L'aborto a nascita parziale, una procedura medica che solleva profonde questioni etiche e legali, è stato al centro di dibattiti accesi e legislazioni complesse negli Stati Uniti e non solo. Questa pratica, definita da molti come "disumana", si riferisce a un metodo di interruzione di gravidanza in cui il feto viene estratto parzialmente dall'utero, solitamente per i piedi, lasciando la testa all'interno, per poi procedere alla perforazione cranica. La sua drammaticità è stata ulteriormente evidenziata da casi eclatanti, come quello del dottor Kermit Gosnell, il cui operato ha portato alla luce le terribili realtà che possono celarsi dietro procedure abortive non regolamentate.

Illustrazione di un feto in utero

La Controversia Legislativa negli Stati Uniti

La questione dell'aborto a nascita parziale ha visto un susseguirsi di interventi legislativi e decisioni giudiziarie. Nel 2003, il Congresso americano ha approvato il "Partial-birth Abortion Ban Act", una legge che proibiva questa specifica procedura. La dichiarazione della comunità medica americana, inviata nel 2002 al Congresso, definiva la pratica "disumana" e "mai necessaria dal punto di vista medico", chiedendone la proibizione. Nel 2007, la Corte Suprema americana ha confermato la costituzionalità di questa legge, che è rimasta in vigore per un periodo significativo.

Tuttavia, il panorama legislativo ha continuato a evolversi. Nel giugno di un anno non specificato, il governatore democratico Jay Robert Pritzker ha firmato il "Reproductive Health Act" (RHA) in Illinois. Questa legge ha abrogato la precedente normativa sull'aborto del 1975, che prevedeva sanzioni per i medici che interrompevano gravidanze non necessarie, e ha anche abolito il "Partial-birth Abortion Ban Act" a livello statale. L'RHA stabilisce esplicitamente che "secondo la legge di questo stato, un ovulo fecondato, un embrione o un feto non hanno diritti individuali". Il governatore Pritzker ha proclamato con orgoglio che "in Illinois ci fidiamo delle donne" e che "garantiamo fondamentale il diritto di una donna di scegliere". Ha inoltre sottolineato che in Illinois i diritti delle donne non dipenderanno più "dal destino della Roe V. Wade o dai capricci di una Corte Suprema sempre più conservatrice a Washington", posizionando l'Illinois come un "faro di speranza" per le donne che cercano rifugio da stati con leggi più restrittive.

Questo riferimento a stati con legislazioni più restrittive evidenzia una crescente polarizzazione negli Stati Uniti riguardo all'aborto. Stati come la Georgia hanno introdotto leggi che vietano l'interruzione di gravidanza dal momento in cui è percepibile il battito cardiaco fetale (intorno alle sei settimane), mentre l'Alabama ha reso l'aborto un reato punibile con pene severissime per i medici.

Mappa degli Stati Uniti con evidenziati gli stati con leggi sull'aborto più restrittive

Il dibattito si è acceso anche a livello federale. Il "Born-Alive Abortion Survivors Protection Act", un disegno di legge volto a garantire assistenza medica ai neonati nati vivi dopo un tentativo di aborto, è stato bloccato dai democratici al Senato. I democratici hanno giustificato la loro posizione sostenendo che i casi di neonati vivi da aborto sono così rari da rendere trascurabile una legislazione specifica. Questa argomentazione è stata contestata da chi, come il presidente Donald Trump, ha definito il voto "scioccante" e ha richiamato l'attenzione sul caso Gosnell.

Il Caso Kermit Gosnell e le Sue Implicazioni

Il caso del dottor Kermit Gosnell, un ginecologo che gestiva la Women's Medical Society a Philadelphia, ha portato alla luce le pratiche orrende che possono verificarsi in assenza di regolamentazione e supervisione adeguate. Gosnell è stato condannato all'ergastolo nel 2013 per l'omicidio colposo di una donna e per tre omicidi di bambini nati vivi nella sua struttura. Le indagini sul suo operato hanno rivelato che praticava aborti a nascita parziale su centinaia di bambini, spesso in condizioni igieniche deplorevoli e con metodi brutali.

Le testimonianze emerse durante il processo Gosnell sono raccapriccianti. Sherry West, una collaboratrice del medico, ha raccontato le urla di un bambino nato vivo a seguito di un aborto tardivo, descrivendolo come un "piccolo alieno" adagiato in una bacinella di vetro. Stephen Massof, un altro membro dello staff di Gosnell, ha descritto come il medico separasse il cervello dal corpo dei bambini con una "sforbiciata secca alla colonna vertebrale", una sorta di "decapitazione". È emerso anche che l'ecografo della clinica era stato modificato per far risultare un'età gestazionale inferiore a quella reale, e che alle donne venivano somministrate massicce dosi di medicinali per accelerare le procedure, con conseguenti sanguinamenti. Adrianne Moton, un'altra collaboratrice, ha raccontato di aver tagliato la gola a un bambino nato vivo alla trentesima settimana di gravidanza, definendolo così grande che "avrebbe potuto fare una passeggiata". Lynda Williams ha testimoniato di essere stata istruita a capovolgere il corpo del bambino per poi tagliargli il collo, una procedura nota come aborto a nascita parziale, e di aver assistito a un braccio del feto che sobbalzava durante l'intervento.

Queste testimonianze hanno evidenziato quanto sia labile, se non inesistente, il confine tra aborto tardivo e infanticidio, specialmente in cliniche che operano al di fuori dei controlli e delle normative. La scarsa copertura mediatica del processo Gosnell è stata criticata dai movimenti pro-life, che hanno lamentato una mancanza di attenzione nazionale per fatti di tale gravità. Alcuni hanno persino sostenuto che tali orrori siano imputabili a chi difende la vita dal concepimento, costringendo le donne a rivolgersi a medici senza scrupoli.

Il caso scioccante dell'omicidio del dottor Kermit Gosnell. Documentario sui veri crimini

La Terminologia e le Implicazioni Etimologiche

Il termine "aborto" deriva dal latino "ab-orior", che significa "arrestare nel crescere" o "non nascere". Etimologicamente, l'aborto si intende come l'evento che causa la mancata nascita del bambino, o lo stesso feto non vitale come conseguenza del processo abortivo. Può avere cause naturali (aborto spontaneo) o essere procurato intenzionalmente (aborto medico, aborto procurato, interruzione volontaria di gravidanza - IVG).

Questa definizione sottolinea la natura dell'aborto come fine della vita di un essere umano prima della nascita, derogando dal principio dell'intangibilità della vita umana sulla base di un presunto maggior peso dei diritti di chi è già nato rispetto a chi non lo è ancora.

Metodologie di Interruzione di Gravidanza

L'aborto può essere eseguito con diverse metodologie, che variano a seconda dello stadio della gestazione e delle leggi locali.

  • Metodo Farmacologico: Implica l'espulsione dell'embrione o del feto dopo l'assunzione di farmaci. Questo metodo è utilizzato solitamente entro le prime otto settimane di gestazione. È importante distinguerlo dalla "pillola del giorno dopo", un metodo di contraccezione di emergenza.

  • Dilatazione e Revisione della Cavità Uterina (D&R): Eseguito dall'ottava alla dodicesima settimana di gestazione.

  • Dilatazione e Induzione: Utilizzato per gravidanze che superano le dodici settimane. Consiste nella dilatazione del canale cervicale tramite l'uso di dilatatori osmotici o meccanici.

  • Induzione Farmacologica dell'Aborto: Un metodo più recente in cui il distacco del feto dall'utero è chimico, senza intervento chirurgico.

  • Aborto a Nascita Parziale (D&E - Dilation and Extraction): Questa procedura, definita "aborto a breve termine" in alcuni contesti, consiste nell'estrazione del feto quasi interamente dall'utero, lasciando la testa all'interno, e nell'interruzione della vita prima del completamento dell'estrazione. È una tecnica che, sebbene vietata in molti paesi e considerata da molti infanticidio mascherato, è stata oggetto di dibattito e, in alcuni stati, di legislazioni permissive.

  • Taglio Cesareo: Tecnica efficace negli aborti dalla sedicesima settimana alla nascita, ma vietata dalla legge italiana in questo contesto.

  • Aborto con Iniezione Intracardiaca di Farmaci: Pratica che consiste nella "soppressione" del feto mediante puntura suboccipitale e iniezione di soluzione salina o altra pratica similare atta a produrre la morte del feto prima che la testa sia fuoriuscita dal canale del parto.

Contesto Storico e Culturale dell'Aborto

Le pratiche abortive hanno radici antiche e sono presenti in diverse culture fin dall'antichità.

  • Grecia Antica: Platone, nei suoi scritti, menziona l'aborto come compito delle levatrici, senza connotazioni morali negative. Nella sua "Repubblica", l'aborto viene consigliato per mantenere pura la razza dei cittadini. Aristotele ammetteva la liceità dell'aborto a fini eugenetici e di controllo demografico, ma solo entro un dato periodo dal concepimento, prima che comparissero sensazione e vita, basandosi sulla sua teoria delle tre anime (vegetale, animale, razionale).

  • Impero Romano: La normativa romana era contraddittoria. La prassi greco-romana classica ammetteva l'aborto, l'infanticidio e l'abbandono dei neonati, previo assenso del padre. Una legge del III secolo imponeva l'esilio temporaneo alla donna che abortiva senza il consenso del marito, a condizione che l'aborto avvenisse dopo i 40 giorni di concepimento.

  • Ebraismo: L'aborto non sembra essere stata una pratica diffusa. Il termine ebraico per feto abortito ha solo poche occorrenze nel Testo Masoretico, tutte con valenza negativa. Il passo biblico di Esodo 21,22-23 tratta di un caso di aborto involontario, con pene pecuniarie, evolvendosi nella versione greca (LXX) verso una maggiore severità in caso di feto formato.

  • Tradizione Cristiana: Nei primi secoli, la tradizione cristiana conviveva con la liceità dell'aborto nella cultura greco-romana, ma avvertì la necessità di salvaguardare la vita nascente. L'aborto, l'infanticidio e l'esposizione dei neonati erano equiparati all'omicidio. Autori come la Didachè, la Lettera dello pseudo-Barnaba e gli Oracoli Sibillini condannano l'aborto. San Tommaso d'Aquino, pur accogliendo la distinzione aristotelica sullo sviluppo embrionale, equipara l'aborto del feto formato a un omicidio.

Il Magistero della Chiesa Cattolica considera l'embrione un essere vivente dal concepimento e la sua soppressione un ingiusto omicidio di un innocente. L'enciclica "Humanae Vitae" (1968) di Paolo VI afferma che l'interruzione diretta del processo generativo è "assolutamente da escludere". La Congregazione per la dottrina della fede ha ribadito che il peccato di aborto si ha dall'inizio del concepimento e che la cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave, sanzionata con la scomunica. Il Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea il diritto inviolabile alla vita di ogni essere umano innocente fin dal momento del concepimento.

Il Dibattito sull'Aborto: Solitudine, Autonomia e Responsabilità

L'idea dell'aborto come diritto emerge dall'incontro di due concetti: solitudine e autonomia. La solitudine si riferisce alla mancanza di supporto sociale e familiare, mentre l'autonomia teorizza la scelta autodeterminata come massima espressione di libertà. Tuttavia, queste motivazioni spesso nascondono una difficoltà nel parlare apertamente dell'aborto, a causa dell'imbarazzo psicologico che esso genera.

La solitudine può portare a scelte affrettate e alla paura dell'imprevisto. Viene sottolineata la responsabilità di chi lascia le donne e le famiglie sole, e il rischio di conseguenze psicologiche post-aborto, che appaiono non inferiori a quelle di chi porta a termine una gravidanza. L'aborto farmacologico, pur introdotto per evitare l'ospedalizzazione, rischia di accentuare la privatizzazione delle cure senza necessariamente migliorare la prevenzione.

Condannare l'aborto senza impegnarsi per superarlo è considerato un atteggiamento ipocrita. L'aborto non può essere un diritto, ma nemmeno un tabù il fatto che certe gravidanze siano difficili. L'aborto è visto come un'anomalia, un caso unico in medicina in cui il paziente si autodiagnostica la malattia e si autoprescrive la cura, anche quando si dichiara di agire per la salute della donna. L'anomalia si estende al trattamento del corpo del feto dopo l'aborto, che dovrebbe ricevere lo stesso trattamento destinato a qualunque altro defunto.

Per affrontare adeguatamente la questione dell'aborto, è necessario andare oltre le tecniche e le leggi, promuovendo una nuova cultura sociale che parli di disabilità senza censure, che metta al primo posto le famiglie con disabilità nelle leggi finanziarie e che promuova un'educazione alla bellezza della vita concepita. Le scuole di educazione prenatale possono giocare un ruolo importante in questo senso.

Prospettive Legali Attuali e Dibattiti Recenti

La legislazione sull'aborto varia notevolmente a livello internazionale. In Italia, la legge 194/1978 legalizza l'aborto entro i primi 90 giorni di gestazione, con la possibilità di abortire tra il quarto e il quinto mese solo per motivi terapeutici. La legge italiana vieta espressamente l'aborto a nascita parziale.

In Nevada, è stata approvata una legge che abroga restrizioni e sanzioni penali relative all'aborto, rendendo la procedura più accessibile.

Il dibattito recente si concentra anche sul rapporto tra aborto (spontaneo e indotto) e cancro al seno (ipotesi ABC). Mentre alcuni studi hanno riscontrato una correlazione, altri enti medici e l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS-WHO) hanno rifiutato tale correlazione, pur avendo rimosso un documento online che ne trattava.

Implicazioni Etiche e Filosofiche

La questione dell'aborto solleva interrogativi fondamentali sulla natura della vita, sui diritti individuali e sul ruolo dello Stato. La definizione di "persona umana" e il momento in cui inizia la vita sono al centro del dibattito. L'idea che un feto sia un essere umano a tutti gli effetti, dotato di un patrimonio genetico proprio e di un sistema nervoso centrale, porta alla conclusione che esso sia una persona umana con gli stessi diritti della madre.

Le argomentazioni basate sulla mancanza di "autonomia vitale" nel feto vengono contestate, poiché tale autonomia è assente anche in altri stadi della vita, come nei neonati o negli anziani e malati terminali che dipendono dall'assistenza.

La discussione si estende anche alla sostituzione del termine "donna" con "individuo" in alcune legislazioni, come nel caso dell'RHA in Illinois, riflettendo un cambiamento nel linguaggio per abbracciare un'ottica più inclusiva o, secondo alcuni critici, per depersonalizzare la questione.

In conclusione, l'aborto a nascita parziale rappresenta un punto critico nel dibattito sull'aborto, evidenziando le profonde divisioni etiche, morali e legali che caratterizzano questo tema complesso e delicato. Le normative in evoluzione e i casi eclatanti continuano a stimolare discussioni sulla protezione della vita nascente, sui diritti riproduttivi delle donne e sul ruolo della società e dello Stato nel bilanciare queste istanze.

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