Nutrire i neonati al seno rappresenta una strategia di prevenzione che porta benefici alla salute della mamma e del suo bambino. I benefici dell'allattamento al seno, quando questo è possibile e gradito, per il bambino, per la madre, per la famiglia, per il sistema sanitario e per la società sono tanti e così ben documentati che non dovrebbero esserci dubbi circa la necessità di proteggere, promuovere e sostenere questa pratica. Così si legge nella Dichiarazione degli Innocenti, siglata nel 1990 dopo un convegno internazionale sull'allattamento al seno presso lo Spedale degli Innocenti di Firenze, e nella Dichiarazione congiunta dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e dell'Unicef.
Secondo le indicazioni internazionali, fatte proprie anche dall'Italia, l'ideale sarebbe allattare in modo esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita del bambino, già a partire dalle prime ore dopo la nascita, proseguire fino ai due anni o anche oltre, ovviamente integrando l'alimentazione con altri cibi diversi dal latte materno.

L'Allattamento al Seno: Una Scelta Salutare per Madre e Figlio
A sostegno dell'unicità dell'allattamento materno e della sua importanza per la salute si schierano oggi molti medici e ricercatori, con raccomandazioni basate sui risultati di numerosi studi clinici che dimostrano in modo chiaro quanto un gesto naturale come allattare il proprio bimbo sia ricco di benefici per la salute fisica e psicologica.
"In genere quando si parla dei benefici dell'allattamento al seno ci si riferisce a quelli che interessano il bimbo, ma anche la salute della mamma ci guadagna sotto molti punti di vista, incluso quello oncologico" afferma Fedro Peccatori, direttore dell'Unità di trapianto allogenico all'Istituto Europeo di Oncologia di Milano che da anni si dedica anche alle problematiche legate a fertilità, gravidanza e allattamento dopo il tumore.
Come spiega l'oncologo milanese, allattare al seno riduce il rischio di sanguinamento dopo il parto e stimola l'utero a tornare alle sue dimensioni originali, tiene sotto controllo i livelli di glucosio riducendo il rischio di diabete, facilita il ritorno al peso forma della mamma e, ultimo ma non certo meno importante, riduce il rischio di tumore. "La protezione maggiore è riferita ai tumori di seno e ovaio - i più influenzati dagli equilibri ormonali - mentre per quanto riguarda altri tumori i dati disponibili sono ancora troppo pochi" afferma Peccatori. Per il tumore della mammella, però, la letteratura parla chiaro: il rischio diminuisce del 4,3 per cento per ogni anno di allattamento nelle donne che scelgono e possono allattare al seno rispetto a quelle che invece non allattano.
Ma è nel caso delle donne geneticamente predisposte alla malattia (quelle con mutazioni del gene BRCA1) che si osserva il guadagno maggiore: il rischio si dimezza nelle donne con mutazioni del gene (meno 45 per cento di casi tra chi ha allattato), mentre in quelle con familiarità per la patologia, cioè con altri casi di malattia in parenti strette ma senza una mutazione dimostrata, la riduzione arriva al 59 per cento.
I ricercatori sono riusciti anche a capire le ragioni biologiche che rendono l'allattamento al seno così importante per la prevenzione dei tumori. "La mammella va incontro a trasformazioni durante la gravidanza e solo con l'allattamento la ghiandola mammaria completa la sua maturazione" spiega Peccatori. "E così la cellula del seno è più resistente alle mutazioni che possono portare al tumore". L'allattamento, inoltre, blocca del tutto o in parte la produzione degli ormoni ovarici: le ovaie a riposo portano a livelli di estrogeni più bassi, garanzia di protezione contro il carcinoma mammario e, con grande probabilità, anche ovarico.
Molte neomamme temono che sia pericoloso allattare dopo un cancro del seno e dopo i successivi interventi chirurgici o di chemio e radioterapia, ma in realtà non bisogna avere paura. "Allattare al seno dopo un tumore mammario non solo è possibile, ma è anche sicuro" spiega Peccatori "e mamma e bimbo possono trarne beneficio". Ovviamente bisogna che l'allattamento sia gradito e accettato dalla madre, e questo vale per chiunque: se una donna proprio non se la sente, non deve sentirsi colpevole.
È importante però sfatare ogni dubbio su eventuali rischi per il figlio di una ex paziente: "Non è mai stato descritto un passaggio di cellule tumorali al bambino attraverso il latte materno e i trattamenti oncologici effettuati dalla mamma non modificano la qualità del latte e i suoi benefici" rassicura Peccatori. Molte donne hanno però comunque dubbi sulla possibilità di allattare al seno dopo il cancro, magari per il timore di non riuscire a soddisfare il proprio piccolo allattando solo da una mammella se l'altra non c'è più o non funziona per via degli interventi.
"Anche in questo caso vorrei rassicurare le mamme" interviene l'oncologo milanese "una sola mammella è sufficiente: del resto esistono molti casi in cui il bimbo si nutre da un solo seno, come nel caso dei gemelli, dei bimbi allattati da balie o di alcune etnie, che per ragioni culturali allattano solo da una mammella". E anche la mammella sottoposta in passato a radioterapia produce latte, anche se in quantità un po' ridotta: la scelta di allattare al seno dipende in questo caso anche dal desiderio materno.
"Non dimentichiamo che l'allattamento al seno è una forma di comunicazione tra mamma e neonato" conclude Peccatori. "Per molte donne operate di tumore al seno, riuscire ad allattare ha portato benefici anche psicologici: è la paziente che si riappropria a pieno diritto del proprio ruolo di donna e di madre".

Fisiologia dell'Allattamento: Un Processo Complesso e Meraviglioso
Per produrre il latte materno intervengono diversi ormoni. I principali sono la prolattina e l'ossitocina. È la prolattina a indurre direttamente la produzione di latte, mentre l'ossitocina favorisce la contrazione dei dotti e l'emissione del liquido. Prima di produrre latte vero e proprio, il seno, durante la gravidanza, può produrre un liquido sieroso chiamato colostro, che costituisce anche il primo nutrimento del neonato. È molto ricco di anticorpi, principalmente di immunoglobuline capaci di agire da prima barriera contro le aggressioni del mondo esterno. È inoltre molto nutriente. È importante che il piccolo riesca ad assumere il colostro anche nei casi in cui la madre decide di non allattare al seno.
Fino a una ventina di anni fa, dopo la nascita il bambino veniva separato dalla madre e affidato alla nursery. Oggi si sa che anche se la madre può essere molto stanca e avere bisogno di un momento di riposo senza il piccolo, la formula più adatta a favorire l'allattamento al seno (e il legame tra madre e figlio) è la nursery aperta. In pratica il piccolo può stare con la mamma ogni volta che questa lo desidera, e può essere affidato alle puericultrici se la mamma è troppo stanca.
Alcune puericultrici sono formate anche all'insegnamento dell'allattamento e possono dare utili consigli alle donne che non sanno come fare. Non è vero che l'allattamento è naturale in modo automatico: a volte bastano piccoli errori di posizione per indurre nella mamma dolorose lesioni che interferiscono col proseguimento della nutrizione al seno.
È bene anche ricordare che è normale non avere latte nei primi giorni dopo il parto e che i pediatri si dividono in due scuole: coloro che affermano che non si deve dare nulla al bambino per non compromettere la sua abilità di nutrirsi al seno e quelli che invece sostengono la cosiddetta "giunta", una piccola dose di latte artificiale che aiuta il piccolo a sentirsi sazio nell'attesa della montata lattea. Questa si presenta in genere due o tre giorni dopo il parto: non si tratta però del latte definitivo, poiché la qualità e i componenti di questo prezioso nutrimento cambieranno nel corso dei mesi per adattarsi ai bisogni del piccolo.
L’ALLATTAMENTO: FISIOLOGIA, ATTACCO, POSIZIONE E FALSI MITI
L'Allattamento Prolungato: Oltre i Due Anni e Oltre
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda l'allattamento al seno esclusivo per almeno i primi sei mesi di vita del bambino, mantenendo il latte materno come alimento principale fino al primo anno di vita pur introducendo gradualmente cibi complementari. L'OMS invita le donne a portare avanti l'allattamento anche fino ai due anni (o comunque fino a quando la mamma e il figlio lo desiderano). Più ragionevolmente, andrebbe bene arrivare quanto meno al primo compleanno del bambino. Così facendo, come documentato da uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances, si garantirebbe una protezione contro le infezioni che andrebbe ben oltre il periodo di allattamento e durerebbe in molti casi per tutta la vita. Merito del trasferimento di cellule del sistema immunitario in grado di «educare» i più piccoli nei confronti delle infezioni avute dalle mamme. Un motivo in più, dunque, per incoraggiarle a non rinunciare a questa abitudine.
"L'allattamento prolungato è il termine comunemente usato per parlare dell’allattamento del bimbo oltre l’anno. Allattare oltre i primi mesi non è una cosa scontata nella nostra società e spesso le mamme già dopo pochi mesi si sentono dire “Ma allatti ancora?”. Non desta sconcerto un bimbo che prende il ciuccio a 3 anni ma uno allattato alla stessa età solleva perplessità. Il latte della mamma nel secondo anno “concentra” i fattori protettivi per sostenere il sistema immunitario di un bambino che comincia la scoperta del mondo ed entra in relazione con sempre più persone. Ogni anno di allattamento è positivamente correlato ad una riduzione dell’insorgenza del tumore alla mammella del 4,2 %. Anche per il bambino i benefici a medio e lungo termine sono notevoli, un recente studio offre indicazioni che dal 14 al 19% delle leucemie infantili possa essere prevenuto grazie all’allattamento per almeno 6 mesi e oltre."

Sfatare Miti e Preconcetti sull'Allattamento Prolungato
Spesso le mamme che allattano a lungo si sentono dire "il tuo latte è acqua", "così non si staccherà mai" oppure "allatti ancora?". Quando si parla di allattamento prolungato, oltre ai vantaggi medici vanno considerati anche quelli di tipo emotivo e relazionale: il bimbo che ha bisogno di succhiare e di star vicino alla mamma si staccherà quando sarà pronto a farlo, portando con sé un bagaglio di esperienza e sicurezza impagabile. È giusto che tutti i genitori abbiano la possibilità di fare delle scelte consapevoli riguardo all’alimentazione dei loro piccoli e, una volta adeguatamente informati e supportati, intraprendano autonomamente il proprio cammino: ribadisco la raccomandazione dell’OMS che recita «finché mamma e bambino lo desiderano».
L’allattamento prolungato non danneggia né la mamma né il bambino, anzi, come abbiamo detto, apporta numerosi guadagni di salute sia per il piccolo sia per la mamma. Inoltre, il bambino allattato a lungo non sarà un "mammone" per sempre; anzi, quando sarà pronto a staccarsi, avrà un bagaglio importante di sicurezza e autonomia. Il latte materno non perde sostanza con il passare dei mesi e degli anni, ma continua a essere un importante apporto di liquidi e nutrienti. Non esiste un’età precisa in cui i bambini devono abbandonare il seno, lo fanno quando sono pronti o quando la mamma deciderà che è il momento, e lo fanno tutti.
La rivista Time suscitò non poche discussioni con una copertina del 2012 che ritraeva una mamma e un bambino di tre o quattro anni che succhiava al seno, con il titolo provocatorio: "Are you mum enough?". L'immagine e l'articolo facevano riferimento alle mamme americane seguaci di William Sears, pediatra che si occupa da anni di allattamento. La domanda "Cosa vuol dire essere mamma ‘abbastanza’?" solleva interrogativi sulla durata ideale dell'allattamento. La risposta, secondo le raccomandazioni dell'OMS, risiede nella formula "finché mamma e bambino lo desiderano".
L'antropologa americana Jean Liedloff, osservando popolazioni indigene in Amazzonia, ha notato come i bambini posti nelle condizioni di avere a disposizione il seno quando lo desiderano tendano ad abbandonarlo spontaneamente intorno ai tre anni. Questa tappa evolutiva, come parlare o camminare, non è raggiunta nello stesso momento da tutti i bambini; la media è intorno ai tre anni, ma con una variabilità molto ampia che può andare dall'anno ai quattro o cinque in rari casi.
Con l'avvento dell'alimentazione industriale, il nostro modo di valutare l'allattamento è cambiato. Avendo a disposizione un degno sostituto, le mamme, consigliate dagli operatori sanitari, hanno iniziato a decidere se allattare al seno e fino a quando farlo, non essendo più i bambini a smettere spontaneamente di succhiare dal seno quando fossero pronti.

I Vantaggi Nutrizionali e Immunologici del Latte Materno Oltre i Sei Mesi
Una volta che il tuo bambino inizia ad alimentarsi con cibi solidi, intorno ai sei mesi, potresti pensare che il tuo latte materno diventi semplicemente una "bevanda" complementare. In realtà, è proprio il contrario: quando inizia a nutrirsi con alimenti solidi, il tuo bambino assume soltanto una piccola percentuale di calorie e sostanze nutritive dal cibo.
"L'allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi offre ai bambini il miglior inizio alla vita. Tuttavia, anche quando successivamente il tuo bambino inizia a consumare alimenti complementari, il latte materno è una fonte nutritiva importante", spiega il Dott. Leon Mitoulas, Direttore della Ricerca sull'Allattamento al Seno di Medela.
Durante l'allattamento esclusivo al seno il bambino consuma solitamente 750-800 ml di latte al giorno. A 9-12 mesi può ancora assumere circa 500 ml al giorno, che equivalgono a circa la metà del suo fabbisogno calorico giornaliero. A 18 mesi probabilmente assumerà circa 200 ml al giorno, ovvero circa il 29% delle calorie necessarie.
È vero che dopo i sei mesi il tuo bambino ha bisogno di altri alimenti per assimilare le sostanze nutritive che non può ottenere dal latte materno o dalle proprie riserve (tra cui ferro, zinco e vitamine B e D). Tuttavia, anche nel secondo anno di vita il latte materno fornisce quantità significative di altre sostanze nutritive fondamentali, come illustra il Dott. Mitoulas: "In questa fase il latte materno apporta circa il 43% delle proteine del bambino, il 60% della vitamina C, il 75% della vitamina A, il 76% del folato e il 94% della vitamina B12".

L'Allattamento al Seno come "Medicina Personalizzata"
È stato dimostrato che continuare ad allattare dopo i sei mesi riduce le possibilità di contrarre malattie in età infantile e adulta, e se il tuo bambino si ammala ne favorisce una più rapida guarigione. Più a lungo lo allatti più a lungo lo proteggi.
"L'allattamento al seno protegge il tuo bambino da infezioni e malattie, a tal punto da essere considerato una forma di 'medicina personalizzata', con potenziali effetti permanenti", afferma il Dott. Mitoulas.
Per esempio, è stato dimostrato che allattare al seno per più di sei mesi protegge il tuo neonato da alcuni tumori infantili, come per esempio la leucemia linfatica acuta e il linfoma di Hodgkin; riduce le sue possibilità di sviluppare il diabete di tipo 1 e 2, eventuali problemi alla vista e ai denti, nonché l'obesità.
Il latte materno può anche ridurre il rischio di nausea e diarrea, gastroenterite, raffreddore e influenza, mughetto e infezioni all'orecchio, alla gola e ai polmoni. Questo aspetto è particolarmente utile man mano che il bambino cresce e inizia a interagire con gli altri bambini o ad andare all'asilo nido, dove i germi possono essere dilaganti.
L'allattamento al seno può anche salvare la vita, come sottolinea il Dott. Mitoulas: "Le conseguenze del mancato allattamento al seno tra i sei e i 23 mesi possono essere disastrose nei paesi a basso e medio reddito, in cui i bambini che non sono allattati al seno hanno il doppio delle probabilità di morire di infezione rispetto a quelli allattati al seno, anche parzialmente".
Inoltre, l'allattamento al seno non ti permette soltanto di godere dei benefici del tuo latte, ma anche delle sue straordinarie proprietà nutrienti e calmanti per il tuo bambino. Nulla, infatti, calma di più un neonato o un bambino triste che una sessione di allattamento con la mamma. Quando il bambino cresce, una poppata aiuta in tutto, dalla dentizione e le vaccinazioni agli inevitabili urti, graffi o virus in cui si imbatte durante la crescita. Per molte mamme l'allattamento al seno è qualcosa di miracoloso.

L'Allattamento al Seno come Segnale di Attaccamento e Sviluppo
Il fatto di essere vicina al tuo bambino, di rispondere immediatamente alle sue esigenze e avere spesso un contatto visivo con lui si traduce in un invio di segnali tra di voi. Gli scienziati ritengono che questi segnali influenzino molti aspetti dello sviluppo del tuo bambino, dall'appetito alle prestazioni accademiche. Più a lungo lo allatti più probabili saranno gli esiti positivi in futuro.
"Il latte materno contiene migliaia di molecole attive", spiega il Dott. Mitoulas. "Esse vanno dagli enzimi che aiutano a digerire i grassi e gli ormoni che regolano l'appetito alle molecole immunitarie che promuovono lo sviluppo del sistema immunitario. Sapevi che il latte materno è vivo? Ogni giorno il tuo bambino ingerisce da milioni a miliardi di cellule viventi; sono presenti a migliaia in ogni millilitro di latte, ad esempio le cellule staminali. Ognuna di queste cellule ha un compito specifico per il mantenimento della salute del tuo bambino; sono in corso delle ricerche che si prefiggono di scoprire esattamente come questi componenti offrano benefici al neonato durante l'allattamento al seno a lungo termine".
È risaputo che l'allattamento al seno prolungato influisce positivamente sul QI dei bambini. Gli studi dimostrano un vantaggio di ben tre punti nel QI dei bambini allattati al seno rispetto a quelli che non lo sono mai stati.
Inoltre, l'allattamento al seno oltre i sei mesi è stato collegato a una quantità inferiore di problemi comportamentali nei bambini in età scolare e al miglioramento della salute mentale nei bambini e negli adolescenti.

Le Controindicazioni: Quando Dire "No" all'Allattamento al Seno
Pur essendo molto limitati, ci sono dei casi in cui l'allattamento al seno non è consigliato o è addirittura controindicato. Non è opportuno, per esempio, che la mamma allatti al seno in caso di sieropositività o trattamento con farmaci contro l'AIDS, in caso di uso di droghe o di trattamento con chemio o radioterapia ancora in corso.
Esistono anche situazioni in cui una particolare conformazione fisica della mammella, magari dopo un intervento per rimuovere un tumore o per cause congenite, impedisce il corretto allattamento al seno: in questi casi è necessario dire no all'allattamento al seno, sapendo che dal punto di vista nutrizionale i latti in polvere prodotti oggi sono ottimi e sicuri.
La Figura della Consulente IBCLC: Supporto Specializzato per l'Allattamento
Già dal 1981 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha posto l'accento sull'importanza dell'allattamento al seno e del sostegno da fornire alle donne che lo scelgono, anche per periodi brevi. "Per dare questo sostegno esistono figure specializzate che sono riconosciute a livello internazionale come le IBCLC: International Board Certified Lactation Consultants" spiega Giulia Bellettini, pediatra dell'ASL di Milano e consulente IBCLC.
Si tratta di consulenti dell'allattamento, persone che ricevono una formazione specifica (e che devono anche sostenere un esame) e sono in grado di gestire al meglio tutti gli aspetti di questa pratica anche in casi particolari come quelli di chi ha avuto un cancro. "In Italia" spiega la pediatra milanese "questa figura è ancora poco conosciuta, ma negli Stati Uniti e in Gran Bretagna le IBCLC hanno un ruolo riconosciuto in quasi tutti gli ospedali". Per saperne di più è possibile consultare il sito dell'associazione AICPAM (www.aicpam.org), che riunisce i consulenti professionali in allattamento materno che operano in Italia.


