Alain Fabien Maurice Marcel Delon, nato l’8 novembre 1935 a Sceaux, una cittadina a nord della Francia, è una figura che ha segnato indelebilmente il panorama cinematografico mondiale. La sua vita, costellata di successi, relazioni intense e momenti di profonda fragilità, si è intrecciata indissolubilmente con la settima arte, rendendolo un'icona eterna.
Gli Anni della Formazione e le Prime Esperienze
Il cinema ha sempre fatto parte della vita di Alain Delon; suo padre, Fabien, possedeva una sala cinematografica, un ambiente che ha indubbiamente plasmato la sua precoce fascinazione per questo mondo. Fin da giovane, Delon mostrò un carattere molto irrequieto. A soli 17 anni, dopo aver sovvertito gli iniziali obiettivi di diventare maestro salumiere e prendere il posto del patrigno, decise di arruolarsi nella marina francese nel 1952. Dopo un periodo presso il Centro di Addestramento Marittimo di Pont-Réan, continuò il servizio militare nel 1953 presso la Scuola di Trasmissione Bormettes.
Questo periodo militare, per sua stessa ammissione, ebbe un profondo impatto sul suo carattere. Scoprì la disciplina, il senso dell'onore e il rispetto della bandiera della Francia. Si appassionò alle armi e rimase affascinato da Jean Gabin in "Touchez pas au grisbi", film che vide nella capitale indocinese. Tuttavia, la sua condotta non fu sempre esemplare. Dopo essere stato arrestato per furto di equipaggiamento, la Marina francese gli offrì la scelta di lasciare il servizio o prolungare il suo impegno da tre a cinque anni. Come marinaio di prima classe, fu assegnato alla compagnia di protezione dell'arsenale di Saigon, nell'Indocina francese. Verso la fine della guerra d'Indocina, fu nuovamente arrestato per aver rubato una jeep con la quale cadde in un dirupo. Gli fu ritirata la licenza radiofonica e fu espulso dalla Marina, festeggiando il suo ventesimo compleanno nella cella.
A 8 anni, non potendo più restare con la famiglia adottiva e non potendo tornare dalla madre, visse nel collegio di suore a Issy-les-Moulineaux dove incontrò uno dei suoi più cari amici, Gérard Salomé, con cui trascorse tutta la giovinezza. A causa del suo carattere perennemente ribelle, dovuto per sua stessa ammissione al trauma subito dalla separazione dei genitori, ottenne sempre brutti voti a scuola e per questo motivo fu costretto a cambiare diversi istituti.
Dopo il congedo per indisciplina, Alain Delon svolse moltissimi lavori tra cui cameriere, commesso e facchino. La svolta arrivò grazie all'attore Jean-Claude Brialy, suo amico, che lo invitò al Festival di Cannes. Lì, la sua bellezza candida e al tempo stesso glaciale non passò inosservata. Fu Yves Allégret a portarlo sul set, esordendo nel film "Godot" (1957). Nello stesso anno, il giovane attore entrò nel cast del film "Fatti bella e taci", in cui duettò per la prima volta con Jean-Paul Belmondo.

La Consacrazione e le Collaborazioni Fondamentali
Il primo vero ruolo da protagonista giunse nel 1958 con "L'amante pura", sul cui set conobbe l'attrice austriaca Romy Schneider. Nonostante la reciproca diffidenza iniziale, intraprese con lei una lunga relazione sentimentale. Nonostante il film con la Schneider non fosse stato apprezzato dalla critica, Delon fu ancora l'attore principale in due pellicole di Michel Boisrond: "Le donne sono deboli" e "Furore di vivere", entrambi usciti nel 1959, in cui interpretò la parte del giovane rubacuori, bello e fascinoso.
Tuttavia, fu grazie a René Clément che Alain Delon conobbe il primo vero successo da protagonista, con "Delitto in pieno sole", tratto da un romanzo di Patricia Highsmith. Questo film gli valse infatti la consacrazione a star: il film ottenne ottimi incassi e fece conoscere il nome di Delon anche oltre i confini francesi. Il successo baciò Delon grazie anche al film “In pieno sole” (1960) diretto da René Clément.
L'incontro con Luchino Visconti fu una tappa fondamentale per la sua consacrazione internazionale. Nel 1960, infatti, fu uno dei protagonisti del capolavoro del regista italiano, "Rocco e i suoi fratelli", dove incarnò un personaggio puro e tollerante, così lontano da quelli che in seguito divennero i suoi ruoli tipici. Il film ottenne un successo clamoroso, vincendo il Leone d'argento a Venezia, facendo sì che Visconti prendesse Delon sotto la sua ala, diventando uno dei principali mentori per l'attore. Visconti convinse infatti sia Delon che Romy Schneider ad affrontare un testo teatrale a Parigi, la prima volta sul palcoscenico per entrambi.

In Italia, Delon si affermò immediatamente anche in altre opere di grande valore artistico, come "L'eclisse" (1961) di Michelangelo Antonioni, in cui Delon duettò con Monica Vitti rispolverando il personaggio del rubacuori già adottato in Francia con René Clément; al Festival di Cannes, il film vinse il Premio della giuria. Partecipò a un episodio della commedia "Le tentazioni quotidiane" (1962) di Julien Duvivier.
L'anno successivo, nel 1963, arrivò la consacrazione internazionale definitiva: con "Il Gattopardo" di Luchino Visconti, Delon interpretò il principe Tancredi Falconeri, recitando insieme a personalità del calibro di Burt Lancaster e Claudia Cardinale. Premiato con la Palma d'oro al Festival di Cannes, il film ottenne un'eco internazionale e contribuì a plasmare l'icona di Delon, che si aggiudicò una candidatura ai Golden Globe come miglior attore debuttante. Fondamentali per la carriera dell'attore furono le collaborazioni con i registi René Clément, Luchino Visconti e Jean-Pierre Melville.

Consacrato definitivamente come uno dei più grandi attori del momento, Alain Delon fu spesso citato da più parti come l'uomo più bello del mondo. Affermatosi in Italia, l'attore tornò successivamente in Francia per affermare la sua icona anche in patria. Seguirono i film "Il Tulipano Nero" (1964) di Christian Jaque, uno dei maggiori successi dell'anno al botteghino, e "Crisantemi per un delitto" (1964), nuovamente di Clément. In quegli anni Delon iniziò a recitare anche in tre o quattro pellicole all'anno.
L'Era dei Polar e la Rivalità con Belmondo
Il successo di Alain Delon negli anni Settanta fece nascere in Francia una rivalità mediatica con l'altra stella francese, Jean-Paul Belmondo. Oltre che in Italia, venne chiamato a lavorare per grandi produzioni hollywoodiane ma senza mai sfondare veramente, mentre in Francia fu uno degli attori più redditizi assieme a Louis de Funès e al suo collega-rivale Belmondo. Ormai affermato e molto popolare, Delon divenne uno dei volti principali del genere "polar" (un genere ibrido fra poliziesco e noir), l'equivalente francese del poliziesco all'italiana.
Il punto più alto del polar lo raggiunse con "Il clan dei siciliani" (1969) di Henri Verneuil, in cui condivise nuovamente la scena con Jean Gabin. Qui Delon vestì i panni di Roger Sartet, sicario professionista innamoratosi della moglie del potente boss Vittorio Malanese (Gabin). Il film fu un successo sia in Francia che negli Stati Uniti d'America e in Canada. Fra i personaggi più celebri da lui interpretati vi furono il cupo e timoroso Rocco in "Rocco e i suoi fratelli" (1960), il principe Tancredi ne "Il Gattopardo" (1963), il killer Jef in "Frank Costello faccia d'angelo" (1967), il gangster Rogert Startet ne "Il clan dei siciliani" (1969), lo scrittore fallito Jean-Paul Leroy ne "La piscina" (1969).
Non mancarono, per contro, recitazioni di maniera, come in "Addio Jeff!" (1968) in coppia con Mireille Darc, con la quale intraprese una relazione durata poi fino al 1983. Per il film "La piscina" (1969), dramma psicologico diretto da Jacques Deray, Delon rifiutò Monica Vitti come partner femminile, imponendo a sorpresa la sua ex compagna Romy Schneider. Tuttavia, l'episodio incrinò solo momentaneamente la sua immagine: nel 1970, infatti, uscì "Borsalino", primo film interpretato in coppia con Jean-Paul Belmondo, che si rivelò poi il più grande successo finanziario dell'anno in Francia (oltre 35 milioni di euro incassati), grazie soprattutto all'affiatamento tra due degli attori più popolari di quel periodo.
Jean Paul Belmondo ricordato da Piero Sansonetti : la rivalità con Delon è divertente
"Borsalino" fu inoltre il primo film prodotto dallo stesso Delon, tramite la sua Adel Productions. Con Jean-Paul Belmondo, è protagonista del gangster movie “Borsalino” (1970) di Deray. Nel 1971 si cimentò anche nel genere comico con il film "L'uomo di Saint-Michael", in cui recitò assieme all'ex moglie Nathalie Delon. Lavorò al fianco di Charles Bronson, Toshirō Mifune e Ursula Andress nel western "Sole rosso", mentre ritrovò interesse per il cinema d'autore nel 1972 con "La prima notte di quiete", diretto da Valerio Zurlini: nei panni del professore Daniele Dominici innamorato di una sua alunna, Delon regalò al pubblico una delle sue interpretazioni più personali, similmente a quanto precedentemente fatto anni prima per il ruolo di Frank Costello, nonostante alcuni contrasti con il regista Zurlini durante la lavorazione del film. Recitò in ruoli altrettanto complessi in "L'assassinio di Trotsky" (1972) e in "Mr. Klein".
Dalla metà degli anni Settanta, l'attore francese recitò quasi esclusivamente o in polizieschi violenti, in cui i caratteri divennero sempre più stereotipati e monocordi ("Morte di una carogna" del 1977), oppure in produzioni internazionali di minore rilievo ("Airport '80" del 1979). Da segnalare tuttavia, nel 1974, "Borsalino and Co.", il sequel di minor successo di "Borsalino", in cui, in tale occasione, non condivise più la scena con Belmondo bensì con Riccardo Cucciolla, e l'anno dopo "Zorro" (1975) di Duccio Tessari, dove interpretò il celebre giustiziere mascherato. Nonostante l'opposizione di una certa critica, il pubblico continuò a seguire i suoi film. Come produttore, si ritenne soddisfatto tanto da dichiarare che se nel titolo comparisse la parola "flic", il successo sarebbe assicurato.

Sperimentazioni Registiche e Ruoli di Vinti
Dagli anni settanta, Alain Delon fece esperienze anche come produttore cinematografico, tramite la sua Adel Productions, e in qualità di regista, come nel thriller "Per la pelle di un poliziotto" (1981) e nel drammatico "Braccato" (1983). Negli anni Ottanta, girò, insieme con l'attrice italiana Dalila Di Lazzaro, il film "Tre uomini da abbattere", ancora con la regia di Jacques Deray.
Con Ornella Muti e Jeremy Irons, girò il film di ispirazione letteraria "Un amore di Swann" (1984), diretto da Volker Schlöndorff e tratto dall'omonima opera di Marcel Proust. Il barone de Charlus, un uomo vinto, immerso nei propri ricordi, sopraffatto dalla nostalgia e dal disprezzo dei tempi moderni, si aggiunse alla nuova lista di personaggi che l'attore impersonò per i successivi anni, ovvero quello dei vinti, degli illusi, degli uomini falliti. Per alcuni personaggi, l'attore portò la sua esperienza personale legata alla recente perdita del suo primo amore Romy Schneider, avvenuta nel 1982. "Un amore di Swann" vinse due premi César.
A seguito di alcuni flop commerciali come "Il passaggio" (1986) e la serie televisiva "I pianoforti di Berlino" (1988), nei primi anni Novanta Delon iniziò ad apparire sempre meno sul grande schermo, recitando in ruoli prevalentemente secondari. Nel 1997, l'attore dichiarò di volere chiudere la sua carriera; in seguito, però, accettò di lavorare nuovamente per il cinema e la televisione. Di un certo rilievo furono in questo periodo le partecipazioni in "Nouvelle vague" (1990) di Jean-Luc Godard, in "Cento e una notte" (1995) di Agnès Varda e nell'ironico "Uno dei due" (1998) di Patrice Leconte, nuovamente al fianco di Belmondo, film nei quali si allontanò definitivamente dal genere polar. Ritrovò inoltre Jacques Deray sul set di "L'orso di peluche" (1994).
In questo periodo, intensificò la sua attività teatrale, dove ottenne molti consensi. Concluso dopo 15 anni il legame con Mireille Darc, l'attore per un breve periodo ebbe una relazione con l'attrice Anne Parillaud per poi legarsi verso il 1988 alla modella di origine olandese Rosalie van Breemen, che gli diede due figli, Anouchka, nata nel 1990, e Alain-Fabien, nato nel 1994.

Gli Ultimi Anni e l'Eredità di un Mito
Nel 2002, Alain Delon tornò a ricoprire un ruolo televisivo dopo ventiquattro anni, accettando la proposta di Jean-Claude Izzo di tornare a indossare i panni del poliziotto tormentato, quelli di Fabio Montale della polizia di Marsiglia, che fu un successo. Nel 2005, in concomitanza con la crisi sentimentale e la separazione dalla compagna Rosalie, Alain Delon rivelò alla stampa la sua lotta contro la depressione, malattia che lo portò sull'orlo del suicidio. A tal proposito, rivelò: «Vivo davanti ai miei occhi la scena di quel momento. Il difficile non è farlo, è riflettere per non passare all'azione. Farlo è un gioco da ragazzi». A causa della malattia, fu costretto a rinunciare alla pièce teatrale "Les montagnes russes" di Eric Assous.
Nel 2006, vi fu una "pausa musicale" durante la quale l'attore fu presente nel CD "Parenthèses …" di Françoise Hardy, l'album che la cantante produsse insieme a quelli da lei ritenuti dei veri e propri miti della musica francese con i quali eseguì duetti per brani altrettanto mitici come "La mer" o "Que reste-t-il de nos amours?". Insieme ad Alain Delon, l'unico attore presente nell'opera e che rimase fedele a sé stesso recitando, eseguirono il brano "Modern Style". Nel 2008, tornò al cinema interpretando con autoironia Giulio Cesare in "Asterix alle Olimpiadi". Nonostante il ritiro dal cinema, continuò a calcare le scene teatrali.
Nel 2007, sul set di "Sur la route de Madison", tratto dal romanzo "I ponti di Madison County" di Robert James Waller, ritrovò la sua ex compagna Mireille Darc, mentre nel 2014, recitò con la figlia Anouchka Delon nella pièce "Une journée ordinaire" a Cannes. Inoltre, ricevette numerosi riconoscimenti alla carriera, come nel 2011 al Festival di Acapulco, mentre nel 2012 ottenne il Lifetime Achievement Award - Parmigiani al Locarno Film Festival. A proposito del suo ritiro, Alain dichiarò: «Ho l'età che ho. Ho fatto la carriera che ho fatto. Ora, voglio chiudere il cerchio. Organizzando incontri di boxe, ho visto uomini che si sono pentiti di aver fatto un combattimento di troppo».
Il 19 maggio 2019, al Festival di Cannes 2019, ricevette la Palma d'oro onoraria. Alain Delon morì il 18 agosto 2024, all'età di 88 anni, a causa di un linfoma diffuso a grandi cellule B, nella sua casa di Douchy-Montcorbon, nel dipartimento del Loiret, alle 3 di notte. Tante le personalità che gli resero omaggio, tra cui Brigitte Bardot, Isabelle Adjani, Claudia Cardinale, Céline Dion, Costa-Gavras (presidente della Cinémathèque française), Jean-Michel Jarre, Jean Dujardin, la cantante Patricia Kaas e Carla Bruni. A livello internazionale, gli attori Antonio Banderas, Susana Giménez, Amanda Lear, Mirtha Legrand, Sophia Loren, Ornella Muti, Ottavia Piccolo, Arturo Pérez-Reverte, Chiara Sbarigia e il regista Jim Jarmusch omaggiarono anche loro l'attore scomparso. L'Académie des Arts et Techniques du Cinéma pubblicò un comunicato lamentando la perdita di "un'icona eterna della settima arte".
Relazioni Personali e Famiglia
La vita sentimentale di Alain Delon è stata altrettanto intensa quanto la sua carriera. Nel 1958, iniziò una relazione con l'attrice Romy Schneider, conosciuta sul set de "L'amante pura". La relazione tra i due si concluse nel 1964. Degno di rilievo fu poi il rapporto di Delon con Dalida, cantante italiana naturalizzata francese, con cui negli anni Sessanta ebbe una passionale storia d'amore; in seguito i due rimasero ottimi amici e incisero insieme nei primi anni Settanta il brano "Paroles, paroles".
Il 13 agosto 1964, Delon sposò l'attrice Nathalie Delon, dalla quale ebbe il suo secondo figlio, Anthony Delon, anch'egli attore, che lo rese nonno della modella Alyson Le Borges. I due si separarono nel giugno del 1968, dopo il coinvolgimento nel cosiddetto Affaire Marković, e infine divorziarono nel 1969. Dal 1968 al 1983 ebbe una lunga relazione con Mireille Darc. Verso il 1988 si legò alla modella di origine olandese Rosalie van Breemen, che gli diede due figli, Anouchka (nata nel 1990) e Alain-Fabien (nato nel 1994).
Un Legame Indissolubile con il Cinema
Alain Delon si è allontanato per sempre dalle scene nel 2017, ma la sua eredità cinematografica rimane impareggiabile. La sua bellezza affascinante e tenebrosa gli valse il soprannome di "Faccia d'Angelo" per l'interpretazione di Frank Costello nel film omonimo del 1967. Nel corso della sua carriera, Delon ha alternato ruoli dolorosi e drammatici a commedie e film in costume, dimostrando una versatilità rara. La sua filmografia conta oltre cento titoli, molti dei quali sono considerati capolavori indiscussi del cinema. Nel 1972, Alain Delon vinse un David di Donatello speciale. Nel 2005, l'attore dichiarò che soffriva di depressione: la malattia lo costrinse un paio di volte al ritiro dalle scene. Nel 2019, l'attore fu colpito da un ictus.
La sua figura iconica, il suo talento interpretativo e la sua presenza scenica hanno lasciato un segno indelebile, rendendolo una leggenda del cinema internazionale.

