La Sindrome di Down è una condizione genetica complessa che suscita dibattiti etici, medici e sociali di notevole entità, specialmente in relazione all'aborto terapeutico. In Italia, come in molti altri paesi, la legislazione sull'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è strettamente regolamentata, permettendo l'aborto terapeutico solo in circostanze specifiche, principalmente per tutelare la salute della madre o in presenza di gravi patologie fetali, tra cui la Sindrome di Down. Questo articolo esplora le cause della Sindrome di Down, le modalità diagnostiche, le implicazioni dell'aborto terapeutico e le questioni etiche e legali ad esso connesse, attingendo alle informazioni fornite e integrandole con conoscenze mediche e giuridiche.
Le Origini della Sindrome di Down: Un'Anomalia Cromosomica
La Sindrome di Down è una condizione genetica causata dalla presenza di un cromosoma 21 in eccesso. Normalmente, ogni individuo possiede 23 coppie di cromosomi, per un totale di 46. Nelle persone con Sindrome di Down, si riscontra una copia extra del cromosoma 21, portando il corredo cromosomico a 47. Questa trisomia 21 è la causa più comune della sindrome, che si manifesta con un insieme di caratteristiche fisiche e intellettive specifiche. In circa il 4% dei casi, il cromosoma 21 supplementare non è presente come copia aggiuntiva, ma è fuso con un altro cromosoma a causa di una traslocazione, pur mantenendo un effetto simile.

Il cromosoma supplementare solitamente deriva dalla madre, e il rischio di concepire un bambino con Sindrome di Down aumenta progressivamente con l'avanzare dell'età materna. Tuttavia, poiché la maggior parte dei bambini nasce da madri giovani, solo una minoranza dei casi (circa il 20%) si verifica in donne di età superiore ai 35 anni. Nel caso di donne affette dalla sindrome stessa, il rischio di avere un figlio con la stessa condizione è del 40%, sebbene sembri esserci un rischio più elevato di aborto spontaneo per i feti colpiti. Gli uomini con Sindrome di Down sono generalmente sterili, a meno che non presentino una forma a mosaico, dove coesistono cellule con 46 e 47 cromosomi.
L'ipotesi iniziale del Professor Lejeune suggeriva che la presenza del cromosoma sovrannumerario potesse interferire con il metabolismo cellulare, portando all'intossicazione neuronale e quindi alla disabilità intellettiva. Ricerche più recenti, come uno studio pubblicato su Scientific Reports dal Professor Pierluigi Strippoli dell'Università di Bologna, hanno individuato un profilo metabolico caratteristico nel sangue e nelle urine dei bambini con Sindrome di Down, con sostanze rilevate in concentrazioni anomale proporzionali alla presenza del cromosoma in più.
Manifestazioni Cliniche della Sindrome di Down
La Sindrome di Down non si manifesta in modo uniforme; le persone affette presentano un'ampia variabilità nelle caratteristiche fisiche e nel grado di disabilità intellettiva.
Caratteristiche Fisiche e Sviluppo
I bambini con Sindrome di Down spesso presentano un cranio di dimensioni ridotte, talvolta con un appiattimento a livello occipitale. Le fontanelle nei neonati sono larghe e si chiudono più tardivamente rispetto alla norma. Dal punto di vista dello sviluppo fisico, tendono ad essere calmi e passivi, con un pianto meno frequente rispetto alla media. Molti nascono con difetti cardiaci congeniti, che interessano dal 20% al 76% dei nati vivi (rispetto al 6-8% della popolazione generale). Tra i più comuni si annoverano il difetto del setto interventricolare e il difetto del setto atrio-ventricolare. Circa il 6% dei bambini presenta problemi gastrointestinali, con una maggiore incidenza di malattia di Hirschsprung e celiachia. La perdita dell'udito è comune, così come le infezioni dell'orecchio. Circa il 60% dei soggetti sviluppa problemi oculari, quali cataratta, glaucoma e strabismo.
Le caratteristiche facciali tipiche includono occhi con taglio obliquo verso l'alto e una piega cutanea che copre l'angolo interno dell'occhio (plica epicantale). La lingua può apparire grande, e spesso, a causa della sua dimensione e del ridotto tono muscolare facciale, i bambini tendono a tenere la bocca aperta. Le orecchie sono solitamente piccole, arrotondate e posizionate più in basso sulla testa. Le mani sono corte e larghe, con un'unica piega palmare e dita corte. Il dito mignolo può avere due falangi anziché tre e presentare una curvatura verso l'interno.

Sviluppo Cognitivo e Linguistico
Il quoziente intellettivo (QI) nei soggetti con Sindrome di Down presenta un'ampia variabilità intra-sindromica, raramente è normale e si colloca generalmente tra 50 e 80. Il linguaggio è la funzione cognitiva che appare più compromessa rispetto ad altre abilità superiori e al livello intellettivo generale. Si riscontrano spesso ritardi nello sviluppo del linguaggio e delle abilità motorie. Durante l'infanzia, è frequente un comportamento associato al disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). I bambini con Sindrome di Down hanno un rischio maggiore di manifestare comportamenti di tipo autistico, soprattutto in presenza di grave deficit intellettivo. Negli adulti, si osserva un aumento del rischio di depressione, così come nei bambini.
Diagnosi Prenatale della Sindrome di Down
La possibilità di diagnosticare la Sindrome di Down prima della nascita è aumentata significativamente grazie ai progressi della medicina. I test di screening prenatale consentono di calcolare il rischio che il nascituro presenti anomalie cromosomiche.
Screening e Test Diagnostici
- BI-TEST: Eseguito sul sangue materno alla fine del primo trimestre (12ª settimana di gestazione), dosando due proteine: la free-beta hCG e la PAPP-A. Combinando questi valori con l'età materna, si individua circa il 65% dei feti affetti da Sindrome di Down, con un 5% di falsi positivi. A questo test si associa un'ecografia tra la 11ª e la 13ª settimana per valutare lo spessore della translucenza nucale, che consente di identificare circa il 75% dei casi.
- TRITEST: Può essere eseguito tra la 15ª e la 17ª settimana di gestazione.
- NIPT Test (Non-Invasive Prenatal Test): Ricerca il DNA fetale nel sangue materno a partire dalla decima settimana di gestazione. È un esame molto sofisticato con un'elevata sensibilità e specificità, che si avvicinano al 100%. In Italia, il suo utilizzo è stato limitato dal costo elevato e dalla mancata copertura da parte del Servizio Sanitario Nazionale.
È fondamentale sottolineare che i risultati dei test di screening forniscono solo risposte probabilistiche. Per una diagnosi certa, sono necessari test invasivi:
- Amniocentesi: Effettuata intorno alla 15ª-19ª settimana di gestazione, consiste nel prelievo di liquido amniotico tramite un ago inserito nell'addome materno, sotto monitoraggio ecografico.
- Cordonocentesi: Prelievo di sangue fetale dopo la 18ª settimana di gestazione.

L'Aborto Terapeutico in Italia e la Sindrome di Down
La Legge n. 194 del 1978 regola l'interruzione volontaria di gravidanza in Italia. L'aborto terapeutico, o IVG per motivi terapeutici, è consentito nei casi in cui la gravidanza comporti un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna, o quando il feto presenti gravi anomalie o malformazioni che possano costituire un serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna.
Tempistiche e Procedure
Nei primi 90 giorni di gravidanza (entro il primo trimestre), la donna può richiedere l'aborto anche per motivazioni diverse dalla tutela della propria salute. Dopo i primi 90 giorni, l'interruzione è ammessa solo se la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna, o se siano accertate condizioni di grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna, ovvero se il feto presenti anomalie o malformazioni che costituiscano un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.
Per richiedere un aborto, ci si può rivolgere a un consultorio pubblico, a una struttura socio-sanitaria abilitata dalla regione, o al proprio medico di famiglia. La richiesta viene sempre esaminata per comprendere le motivazioni sottostanti (economiche, sociali, familiari) e, se possibile, il medico cerca di offrire supporto per rimuovere tali cause.
Le procedure di interruzione variano in base alla settimana di gestazione:
- Entro le 15-16 settimane: Si può ricorrere allo svuotamento dell'utero mediante raschiamento o isterosuzione (metodo Karman). Entrambi i trattamenti richiedono un ricovero ospedaliero.
- Dopo le 15-16 settimane: Le procedure diventano più complesse e comportano maggiori rischi.

Conseguenze e Effetti Collaterali dell'Aborto Terapeutico
È fondamentale non sottovalutare gli effetti collaterali e le potenziali complicanze legate all'aborto terapeutico, sia farmacologico che chirurgico.
Aborto Farmacologico
Le complicanze sono principalmente riconducibili ai farmaci somministrati e possono includere nausea, vomito, diarrea, sanguinamento vaginale, cefalea e crampi gastrici.
Aborto Chirurgico
Gli effetti collaterali possono comprendere dolore, la cui intensità varia da donna a donna, e perdite di sangue prolungate. Vi è anche il rischio di infezioni, specialmente se l'utero non viene svuotato completamente, lasciando residui.
Implicazioni Psicologiche
L'esperienza dell'aborto terapeutico può avere ripercussioni significative sulla psiche della donna. Possono manifestarsi sentimenti negativi come senso di colpa, frustrazione, inadeguatezza, rabbia e tristezza. A lungo termine, possono insorgere disturbi psicologici più seri, come depressione, tendenze suicide, psicosi e stati ansiosi. È quindi cruciale che la donna riceva supporto psicologico e sociale adeguato, sia durante che dopo la procedura, coinvolgendo partner, familiari o professionisti.
Dibattito Etico e Giuridico Internazionale
La questione dell'aborto terapeutico in casi di disabilità fetale, come la Sindrome di Down, è oggetto di acceso dibattito a livello globale.
La Sentenza della Corte d'Appello di Londra
Un caso emblematico riguarda Heidi Crowter, una giovane donna nata con Sindrome di Down, e Máire Lea-Wilson, madre di un bambino con la stessa sindrome, che hanno contestato la legge sull'aborto britannica presso l'Alta Corte di Londra. La loro argomentazione si basa sul fatto che, nel Regno Unito, i bambini possono essere abortiti fino alla nascita se considerati "gravemente disabili". Heidi Crowter ha definito questa legge discriminatoria, affermando di essere inclusa nella definizione di "gravemente disabile" solo a causa della presenza di un cromosoma in più. La loro causa mira a ottenere giustizia per garantire un trattamento equo e giusto per le persone con disabilità, sottolineando come la legge sull'aborto discrimini eticamente e giuridicamente le persone con Sindrome di Down, considerandole di valore inferiore a causa di un difetto congenito.
Nel Regno Unito, il limite generale per l'aborto è di 24 settimane, ma se il nascituro presenta una disabilità, inclusa la Sindrome di Down, l'aborto è legale fino alla nascita. La Commissione per i diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite ha evidenziato la stigmatizzazione nei confronti delle persone disabili e l'iniquità della legge britannica, raccomandando di porvi rimedio senza però legalizzare l'aborto selettivo basato su una deficienza fetale.
La Posizione del Governo Britannico
Nonostante le raccomandazioni internazionali, il Governo britannico ha mantenuto un atteggiamento che, secondo i critici, ignora tali indicazioni. Nel caso dell'Irlanda del Nord, la nuova normativa sull'aborto del 2020 ha incluso obblighi legali in linea con il rapporto CEDAW, ma ha lasciato la determinazione dei limiti temporali agli Stati. La decisione di non prevedere limiti temporali per la disabilità fetale in Irlanda del Nord è stata motivata dal desiderio di rispecchiare le disposizioni in Inghilterra, Scozia e Galles, dove l'aborto per casi di grave disabilità fetale è disponibile senza limiti temporali. Questo per evitare che donne e ragazze in Irlanda del Nord siano costrette a viaggiare altrove nel Regno Unito per interrompere la gravidanza.
La Proposta di Legge in Irlanda del Nord
Una petizione firmata da persone nate con Sindrome di Down e dai loro familiari è stata presentata al Primo Ministro britannico Boris Johnson per impedire l'introduzione dell'"interruzione selettiva per la Sindrome di Down" in Irlanda del Nord. Una proposta di legge, passata alla seconda lettura nel marzo 2021, mirava a rimuovere la possibilità di aborto in caso di grave disabilità fetale non fatale, come la Sindrome di Down, il labbro leporino e il piede torto, che non è permessa per i nascituri senza disabilità. I proponenti sostengono che ciò perpetua il mito che le persone con disabilità non fatali abbiano meno da contribuire alla società.

La Diminuzione delle Nascite con Sindrome di Down
Si osserva un progressivo e significativo aumento degli aborti terapeutici in caso di test prenatali positivi alla Sindrome di Down, con una conseguente diminuzione del numero di bambini nati con questa condizione. Dati analoghi in altri Paesi confermano questa tendenza. Questo fenomeno solleva interrogativi sul legame tra i progressi scientifici e l'influenza di una società che si dichiara inclusiva, ma che potrebbe esercitare pressioni implicite su chi intraprende una gravidanza a rischio.
Da un lato, i programmi sanitari di prevenzione e screening prenatale mirano a ridurre la diffusione di determinate patologie. Dall'altro, il tema dell'aborto in molti Paesi rimane ancorato a visioni etico-religiose che possono colpevolizzare la donna e caricarla del peso della scelta, mettendo in discussione la sua autodeterminazione sul proprio corpo. Le donne si trovano spesso al centro di polemiche, accusate di scelte "aberranti" in caso di interruzione o gravate dalle paure del futuro se decidono di portare avanti una gravidanza con un feto diagnosticato con grave disabilità.
Limitazione dell'aborto o libertà di scelta? Storia e dibattito sull'interruzione di gravidanza
Responsabilità Medica e Diritto al Risarcimento
La vicenda giudiziaria che ha coinvolto i genitori di un bambino nato con Sindrome di Down a causa di un presunto errore medico nella diagnosi prenatale evidenzia la complessità delle questioni legali ed etiche. La Suprema Corte di Cassazione, pronunciandosi su un caso simile, ha ribadito che non esiste nel nostro ordinamento un diritto a "non nascere se non sani" e che la vita del bambino non può integrare un danno-conseguenza dell'illecito medico.
Tuttavia, la Corte ha anche sottolineato l'importanza di una valutazione ex ante del pericolo per la salute fisica e psichica della donna, basata sulle circostanze del momento della decisione, e non solo su una valutazione ex post. Ha inoltre chiarito che la madre può sostenere la sua posizione probatoria anche tramite presunzioni semplici, dimostrando che, se adeguatamente informata, avrebbe probabilmente scelto di interrompere la gravidanza. L'errore medico nell'inserimento dei dati in un software di screening prenatale, che ha portato a una falsa diagnosi, è stato considerato dalla Corte, ma è stata criticata l'eccessiva enfasi posta dai giudici di merito su una scelta omissiva della madre (non eseguire l'amniocentesi) che era stata a sua volta condizionata dall'esito rassicurante del test errato.
La sentenza della Cassazione civile sez. III, del 27/06/2023, n. 18327, ha evidenziato errori di diritto nei giudizi di merito, in particolare riguardo alla valutazione del rischio e alla prova della volontà abortiva. La Corte ha ribadito la necessità di valutare il pericolo per la salute della donna con un giudizio ex ante e ha criticato l'eccessivo peso dato a una scelta della madre (non sottoporsi all'amniocentesi) che era stata influenzata dall'errore diagnostico del medico.
Questa complessa vicenda giuridica solleva interrogativi profondi sulla responsabilità medica, sull'etica della tecnologia diagnostica e sul delicato equilibrio tra la volontà della donna, la precisione della diagnosi e il diritto alla vita. La discussione continua, alimentata dai progressi scientifici e dalle diverse sensibilità etiche e sociali che caratterizzano il nostro tempo.

