Il Codice Atlantico rappresenta la più vasta e completa raccolta di disegni e scritti autografi di Leonardo da Vinci, un tesoro inestimabile che offre uno sguardo senza precedenti sulla mente poliedrica di uno dei più grandi geni della storia umana. Questo imponente corpus di fogli, che copre un arco temporale che va dal 1478 al 1519, è una testimonianza eccezionale della vita e dell'opera di Leonardo come artista, scienziato e ingegnere. Al suo interno si trovano schizzi, appunti, teorie e invenzioni che abbracciano una miriade di discipline, dalla meccanica all'idraulica, dalla matematica all'architettura, fino a macchine belliche, studi sul volo e persino favole.

La genesi e la tormentata storia del Codice
La storia del Codice Atlantico è essa stessa un affascinante intreccio di vicende umane, passioni e vicissitudini. Non fu assemblato da Leonardo stesso, ma piuttosto raccolto e rilegato da altri nel corso dei secoli. La sua formazione iniziale è legata alla figura di Pompeo Leoni, scultore milanese, che verso la fine del XVI secolo riuscì a recuperare un numero considerevole di scritti e disegni leonardeschi dagli eredi di Giovan Francesco Melzi, il fedele allievo a cui Leonardo aveva affidato la custodia della sua eredità intellettuale. Leoni, con l'intento di creare due grandi raccolte, iniziò a separare i disegni di ambito tecnico da quelli di soggetto artistico. La prima di queste raccolte, quella incentrata sugli aspetti tecnici e scientifici, divenne ciò che oggi conosciamo come il Codice Atlantico, mentre la seconda diede origine alla celebre Windsor Collection.
Le vicende successive videro il Codice passare di mano in mano, spesso oggetto di desiderio da parte di sovrani e collezionisti. Una breve cronaca lasciata da Giovanni Ambrogio Mazenta ci permette di ricostruire, seppur in modo frammentario, alcuni passaggi cruciali. Attorno al 1587, Lelio Gavardi d'Asola, insegnante della famiglia Melzi, sottrasse 13 libri di Leonardo per portarli a Firenze al granduca Francesco. La morte del granduca impedì il completamento di questo progetto, ma Gavardi, trasferitosi a Pisa, lasciò i libri a Mazenta affinché li restituisse alla famiglia Melzi. Successivamente, lo scultore Pompeo Leoni, informato della presenza di manoscritti di Leonardo, li richiese a Orazio Melzi per il re Filippo II di Spagna, ottenendo la restituzione di sette volumi da Mazenta, ai quali ne rimasero sei.

L'origine del nome "Atlantico"
Il nome "Atlantico" non ha alcuna connessione con l'oceano o con contenuti esoterici, bensì deriva dalle sue dimensioni e dalla modalità di rilegatura. Quando Pompeo Leoni rilegò il corpus di fogli nel XVI secolo, incollò le carte originali di Leonardo su grandi fogli di formato "atlantico", un formato all'epoca utilizzato per la realizzazione degli atlanti geografici. Questa caratteristica dimensionale, che rendeva il volume particolarmente imponente, contribuì alla sua denominazione. L'antica legatura del codice, infatti, riporta l'iscrizione "Disegni di machine et delle arti secreti et altre cose di Leonardo da Vinci raccolti da Pompeo Leoni".
Conservazione e attribuzione: un percorso secolare
La conservazione del Codice Atlantico è stata a lungo legata alla città di Milano. Nel 1637, Galeazzo Arconati, un nobiluomo milanese, donò la sua cospicua collezione di opere d'arte e manoscritti alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana, fondata trent'anni prima dal Cardinale Federico Borromeo. Arconati, desideroso di affidare questo tesoro a un'istituzione in grado di preservarlo per le generazioni future, scelse l'Ambrosiana, che aveva già acquisito una notevole fama in Europa per la ricchezza delle sue collezioni e il suo approccio innovativo all'accesso alla cultura. Ancora oggi, all'ingresso della Pinacoteca Ambrosiana, una lapide commemora questo atto di generoso mecenatismo.
L'attribuzione di tutti i 1750 disegni contenuti nel Codice alla mano di Leonardo da Vinci è stata una costante affermazione, supportata dalla coerenza stilistica e dalla natura degli argomenti trattati. Tuttavia, la storia del Codice è stata anche segnata da eventi che ne hanno minacciato la completezza. Nel 1796, durante le campagne napoleoniche, le truppe francesi conquistarono Milano e la preziosa raccolta fu trasferita a Parigi, dove rimase al Louvre per diciassette anni. Solo con il Congresso di Vienna, nel 1815, si decretò la restituzione delle opere d'arte requisite dal Bonaparte ai loro legittimi paesi di provenienza.

Il Codice Atlantico e le sue peripezie post-napoleoniche
Il ritorno del Codice Atlantico in Italia non fu privo di complicazioni. L'emissario nominato nel 1815 dalla Casa d'Austria, che aveva ripreso il controllo della Lombardia, non era in grado di decifrare la tipica scrittura speculare di Leonardo e, per un curioso errore, scambiò il Codice per un manoscritto in cinese. Fortunatamente, il celebre scultore Antonio Canova, emissario dello Stato Pontificio, si accorse dell'errore, permettendo così la restituzione della raccolta all'Ambrosiana.
Nonostante le dispute per l'eredità di Pompeo Leoni tra i suoi figli, che portarono alla divisione dei manoscritti, e le successive acquisizioni e scambi, il nucleo principale del Codice Atlantico è rimasto custodito presso la Biblioteca Ambrosiana. Nel corso del tempo, sono state avanzate diverse proposte per la sua valorizzazione e studio. Ad esempio, il re d'Inghilterra Giacomo I (o forse il suo successore Carlo I) offrì una somma considerevole per l'acquisizione del "libro grande", un'offerta che, tuttavia, fu rifiutata da Galeazzo Arconati.
Nel XX secolo, lo stato di conservazione delle carte rese necessario un intervento generale di restauro. Affidato al Laboratorio di Restauro del Libro Antico dell'Abbazia di Grottaferrata nel 1962, l'intervento mirò a preservare l'integrità del materiale, mantenendo l'ordine originario della raccolta e rendendo visibili le parti nascoste dei disegni. Il restauro, completato nel 1972, portò alla divisione delle 1286 carte originali in 1119 nuove carte rilegate, dando vita a dodici volumi. Nonostante alcune critiche relative a un presunto mancato riordino e a uno sbiadimento delle scritture, l'intervento è stato fondamentale per la salvaguardia di questo patrimonio.

Un'enciclopedia visiva del genio leonardesco
Il Codice Atlantico è una vera e propria enciclopedia visiva del genio di Leonardo da Vinci. Ogni foglio è un invito a esplorare la sua mente in continuo movimento, un caleidoscopio di idee, intuizioni e osservazioni. La sua intera vita di artista, scienziato e ingegnere è riflessa in questa raccolta straordinaria.
Tra i temi ricorrenti si trovano studi approfonditi di meccanica, idraulica e idrostatica. Leonardo concepì macchine complesse per il sollevamento dell'acqua, sistemi di ingranaggi e leve, e studiò il moto dei fluidi con una precisione sorprendente per l'epoca. La sua passione per l'architettura, sia civile che militare, si manifesta in progetti di fortificazioni, città ideali e studi sulla prospettiva.
Arte, il Codice Atlantico nella mostra “Leonardo da Vinci & Firenze”
Le macchine belliche occupano una parte significativa del Codice. Leonardo disegnò cannoni innovativi, catapulte, carri armati protetti da corazze e persino un'impressionante macchina bellica navale: una piattaforma dotata di sedici bocche da fuoco, capace di investire l'area circostante con una raffica di colpi. Questi disegni testimoniano la sua capacità di applicare principi scientifici a scopi pratici, anche se spesso legati alla guerra.
Un altro campo in cui Leonardo eccelleva era quello del volo. Gli studi sugli uccelli, le loro tecniche di volo e le loro ali sono meticolosamente documentati. Da queste osservazioni nacquero i suoi audaci progetti di macchine volanti, tra cui l'ornitottero e una sorta di antenato del moderno paracadute. Questi disegni non sono solo espressione di un desiderio di emulare la natura, ma anche di una profonda comprensione dei principi aerodinamici.
Oltre agli aspetti scientifici e ingegneristici, il Codice Atlantico rivela anche il Leonardo artista. Sebbene la raccolta sia prevalentemente tecnica, essa contiene schizzi preparatori per opere pittoriche, studi di anatomia, composizioni di figure e dettagli di architetture. Un esempio notevole è il bellissimo schizzo preparatorio di un cavallo, realizzato attorno al 1503-04, che si ritiene fosse destinato al murale della Battaglia di Anghiari.
Un aspetto meno noto della produzione di Leonardo, ma ugualmente affascinante, è la presenza di favole. Ispirate alla tradizione letteraria fiorentina del Rinascimento, queste brevi storie con morale hanno spesso come protagonisti piante, animali o elementi naturali, descritti con acume e accompagnati da vivaci schizzi. Questo dimostra la versatilità della sua penna e la sua capacità di affrontare temi diversi con la stessa profondità di pensiero.

L'eredità del Codice Atlantico e le sue edizioni critiche
Il Codice Atlantico ha avuto un impatto profondo sulla storia della scienza e dell'arte. La sua ricchezza di contenuti ha stimolato generazioni di studiosi, artisti e ingegneri. Nel corso del tempo, sono state realizzate diverse edizioni critiche e riproduzioni del Codice, volte a renderlo accessibile a un pubblico più ampio e a facilitarne lo studio.
Una delle iniziative più significative fu la pubblicazione dell'opera a dispense da parte della casa editrice Hoepli, iniziata nel 1891 e completata nel 1904, in sole 280 copie numerate. Questa edizione includeva riproduzioni in facsimile e una doppia trascrizione dei testi: una fedele all'originale per gli studiosi e una in forma moderna per i lettori comuni. L'opera era accompagnata da 1360 tavole con più di 700 disegni, riprodotti in eliotipia di grande formato, e la relativa trascrizione del testo su carta a mano filogranata appositamente.
Successivamente, nel 1962, venne avviato un nuovo intervento di restauro, che si concluse nel 1972. Questo progetto, pur accolto con critiche per alcune scelte metodologiche, ha garantito la conservazione e la fruizione di questo immenso patrimonio.
Il Codice Atlantico, con i suoi 1119 fogli e oltre 1750 disegni, continua a essere una fonte inesauribile di ispirazione e conoscenza. È un viaggio nel pensiero di un uomo che ha saputo osservare il mondo con occhi sempre nuovi, anticipando concetti e intuizioni che avrebbero trovato pieno sviluppo solo secoli dopo. La sua eredità non è solo un tesoro per l'Italia, ma per l'intera umanità, un promemoria della potenza del genio umano e della sua inesauribile capacità di creare e innovare.


