanu", il tomolo, un'antica misura di superficie agraria che corrispondeva a circa ottantatré are. L'uso di queste misure arcaiche nelle cantilene sottolinea il legame indissolubile tra la vita quotidiana, il lavoro agricolo e la memoria storica.
La Sorte e l'Amore Materno
In epoche passate, prima dell'avvento di tecnologie come l'ecografia, non era possibile conoscere anticipatamente il sesso del nascituro. La curiosità e l'attesa venivano spesso affidate alla sorte, come suggerisce l'espressione "andare a schiòvere", che significa affidarsi al caso, alla sorte. Questo elemento introduce una dimensione di mistero e di accettazione del destino nella vita delle famiglie.

L'amore materno, descritto come "sviscerato", a volte può portare a una tale intensità emotiva da far "perdere il ben dell'intelletto", ovvero a un coinvolgimento talmente profondo da trascendere la razionalità. Questo sentimento puro e incondizionato è un tema ricorrente, che le filastrocche cercano di esprimere con parole semplici ma cariche di significato.
Le filastrocche, pur nella loro apparente semplicità, possono celare aspirazioni sociali profonde, come un anelito all'uguaglianza delle persone e al livellamento delle classi sociali. Questo desiderio di equità si riflette nella speranza che ogni bambino, indipendentemente dalla sua origine, possa avere un futuro degno e sereno.
Misure Antiche e l'Amore per i Bambini
Per comprendere appieno il contesto in cui sono nate queste filastrocche, è utile conoscere alcune delle misure antiche menzionate. La "canna" era un'antica unità di misura lineare pari a circa tre metri, mentre la "menzacanna" equivaleva a un metro e mezzo. Queste misure erano utilizzate per quantificare tessuti, terreni o materiali da costruzione, e la loro presenza nelle filastrocche ci ricorda un sistema di misurazione e di scambio ormai obsoleto ma significativo per la vita di allora.
La domanda fondamentale che emerge dall'analisi di queste cantilene è: perché si amano tanto i neonati? La risposta risiede in un sentimento universale e primordiale, un amore profondo e istintivo che va oltre ogni spiegazione razionale. Le filastrocche salentine, con la loro dolcezza e la loro saggezza popolare, cercano di catturare e trasmettere questo amore ineffabile, celebrando la meraviglia della vita e la purezza dell'infanzia. Esse sono un dono prezioso, un invito a riscoprire le nostre radici e a conservare la magia delle parole che hanno cullato intere generazioni.
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