L'Italia, nel corso del XX secolo, ha visto una profonda trasformazione nel campo dell'assistenza all'infanzia e dell'educazione prescolare. Questo percorso, segnato da iniziative private, interventi statali e significative riforme sociali, ha portato alla nascita e allo sviluppo di istituzioni dedicate alla protezione e alla crescita dei più piccoli.
Le Prime Iniziative di Assistenza all'Infanzia: Un Quadro Europeo e Italiano
Le origini dell'assistenza all'infanzia in Europa affondano le radici nel tardo Settecento, con un duplice obiettivo: fornire un'istituzione educativa e fungere da "garderie" per le madri lavoratrici. Fin dal XVIII secolo, scuole per l'infanzia iniziarono a sorgere in molti paesi europei per accogliere bambini bisognosi e impartire loro una prima educazione. Queste prime esperienze erano spesso sostenute da notabili locali, ospizi o congregazioni di carità. Un esempio significativo fu la sala aperta nel 1801 a Parigi da Madame Pastoret, nell'ambito della Societé de charité maternelle, con lo scopo di evitare l'abbandono dei bambini e fornire aiuto "a domicilio" alle madri povere attraverso la creazione di "salles d'hospitalité" per i bambini lattanti.
In Italia, un esempio precoce di tale sensibilità si manifesta nel 1837 a Bologna, con l'iniziativa della marchesa Brigida Fava Ghisilieri Tanari. Ispirata alle moderne teorie educative europee, promuoveva un nuovo ruolo della donna nella società e l'apertura di un nuovo modello di assistenza. Il suo salotto divenne un centro di discussione per l'aristocrazia e la nascente borghesia liberale, e fu lei a farsi promotrice delle moderne sale d'asilo nella città felsinea. Per sostenere questa iniziativa, nel 1836 si formò una Società di lavoro in favore delle scuole infantili, dimostrando i "vantaggi materiali e morali che possono derivare da una Società di donne che si riuniscono per lavorare in pro dè bambini poveri accolti nelle scuole infantili".

Il sacerdote Ferrante Aporti, a partire dal 1828 a Cremona, avviò le prime "scuole infantili" per i bambini bisognosi, con l'obiettivo di occuparsi della loro educazione, fornendo "nutrimento materiale e spirituale". Questo modello, che vedeva un ruolo di primo piano per le donne "bennate" come "Dame visitatrici" o "dame di carità", si diffuse progressivamente in altre città italiane, istituzionalizzando la figura della "visitatrice" con compiti di controllo e vigilanza sulle istituzioni infantili.
Parallelamente, in Francia, la Societé de la morale chrétienne diede vita a Parigi alla prima sala d'asilo nel 1826, seguita da un'altra nel 1828 per volere del notabile cattolico Jean-Denis Cochin. Queste istituzioni, inizialmente sotto la direzione di un "comitato di dame" e finanziate dalla carità privata, si svilupparono rapidamente, portando lo Stato ad assumerne la direzione e a porle sotto il controllo del ministero della Pubblica Istruzione. Nel 1847 venne creata una Scuola Normale delle sale d'asilo.
Un'ulteriore evoluzione si ebbe con la nascita delle "crèches" (asili nido), introdotte in Francia nel 1844 da Firmin Marbeau, ispirate al modello tedesco di Friedrich Froebel. Queste istituzioni erano pensate per accogliere i bambini da zero a due anni, permettendo alle madri di lavorare e recuperare i figli al termine della giornata lavorativa.
L'Opera Nazionale Assistenza all'Infanzia (O.N.A.I.R.) e la Crescita dell'Assistenza
La fine della Prima Guerra Mondiale segnò un momento cruciale per l'Italia, con l'annessione di nuovi territori e la necessità di integrare e sostenere le popolazioni, in particolare i bambini. Nel 1919, Maria Lenner incontrò una ragazza madre disperata, un episodio che scosse profondamente la sua sensibilità e diede il via a una serie di iniziative. Si formarono Comitati a Rovereto e a Trento, e nacque la "Famiglia Materna", che iniziò la sua attività in una vecchia casa colonica di proprietà della famiglia Lenner, riadattata grazie a numerose donazioni.
In questo contesto, venne fondata l'Opera Nazionale Assistenza all'Infanzia (O.N.A.I.R.), il cui scopo primario era offrire sostegno morale e materiale alle popolazioni dei territori annessi, con un'attenzione specifica alla prima infanzia. L'Opera si adoperò per la distribuzione gratuita di indumenti, viveri e materiali sanitari, l'organizzazione di colonie alpine e marine per bambini, e la creazione di istituti per l'infanzia abbandonata.

Nel 1920, l'O.N.A.I.R. istituì a Trento il "Reparto assistenza all'infanzia" con annessa Scuola per puericultrici. Nello stesso anno, a Trieste, venne fondata una Casa materna per raccogliere bambini abbandonati, rappresentando un'iniziativa unica per tutta la Venezia Giulia. L'Opera si occupò anche della distribuzione gratuita della refezione nelle scuole materne ed elementari, e concesse sussidi per il ricovero di bambini orfani e abbandonati, per ospedali e per l'ospedalizzazione delle partorienti. Furono inoltre creati dispensari per lattanti, consultori prenatali, pediatrici e scolastici, e refettori materni.
Nel settore delle scuole materne, l'O.N.A.I.R. iniziò la sua attività nel 1920 con la concessione di contributi ad asili della Venezia Giulia e della Venezia Tridentina. Successivamente, su incarico del Ministero dell'istruzione, gestì direttamente scuole, soprattutto nelle zone mistilingui delle due regioni, estendendo il suo raggio d'azione all'Istria, al Quarnaro e a Zara. Alla fine del 1930, l'Ente gestiva 82 scuole materne nella Venezia Tridentina e 154 in altre province. Durante la Seconda Guerra Mondiale, l'O.N.A.I.R. si adoperò per mantenere aperte il maggior numero possibile di scuole materne.
In un nido di infanzia dell'Opera Maternità e Infanzia - celebrazione della giornata della Madre
Oltre al finanziamento e all'istituzione di scuole materne, l'Opera si dedicò alla preparazione del personale didattico. Già nel 1920 istituì i primi corsi di preparazione per le maestre, seguiti da corsi di perfezionamento tenuti dalle sorelle Rosa e Carolina Agazzi. Rosa Agazzi collaborò attivamente con i Comitati regionali per le ispezioni delle scuole, la preparazione di riunioni e incontri con il personale.
L'Istituzione dell'O.N.M.I. e l'Intervento Statale
Il periodo fascista vide un'imponente iniziativa pubblica statale nel campo dell'assistenza, che pervade tutti i settori, intervenendo con forza anche in materia di maternità e infanzia. Nel 1925, venne istituito l'Opera Nazionale Maternità e Infanzia (O.N.M.I.), un ente parastatale specificatamente finalizzato all'assistenza sociale della maternità e dell'infanzia. L'atto di istituzione fu la legge del 10 dicembre 1925, "Protezione e assistenza della maternità e dell'infanzia" (Legge n. 2277/1925).
L'ONMI si articolava in un consiglio centrale, una giunta esecutiva e federazioni provinciali. Il suo programma teorico veniva esposto sulla rivista ufficiale, "Maternità e Infanzia". L'ente promuoveva la "mutualità materna" attraverso la figura della visitatrice, volontaria o retribuita, che forniva assistenza domiciliare alle gestanti e alle madri impossibilitate a recarsi in ambulatorio. Nel 1940, l'Opera disponeva di 59 cattedre ambulanti di puericultura.
Tuttavia, nell'ambito del progetto di "purificazione della razza" intrapreso dal regime, l'autonomia dell'ONMI vide delle restrizioni. Il PNF impose che, qualora il padre non fosse già sposato, i genitori del bambino venissero uniti in matrimonio.
La problematica fondamentale che attraversò l'intera storia dell'ente fu la limitatezza dei fondi a disposizione, nonostante i contributi statali, locali, i lasciti e le donazioni. L'ONMI forniva servizi sanitari di base a tutta la popolazione, senza distinzione di reddito, e offriva pasti gratuiti nei refettori dell'ente.

La Gestione Delegata delle Scuole Rurali e dei Corsi Professionali
Oltre all'assistenza sanitaria e sociale, l'ONMI ebbe un ruolo significativo nella gestione delegata di diverse tipologie di scuole. Con il Regio Decreto Legge del 19 febbraio 1926, n. 1667, il Governo affidò all'ONMI la gestione delegata delle Scuole diurne rurali - scuole elementari miste a più classi rette da un solo insegnante - della Venezia Tridentina. Queste scuole, in seguito al R.D.L. 19.2.1931, assunsero la denominazione di Scuole uniche rurali. L'ONMI gestì anche le scuole "sussidiate", che potevano essere aperte da privati e da Enti con l'autorizzazione del Provveditore agli Studi.
Con il Regio Decreto Legge del 20 agosto 1926, n. 1667, all'ONMI venne delegata anche la gestione dei corsi popolari (serali e festivi) per adulti nelle province della Venezia Tridentina, successivamente estesa alla Venezia Giulia, alla Dalmazia e al Friuli-Venezia-Giulia. Questi corsi includevano alfabetizzazione, insegnamento corrispondente al grado superiore elementare, cultura generale, lingua per emigranti, specializzazione professionale, economia domestica e specializzazione femminile.
Il Dopoguerra e la Trasformazione dei Servizi
La Seconda Guerra Mondiale portò con sé ulteriori sfide. Nel 1943, a causa delle difficoltà economiche dovute alla guerra e per scongiurare il pericolo che l'edificio venisse occupato dalle truppe tedesche, la "Famiglia Materna" venne assorbita dalla gestione diretta dell'Ospedale, diventando la "Maternità".
Dopo il conflitto, l'ente non venne sciolto, ma riorganizzato per far fronte all'emergenza del dopoguerra. Nel luglio 1945, venne istituito l'Alto Commissariato per l'igiene e la sanità pubblica (ACIS), cui furono demandati i poteri di vigilanza e tutela sull'ONMI. L'ONMI continuò a essere guidato da commissari straordinari.

Tra gli anni '50 e '60, si svilupparono in Italia molti consultori ONMI: materni, pediatrici, dermoceltici. Progressivamente, però, le donne iniziarono a preferire ospedali ed enti sanitari mutualistici.
La legge del 1° dicembre 1966, n. 1559, riguardante la riorganizzazione degli ospedali, e l'applicazione dell'ordinamento regionale nel 1970, sancirono il trasferimento di molte competenze statali alle regioni, inclusa l'assistenza sanitaria di base e l'assistenza sociale. Questo decentramento rese difficile il coordinamento con l'Opera, che si vide svuotata di molte funzioni e incontrò difficoltà nel rinnovare le proprie strutture.
Nel 1975, venne applicata la legge di riassetto del parastato, che portò alla soppressione dei cosiddetti enti inutili. In questo contesto, l'ONMI cessò la sua attività.
La Riscoperta dell'Assistenza e la Nascita della Fondazione "Famiglia Materna"
Il dibattito che accompagnò l'introduzione della legge di legalizzazione dell'aborto in Italia (L. 194/78) mise in luce una carenza di servizi a sostegno della maternità. Sulla base di tali riflessioni, il Consiglio di Amministrazione della "Famiglia Materna" decise di rilanciare l'opera di accoglienza delle madri sole.
Venne quindi promossa la depubblicizzazione di "Famiglia Materna", trasformandola nella prima Fondazione della Provincia di Trento, un ente privato senza fini di lucro. Questa trasformazione segnò un ritorno alle origini, pur in un contesto sociale e normativo profondamente mutato. L'obiettivo rimase quello di offrire un supporto concreto alle madri e ai loro bambini, adattandosi alle nuove esigenze della società contemporanea.
La storia dell'assistenza all'infanzia in Italia, dalle prime iniziative caritatevoli alla creazione di un vasto ente parastatale come l'ONMI, fino alla sua soppressione e alla rinascita di forme associative private, riflette l'evoluzione della società italiana e la crescente consapevolezza dell'importanza di tutelare e promuovere il benessere dei bambini e delle famiglie.
L'8 agosto, all'età di 54 anni, venne a mancare improvvisamente il presidente Sergio Faccioli, colpito da infarto. Ad un anno di distanza, si aprì un nuovo Centro Freeway nell'Alto Garda, a Riva, testimoniando la continuità e l'evoluzione delle iniziative a sostegno della maternità e dell'infanzia.

